INDICE ARGOMENTI
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DAL MONDO
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GUELFI E GHIBELLINI
ANGIOINI E ARAGONESI
LE SIGNORIE
IL RINASCIMENTO
LA VECE NOVGORODESE DOPO LA “RIVOLUZIONE” DEL 1136 D.C.
In altri nostri lavori precedenti abbiamo raccontato della fondazione di Novgorod-la-Grande tentando di mettere bene in evidenza come il Paganesimo prima e il clima poi condizionassero l’esistenza degli uomini nelle Terre Russe settentrionali. Ora però ci tocca vedere in qual modo su una struttura ancora in auge di società pagana, benché con la grande fatica di dover convivere col Cristianesimo appena introdotto, si costruì la vita quotidiana della più famosa repubblica mercantile europea! Il cammino che la città percorrerà in pieno trionfo dell sue istituzioni copre un periodo d’intensa attività e di frenetica vita cittadina più o meno fino agli anni della Morte Nera che devastò l’Europa Occidentale nel 1348-1350. Sebbene noi ci fermeremo a descrivere solo un suo organo politico, occorre dire che al nord in realtà la peste, scoppiata nella genovese Caffa in Crimea cioè lungo una delle rotte battute dalle merci novgorodesi, giunse qui qualche anno più tardi dando comunque un brutto colpo ai traffici consolidati. L’epoca dunque si chiuderà in malo modo, ma lascerà un segno molto importante: la fioritura economica e culturale di una regione lontana e poco conosciuta.
Sarebbe stato interessante avere più dettagli visto che in qualche modo Novgorod si era trasformata in un importante centro commerciale europeo corteggiata dall’Hansa tedesca e ambita dai sovrani vicini per le sue preziose merci e per i prodotti del suo artigianato e invece restò stranamente una realtà poco nota (o forse occultata) persino da Venezia e da Genova che, come dicevamo sopra, pur avevano le loro basi sul Mar Nero e sul Mar d’Azov dove compravano i suoi prodotti!
A parte ciò l’Europa occidentale fra l’XI e il XIV sec. va consolidando le sue realtà politiche dalle radici latino-germaniche cambiandole in monarchie di grande autorità civile (modelli per i futuri stati europei), soprattutto con l’appoggio dottrinario e politico della Chiesa Cattolica Romana in espansione in tutte le direzioni compreso il nord baltico ancora temibilmente pagano. E’ logico perciò cercare, e sicuramente trovare, concomitanze scambi culturali e interessi comuni di vario genere fra le grandi regioni europee, se esaminiamo con più attenta e umile curiosità la situazione “religiosa” del continente.
All’inizio di quest’epoca c’è il Grande Scisma (1054) e la Chiesa Russa recentemente fondata (ca. fine del X sec.) e che diventerà la Metropolia più grande di tutto il mondo cristiano (e non solo del Patriarcato costantinopolitano da cui dipende) comincia da ora ad esser considerata dall’occidente aberrante ed eretica, benché notevole per il numero di fedeli e per la sua ricchezza, come fa notare il vescovo Titmaro di Merseburgo in visita nelle Terre Russe alla fine del X sec. D’altronde l’interesse per queste terre e queste genti c’è già nel Sacro Romano Impero Germanico e gli Ottoni hanno dato infatti il via al famoso Drang nach Osten (spinta verso Oriente) trasferendo masse di contadini dal Reno nelle foreste del Centro Europa e verso le coste baltiche. Tutto ciò in concomitanza con il Patriarcato Romano che manda sempre insieme con i contadini il prete per la cura delle anime.
La Cristianità tuttavia è, come abbiamo detto, divisa dallo Scisma che col tempo scava un fossato profondo fra le due centrali ideologiche, ortodossa e cattolica romana/Costantinopoli e Roma, mettendole in aspra concorrenza fra di loro per l’evangelizzazione dei popoli nuovi come gli Slavi e i Baltici. Una situazione spiacevole che si protrarrà per secoli e che nelle Terre Russe sarà talmente dura da creare dei risentimenti fortemente anti-cattolici.
