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I grandi incrociatori classe ALASKA

di Ruggero Stanglini

Fra le maggiori potenze navali, gli Stati Uniti furono gli ultimi ad interrompere la vacanza nella costruzione di grandi unità da battaglia, seguita agli accordi di Washington del 1922 e di Londra del 1930. Quando infatti, nel corso dell'anno fiscale 1937/38, furono approvate ed impostate le prime due "trentacinquemila" americane (NORTH CAROLINA e WASHINGTON), tutte le altre grandi potenze avevano già nuove corazzate sugli scali, o in stadi di costruzione ancor più avanzati: ben cinque la Gran Bretagna e due ciascuna Italia, Francia, Germania e Giappone.
Per evitare pericolosi ritardi in un'epoca in cui la consistenza di una flotta veniva ancora valutata in base al numero delle navi da battaglia che erano in grado di allineare, e mentre in Europa la tensione si acuiva portando a presagire il peggio, furono approvate per l'anno fiscale 1938/39 altre quattro corazzate (classe SOUTH DAKOTA), armate come le precedenti col 406 mm, massimo calibro consentito dai trattati in vigore.
Frattanto, ad occidente scoppiava la guerra. Sotto la pressione di avvenimenti cui il Paese non sarebbe restato a lungo estraneo, e di fronte alla prevedibile necessità di un impegno navale nelle acque di almeno due oceani, il Congresso approvò nel giugno e nel dicembre del 1940 due provvedimenti straordinari, relativi al potenziamento (ma meglio sarebbe dire al "raddoppio") dell'US Navy.
Col secondo di questi, ratificato il 9 dicembre, veniva autorizzata la costruzione (accanto a 17 navi da battaglia, 48 incrociatori di vari tipi, 13 portaerei ed un adeguato numero di navi di scorta e subacquee) dei sei "incrociatori da battaglia" della classe Alaska.
Riservandoci di dare più oltre la ragione delle virgolette fra cui è incorniciata la categoria delle unità, è necessario rilevare subito che, più che a reali necessità operative della flotta americana (che nello stesso periodo cominciava a ricevere ed allestire un buon numero di navi da battaglia veloci), l'inclusione degli ALASKA nel secondo programma del 1940 deve essere attribuita a fattori psicologici, e al timore di iniziative avversarie.
In quei mesi destavano infatti sensazione, grazie anche al rilievo loro accordato dalla stampa, le scorrerie delle unità tedesche (spesso genericamente identificate come corazzate tascabili) contro il traffico mercantile britannico ed alleato, sui mari di mezzo mondo.
Si ingigantiva di riflesso il timore che anche i Giapponesi, alla ricerca, in un futuro conflitto, di facili successi contro le estese linee di comunicazione americane del Pacifico, adottassero sistemi analoghi, mettendo in cantiere unità del tipo "tascabile" tedesco.
Le solite fonti bene informate giungevano addirittura, facilitate in questo dalla grande segretezza che avvolgeva da alcuni anni le costruzioni navali nipponiche, a fissare dati e caratteristiche di queste ipotetiche navi: dislocamento 17.000 tonn. (ben lungi dal vero, come vedremo!), cannoni del calibro di 305 mm.
Fu quindi per premunirsi contro un fantomatico gruppo di mini corazzate della sponda opposta del Pacifico, opponendogli un nucleo di unità di caratteristiche superiori, che furono approvati gli ALASKA: sei unità da 27.500 tonn., armate con nove pezzi da 305 mm di nuova concezione, e in grado di sviluppare la velocità, veramente elevata, di 33 nodi. Naturalmente non si deve vedere in questo atteggiamento degli estensori dei programmi navali americani una prova di leggerezza o di faciloneria, nel senso che 450 milioni di dollari (a tanto ammontava il costo delle sei navi) venissero buttati lì solo per paura di iniziative avversarie, provate da informazioni più o meno attendibili.
