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Caratteri dell'esercito bizantino di VI secolo [ di Andrea Mazzocchetti ]

1. Unità e gerarchie

L'armata di cui si poté avvalere l'imperatore Giustiniano affondava le sue radici nella tarda antichità e ne conservava di conseguenza le sue caratteristiche più tipiche. Occorre innanzitutto notare la distinzione tra i limitanei, i comitatenses e la guardia palatina(1).
Come nella tarda antichità i limitanei erano i corpi di stanza lungo i confini dell’Impero comprendenti unità di cavalleria e fanteria ed il cui nome derivava direttamente dal termine limes. Sotto Giustiniano trovavano posto soprattutto lungo i confini orientali costantemente minacciati dai Persiani e dagli Arabi, mentre nuovi reparti vennero ovviamente creati in seguito alla riconquista delle regioni dell’Africa, della Spagna e dell’Italia. La caratteristica di questi corpi era la loro stanzialità, non venivano infatti mai usati come truppe mobili e questo li rese col tempo una sorta di polizia di confine. Se all’inizio della loro vita, durante il tardo impero, questi erano comunque corpi dotati di un buon addestramento e che garantivano un certa qualità del servizio, al tempo di Giustiniano non erano nemmeno considerati veri soldati, privilegio che spettava soltanto ai reparti mobili. Col tempo quello dei limitanei fu un corpo che andò a perdere parte della sua professionalità e ciò divenne chiaro nel momento in cui si apprese che molti di questi soldati avevano un secondo lavoro(2); era nata la figura del soldato-colono che lavorava le terre ottenute dal governo come compenso per il servizio prestato.
Diverso discorso per i comitatenses, le truppe mobili dell’esercito, la forza operativa dell’Impero. Come i limitanei erano composti da unità sia di cavalleria che di fanteria ed erano dislocati all’interno del territorio imperiale pronti ad intervenire nei settori minacciati dal nemico. Divisi in gruppi operativi all’inizio erano presenti in numero di due nella sola Costantinopoli (e qui prendevano il nome di praesentales) mentre ne trovavamo altri tre rispettivamente nella prefettura d’Oriente, nell’Illirico ed in Tracia. Successivamente se ne aggiunsero altri nelle provincie conquistate in occidente, quindi in Italia, Spagna ed Africa ed uno in Armenia(3). Alla fine del regno di Giustiniano si contavano sette gruppi operativi dislocati nell’Impero più i due di stanza nella capitale. Capiamo cosi come l’idea di fondo di quella che doveva essere la strategia difensiva rimaneva sostanzialmente immutata rispetto a quella alto imperiale e che prevedeva un duplice livello d’intervento: un nemico che avesse attaccato l’Impero si sarebbe trovato davanti una prima linea difensiva che non si poneva in realtà l’obiettivo di fermare in toto l’invasione, ma anzi di rallentarla se si fosse trattato di un attacco ad alta intensità, in quanto quelli dei limitanei erano corpi utili per fermare pericoli ed incursioni localizzate ed a bassa intensità. Successivamente, in caso di attacco massiccio, sarebbe entrato in gioco l’esercito mobile e maggiormente preparato costituito dai gruppi operativi dei comitatenses e che trovava posto in posizione più accentrata.
La Guardia Palatina, al tempo di Giustiniano, era formata da circa 10.000 uomini ed era costituita da: excubitores, scholae palatinae, candidati, protectores e scribones(4). Scholares ed excubitores formavano insieme la guardia del sovrano. I secondi erano in numero di trecento e quaranta soldati scelti tra gli scholares formavano i candidati, detti cosi dal colore dell’uniforme che indossavano. Gli scholares erano in tutto 3.500 e forse già in età giustinianea avevano perso il loro ruolo operativo per essere utilizzati , oltre che a favore la sicurezza del sovrano, come reparti da parata dopo essere stati veri soldati(5). I protectores anche avevano da tempo perso il loro carattere marziale e da tempo, secondo Procopio, erano arruolati per il servizio a corte.
