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giuseppe mazzini giuseppe garibaldi benito mussolini
il duce Stalin
INDICE PERSONAGGI
>>> SCHEDA : GIUSEPPE MAZZINI
Giuseppe Mazzini nacque a Genova il 22 giugno 1805, da Maria Drago e da Giacomo Mazzini, medico, docente universitario, già membro del governo della Repubblica Ligure e poi membro del consiglio municipale di Genova. Benchè fosse di costituzione gracilissima e assai soggetta a malattie, il fanciullo era di animo buono e sensibile, dimostrando fin dalla prima infanzia un’intelligenza precoce. Lo studio le paiceva e vi si dedicò sempre con profitto, dapprima sotto la guida della madre e successivamente degli abati Luca Agostino De Scalzi e Giacomo De Gregori.Nelle ore libere dallo studio, ai giochi preferiva le conversazioni di politica che il padre teneva con i suoi amici, tutti uomini rispettabili e di ottima preparazione culturale. Nel corso di questi incontri, essi parlavano della situazione di Genova, dell’Italia divisa e governata da stranieri, del governo Piemontese, e di tutti gli eventi che si erano succeduti in Europa a seguito della Rivoluzione Francese. Il giovane Mazzini ascoltava attentamente e spesso interveniva per avere maggiori spiegazioni su determinati argomenti. Egli non poteva aspirare ad un ambiente familiare migliore: nelle sue memorie egli ricorderà la sua infanzia ed i genitori con queste parole: Io ero già inconsciamente educato al culto dell’uguaglianza dalle abitudini democratiche dei due miei parenti e dai modi identici che essi usavano con il patrizio ed il popolano: nell’individuo essi non cercavano evidentemente se non l’uomo e l’onesto. E le aspirazioni alla libertà, ingenite nell’animo mio, erano alimentate dai ricordi di un periodo recente, quello delle guerre repubblicane francesi, che suonavano spesso sulle labbra di mio padre. Benchè nel 1820, per seguire l’esempio del padre, egli si iscrivesse alla facoltà di medicina, con il passare degli anni aumentò la sua passione per la politica. Solo nell’aprile del 1821 Mazzini si rese conto della sua vera vocazione: fu in quel periodo che vide nel porto di Genova, un gruppo di reduci dai moti rivoluzionari che si imbarcavano per la Spagna, dove la rivoluzione era ancora viva, e quella visione gli fece nascere il pensiero che si poteva e si doveva lottare per la libertà della Patria. Nel 1822 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza; rievocando quel periodo di fervida preparazione spirituale, ricorda che dal 1821 il suo atteggiamento mutò radicalmente: tormentato dal pensiero della Patria oppressa, ma ancora incapace di intavedere un modo per poterla aiutare, egli visse immerso nella tristezza per un lungo periodo, vestendosi in nero, pensando in tal modo di portare il lutto della Patria. Particolarmente portato per le lettere, egli iniziò a scrivere e a studiare quegli autori italiani e stranieri che gli sembravano riflettere i suoi stessi sentimenti, prendendo le difese della letteratura romantica contro i suoi denigratori italiani. Restano di questo periodo giovanile una raccolta di brevi poesie di intonazione romantica che denotano una certa dimestichezza del Mazzini con le lettere. Altri suoi interessanti scritti risalenti al periodo giovanile sono: Delle Rivoluzioni e Dell’amor patrio di Dante, scritto nel 1826, nel quale egli chiama il grande poeta fiorentino Padre della nazione. Nel 1827, viene introdotto nella Carboneria dall’amico Pietro Torre. Per Mazzini ebbero inizio anni di intensa attività , dedicata alla diffusione di quelle idee rivoluzionarie delle quali i Carbonari si erano fatti fautori. Appena laureato, nel 1827, collaborò con alcuni giornali: L’Indicatore Genovese e L’Indicatore Livornese, sui quali pubblicò diversi articoli, che con la scusa di far conoscere ai lettori nuove opere letterarie, avevano in effetti lo scopo di diffondere l’idea di Patria e della sua indipendenza. Mazzini operò attivamente nella Carboneria fino al 1830. Negli ultimi mesi di quell’anno, di ritorno da un viaggio in Toscana, nel corso del quale aveva avuto modo di conoscere il Guerrazzi, venne arrestato dalla polizia piemontese e rinchiuso nel carcere di Savona, dove rimase fino al gennaio del 1831. Durante la prigionia ebbe modo di meditare sugli errori commessi dalla Carboneria e giunse a trarre la conclusione che essa non sarebbe mai riuscita ad ottenere dei risultati politici positivi, poichè difettava di unità nel programma e nel comando e, come ogni setta aveva un carattere troppo angusto e circoscritto. Fu sempre nel carcere di Savona che egli concepì il proposito di fondare una