Secondo il Papa di Roma infatti, non c’è spazio nel mondo per eretici o infedeli e Roma deve prevalere quale prima Sede Apostolica. Questa è la concezione di Innocenzo III, maturata all’alba del 1200! E qui si trova già un punto politico di divergenza che separa l’Ortodossia dal Cattolicesimo Romano: Mentre il Papa si dichiara al di sopra di ogni altro potere “terreno”, il Patriarca di Costantinopoli consacra l’Imperatore, ma poi rimane sottoposto a lui, quale seconda autorità dell’Impero Romano. E in questa distinzione è conseguentemente possibile la nascita del Sacro Romano Impero d’Occidente opposto a quello d’Oriente.
Se però il Vicario di Cristo in Terra è minacciato, a questo punto persino la morte violenta con la spada e col fuoco devono passare al servizio di Dio! Ed ecco che l’Occidente comincia ad armarsi sotto l’egida del Papa. S’inaugurano le Crociate, sia quelle in Terra Santa sia quelle in Europa contro albigesi, bogomili e catari, mosse dalla volontà divina. Deus lo vult! Dio lo vuole! E’ il grido che risuonerà per le campagne europee e, siccome il nord rimane una “macchia” da eliminare al più presto col Vangelo e con la spada secondo il progetto papale, eguale sarà lo slogan per i Cavalieri Crociati che arriveranno dal Baltico nelle Terre Russe, pagane e eretiche!
La stessa Novgorod, la prima arcidiocesi (eparchia) russa per ricchezza, per estensione e per autorità culturale e politica, si ergerà suo malgrado a maggior baluardo dell’ortodossia. Sarà attaccata da tutti i lati dai latini, dai loro monaci armati (Teutonici e Livonici) e da quelli non armati (Francescani e altri ordini mendicanti) e tutto è volto a riportare le anime russe alla fede originaria, come pretende a gran voce il Papa, unico depositario della verità assoluta cristiana.
Dice S. Runciman nella sua monumentale Storia delle Crociate: “Agli inizi il centro della nostra cultura si trovava a Bisanzio e nelle Terre del Califfato arabo. Si spostò già dalle primissime Crociate verso l’Occidente europeo e l’altissimo prezzo di questa preminenza occidentale fu pagata tuttavia da Bisanzio (Costantinopoli) e dai popoli dell’Oriente europeo.” (la sottolineatura è nostra). Ma perché può avvenire ciò?
Varie sono le ragioni e le vedremo, fra le quali c’è il gran ruolo giocato da Novgorod con tutta la sua peculiare realtà di governo repubblicano e che oggi val la pena di non ignorare più, se si vuol capire meglio la storia europea. Ed ecco qui di seguito un riepilogo degli avvenimenti più importanti che ebbero maggior risonanza nel mondo slavo-russo e a Novgorod in particolare nel periodo in questione, con risonanze a volte radicali nelle istituzioni cittadine:
1103, 1111 – Scontri con i nomadi Cumani (Polovzi) nelle steppe ucraine;
1158 – primi tentativi di colonizzazione delle coste baltiche da parte di missionari “latini”;
1201 – Fondazione di Riga 1204 – conquista di Costantinopoli da parte dei Crociati e emergere della potenza veneziana nell’Egeo e nel Mar Nero;
1230 – nasce l’Hansa tedesca del Baltico;
1240 – Kiev cade sotto i colpi dei Tatari di Batu Khan;
1248 – Siviglia cade in mano ai Castigliani e i regni musulmani di Spagna retrocedono;
1250 – i Mammelucchi si confermano signori del Medio Oriente e controllano ora tutti i traffici con le loro regole;
1252-1263 – Alessandro Nevskii conduce le sue battaglie contro l’Ordine Teutonico a difesa dei territori novgorodesi;
1258 – Baghdad cade nelle mani dei Mongoli;
1284 – Venezia e Genova lottano per il dominio del Mediterraneo e del Mar Nero e cominciano ad avere i contatti indiretti col nord russo;
1299 – la sede metropolitana della Chiesa Russa è spostata provvisoriamente da Kiev a Vladimir-sulla-Kljazma nell’Alto Volga (vicino a Mosca);
A noi è sembrato che alla repubblica sia stata affidata una nuova missione storica in tutti questi frangenti: Quale unico stato russo rimasto alla fine indenne dalle infauste vicissitudini delle invasioni mongole e latine si candida a far da modello ad ogni altro stato russo futuro e dunque i suoi tentativi di rafforzamento e ridefinizione delle proprie istituzioni nel XIII-XIV sec. sono pienamente giustificati.