Gli ALASKA, ina volta completati, ebbero una loro funzione anche senza mai scontrarsi con gli avversari cui erano destinati; ed in ogni caso la potenza economica ed industriale statunitense era tale da consentire anche l'adozione di criteri prudenziali. Sta di fatto che, anche se nel 1940 i Giapponesi avevano allo studio il problema di un "incrociatore maggiorato", non di meno essi si fecero precedere dagli Americani all'atto della realizzazione: cosicché la medicina fu studiata e pronta prima che il male si fosse manifestato.
Il concetto di usare navi militari per la lotta al traffico mercantile avversario, messo largamente in pratica dai Tedeschi, era invece estraneo alla mentalità giapponese, che le voleva impiegare esclusivamente contro le unità militari nemiche: fatto del resto provato dal criterio secondo cui furono sempre adoperati i pur numerosi sommergibili nipponici nel corso di tutto il conflitto, e anche dalla mancanza di qualsiasi crociera di unità di superficie contro le linee di comunicazione americane. E i bersagli certo non sarebbero mancati: basta pensare solo al traffico con l'Unione Sovietica, il cui strangolamento avrebbe fatto molto comodo ai due partners europei del Tripartito.
La Marina Imperiale non incluse pertanto alcuna corazzata tascabile - né unità analoghe - nei programmi di costruzione prebellici, né nel programma di costruzioni di guerra per il 1941. Qualcosa era bensì allo studio, dall'estate 1940: veniva valutato un nuovo pezzo d'artiglieria da 310 mm per impiego navale, e veniva portato avanti servendosi anche di modelli, il progetto di un incrociatore di tipo "super-A" (per "tipo A" intendendosi l'incrociatore pesante armato col 203 mm), destinato ad esserne armato: ma sul piano concreto nulla era ancora deciso, né probabilmente, senza gli ALASKA, lo sarebbe stato mai. Se quindi, nel dicembre 1940, i Giapponesi avessero potuto conoscere le ragioni che stavano alla base delle costruzioni americane, i più sorpresi sarebbero stati proprio loro!
E furono loro ad essere successivamente "costretti", una volta conosciute nel 1941 le caratteristiche di massima delle unità statunitensi, ad inserire nel V° programma di costruzioni navali (per il 1942/43) due incrociatori da battaglia, modificati rispetto alle intenzioni originarie in modo da avere caratteristiche superiori a quelle delle navi americane. (In particolare, come vedremo, veniva deciso l'aumento del calibro massimo imbarcato da 310 a 356 mm).
In conclusione, non senza ironia si può rilevare che si giunse sul punto di determinare, negli opposti schieramenti, la costruzione di oltre duecentomila tonnellate di naviglio di un tipo che nessuno dei due contendenti aveva in realtà né intenzione né interesse a sviluppare.: con quali ragioni si é appena visto.
Come le unità giapponesi, nemmeno quelle americane venivano definite "incrociatori da battaglia", pur avendone di fatto le caratteristiche essenziali, cioè armamento pesante ed alta velocità, il tutto a spese, entro certi limiti, della protezione. La designazione ufficiale era, nel caso americano "large cruiser", cioè, pressappoco "grandi incrociatori": e veniva pienamente giustificata dalle analogie che, al di la del calibro principale imbarcato, esistevano tra la classe ALASKA ed il tipo di incrociatore pesante allora in costruzione per la US Navy.
Ad un esame anche superficiale emergono subito, fra gli ALASKA e gli OREGON CITY, i ST.PAUL ed i BALTIMORE, numerosi punti di contatto: nella forma dello scafo; nella poppa, con la caratteristica sistemazione di due piazzole per l'artiglieria contraerea; nella disposizione dell'artiglieria principale (tre torri trinate assiali)e dei complessi binati da 127/38. Inoltre, anche la sistemazione delle catapulte per gli aerei imbarcati, a mezza nave, si stacca dalla sistemazione standard delle navi da battaglia, sulle quali esse venivano disposte sempre all'estrema poppa, o al massimo sul cielo della torre sopraelevata posteriore di grosso calibro.
