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Dopo cento anni dalla Rivoluzione Bolscevica (parte 1) [ di Daniela Asaro Romanoff ]

Storia di una rivoluzione organizzata da nuovi ordini mondiali, la Russia e i Romanov meritano onestà storica
Il primo Romanov veniva dal Monastero Ipatiev, l'ultimo Romanov fu ucciso a villa Ipatiev, non accadde per caso, gli strateghi di certi accadimenti amano i rituali.
Quando si parla degli ultimi Romanov, la gente li abbina inevitabilmente alla rivoluzione bolscevica e siccome la 'campagna pubblicitaria', che ha accompagnato la rivoluzione, è sempre stata molto efficace, sin dai primi anni del Novecento, le persone son portate a pensare che i Romanov fossero oppressori e i bolscevichi dei giusti difensori dell'equità sociale, così non fu. Forse pochi sanno che in Russia non ci fu mai la schiavitù, come purtroppo in tanti altri Paesi del mondo. In Russia c'era il servaggio, che si era inasprito durante il periodo in cui governò Boris Gudonov. Un grosso errore di Pietro, proprio Pietro Romanov il Grande, lo zar più amato dai sovietici, fu la legalizzazione della servitù, e come per tanti altri errori di Pietro, tutto ciò venne fatto per cercare di adeguarsi ai modelli occidentali. Comunque il servo ebbe sempre la sua dignità di essere umano, poteva essere venduto assieme alla terra, ma il 'padrone' non era proprietario della sua vita. Molti Romanov, che succedettero a Pietro, avrebbero voluto governare un popolo in cui tutti gli individui fossero liberi. Per Nicola I, zar integerrimo e considerato autocrate, perché assai poco conosciuto, abolire il servaggio fu sempre una grande priorità, ma si scontrava con gli interessi di troppi ricchi, che lui non amava.
Nicola I, amareggiato, soleva dire:” In questo Paese tutti rubano, tranne me.”
Fu il figlio, Alessandro II, che nel 1861 firmò una Legge per l'emancipazione della servitù. E sempre Alessandro II, nel marzo 1881, annunciò di volere delle riforme e un Parlamento come in altri Paesi europei, ma Alessandro II fu, poco dopo, assassinato. Chi affronta lo studio della rivoluzione bolscevica si ricordi di questo assassinio.
Tra il XVIII secolo e il XIX secolo tanti governi parlamentari nacquero in vari Paesi d'Europa, ma anche in Russia sarebbe potuto nascere un governo parlamentare, qualora Alessandro II non fosse stato ucciso.
Primo Ministro dell'ultimo zar Nicola II fu Pyotr Stolypin, la sua riforma agraria venne poi studiata dai sovietici, anche Stolypin venne assassinato e allora sorge il dubbio che la famosa rivoluzione bolscevica doveva assolutamente scoppiare, anche se i Romanov fossero stati i governanti più liberali di questo mondo.
La rivoluzione bolscevica doveva togliere di mezzo la Russia, che all'epoca della rivoluzione, era la quinta potenza industriale al mondo, l'alta finanza mondiale temeva questa concorrenza.

Riferiamo i fatti che condussero agli anni fatali 1917, 1918.

Il Partito Operaio Socialdemocratico Russo venne fondato in un primo tempo da Georgij Valentinovič Plechanov e Pavel Borisovič Aksel'rod nel 1883 in Svizzera, a quell'epoca era denominato “Emancipazione del Lavoro”, in Svizzera i due rivoluzionari avevano trovato rifugio. Parteciparono alla fondazione anche Lev Grigor'evič Dejč, Vasilij Nikolaevič Ignatov, Vera Zasulič. Con una riunione clandestina a Minsk, il partito venne fondato anche in Russia nel 1898. Il Partito si ispirava al Marxismo. Venne eletto un Comitato centrale e fu pubblicato un Manifesto. Spesso nei saggi storici e negli articoli giornalistici ci sono delle imprecisioni, si riporta la data di fondazione del Partito, 1898, e si citano, in qualità di fondatori, Plechanov e Aksel'rod.
Al II Congresso del partito, che ebbe luogo in due città, a Bruxelles e a Londra, nei mesi di luglio e agosto 1903, ci fu una divisione in due fazioni: i bolscevichi e i menscevichi.
I bolscevichi volevano una rivoluzione guidata da operai e contadini, i menscevichi volevano una Russia più democratica, e tutte le forze sociali avrebbero potuto essere protagoniste di questo cambiamento, senza esclusioni.
I bolscevichi tanto dicevano di detestare l'autoritarismo degli zar, ma loro, fin dagli inizi, presero delle posizioni molto più autoritarie di quelle zariste.