Non tracceremo quindi l’intera storia di Novgorod, ma abbiamo sentito il dovere di metter in chiaro e in modo molto conciso alcuni punti sul suo ruolo paneuropeo oltre al modo di governarsi. C’è un unico neo: La città aveva un regime assolutamente repubblicano e cioè si governava (al di là della partecipazione suppletiva a tale governo di un principe mandato da Kiev) attraverso la sua assemblea popolare chiamata Vece. e presentarsi sul palcoscenico del mondo (e lo sanno bene le repubbliche marinare italiane) come uno stato in cui il potere è gestito da un’assemblea “popolare” non è ancora concepibile.
Si possono fare vari confronti del massimo organo del potere di Novgorod con istituzioni simili più antiche come la boulé greca, ad esempio, ma la Vece slava in generale, e quella novgorodese in particolare, era un organismo democratico a sé mai esistito al di fuori dal mondo slavo. Alle origini era l’assemblea degli anziani di un villaggio o di una lega di tribù (magari composta di vari villaggi omogenei dal punto di vista degli antenati comuni3) che si riuniva per discutere i problemi collettivi. Il semplice riunirsi era una cerimonia religiosa e le decisioni prese erano sancite dalla sua stessa sacralità, diventando perciò obbligatorie per tutti. I partecipanti alla Vece, nelle società slave, erano tutti i liberi, comprese le donne, purché avessero l’età adatta.
Evidentemente a Novgorod prima del Cristianesimo4 non poté essere imposta come organismo di governo visto che le comunità fondatrici della città nuova appartenevano a genti diverse5. Fu quindi adattata ai costumi e agli usi delle differenti etnie e forse questo ci spiega che trovare analogie con il Thing scandinavo o con assemblee simili presso Balti e Finni non deve fare alcuna meraviglia. Anzi! Ci conferma la serietà con cui il problema della multietnicità della repubblica fosse sempre stato ben chiaro a tutti. Bastava allora suonare la Campana che si trovava davanti alla Chiesa di san Nicola, sulla Riva del Mercato6 per mettere in moto il meccanismo della convocazione da parte della “polizia locale” gestita dal posadnik7. Costui verificava la serietà della richiesta e, se non c’era emergenza e c’era il tempo e il problema era riconosciuto come “di tutti”, si indicevano quasi sempre le “sotto-veci”. Ogni via (ùliza), come abbiamo già detto, aveva la sua Vece particolare nella quale partecipavano tutti i gli abitanti della via, compresi i bojari. E così anche i konzy. Il Chiliarca (Tysiazkii) che presiedeva la sotto-vece (e che era il comandante militare dell’ùliza) di regola diventava il “deputato” della via per la Vece cittadina plenaria.
Concluse le operazioni preliminari, si mandava in giro l’avviso con gli araldi (birici o glasciatai) affinché chi avesse diritto a parteciparvi sapesse dove e quando. La qualifica per partecipare attivamente era di essere di condizione libera ovvero, ricordando più o meno le classi sociali che siamo riusciti a riconoscere, i bojari, i preti, gli zhit’i e la gente nera.
