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ECCIDIO DI KINDU, IL MASSACRO DI 13 AVIATORI ITALIANI
Autore: Giovanni Fusco

Il 30 giugno del 1960 il Belgio concesse l’indipendenza al Congo, lasciando questo paese in una situazione di grave instabilità politica ed economica che in breve tempo portò allo scoppio della guerra civile. La regione del Katanga, la più ricca del paese, proclamò la secessione e passò sotto il controllo di Moise Ciombe.
Il 17 febbraio 1961 il primo capo di governo congolese, Patrice Lumumba, venne catturato e assassinato. Il Congo piombò definitivamente nel caos.
A quel punto le fazioni in lotta furono tre: quella del Presidente Joseph Kasa-Vubu, quella di Antoine Gizenga e quella di Moise Ciombe sostenuto da mercenari bianchi. Le Nazioni Unite, per far fronte alla tragedia umanitaria avevano deciso di intervenire per aiutare la polazione civile. Anche l’Italia aderì a questa missione e con i nostri velivoli C-119 si iniziarono a portare beni di prima necessità nel martoriato paese africano.
La mattina di sabato 11 novembre due equipaggi italiani, comandati dal maggiore Amedeo Parmeggiani e da Giorgio Gonelli, decollarono dall’aeroporto della capitale Leopoldville diretti a Kindu per trasportare rifornimenti ai caschi blu malesi. Dopo aver terminato le operazioni di scarico del materiale, i tredici aviatori italiani si diressero presso una mensa dell’ONU poco distante dall’aeroporto, lasciando le proprie armi a bordo. Da diversi giorni, tra i soldati congolesi di Kindu si era sparsa la voce di un imminente lancio di paracadutisti e mercenari katanghesi inviati da Ciombe. Così quando le truppe di Gizenga videro gli aerei italiani sorvolare la città, li scambiarono per un corpo di paracadutisti nemici.
All’arrivo dei congolesi, gli aviatori italiani vennero catturati. Il medico tenente Francesco Paolo Remotti , cercò di fuggire ma venne ucciso. Successivamente gli altri dodici italiani vennero pestati a sangue e furono trucidati da raffiche di mitra davanti alla prigione.
I cadaveri degli aviatori vennero fatti a pezzi a colpi di machete, e secondo molte testimonianze gran parte dei resti di quei corpi furono addirittura venduti al mercato a dieci franchi al chilo. Tutto ciò non deve sorprendere, in quanto in quei territori la pratica del cannibalismo era ancora molto diffusa.
La notizia dell’eccidio arriverà in Italia in grave ritardo, esattamente il 16 novembre ben cinque giorni dopo l’accaduto.
In Italia si riparlerà di questo tragico episodio solamente nel febbraio del 1962, quando furono ritrovati i resti dei corpi degli aviatori italiani sepolti in due fosse comuni. Le salme furono riesumate il 23 febbraio 1962 ed il 10 marzo trasferite nella base libica di Wheelus. Da qui i caduti di Kindu arrivarono all’aeroporto di Pisa l’11 marzo 1962. Il giorno dopo fu celebrato il rito funebre, alla presenza del presidente della Repubblica Antonio Segni.
A questo punto, però, sorge una domanda legittima; infatti se, come scritto in precedenza, alcuni testimoni affermarono con certezza che i corpi degli aviatori italiani furono oggetto di atti di cannibalismo, quali salme furono inviate a Pisa? C’è il fondato dubbio che le autorità italiane non ebbero il coraggio di ammettere pubblicamente che i tredici italiani furono vittime di atti di cannibalismo.
Successivamente le salme furono tumulate nel Sacrario dei caduti di Kindu, costruito nell’aeroporto militare di Pisa grazie ad una sottoscrizione pubblica.
Solo nel 1994 fu riconosciuta alla loro memoria la Medaglia d’oro al Valor Militare, e solamente nel 2007 i familiari delle vittime sono riusciti ad ottenere finalmente un risarcimento.

Ecco i nomi dei 13 aviatori morti a Kindu:
- Onorio De Luca, sottotenente pilota, 25 anni;
- Filippo Di Giovanni, maresciallo motorista, 42 anni;
- Armando Fabi, sergente maggiore elettromeccanico di bordo, 30 anni;
- Giulio Garbati, sottotenente pilota, 22 anni;
- Giorgio Gonelli, capitano pilota, 31 anni, vicecomandante;
- Antonio Mamone, sergente marconista, 28 anni;
- Martano Marcacci, sergente elettromeccanico di bordo, 27 anni;
- Nazzareno Quadrumani, maresciallo motorista 42 anni;
- Francesco Paga, sergente marconista, 31 anni;
- Amedeo Parmeggiani, maggiore pilota, 43 anni, comandante dei due equipaggi;
- Silvestro Possenti, sergente maggiore montatore, 40 anni;
- Francesco Paolo Remotti, tenente medico, 29 anni;
- Nicola Stigliani, sergente maggiore montatore, 30 anni.


Si ringrazia Giovanni Fusco per l'invio ed il permesso alla pubblicazione di questo articolo.


Documento inserito il 05/06/2012

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