C'é anche da notare che, a differenza di quanto avveniva nelle classi di incrociatori pesanti prima nominate, e condotti di evacuazione del fumo sono riuniti negli ALASKA in una sola grande struttura a mezza nave: soluzione questa, di unire i due preesistenti fumaioli, che verrà trasferita anche sugli incrociatori pesanti successivi.
La Marina degli Stati Uniti non annoverò quindi mai ufficialmente, nei propri ranghi, degli incrociatori da battaglia. Gli unici "battle cruiser" veramente tali furono infatti i sei della classe LEXINGTON (designati da CC 1 a CC 6), impostati tra il 1920 ed il 1921, e bloccati poi sugli scali, a diversi stadi di costruzione, dal TRATTATO di WASHINGTON dell'8 febbraio 1922.
Com'é noto, dai due scafi più avanzati vennero poi ricavate, piuttosto che avviarli alla demolizione come fu per gli altri, le due portaerei LEXINGTON (CV 2) e SARATOGA (CV 3). La distinzione, se si vuole anche solo formale, fra "battle cruiser" e "large cruiser" risulta anche dal sistema di classificazione che, mentre prevedeva le lettere "CC" per i sei LEXINGTON, assegnava le lettere "CB" (seguite dal numero progressivo) alle sei unità classe ALASKA.
Per rendersi meglio conto della differenza che corre fra una nave ed un incrociatore da battaglia, in relazione soprattutto ai valori raggiunti dalla protezione, sembra utile a questo punto un confronto fra gli ALASKA e le uniche altre due unità che, entro precisi limiti d'età, armamento e dislocamento, possono essere considerate loro simili: le tedesche SCHARNHORST e GNEISENAU (designate spesso anche queste, specie nella letteratura anglosassone, come incrociatori da battaglia, benché il termine usato in lingua tedesca sia Schlachtschiffe, e quindi navi da battaglia.
Lo spessore massimo della protezione verticale (dato di per sé già molto significativo, anche se può venir leggermente alterato da alcuni accorgimenti come una disposizione inclinata della fascia corazzata), che raggiunse sulle SCHARNHORST il valore veramente elevato di 350 mm, scendeva sugli ALASKA a 229 mm: ed era ulteriormente scalfito dalla rastremazione della cintura verso il basso, fino a 127 mm.
La protezione orizzontale si articolava, sulle unità americane, su due ponti corazzati: il superiore di 37 mm, l'inferiore di spessore variabile fra i 71 ed i 95 mm; sulle unità tedesche, il ponte superiore era di 50 mm e quello sottostante si ingrossava dai 50 mm della zona centrale, ai 105 mm in corrispondenza alle fasce laterali.
Valori mediamente maggiori mostravano le due SCHARNHORST anche in corrispondenza alle torri di grosso calibro, che, nonostante fossero armate di pezzi da 280 mm, contro i 305 mm delle americane, erano difese frontalmente da una corazza di 360 mm (contro 325), di 200 (contro 152 mm) letteralmente, e di 150 (contro 127 mm) sul cielo. Il discorso si estende alle barbette delle stesse torri, anche se qui il margine si riduce a 350 contro 330 mm.
Emerge quindi chiaramente dalla maggior attenzione dedicata alle capacità difensive rispetto alle altre componenti offensive della nave di linea, il criterio che porta a classificare le SCHARNHORST come navi e gli ALASKA come incrociatori da battaglia, nonostante che gli aspetti comuni siano rilevanti.
Un'altra prerogativa dell'incrociatore da battaglia è sempre stata la sua alta velocità, che raggiunse negli ALASKA i 33 nodi, valore cui peraltro tendevano, fino a raggiungerlo con le quattro classe IOWA, anche le "corazzate veloci" della nuova generazione.
Questa dote permise alle due unità completate prima della fine della guerra, ALASKA e GUAM, di essere impiegate in missioni di scorta ai raids di portaerei veloci (del tipo ESSEX, capaci anch'esse di toccare i 33 nodi) contro gli ultimi centri di resistenza nel territorio metropolitano giapponese e ad OKINAWA. L'apparato motore, in grado di erogare 150.000 HP su quattro assi, constava di quattro turboriduttori General electric, alimentati da otto caldaie Babcock a nafta.
