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Dal 26 febbraio il film 'Patria' nelle sale italiane

La fabbrica chiude e licenzia, l’ennesima nel torinese. Addio posti di lavoro, addio identità, addio certezze. Salvatore Brogna, operaio, si arrampica sulla torre della fabbrica, per protesta o forse solo per rabbia cieca, minacciando di buttarsi giù. Giorgio, operaio rappresentante sindacale, di carattere e fede politica del tutto opposti, arriva per salvarlo dalla caduta. Il terzo, ipovedente e autistico, custode assunto come categoria protetta, si aggiunge scalando eroicamente la torre per fare loro compagnia. Nell’arco di una notte, abbandonati da tutti, nella disperata attesa che arrivi qualche giornalista, questi tre punti di vista così diversi sul mondo ripercorrono gli ultimi trent’anni della vita del Paese, gli anni che li hanno portati su quella torre pericolosa. Anni di occasioni sprecate, di speranze tradite, di crimini e stragi, di ribaltoni e giochi di potere. Li rivediamo anche noi questi anni attraverso il montaggio del materiale d’archivio e, come contraltare di questa danza perversa degli eventi, quasi a rimarcarne l’assurdità, rimane il semplice buon senso di tre uomini senza alcun potere, appesi in cima ad una torre, che aspettano qualcuno, chiunque, mentre senza accorgersene costruiscono un’amicizia.

regia FELICE FARINA
ispirato al libro omonimo di ENRICO DEAGLIO, edito da Il Saggiatore
soggetto BEBA SLIJEPCEVICH, FELICE FARINA
sceneggiatura BEBA SLIJEPCEVICH, LUCA D'ASCANIO, FELICE FARINA, DINO GIARRUSSO
direttore della fotografia ROBERTO CIMATTI
montaggio ESMERALDA CALABRIA
suono MARICETTA LOMBARDO
scenografia NINO FORMICA
costumi ANTONELLA BALSAMO
musiche VALERIO C. FAGGIONI
animazioni GIUSEPPE RAGAZZINI
produzione esecutiva EDUARDO RUMOLO
casting COSTA&LORETI (U.I.C.D.) - LORELLA CHIAPATTI

Materiali d’archivio
RAI TECHE
AAMOD ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO
ARCHIVIO LOTTE FIAT PIETRO PEROTTI
ARCHIVIO NAZIONALE CINEMA IMPRES
CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA
CRICD FILMOTECA REGIONALE SICILIANA
TELESUD TRAPANI
FERROVIE DELLO STATO ITALIANE SPA
GUARDIA DI FINANZA
PAOLO MICAI
LUIGI PEROLLO
LEONARDO TIBERI
RADIO RADICALE
REPUBBLICA TV

prodotto da FELICE FARINA, EDOARDO RUMOLO
una produzione NINA FILM
realizzata con il sostegno di FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE
con il contributo di MIBACT– DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA
una distribuzione ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ

2014, Italia
87’, colore, 1:2,35

Personaggi e interpreti
Salvo FRANCESCO PANNOFINO
Giorgio ROBERTO CITRAN
Luca CARLO GIUSEPPE GABARDINI

Il libro da cui è nata l’idea del film l’ho comprato appena uscito, citato in un’ennesima serata di discussioni sull’anomalia politica berlusconiana. Le perplessità si stavano facendo universali, così come la sensazione di un cambiamento ormai irrimediabile; molti riflettevano su cosa fosse successo. Il bisogno di raccontare in qualche modo il Paese si è condensato d’istinto nelle emozioni della lettura, nel racconto di trent’anni di turbinosi cambiamenti che cercano di rispondere alla domanda che i due protagonisti si pongono all’inizio del film: “come siamo finiti così?”. Un arco di tempo così denso di fatti importanti non si può raccontare nel tempo di un film: questo era l’ostacolo da superare. Ho tradito le forme del documentario con un esperimento, inseguendo la memoria di un film amato, che è Hiroshima mon amour di Resnais: quel modo di legare i frammenti di repertorio allo svolgersi di un racconto presente, quel fonderli in una sola cosa sincronizzando le emozioni della Storia a quelle dell’azione scenica. Il risultato è indefinito, come indefinito è l’oceano di ombre e luci della memoria. Durante il montaggio abbiamo scelto di affidarci sempre più a questo movimento, evitando di attribuire ai personaggi ricordi o evocazioni, e ricercando invece le emozioni possibili perché fossero queste ultime a rivelare il racconto. Felice Farina