L'organizzazione strettamente gerarchica e centralizzata del loro partito non ammetteva alcuna forma di libertà di pensiero.

E non avrebbe potuto essere diversamente. Sia che ci si trovi d'accordo con la tesi della rivoluzione-complotto del capitalismo, che tanti documenti fatti emergere da storici, scrittori e giornalisti, supportano, sia che si creda fermamente in una rivoluzione comunista del popolo, io non ci credo, ma rispetto chi ci crede ed è coerente, beh, in entrambi i casi il bolscevismo doveva essere autoritario.
Per i bolscevichi il potere zarista andava rovesciato, operai e contadini avrebbero condotto una rivoluzione che li avrebbe portati a governare il loro Paese. Lenin condannava duramente lo spontaneismo, che aveva caratterizzato i russi progressisti, tutto doveva essere controllato … .
“In linea di principio noi non abbiamo mai rinunciato e non possiamo rinunciare al terrorismo” scriveva Lenin in una sua pubblicazione del 1901: “Da che cosa cominciare”.
Ottime davvero le idee di chi voleva governare la Russia!
Lenin nacque nell'aprile del 1870 in una famiglia agiata. In tutte le sue biografie viene scritto che divenne un rivoluzionario comunista quando suo fratello, organizzatore assieme ad altri compagni di un attentato ad Alessandro III, venne impiccato. Il fratello Aleksandr aveva aderito alla Narodnaja volja (Volontà del popolo), un'organizzazione rivoluzionaria nata nel 1879. Ancor prima era nato il movimento Zemlja i Volja, che le autorità russe, giudicandolo pericoloso, repressero nel 1864. Ma il movimento rinacque e poi si divise in due movimenti rivoluzionari: i Narodnaja volja e i Čërnyj peredel, i Čërnyj volevano distribuire ai contadini le terre, dette “terre nere” in russo. A causa di un traditore, ucciso dai rivoluzionari, questi ultimi continuarono a riorganizzarsi in Svizzera. Stupisce la facilità con la quale i rivoluzionari potessero andare all'estero. Il nostro stupore svanisce quando, attraverso libri e documenti, veniamo a conoscenza che i rivoluzionari godevano di grandi favori in altri Paesi, che temendo la grande potenza russa, come abbiamo già detto, volevano eliminarla, creando al suo interno confusione e terrorismo. Pertanto Lenin, Trotskij, Kerenskij e compagni erano davvero dei rivoluzionari con dei precisi ideali comunisti oppure erano semplicemente assoldati dagli stranieri ed erano al loro servizio? Purtroppo erano al servizio degli stranieri, ma siccome tante persone credono tuttora, in buona fede, nel marxismo-leninismo, vogliamo presentare i loro ideali e le loro azioni senza alcuna animosità, ma nel contempo desideriamo far luce sui tanti documenti che hanno portato giornalisti e scrittori a pubblicare molti articoli e libri sui finanziamenti ai rivoluzionari e sui personaggi che sostennero la rivoluzione non certo con ideali comunisti.
Nel 1893, Lenin andò a vivere a San Pietroburgo, venne in contatto con il movimento “Emancipazione del Lavoro” e si impegnò sempre di più in tale movimento, fu arrestato e mandato in esilio, ma si muoveva agevolmente tra partiti e insurrezioni e altrettanto agevolmente se ne andava all'estero. In quel secondo congresso del Partito, nel 1903, tenutosi a Bruxelles e a Londra, Lenin fu determinante per la scissione del partito a causa di forti divergenze con Julij Martov. Nel 1905 incoraggiò la marcia, guidata da Padre Gapon, verso il Palazzo d'Inverno.