I timoni, disposti parallelamente all'asse della nave e affiancati, erano due; il relativo locale di comando, situato nella zona poppiera, era dotato di una protezione particolarmente curata (verticale 269 mm, orizzontale 102 mm), in considerazione della sua delicatezza ed importanza vitale. L'armamento principale consisteva in nove pezzi da 305 mm, lunghi 50 calibri, in grado di sparare un proiettile del peso di 500 Kg alla distanza di circa 33 Km e mezzo, in corrispondenza ad un alzo massimo di 45 gradi. L'arma, di prestazioni completamente diverse dai vecchi 305 mm in uso agli inizi del secolo, era stata sviluppata di recente (attorno al 1940) appositamente per gli ALASKA. La componente contraerea poggiava su 12 pezzi da 127/38 mm, in sei torri binate del peso di 30 tonnellate ciascuna, sistemate due per lato, e due assialmente in posizione sopraelevata rispetto alle torri di grosso calibro. La costruzione di questo ottimo pezzo, che costituì l'armamento standard antiaereo e antinave di medio calibro a bordo di tutte le unità belliche americane, dalla corazzata al cacciatorpediniere, risale al 1935. Le sue caratteristiche principali erano una cadenza di tiro di 15 colpi al minuto, una gittata orizzontale massima di 16 Km, e verticale di oltre 11.000 metri. Il peso del proiettile era di 24,5 Kg, e la velocità iniziale di 790 m/sec.
A questi 12 pezzi da 127/38 mm, si aggiungevano altri 56 pezzi da 40/56 mm Bofors, raggruppati in 14 complessi quadrinati. Ogni arma era in grado di sparare 150 colpi al minuto, con una velocità di 830 m/sec, ad una distanza variabile dai 10.000 m orizzontale, ai 5.600 verticale; l'elevazione massima era di 80 gradi; il peso del proiettile, 890 gr. Infine, un'altra trentina di mitragliatrici pesanti da 20 mm era disposta, ancora in funzione antiaerea, lungo le fiancate delle navi: come si può facilmente immaginare, il volume di fuoco sviluppabile era impressionante.
In un hangar situato alla base del torrione, davanti e di lato alle due catapulte, trovavano posto i quattro aerei in dotazione alle unità: si trattava di idrovolanti del tipo Vought OS2U KINGFISHER, non molto veloci, ma dotati di una grande autonomia. Tra i loro compiti, la ricognizione a largo raggio, la direzione del fuoco delle artiglierie, la sorveglianza della zona di mare in cui operava l'unità, anche con funzioni antisommergibili. La colorazione era caratteristica degli aerei destinati all'impiego sul mare, col dorso azzurro ed il ventre bianco latte.
A questo proposito, vale osservare che anche per le navi vennero adottati in tempo di operazioni, degli schemi di mimetizzazione a grandi superfici, allo scopo di rendere più difficoltosa l'identificazione o di portare comunque il nemico a valutazioni errate di velocità, dimensioni etc. Le tonalità di colore usate erano tre, da un grigio chiarissimo ad uno quasi nero.
La dotazione elettronica verteva su una grande antenna radar del tipo SK, montata sul tripode dietro il torrione, e su due impianti per la direzione del tiro dell'artiglieria; per lo stesso scopo, oltre a quelli sistemati in ciascuna torre di grosso calibro, erano a disposizione anche due grandi strumenti ottici, collocati alla sommità del torrione prodiero e della struttura cilindrica dietro il fumaiolo. Vanno segnalate anche le due braccia metalliche (dotate di fori di alleggerimento)che si alzano da quest'ultimo, e che a loro volta sorreggono delle antenne. Si tratta di un primo, anche se timido passo, verso quelle strutture integrate albero fumaiolo (macks) che oggi sono comunissime su tutte le più moderne unità.