Una nota di Enrico Deaglio
Io mi sento onorato da questo film, in particolare perché sono l’autore del libro da cui è tratto. “Patria” lo scrissi in un anno, chiuso in casa con milioni di sigarette, e il conforto di Andrea Gentile a scrivere le note, a trovare le fonti, a dare gli spunti essenziali. Il titolo era imponente e provocatorio – Patria – e aveva l’ambizione di parlare di quello che era successo all’Italia negli ultimi trent’anni.
Il testo era una collezione di notizie, fatti, discorsi, statistiche, con la trovata di metterli tutti al tempo presente, come si fa nei film. “Un tipo entra in un bar… Un ragazzo entra con una borsa in una stazione affollata … Un banchiere vede entrare nella sua stanza d’albergo a Londra due strane figure e poi non ricorda più niente … Un giudice a Palermo parla dell’amore per la sua città, nel suo ultimo discorso pubblico prima di saltare in aria….”. L’Italia (la patria, il paese più bello del mondo, oppure ‘sto cazzo di posto in cui viviamo e che non cambierà mai’, a seconda degli stati d’animo) è stata tutto questo e mi era venuto in mente di avvertire il lettore: “è come un film di carta”, però non è come quei film americani dove c’è un po’ di kiss kiss e un po’ di bang bang. Qui c’è troppo bang bang, troppa violenza, troppa disperazione. Ed è anche un po’ l’eco delle parole di Primo Levi, “racconteremo ma non saremo creduti”.
Io non avevo la più pallida idea però di come tutto questo potesse diventare un film. È come fare un film da un dizionario o da una guida del telefono. Oppure bisognerebbe avere grandissimi mezzi e attori, locations, costumi, comparse, budget illimitati e trasformare tutta l’Italia in un teatro, far rivivere Aldo Moro e i ragazzi che lo uccisero, le masse degli operai licenziati dalla Fiat, le migliaia di morti ammazzati di Palermo. E come si fa? Sarebbe come in quel raccontino di Borges in cui si sviluppa talmente l’arte della cartografia, che la mappa di una regione copre una provincia; sarebbe come in quell’altro racconto di Borges dove un uomo dalla memoria prodigiosa ci mette un giorno intero a ricostruire il giorno precedente….
Io mi ero limitato a dare un clima generale, di quello che era successo in Italia e lo avevo preso da un altro libro disperato, il “Sotto il vulcano” di Malcolm Lowry, dove il protagonista entra in un giardino dove ci sono oggetti di lavoro che gli sembrano sinistri, appoggiati al muro insieme a un cartello: “Le gusta este jardin? Que es sujo? Evite que sus hijos lo destruyan”. E poi lo scrittore aveva scritto: “parole semplici, parole semplici e terribili… parole che non producevano comunque altra emozione di un sentimento freddo ed incolore, una bianca agonia, un gelo di agonia…”.
Felice Farina ha fatto uno splendido lavoro sulla disperazione italiana – ha fatto un film “popolare italiano”, come non se ne facevano più da parecchio tempo. Altro grande pregio: l’ha fatto con pochi soldi.
Mi piace quella torre paurosa e monumentale, con la mia città sotto. Salire in alto per guardare, come fanno i suicidi; com’è l’ultima visione degli impiccati.
Mi piace molto la sceneggiatura, i dialoghi, le facce degli attori. Mi piace che la sceneggiatura sia stata scritta da una giovane donna serba. Il montaggio di Esmeralda Calabria è strepitoso. Perché “strepitoso”? Perché ha rotto la barriera tra fiction e repertorio, trasformando la realtà in un sogno e gli avvenimenti reali come quelle immagini che nei sogni veri appaiono come oggetti che risalgono in superficie o poi riscendono come nei gorghi, senza svelarsi completamente, oppure solo per poco tempo, senza parole, nel silenzio. Il film è onirico, le immagini fluttuano, ripetendo l’esperienza che tutto il mondo ha avuto: stare per giorni, per settimane, per mesi di fronte alla televisione a vedere l’aereo che entra nella torre, e poi il secondo, e poi la nuvola di terra, e poi gli uomini e le donne che cadono dalle finestre, e poi di nuovo l’aereo, in un loop continuo, senza audio, ipnotizzante; il film è il sogno della nostra storia, visto dall’alto. Comunica vertigini.
Per fortuna i nostri tre compagni di strada, di vita, di stabilimento, alla fine non muoiono.

Felice Farina
Felice Farina è nato e vive a Roma. Si è occupato di cinema d'animazione, effetti speciali, multivisione, e continua a coltivare la passione per l’elaborazione dell’immagine praticandola personalmente su basi digitali.
Inizia l'attività di regista con alcuni cortometraggi e documentari industriali; tra l’80 e il 90 realizza e cura alcuni programmi per RaiDue e RaiTre. E’ tornato di recente al documentario con una società di produzione indipendente, la NinaFilm, con cui ha realizzato per Geo&Geo (RaiTre) diversi documentari e alcuni lavori su arte e architettura, tra cui “Costruttori di macchine” sugli artisti cinetici, e “Mounds of mud” su Paolo Soleri e la sua architettura utopistica.
Il suo primo lungometraggio, Sembra morto… ma è solo svenuto è del 1986. Interpretato da Sergio Castellitto e Marina Confalone, è stato presentato alla Settimana della Critica di Venezia. Seguono nell’87 Sposi (prod. Duea/distr. Medusa), film a episodi con P. Avati e altri, e Affetti Speciali (prod. Tip/distr. Mikado) con I Gemelli Ruggeri e Sabina Guzzanti. Nel 1990 gira Condominio (prod./ distr. IIF) con Ottavia Piccolo, Ciccio Ingrassia, Roberto Citran e altri; nel ‘92 Ultimo Respiro (prod. Clemi/distr. CDI) e nel ‘96 Bidoni (prod. Compact/distr.Luce) con Angela Finocchiaro e Daniele Liotti. Nel 2008 realizza La Fisica dell’acqua con Paola Cortellesi, Stefano Dionisi e Claudio Amendola.
Ha realizzato inoltre alcuni film e serie per la tv: Felipe ha gli occhi azzurri (1992, Raiuno) con Silvio Orlando, Il caso Bozano (1997, Raiuno) con Giorgio Tirabassi e Lorenza Indovina, Oscar per due (1998, Raiuno) con Claudio Bisio e Amanda Sandrelli, la serie Nebbia in Valpadana (2000, Raiuno) con Cochi e Renato.