Si formava ora l’assembramento nella Corte di Jaroslav. Nei tempi calmi, si coglieva pure l’occasione per una solenne cerimonia di apertura con gli stendardi e la processione con a capo il posadnik e i bojari che incedevano in pompa magna fino ai loro scranni nella Piazza del Mercato (o sul sagrato di Santa Sofia, per i casi più speciali) e fino ad una pedana sollevata (stepen’) dove di solito sedevano i membri dell’esecutivo. E se il tempo non permetteva una riunione all’aperto? Si ricorreva ai refettori delle chiese che di solito erano stati progettati e costruiti proprio per le riunioni assembleari oltre che per i banchetti e le agapi. E nel caso della Riva del Mercato, il refettorio era quello della nuova Chiesa di San Giovanni alle Marne…
Certo, in questo spettacolo manca l’Arcivescovo, ma è logico che sia così. Come autorità massima deve restare super partes e la sua presenza in piazza condizionerebbe l’andamento della Vece. Gli faranno rapporto i suoi bojari successivamente oppure la sentenza o la delibera registrata per iscritto dal djak (segretario scrivano).
Dunque, una volta preso posto, iniziava la discussione.
Issato sull’apposita pedana affinché tutto lo vedessero e lo udissero meglio parlava, se ci riusciva con la propria voce in mezzo al vocio della gente, chi aveva suonato per primo la Campana e non abbiamo prove che si eleggesse un presidente o un conduttore, salvo naturalmente la possibilità che il posadnik aveva in ogni caso di coordinare la discussione.
Naturalmente non c’è garanzia di riuscire a parlare fino alla fine e di non essere zittito invece, ad esempio, da un anziano o da uno più autorevole o da chi ha una voce ancora più stentorea da sovrapporre a quella del parlante. Addirittura talvolta per far tacere l’avversario si ricorre, pagandoli anticipatamente, persino ai krikuny ossia gli urlatori-agitatori di professione…
D’altronde il dibattito non era nella concezione dei tempi e una qualsiasi discussione non era capita come un modo per convincere l’avversario che, magari, ascoltando cambiava idea né esisteva una qualsiasi procedura oratoria. Chi parlava nella Vece doveva essere lapidario e conclusivo, fare proposte concrete e pratiche e basta. Non ci si aspettavano discorsi di approvazione o di confutazione, ma soltanto o l’applauso o il dileggio immediato.
Non possiamo neppure parlare di maggioranza e di minoranza giacché useremmo dei termini che hanno un significato ben preciso soltanto nei dibattiti assembleari moderni. Certamente saremmo poi oltremodo meravigliati se raccontassimo che certe volte le decisioni improvvisamente non venissero più applicate o venissero ridiscusse o addirittura, benché prese e quasi in corso d’applicazione, ne seguisse comunque una rivolta cittadina contro di esse! Tutto ciò ci dice che la Vece non era un parlamento nei termini moderni e il modo di concepire un’assemblea era molto diverso a quei tempi da come la intendiamo oggi!
E vediamo di far più chiarezza.
Se riflettiamo bene, non esiste una ragione reale (neppure oggi) perché in un’assemblea se un certo numero di partecipanti abbraccia il progetto di A ed è maggiore del numero di coloro che stanno col progetto B o C, vince la tenzone e per l’esecuzione viene adottato il progetto di A da tutti. Ci verrebbe naturale a tutta prima, se A non ci piace e siamo nella “minoranza”, reagire con un rifiuto, con la voglia di secedere dalla comunità. L’imposizione della volontà della maggioranza su una minoranza in una decisione assembleare non è infatti “naturale”, ma è il frutto di un lunghissimo processo storico che ha represso e a volte distrutto la voglia di non subire imposizioni da altri in nessun caso. Per giungere ad un modo d’agire più contenuto e senza scontri fisici (!!) abbiamo fissato noi “queste” regole del gioco inventando il principio della “maggioranza” che s’impone sulla “minoranza”, ma se “queste” regole non ci fossero ecco che cadrebbero d’improvviso i concetti come maggioranza assoluta o relativa e si svuoterebbero di significato le stesse assemblee e la nostra comunità cadrebbe in un caos istituzionale o si spaccherebbe.