Un interessante libro di Aleksandr Solženicyn: “Lenin a Zurigo”, porta alla nostra conoscenza un personaggio assai poco noto, eppure grandissima importanza ebbe nella rivoluzione russa, il suo soprannome era Parvus, il suo nome Aleksander Israel Helphand (1867-1924).
Nella casa di Parvus nacque davvero il giornale di Lenin: l' Iskra e fu quest'uomo arido e senza scrupoli che fornì a Trotskij le idee della Rivoluzione permanente. Fu lui il burattinaio del Soviet di San Pietroburgo del 1905. Altre fonti storiche affermano che il primo Soviet, assemblea composta di lavoratori, si riunì a Ivanovo il 15 maggio 1905.
In un primo tempo l' idea di fondare il giornale Iskra nacque a Pskov, durante una riunione clandesina nel 1900. A quella riunione parteciparono Lenin, Potresov, Martov, Radcenko, Struve, Tugan-Baranovskij, Jakovlev.
L'idea di Lenin era di trasferirsi all'estero e far stampare il giornale in un altro Paese, per poi farlo giungere in Russia.
Lenin si recò a Stoccarda e a Monaco, dove prese accordi con editori e tipografi tedeschi per la stampa del giornale, in luglio Lenin era in Germania, in agosto si stabilì a Zurigo.
A Zurigo suo 'inseparabile compagno' diventerà Parvus. In Svizzera il comunista Lenin, assieme alla moglie Nadja Krupskaja, conduce una vita borghese. Lenin visse anche a Berna, ma amò particolarmente Zurigo, come testimoniano alcune lettere ai suoi familiari.
In quella città svizzera visse in una via estremamente interessante, Lenin abitava al numero 14 della Spieghelgasse e nella stessa via c'era il Cabaret Voltaire, dove prese vita il movimento artistico del Dadaismo, non sappiamo se Lenin frequentasse questo Cabaret, comunque in certe biografie sta scritto che fosse lui stesso un dadaista.
Certo è che i bolscevichi erano una preda ambita per l'alta finanza mondiale, che non ha di sicuro ideali, ma tutto vede nell'ottica del profitto e del lucro. Quindi l'alta finanza, per scopi suoi, voleva che il bolscevismo prendesse il potere in Russia. Secondo alcuni storici, il fine ultimo di chi finanziò la rivoluzione era quello di creare il bolscevismo da una parte e il nazionalsocialismo di Hitler dall'altra, affinché si scatenasse tanto odio da sfociare in una guerra. Le guerre fanno la felicità del mondo finanziario.
Con la costituzione dell'URSS, le banche private hanno continuato sempre di più ad erogare finanziamenti. Si parla di sessantatre miliardi di dollari investiti da banche private americane in URSS. Alcune fonti parlano di circa un migliaio di imprese americane, impegnate nel settore elettrico e ferroviario dell'Unione Sovietica dal 1920 al 1945.
Ritorniamo a Parvus, esso fu una figura chiave dei finanziamenti ai bolscevichi.
Ricordiamo che alcuni studiosi della rivoluzione e della cosiddetta “guerra permanente” la definiscono in questo modo:” Gli oligarchi cercano di impedire in tutti i modi l'affermazione delle sovranità nazionali che si adoperano per il bene delle comunità e si servono di 'guerre permanenti' soprattutto quando devono risolvere problemi finanziari”. E Parvus fu un sostenitore della 'guerra permanente' in Russia, ma non fu il solo.
Parvus, assieme a Jabotinskij, fu molto attivo anche sul fronte balcanico.
Evidenziamo che mentre avevamo queste figure, che anziché costruire, preferivano distruggere per gli scopi finanziari di potenti famiglie ed altri Paesi, in Russia c'erano ministri di grande rilievo come Sergej Jul'evič Witte, che attivò l'industrializzazione, fu lui che volle la costruzione della Transiberiana, affinché anche le zone più lontane e difficilmente raggiungibili della Russia, avessero un miglior collegamento e quindi migliori opportunità.
Ma i rivoluzionari seguivano il loro percorso. Con la marcia di Padre Gapon verso il Palazzo di Inverno si era ottenuta la tanto attesa destabilizzazione. Parvus divenne molto amico di Trotskij e assieme a lui acquistò la Russkaja Gazeta, che ebbe una grande diffusione. A causa di questa diffusione del giornale e altre azioni sovversive, nel dicembre 1905, il soviet di San Pietroburgo finì in prigione, solo Parvus riuscì a restare libero. Se ne andò a Costantinopoli, dove, come giornalista, si occupava della ribellione dei giovani turchi. A Costantinopoli si arricchì non poco, soprattutto con il traffico di armi. Forse pochi sanno che Nicola II Romanov, l'11 febbraio 1905, emanò un decreto per istituire una Commissione, per cercare di capire il malcontento popolare, la Commissione avrebbe dovuto analizzare con meticolosità la causa delle rivolte soprattutto attraverso la partecipazione numerosa degli operai. La Commissione fu denominata Šidlovskij, perché ne fu nominato capo il consigliere di Stato Nikolaj Illiodorovic Šidlovskij. I bolscevichi, o meglio i poteri internazionali interessati alla rivoluzione, fecero fallire sul nascere questa istituzione democratica.