Gli scribones infine svolgevano compiti di ambasceria presso popoli stranieri e compivano missioni varie nelle provincie come l’arruolamento ed il pagamento delle truppe.
I bucellarii erano i soldati privati del generale (Belisario arrivò ad averne ben settemila). In maggioranza stranieri, se da un lato potevano costituire un elemento di difficile controllo per il potere centrale, dall’altro costituivano l’elite stessa dell’esercito e si trovavano al primo posto tra le truppe operative. Armati meglio dei soldati appartenenti ad i corpi ordinari erano unicamente truppe a cavallo. Nonostante fossero dipendenti direttamente dal generale che li arruolava, e che a loro provvedeva per ogni necessità, erano tenuti a prestare giuramento al sovrano.
I foederati erano i barbari che militavano in grado di parità con i soldati nazionali. Erano considerati truppe scelte e secondo Maurizio erano in ordine d’importanza dietro ai soli bucellarii. Al contrario di quest’ultimi però integravano anche reparti di fanteria ed un buon numero doveva essere di stanza in Costantinopoli a giudicare dalla carica di comes foederatorum che vi esisteva.(6)
I ballistarii erano corpi di artiglieri e lo si evince già dal nome stesso che veniva da ballista, una delle maggiori macchine da guerra dell’epoca; erano dislocati in varie città al comando di un magistrato locale.
L'intero esercito prendeva il nome di stratos ed era comandato dallo strategos (sotto Giustiniano) e l’uomo in secondo grado era l’hypostrategos, il luogotenente. L’esercito era formato da meros, al comando di un merarca, delle unità di settemila uomini che prendevano, almeno numericamente, il posto della vecchia legione. I meros erano a loro volta costituiti da circa tre moirai di millecinquecento uomini l’una e comandate da un dux. Alla base trovavamo il tagma, o numerus, agli ordini di un conte, ed il cui numero di effettivi oscillava tra i duecento ed i quattrocento e che ovviamente andava a formare le varie moirai(7).
Gli eserciti campali erano generalmente al comando dei magistri militum, ma la caratteristica dell'epoca di Giustiniano fu la presenza del Generalissimo, lo strategos, il quale deteneva poteri assoluti ed agiva anche in qualità di rappresentante dell'Imperatore. Il primo a ricoprire questa carica fu Belisario, nominato nel 533 alla vigilia della spedizione contro i Vandali(8).
I magistri militum al tempo di Giustiniano erano in numero di cinque: due di questi erano definiti praesentales ed avevano ai propri ordini le truppe comitatensi stanziate a Costantinopoli, uno per Orientem era il responsabile di tutte le truppe che erano dislocate nella relativa prefettura d'Oriente, dal Mar Nero alla Libia, uno per Thracias che controllava i soldati di stanza in Tracia ed un ultimo, per Illyricum che deteneva il comando sui soldati nell'Illiria(9).
Nelle provincie di frontiera invece il comando era affidato ai duces, nell'ambito delle loro rispettive giurisdizioni. Sotto Giustiniano ne vennero nominati di nuovi ed altri se ne aggiunsero con le conquiste successive(10), come ad esempio in Armenia dove a seguito della conquista del 528, dall'unico duces presente in precedenza si provvide a stanziarne altri cinque.
Altri ufficiali minori erano il suddetto conte, a comando del tagma o del numero, l'ilarca, il suo secondo in comando e primo degli ekatontarchi che erano a comando di cento uomini, i decarchi a comando di dieci uomini ed i pentarchi a comando di cinque uomini. Il tetrarca, noto anche come "guardia", era il capo della retroguardia e l'ultimo della fila; infine era sempre presente anche il portastendardo che aveva il compito di portare l'insegna del reparto di cui faceva parte(11). E' facile notare l'estrema complessità che idealmente doveva avere un esercito bizantino. L'organizzazione e la divisione dei compiti sembrava essere la parola chiave e dietro tutto ciò era ovviamente presente l'eredità militare romana da cui la macchina bellica bizantina prendeva piede.