E a Novgorod, come del resto in tutta l’Europa medievale fino alla Rivoluzione Francese, non aveva ancora avuto luogo un’evoluzione verso un’assemblea condotta secondo le “regole” moderne.
Per l’uomo dell’epoca con un certa idea in testa era importante soltanto che nella Vece tale idea fosse nota e accettata. Se trovava chi era contrario o dissenziente, ecco che scattava l’ardore di difendere la propria idea a tutti i costi ossia si era pronti a battersi per essa e non a ragionarci o a confrontarla con un’altra! Questo modo di fare e di vedere, in verità neppure oggi completamente scomparso nelle società storiche più moderne, portava inevitabilmente allo scontro fisico col pericolo di perdere la vita. A causa di ciò la maggioranza doveva risultare una quasi unanimità per non causare pesanti disordini di dissenso! La minoranza inoltre, quando era in numero relativamente piccolo, correva il rischio di essere cacciata dalla Vece e magari dispersa dagli avversari a suon di botte, come sappiamo in un episodio del bojaro gettato nel fiume.
Inoltre chi non era capace di battersi fisicamente per le sue idee in parte era biasimato e, come abbiamo detto, cacciato via, ma… non per i contenuti che magari non aveva avuto neppure il tempo di esporre! Eppure la morte in una lite di questo genere non era considerata un eccesso o un omicidio: Si diceva semplicemente che gli dèi avevano concesso la vittoria al superstite il quale con tale morte provava di aver avuto ragione…
Nel 1359 addirittura un gruppo di bojari sia per il timore di cadere in minoranza sia per poter diventare di forza una maggioranza vennero alla Vece, contro le regole fissate, con le armi nascoste sotto le palandrane. Alla fine si giunse ad un sanguinoso tumulto che solo l’intervento dell’Arcivescovo impedì che sfociasse in una vera guerra civile!
Sappiamo che ciò fa orrore al nostro lettore, ma quelli erano i tempi!
Naturalmente col Cristianesimo le cose si erano già alquanto modificate poiché si era applicato, quanto a elezioni e a scelta di decisioni, qualche criterio vigente e già sperimentato nei conventi, ma, lo sottolineiamo, poco era cambiato!
Come si riconosceva chi era libero e chi no? Chi aveva diritto al voto e chi no? Per il voto dalla cintura11. Oltre a ciò normalmente nelle strade e nei konzy ci si conosceva fra famiglia e famiglia ed era difficile che un non-libero si infiltrasse senza che qualcuno non lo notasse e non lo denunciasse (in termini moderni si può assimilare un non-libero a chi oggi ha carichi penali pendenti). Si votava per alzata di mano oppure per grido cioè la proposta che riceveva più plausi (più sì) era quella che risultava approvata. Chi non era d’accordo si ritirava in gruppo e faceva i piani per rivendicare le proprie proposte nei modi che abbiamo sopra descritto. E’ chiaro che in casi particolarmente difficili si riunivano anche più Veci allo stesso tempo proprio perché c’erano dei dissentimenti che dovevano essere messi a punto fra coloro che erano d’accordo, senza la partecipazione di chi invece aveva idee contrarie. E naturalmente in seguito ne nascevano tafferugli…
Non abbiamo notizia di verbali scritti delle sedute e dobbiamo dedurre che le decisioni prese venivano, nei casi più palesi, declamate ad alta voce così che tutti sapessero quel che ci si doveva aspettare nel prossimo futuro e poi registrate per iscritto per l’archivio di stato, con tanto di sigillo del posadnik in carica.
La Vece inoltre non aveva poteri legislativi né aveva poteri giudiziari poiché un altro concetto estraneo all’epoca è proprio quello di mettersi d’accordo per scrivere insieme delle regole di vita ossia una legge o di giudicare. Le leggi, le consuetudini non possono essere create dagli uomini! Esse erano già fissate dagli dèi o dal dio cristiano ed erano immutabili. Di qui scaturisce quasi naturalmente l’impossibilità intrinseca dell’uomo a giudicare un altro uomo, se non gli è permesso da Dio. Il tribunale è un luogo molto sacro dove il giudice è sempre Dio che sentenza attraverso il giudice-uomo dopo aver ascoltato le parti avverse.