Resta ora da dire qualcosa sulle vicende delle sei unità inizialmente previste. Per tre di esse, quando nel 1943 fu chiaro che il Giappone non stava affatto costruendo incrociatori da battaglia come si era temuto, il contratto di costruzione fu rescisso prima ancora dell'impostazione: i nomi che essi dovevano ricevere erano PHILIPPINES (CB 4), PUERTO RICO (CB 5) e SAMOA (CB 6). Le altre invece furono impostate (una all'anno a partire dal 1941), e due completate prima dell'armistizio con il Giappone: l'ALASKA (CB 1) e il GUAM (CB 2). Più movimentata fu la sorte dell'ultima unità, il CB 3 HAWAII. Impostato il 20 dicembre 1943, fu varato il 15 marzo 1945, prima della fine del conflitto. In agosto, il suo stato di allestimento era pertanto molto avanzato, tanto che, anche accertata l'inutilità di completarlo come "large cruiser", fu studiata la possibilità di convertirlo a qualche altro impiego, anziché avviarlo alla demolizione. Dapprima si pensò di ricavare una nave lanciamissili, e a questo scopo lo scafo fu tradotto da Camden, dove si trovava ai lavori, a Philadelphia: ma non se ne fece niente e tutto rimase fermo.
Frattanto (siamo nel 1952)veniva completato e valutato , nella sua nuova veste di "command ship" l'incrociatore (ex CA 125 della classe OREGON CITY) NORTHAMPTON. Sbarcato tutto l'armamento, ad eccezione di 2 pezzi da 127 mm, questa nave era stata dotata ampie sistemazione per poter accogliere, in caso di ostilità, stati maggiori e personale addetto alle comunicazioni, in modo da poter fungere da sede di una specie di quartier generale mobile della flotta. Se si fossero raggiunti risultati positivi, si pensava di poter adibire alla stessa funzione anche l'HAWAII, opportunamente convertito: in vista della sua nuova funzione, esso venne addirittura classificato CBC 1.
Questa non fu tuttavia la sua sorte, poiché la trasformazione risultò certamente molto onerosa: anche il NORTHAMPTON, del resto, è rimasto quasi unico nel suo genere.
Quindi, il 9 settembre 1954, l'HAWAII riprese la sigla originaria CB 3, essendo caduta ogni prospettiva di reimpiego; ed infine, precedendo sulla via le due unità gemelle, fu radiato nel giugno del 1958, per essere successivamente ceduto per la demolizione. Né pagine più gloriose scrissero le due unità completate, impiegate da gennaio-marzo del 1945 (al termine del periodo addestrativo) fino alla fine delle ostilità in operazioni di scorta e di appoggio ad operazioni anfibie (l'ALASKA fu ad Iwo Jima e ad Okinawa): del resto, a quei tempi la flotta giapponese aveva praticamente cessato di esistere, ed in ogni caso già da tempo la parola risolutiva era passata, negli scontri, dal cannone di grosso calibro all'aviazione imbarcata. Dal 1947 entrambe le unità furono poste i9n posizione di riserva a Bayonne nel New Jersey., sulla costa atlantica; furono successivamente radiate e demolite negli anni 1960/'61.
Infine, qualche maggior dettaglio sulle due unità giapponesi. rimaste nel limbo delle intenzioni, dato che dopo Midway il passo dovette essere ceduto a costruzioni ben più urgenti, in special modo portaerei. L'armamento inizialmente previsto, su un dislocamento standard di 32.000 tonn., era di nove pezzi da 310/50 mm, sedici da 100 mm, otto tubi lanciasiluri da 609 mm e una catapulta con tre aeroplani. Successivamente, come è già stato spiegato, si decise un incremento del calibro principale, sostituendo le tre torri trinate da 310 mm con altrettante armate di pezzi da 360 mm (o, come sembra più probabile, da 356 mm, dato che lo studio e la costruzione di un nuovo pezzo da 360 avrebbe comportato un buon rallentamento dei lavori, mentre torri binate da 356 si sarebbero rese disponibili con la trasformazione delle ISE in corazzate-portaerei). Si passava quindi da IX-310 mm a VI-356 mm, ed il progetto, denominato B-64 nella prima stesura, diveniva B-65.