2. Reclutamento, addestramento e disciplina

Il reclutamento dei soldati nazionali sembrava essere di tipo volontario e consentiva di uscire, in taluni casi, da stati di profonda povertà e miseria:

"Quando a Bisanzio era imperatore Leone, tre giovani contadini di stirpe illirica, Zimarco, Ditivisto, e Giustino di Bederiana, che a casa loro conducevano una lotta senza quartiere contro la miseria, decisero di arruolarsi per liberarsene."(12)

Il Giustino qui nominato da Procopio sarà il futuro imperatore Giustino I e zio di Giustiniano.
Di soldati e contadini volontariamente arruolati si parla spesso, come nel caso degli Isauri e dei Licaoni impegnati per Belisario contro i Persiani nel 531(13).
L'età minima di arruolamento sembra essere stata di diciotto anni(14), mentre la massima non è specificata. Una legge del Codex, datata al 370, vieta genericamente di arruolare i vecchi(15), senza specificare un'età in particolare, mentre Maurizio nello Strategikon dice che: "tutti i cittadini romani fino all'età di quarant'anni, eccenzion fatta per gli stranieri, devono portare arco e faretra"(16).
Escluse dall'esercito erano delle categorie non considerate idonee a combattere: principalmente gli schiavi, cosi come avveniva nell'Impero romano, anche se con qualche eccezione dovuta a circostanze straordinarie, poi i liberti ed i loro figli oltre che i funzionari, i servi della gleba ed i membri delle amministrazioni cittadine. Esclusi erano anche coloro che non erano conformi fisicamente ad uno standard valutato probabilmente mediante una semplice visita medica. In questo senso troviamo ancora delle similitudini tra il collegio della probatio romano, che si curava di selezionare le reclute, e ciò che avveniva nell'Impero bizantino. La selezione di componenti di qualità era ancora ritenuta, almeno teoricamente, fondamentale.
Delle unità particolari erano poi arruolate in modo diverso. Innanzitutto un discorso a parte va fatto per i foederati di cui poco si sa sul metodo del ruolo arruolamento. Questi erano forse barbari arruolati sempre su base volontaria per poi essere immessi nelle file dell'esercito regolare(17).
I bucellari invece erano arruolati probabilmente tramite contratto privato tra loro ed il generale presso cui servivano. Essi nonostante fossero soldati privati, non combattevano nell'illegalità in quanto un giuramento di fedeltà all'imperatore(18) gli garantiva un riconoscimento formale. Si poteva anche diventare bucellari dopo aver militato nell'esercito regolare ed essersi distinti sul campo di battaglia(19), ed inoltre si poteva passare sotto il comando di un altro generale molto facilmente, previo nuovo giuramento di fedeltà.
Per gli alleati il discorso era diverso: essi in forza dei trattati conclusi con Bisanzio erano obbligati a fornire assistenza presso i confini, in appoggio alle truppe regolari imperiali, oltre che a mettere a disposizione dei contingenti per partecipare direttamente alle guerre, come nel caso degli Eruli(20). Gli esempi in tal senso sono comunque molti.
In situazioni di particolare eccezionalità si poteva anche ricorrere a campagne di arruolamento di esercito , con l'assenso imperiale, e fornendo premi di ingaggio alle nuove reclute. Un esempio potrebbe essere dato dall'episodio del 535 che vide protagonista Costanziano, comes sacri stabuli, che per ordine di Giustiniano dovette "levare un esercito" in illirico per tentare la presa di Salona(21). Altro caso fu quello in cui Germano dovette approntare un esercito con le sue ricchezze e quelle concesse dal sovrano, arruolando molti bucellari e dei barbari come foederati(22).
Accadeva anche che dei prigionieri di guerra fossero reclutati forzatamente per essere impegnati su fronti di guerra opposti (vedi Cap. 1 par. 2) come nel caso dei Perso-Iustiniani, un reparto di cavalleria catturato da Belisario nel corso delle guerre persiane e poi dislocato a Grado dove combatté contro i Goti(23).
Una volta reclutate le reclute andavano addestrate.

"L'esercizio costante è di grande utilità per il soldato"(24)

L'esercizio oltre che essere consigliato da Maurizio nel suo manuale era incoraggiato anche da leggi imperiali(25) e pertanto si deve ritenere che fosse svolto con una certa costanza. In primo luogo ogni soldato doveva essere capace di tirare con l'arco, l'arma principale del soldato bizantino, sia in movimento che a cavallo e con una certa padronanza di entrambe le tecniche, quella romana e quella persiana.

"Il soldato deve esercitarsi a tirare velocemente a piedi da una certa distanza verso una lancia o qualche altro bersaglio. Deve anche tiare rapidamente dal cavallo in corsa. sia di fronte che dietro di lui, a destra e a sinistra".(26)