nuova organizzazione: la Giovine Italia, che avrebbe dovuto avere un carattere profondamente democratico e, come programma, quello di rendere la Patria una, libera, forte, indipendente da ogni supremazia straniera e morale e degna della propria missione. Al momento della sua scarcerazione, a Mazzini vennero offerte due alternative: il confino in una piccola città del Piemonte, oppure l’esilio. Per potersi dedicare più liberamente al suo progetto, egli scelse l’esilio. Durante i primi mesi compì diversi viaggi a Ginevra e Lione, per prendere contatto con altri esiliati politici; si stabilì quindi a Marsiglia, dove, con l’aiuto dei fratelli Ruffini, di Benza e altri pochi coraggiosi gettò le basi del programma della Giovine Italia, ne istituì il Comitato Centrale che faceva capo a lui e fondò il periodico La Giovine Italia, il cui scopo primario era quello di diffondere le nuove idee. Clandestinamente, il giornale venne introdotto in Piemonte, Liguria e Toscana negli anni ’31, ’32, ’33, ottenendo il consenso di un vasto strato di popolazione, penetrando anche tra gli effettivi dell’esercito piemontese, ispirando nei simpatizzanti il desiderio di una patria unita sotto la stessa bandiera. Pensatore umanissimo ed efficace scrittore, Mazzini sapeva trovare nei suoi articoli, quelle parole semplici ed umane che sapessero arrivare in modo diretto al cuore dei lettori, mentre i suoi principi, chiari e nobili, non potevano non far presa nell’animo degli onesti. Per un caso fortuito, le autorità piemontesi scoprirono l’esistenza dell’organizzazione ed il nome del suo capo. A causa delle pressioni del governo piemontese, la Francia decise di espellere Giuseppe Mazzini dal proprio territorio. Lasciata Marsiglia, egli si trasferì a Ginevra, in Svizzera. Il governo piemontese diffidava di lui poichè temeva le sue idee repubblicane ampiamente manifestate in una nobile lettera che egli aveva inviato nel 1831 a Carlo Alberto di Savoia che rimase indifferente alle idee mazziniane di un’Italia unita. Il motto della Giovine Italia era pensiero ed azione e i mazziniani passarono all’azione nel febbario del 1834, organizzando una spedizione in Piemonte e nella Savoia con il supporto di alcune centinaia di profughi italiani e stranieri. Purtroppo, nonostante l’azione fosse stata preparata per mesi in tutti i suoi particolari, fallì clamorosamente a causa dell’incapacità dimostrata nell’occasione dal generale Ramorino, al quale era stato affidato il comando delle operazioni. Nonostante in quell’occasione Mazzini avesse passato uno dei momenti più terribili della sua vita, perchè dall’Italia giungevano voci di sconforto, nuove di fughe, diserzioni, imprigionamenti e dissolvimento, egli non si perse d’animo, allargando i suoi interessi. Senza tralasciare i contatti con gli amici in Italia, nel 1834 Mazzini fondò a Berna una nuova organizzazione: La Giovine Europa, che affratellava in un’unico sforzo per il raggiungimento dei comuni ideali di indipendenza nazionale e di democrazia i patrioti italiani, tedeschi e polacchi. E neppure tralasciò i problemi del paese nel quale viveva, praticamente seminascosto in una stanza, sotto falso nome per sfuggire alle persecuzioni del governo federale. Nel 1836 fondò, infatti la Giovine Svizzera, che aveva per scopo un’unione maggiore fra i cantoni della Dieta. Nel suo esilio svizzero, Mazzini non smise mai di coltivare gli studi letterari. Le opere più interessanti di quel periodo sono in particolare i saggi Byron e Goethe, D’una letteratura europea e alcuni altri scritti sul teatro e sulla musica romantica, che possono essere considerati tra le più belle pagine di critica letteraria dell’Ottocento. Negli ultimi mesi del 1836, una profonda crisi morale ebbe il sopravvento su Giuseppe Mazzini: il ricordo delle sconfitte patite, il pensiero dei numerosi giovani caduti inseguendo un’ideale, il suo, la stanchezza dell’esilio, la solitudine e le persecuzioni politiche, lo avevano gettato in un profondo sconforto, tanto che egli fu sul punto di abbandonare la politica. Fortunatamente la crisi passò e quando nel mese di gennaio del 1837, la polizia elvetica lo bandì, dal Paese, Mazzini si trasferì a Londra con un animo più sereno. La distanza dalla madre e dalla Patria, vennero bilanciate dalla libertà offerta dalla capitale britannica: libertà, di movimento, la possibilità di portare il suo vero nome, di stringere amicizia con persone eminenti che simpatizzavano per la causa italiana. Su giornali e riviste inglesi, egli scriveva articoli riguardanti la situazione politica e la letteratura italiana, interessandosi in modo particolare alla