Le unità presentavano una forte rassomiglianza con le classe YAMATO, sia per la disposizione dell'artiglieria principale, che per il caratteristico grande torrione e l'unico fumaiolo inclinato verso poppa. Ne differivano invece per la sistemazione della catapulta e per l'installazione dei lanciasiluri. Quest'ultimo particolare può sembrare anche anacronistico, visto che su tutte le grandi unità ultimate in quegli anni si rinunciava al loro imbarco, viste le probabilità, veramente esigue, di poterne far uso. Non si può tuttavia dimenticare l'eccezionale abilità che, accoppiata alle caratteristiche tecniche superiori dei siluri nipponici, sia in relazione all'autonomia e alla velocità, che al carico bellico, consentì alla Marina Imperiale di conseguire in questo campo dei significativi successi. Piuttosto debole appare anche, tenuto conto dei tempi, la dotazione di artiglieria antiaerea: d'altro canto essa sarebbe stata certamente rinforzata, almeno nei pezzi di minor calibro, all'atto di un eventuale allestimento.
La protezione verticale era affidata ad una cintura corazzata dello spessore di 190 mm inclinata verso l'interno di 20 gradi, in modo da offrire ai proiettili un maggior spessore da penetrare: accorgimento che si riscontra anche sulle YAMATO e, seppure con inclinazione minore, anche sulle italiane VITTORIO VENETO. La protezione orizzontale verteva su un ponte corazzato principale dello spessore di 125 mm. Era prevista l'installazione di quattro turbine su altrettanti assi, alimentate da otto caldaie a nafta Kampon: la potenza erogabile era prevista in circa 160.000 HP con una velocità corrispondente di 33 o 34 nodi. Due i timoni, allineati sull'asse della nave, il posteriore dotato di una maggiore superficie.
Di questi progetti, per le ragioni già viste, non si fece niente. Sarebbe stato del resto assurdo iniziare la costruzione di nuove unità da battaglia, dopo che la già avanzata SHINANO, sullo scalo fin dal maggio 1940, era stata destina ad essere completata portaerei; mentre la quarta unità della classe YAMATO, pronta nel novembre 1941 al 30 per cento, veniva demolita, e le sue parti utilizzate per la costruzione di portaerei e sommergibili.
Stessa sorte, anche se per fattori diversi, toccò a progetti simili di altri Paesi, che intendevano costruire, all'inizio degli anni'40, incrociatori da battaglia: Olanda, Germania, Unione Sovietica. Gli ALASKA restarono quindi, in senso assoluto, gli ultimi incrociatori da battaglia costruiti.
Essi erano superati, come ragion d'essere se non come tecnica, già al momento in cui scendevano in mare, e gli Stati Uniti rendendosene conto, non completarono successivamente alcun'altra unità di linea.
Il ruolo di regina dei mari era passato, come dimostrarono gli eventi bellici, alla portaerei, dopo un lungo e splendido dominio della corazzata. Di questo dominio, gli ALASKA rappresentavano uno degli atti finali: unità simili, stando quanto a portano a prevedere gli indirizzi costruttivi attuali, non se ne realizzeranno più, anche se da più parti si comincia a denunciare la debolezza artiglieresca delle nuove costruzioni.
E quando pure le ultime superstiti dell'epoca delle unità colossali, le quattro IOWA naftalinizzate nella riserva navale americana, saranno avviate alla demolizione, un'era sarà definitivamente chiusa.

Nell'immagine, l'incrociatore da battaglia USS ALASKA.


Articolo apparso sul numero 86 del febbraio 1972 della rivista Interconair Aviazione e Marina.
Documento inserito il: 08/08/2017
  • TAG: us navy, incrociatore battaglia, classe alaska, seconda guerra mondiale, settima flotta

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