I cavalieri dovevano anche essere abili nell'uso della lancia, utilizzata nelle cariche contro le truppe di fanteria.
Le esercitazioni prevedevano anche lo svolgimento di alcune manovre che riproducevano diversi tipi di schieramenti: la manovra alla maniera degli Sciti, degli Alani, degli Africani e degli Italiani. Ognuna di esse aveva delle peculiarità e doveva essere padroneggiata al meglio per evitare che il nemico potesse capire quale fosse la più importante.
I fanti invece erano addestrati al combattimento individuale, uno contro uno, armati di scudo e bastone, oltre che al lancio del giavellotto corto e della plumbata(27), andando cosi a svolgere un addestramento molto simile, almeno in teoria, a quello svolto dai legionari romani durante il periodo imperiale.
Erano svolte anche esercitazioni in movimento ed in gruppo per far si che la fanteria fosse abituata a muoversi in maniera regolare ed in silenzio, rispondendo agli ordini del portaordini (dire come gli ordini erano impartiti). Erano inoltre ingaggiate battaglie simulate riprendendo la tradizione romana imperiale.
Non dovevano mancare poi esercitazioni che permettessero ai cavalieri ed ai fanti di lavorare insieme, in formazioni miste, in modo da essere preparati a quest'eventualità in battaglia: ciò è attestato ad esempio in Maurizio(28).
Ugualmente importante, al pari dell'addestramento, era la disciplina da mantenere all'interno dell'esercito. Essa era ovviamente fondamentale per garantire una perfetta efficienza dei soldati sul campo di battaglia e ben sappiamo come su addestramento ferreo e solida disciplina facesse affidamento l'esercito romano imperiale prima di quello bizantino. Nel manuale di Maurizio troviamo un regolamento di 20 articoli concernente i reati militari e le conseguenze a cui essi portano, a dimostrazione della severità che doveva pervadere l'ambiente dell'esercito.
Andando a leggere alcuni passi si osserva che:

"Se un soldato disobbedisce al suo pentarca o tetrarca, sarà punito. E se un pentarca o un tetrarca disobbedisce al proprio decarca, o un decarca al suo ekatontarca, saranno puniti allo stesso modo"(29)

"Se qualcuno, a cui è stata affidata la difesa di una città o di una fortezza, dovesse tradire o abbandonare il suo posto contro gli ordini del proprio comandante, sarà sottoposto alla pena estrema"(30)

Nel primo caso si nota come le punizioni colpissero non solo i soldati semplici ma anche gli ufficiali che avessero disobbedito al proprio superiore, mentre nel secondo si cerca di risolvere il problema delle diserzioni che comunque erano sempre presenti, nonostante la minaccia della pena capitale. Durante la guerra gotica, poco prima dell'inizio dell'assedio di Roma da parte dei Goti di Vitige le forze di presidio bizantine, presso una torre in corrispondenza di un ponte sul Tevere, disertarono in massa alla vista della moltitudine dei Goti, badando bene a fuggire verso Roma, consci della punizione che li avrebbe li attesi, ma dirigendosi in Campania(31).
Non fu ovviamente l'unico episodio del genere dato che le diserzioni erano all'ordine del giorno, a dimostrazione della difficoltà di riuscire a mantenere unite le truppe anche nei momenti più difficili. Durante l'assedio di Osimo un disertore, tale Burcenzio, venne fatto bruciare vivo da Belisario in quanto fu per diverso tempo il tramite tra la guarnigione gotica di Osimo e Vitige, portando continuamente notizie circa un imminente aiuto proveniente dal re goto che però non arrivò mai, ma che consentì ai Goti di Osimo di trovare la forza di continuare a lottare contro i bizantini anziché arrendersi(32).


Note bibliografiche:

(1) G. RAVEGNANI, Soldati e guerre a Bisanzio, p.39
(2) Ibid. p.40
(3) Ibid. p.41
(4) Ibid. p.42
(5) Ibid. p.43
(6) Ibid. p.44
(7) STRATEGIKON 1, 3
(8) PROC. VAND. 1, 11
(9) G. RAVEGNANI, Soldati e guerre a Bisanzio, p.61
(10) G. RAVEGNANI, Soldati di Bisanzio in età giustinianea, 1988, Roma, p. 74
(11) STRATEGIKON 1, 3
(12) PROC. SECR. 6, 2-3
(13) PROC. PERS. 1, 18
(14) G. RAVEGNANI, Soldati di Bisanzio, p.15
(15) COD. IUST. 12, 43, 1
(16) STRATEGIKON 1, 2
(17) G. RAVEGNANI, Soldati di Bisanzio, p.22
(18) PROC. VAND. 1, 18
(19) PROC. GOT. 4, 29
(20) Ibid. 2, 14 e MAL. 18, 6
(21) PROC. GOT. 1, 7
(22) IBID. 3, 39
(23) PROC. PERS. 2, 19
(24) STRATEGIKON 6
(25) COD. IUST. 1, 43, 4
(26) STRATEGIKON 1, 1
(27) Ibid. 12, 2, 2
(28) Ibid. 12, 2-12-13-16-17
(29) Ibid. 1, 6
(30) Ibid. 1, 6
(31) PROC. GOT. 1, 17
(32) Ibid. 1, 25

Documento inserito il: 21/12/2014
  • TAG: impero bizantino, esercito bizantino nel VI secolo, gerarchia esercito bizantino

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