situazione degli immigrati italiani, per la maggior parte operai che versavano in una forte situazione di disagio. Nel 1840 Mazzini diede vita per costoro ad una scuola, la prima di tante che successivamente sarebbero state fondate per gli emigrati italiani in altre nazioni. Nello stesso anno diede vita al nuovo giornale L’Apostolato Popolare e del Pellegrino, che recavano agli emigrati il messaggio della Patria lontana e sofferente, agitando i problemi circa la loro categoria secondo uno spirito di giustizia sociale, che più tardi avrebbe raggiunto degli ottimi risultati. Nel 1839 la sua attenzione era nuovamente rivolta all’Italia. I legami con la Giovine Italia erano stati riallacciati, dopo che un periodo di persecuzioni politiche avevano resoimpossibili i contatti. Nel contempo riallacciò i rapporti con gli esuli di Francia e Svizzera. Ispirata alle idee mazziniane fu la spedizione organizzata dai fratelli Bandiera nel 1844. Nonostante l’ opposizione di Mazzini, che la riteneva pericolosa; come egli aveva previsto, la missione fallì ed i fratelli ed i loro compagni vennero uccisi o imprigionati. Nel 1847 fondò a Londra La Lega Internazionale del Popolo, che riprendeva l’opera della Giovine Europa, e sempre a Londra costituì, il Fondo Nazionale di contribuzioni private che avevano lo scopo di sovvenzionare i moti rivoluzionari italiani. Ed ecco giungere il 1848, anno che segna l’inizio delle rivolte degli italiani contro lo straniero. La notizia che milano era insorta, lo raggiunse a Parigi, mentre stava riunendo gli esuli italiani, fossero essi monarchici o repubblicani, pur di affrettare il trionfo dell’indipendenza e dell’unità.Mazzini fu pronto ad accorrere in Italia dopo 17 anni di esilio, e da quel momento fu sempre presente alla maggior parte della vicenda delle guerre di indipendenza italiana, benchè Carlo Alberto prima e Vittorio Emanuele II successivamente, diffidando delle sue idee repubblicane, non tennero Mazzini nella stima che egli meritava. L’8 aprile del 1848, accorso a Milano, venne accolto con grande entusiasmo dalla popolazione e fondò, il giornale L&rsquoItalia del Popolo. Il 3 agosto raggiunse Garibaldi come militare semplice tra i volontari di Bergamo, si distinse in altre molteplici attività. Infine, venne osteggiato dal Governo provvisorio per le differenti vedute politiche da lui manifestate. Figura di primo piano, Mazzini lo divenne nelle vicende della Repubblica Romana, della quale venne nominato triumviro il 29 marzo 1849 e della quale, con Saffi ed Armellini, resse le sorti fino alla sua caduta, nel luglio dello stesso anno. Nonostante questo ennesimo insuccesso, il sogno mazziniano di vedere l’Italia unita con Roma per capitale, stava per diventare realtà e l’attività del grande agitatoredivenne intensissima in quegli anni, anche se non giustamente riconosciuta: nel 1849 a Losanna, in Svizzera, riprese la pubblicazione del l’Italia del Popolo, che ora era osteggiato dai governi. Nel 1850 era a parigi e quindi a Londra, dove fondò un comitato democratico europeo. Nel febbraio del 1853 appoggiò i moti scoppiati in Lombardia; nel 1857 si fece promotore della spedizione di Carlo Pisacane; nel 1858 era nuovamente a Londra dove pubblicò il periodico Pensiero ed Azione, per spronare gli italiani di qualsiasi idea politica, a combattere sotto la bandiera regia; nel 1859 era in Svizzera per seguire più da vicino gli eventi, e nello stesso anno coopera all’azione di Rosolino Pilo in Sicilia; infine nel 1860 sostiene da Londra la spedizione dei Mille. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, il nome del Mazzini cessò, di avere in Italia l’antico ascendente. Egli continuò comunque a mantenere contatti con Garibaldi, del quale avversò l’inutile impresa in Aspromonte e, esule in patria, fece temporanee comparse a Milano e Genova sotto falso nome per sfuggire alla polizia governativa. Il 10 agosto 1870, mentre tentava di raggiungere la Sicilia, venne catturato ed imprigionato nella fortezza di Gaeta. Qui venne raggiunto dalla notizia della presa di Roma: l’avvenimento che più di ogni altro Mazzini aveva auspicato e preparato per gran parte della sua vita, si era finalmente concluso. Solo ai posteri sarebbe toccato di rivendicare il grande merito di Giuseppe Mazzini e la parte da lui avuta nella storia d’Italia. Amnistiato, gli venne concessa la libertà, ma non gli furono tributati i riconoscimenti che gli erano dovuti e fu anzi invitato a lasciare l’Italia. Ma in Italia egli morì il 10 marzo 1872, a Pisa, in casa di un’ospite e sotto falso nome di Dottor Brown.


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