Con lo scoppio della I guerra mondiale, Parvus si occupò di organizzare i finanziamenti per i bolscevichi.
In questo contesto di giochi finanziari, è logico che un ministro come Pyotr Stolypin facesse paura, perché con le sue riforme riduceva i contrasti sociali, che invece dovevano aumentare in Russia, per l'eliminazione del governo zarista, pericoloso concorrente dei padroni dell'alta finanza, essendo la Russia un Paese ricchissimo di materie prime.
I politici dovevano essere dei 'camerieri' per i padroni del mondo, così li definì lo scrittore Ezra Pound: “I camerieri dei banchieri”. E 'cameriere' di sicuro Stolypin non era, e a nessuno dei Romanov piacque il ruolo del 'cameriere', per questo motivo erano così odiati da chi deteneva il potere finanziario. Fossero stati amici di questi subdoli padroni, i Romanov avrebbero conservato il loro ruolo.
Per l'alta finanza mondiale lo strapotere su tutta la società derivò soprattutto da quanto accadde nel 1910. Nel novembre di quell'anno, i maggiori esponenti dell'alta finanza si riunirono in un luogo che avrebbe dovuto rimanere segreto. Il gruppo era guidato dal senatore americano Nelson Aldrich. I giornalisti dell'epoca videro questi uomini partire nella stazione ferroviaria di Hoboken nel New Jersey, ma tutto e tutti erano avvolti dal mistero più fitto. Dopo molti anni si seppe cosa era veramente accaduto in una settimana di novembre del 1910.
In quel periodo c'era nella popolazione statunitense una paura diffusa relativa all'instabilità del sistema monetario nazionale. Nel 1908 il Presidente Roosevelt aveva approvato il disegno di Legge relativo alla “Commissione monetaria nazionale”. Ma le persone che partirono dalla stazione di Hoboken, in un treno blindato con le tende oscuranti, avevano dei progetti che andavano ben al di là di una stabilità monetaria solamente statunitense, i loro piani riguardavano il controllo dei mercati finanziari mondiali, pertanto quei signori stavano diventando i padroni del mondo, i nuovi re, imperatori, zar, che si sarebbero sostituiti ai precedenti. In seguito si seppe che questi uomini erano rimasti in gran segretezza a lavorare nella Jekyll Island, lontani dal resto del mondo. L' Isola apparteneva a dei milionari americani, uno dei quali era il famoso J.P. Morgan. Il gruppo segreto avrebbe dovuto occuparsi della riforma del sistema bancario a vantaggio degli statunitensi ed invece si occuparono soprattutto di organizzare il loro potere economico, e quindi politico, a livello mondiale. Alcuni storici riferiscono che qualcuno pensò di 'conglobare' anche la Russia e i Romanov, ma Nicola II rifiutò di far parte di un governo mondiale, perché non lo riteneva etico. Ricordiamoci che Nicola II fu il primo governante che propose il disarmo mondiale.
A Jekill Island venne costituita quella Banca centrale che agli americani non piaceva, ma, con alcuni inganni, venne imposto un tale sistema.
A sei anni dalla riunione di Jekill Island, un giornalista americano, Bertie Charles Forbes, riuscì a pubblicare degli articoli giornalistici dai quali emergeva tutta la losca verità, Forbes fondò la rivista economico-finanziaria, che ancora oggi porta il suo nome. Purtroppo la 'pubblicità mediatica' dei potenti uomini d'affari riuscì ad oscurare in parte la verità emersa e solo dopo parecchi anni si riuscì a comprenderla, ma perfino tuttora certe realtà, pur essendo evidentissime, sono poco note … chissà perchè … .
Una domanda sorge spontanea:” A Jekill Island si stava organizzando un super potere mondiale per opprimere il mondo intero (quante guerre, guerriglie, carneficine volute dai signori dell'alta finanza) e i Romanov, che cercavano di governare senza sotterfugi, vengono giudicati oppressori? E consideriamo che hanno avuto una diffamazione incredibile … una diffamazione ben organizzata … che perdura anche ai giorni nostri.”
Documento inserito il: 09/03/2017
  • TAG: romanov, russia, zarismo, rivoluzione bolscevica, menscevichi, pyotr stolypin

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