Gli Interpreti
Francesco Pannofino

Nato in Liguria da genitori pugliesi, durante l'adolescenza scopre il suo estro comico lavorando come animatore nelle feste e negli stessi anni inizia a calcare i palcoscenici teatrali insieme a piccole compagnie di attori non professionisti. A neanche vent'anni si trasferisce a Roma per frequentare l'università e per caso il 16 marzo 1978 si ritrova a passare per via Mario Fani nel momento del sequestro di Aldo Moro, diventando suo malgrado uno dei testimoni oculari della strage. Si avvicina alla radio e al doppiaggio, prestando la sua voce agli eroi dei film d'azione, da Damon Wayans a JeanClaude Van Damme. Non rinuncia però al sogno di diventare un attore e, dopo aver militato per una stagione al Teatro Stabile di Trieste, entra a far parte della compagnia di Antonella Steni e nel corso degli anni Ottanta ottiene successo in teatro in coppia con Gigi Angelillo, anche lui doppiatore. All'inizio degli anni Novanta doppia Tom Hanks in Forrest Gump e Denzel Washington in Philadelphia, diventando uno dei doppiatori italiani più famosi e prestando la propria voce a George Clooney, Kevin Spacey e Antonio Banderas. Ma è proprio alla metà del decennio che anche il cinema e la televisione si accorgono di lui.
Nel 1995 Luciano De Crescenzo lo chiama a interpretare un piccolo ruolo in Croce e delizia, mentre tre anni dopo è sul set di Così è la vita. Recita in alcune tra le serie televisive più seguite del momento come Carabinieri e La squadra. Negli anni Duemila il suo volto inizia a essere noto al grande pubblico: è il 'Riccetto' in Fatti della banda della Magliana di Daniele Costantini, Garofano, il poliziotto ossessionato dalle telefonate della moglie, in Notturno bus di Davide Marengo, e il Gatto della fiction Pinocchio targata Lux Vide. Il successo vero e proprio però arriva con il ruolo del regista René Ferretti nelle tre stagioni della sitcom Boris, che nel 2010 trova la via del grande schermo.

Roberto Citran
Inizia la sua carriera artistica nel 1979 come attore comico partecipando a numerose trasmissioni televisive. La sua carriera cinematografica è legata a Carlo Mazzacurati col quale gira sette film. Lavora con Ricky Tognazzi, Francesco Rosi, Francesca Archibugi, Giacomo Campiotti, Renato De Maria, Davide Marengo, Marco Pontecorvo, Andrea Segre e molti altri. È nel cast de Il mandolino del Capitano Corelli, regia di J. Madden, La storia di Moab e Le valige di Tulse Luper regia di Peter Greenaway, Hotel Rwanda, diretto da Terry George. In teatro lavora con Brachetti, Paolo Virzì, Daniele Luchetti.
Diversi i suoi monologhi tra cui Sentieri sotto la neve di Mario Rigoni Stern, Nel nome del Padre di Claudio Fava e Ciao Nudo racconti di infanzia tratto dall’omonimo libro pubblicato dalla Gallucci edizioni. Come regista ha realizzato i documentari Stranieri in patria, vincitore del Premio Libero Bizzarri nel 2007, e Viaggio nel bullismo, presentato al Festival di Roma nel 2011.

Carlo Giuseppe Gabardini
Attore e autore, scrive e recita per teatro, cinema, tv e radio. Ha scritto spettacoli per Paolo Rossi, Sabina Guzzanti, Maurizio Crozza, Enrico Bertolino, Walter Leonardi. È sceneggiatore del cortometraggio In tram che ha vinto il NICE festival di NewYork, e del cortometraggio 1937, in concorso a Venezia nel 2008. È tra i fondatori del MilanoFilmFestival. È attore e autore di Camera Café, Piloti, Divano Football Club; ha recitato in Polpettone di Elena Vandoni, L’uomo della carità di Alessandro di Robilant, Si può fare di Giulio Manfredonia, Il pretore di Giulio Base. Il sabato e la domenica mattina è in onda su Radio24. Dopo aver scritto una lettera aperta a La Repubblica Non sentiamoci in colpa, si può essere gay e felici, pubblicata il 31 ottobre 2013, ha realizzato il video La marmellata e la Nutella: ci si innamora di chi ci si innamora, inaugurando il suo canale youtube dove continua anche la sua lotta in difesa dei diritti omosessuali.
Documento inserito il: 19/02/2015

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