Certo, alcuni delitti potevano essere portati a conoscenza del popolo per la loro gravità, ma nella Vece si esprimevano giudizi generici e, lo ripetiamo, non si emettevano sentenze quanto piuttosto si celebravano in sua presenza le condanne più notevoli. E’ logico che da parte di animi infiammati potessero seguire esecuzioni immediate a furor di popolo, ma atti del genere erano l’eccezione ed erano fortemente biasimati, specialmente da Monsignore l’Arcivescovo (alla fine il vero capo della città) quando vedeva scorrere il sangue inutilmente.
Manca naturalmente la figura del principe nella Vece. Qui però il discorso si fa molto lungo e noi diremo soltanto che il principe (knjaz) in realtà non viveva neppure in città e per Novgorod era soltanto un comandante delle armate militari in caso di guerra con ingaggio a termine. Talvolta partecipava alla Vece, ma soltanto come osservatore.

Note
Novgorod la Grande ossia ufficialmente Monsignor Grande Novgorod, da non confondere con Nizhnii Novgorod, si trova a nordest dell’odierna San Pietroburgo ed è la più antica repubblica europea.
Vece è una parola neutra in russo e significa assemblea, riunione ed oggi è il nome che si dà al consiglio comunale di Novgorod.
Ogni villaggio slavo era costituito da persone imparentate fra di loro e che quindi si richiamavano ad antenati comuni celebrati in comune in varie occasioni religiose.
Il Cristianesimo arrivò da queste parti alla fine del X sec. d.C. portato da Vladimiro di Kiev poi fatto santo per questo.
Novgorod significa Città Nuova e fu così chiamata perché era stata fondata dalle varie etnie che abitavano quella regione ossia tribù ugro-finniche e slave che intorno al X sec. decisero di mettere insieme le proprie élites per poter sfruttare le risorse della zona che costituirono per secoli il “petrolio” del lusso dell’Europa Occidentale fornendo pellicce preziose, cera, miele e schiavi giovanetti principalmente.
Novgorod aveva pianta circolare ed era tagliata in due dal fiume Volhov e la metà sulla riva destra era la Riva del Mercato, mentre quella sulla sinistra era la Riva di Santa Sofia dove appunto si trovava la cattedrale e gli edifici arcivescovili.
Il posadnik era una specie di sindaco della città ed era sempre un bojaro.
La città era divisa come gli spicchi di una torta e così tre konzy o cantoni si trovavano sulla Riva del Mercato e due sulla Riva di Santa Sofia e le mura cittadine circondavano tutto lo spazio. Le due metà erano collegate con un ponte detto Ponte Vecchio posto esattamente al centro fra le due porte che portavano alle rive rispettive.
Nella bella stagione la Vece quindi si riuniva nella Piazza del Mercato in un grande spiazzo davanti ad un edificio che era stato destinato all’abitazione del principe locale ed era stato costruito, ma mai usato, da Jaroslav il Saggio (morto nel 1054) nel sec. XI d.C.
Era questa la classe massima della città. Una specie di gruppo di persone sacre che esercitavano il potere su di tutto che non superarono mai il numero di 300 individui.
La cintura era una parte dell’abbigliamento molto importante proprio perché distingueva il ceto al quale chi la portava apparteneva o diceva d’appartenere. Quella dei bojari era speciale e preziosissima fatta di oro, argento e pietre preziose e i bojari erano gli unici a votare.

di Aldo C. Marturano


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Si ringrazia il Sig. Aldo C. Marturano per il suo prezioso contributo


Nell'immagine, rappresentazione pittorica del mercato di Novgorod.


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Documento inserito il 22/12/2014

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