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>> Storia Contemporanea > L'Italia del primo dopoguerra

Le elezioni politiche del novembre 1919

A causa dell'insuccesso ottenuto dalla delegazione italiana alla Conferenza di Pace, il Governo presieduto da Orlando si dimise. Il suo successore, Francesco Saverio Nittiinserì nel proprio esecutivo molti ministri dell'area di Giolittisperando in tal modo di poter continuare a sostenere il ruolo di arbitro della politica. Ma la situazione economica dell'Italia era molto grave e l'inflazione erodeva progressivamente le conquiste economiche raggiunte a prezzo di dure lotte dai lavoratori. La politica finanziaria adottata da Nitti per rallentare l'inflazione e risanare il bilancio pubblico non ebbe l'effetto sperato : non convinse gli imprenditori e scatenò l'ira popolare che si tradusse nelle sommosse contro il carovita, che scoppiarono in diverse città della penisola nel mese di Luglio. La crisi dello Stato liberale venne sancita dalla nascita nel gennaio del 1919 del Partito Popolare Italiano, fondato dal sacerdote siciliano Don Luigi Sturzo. Questo partito aggregava tutte le forze cattoliche del Paese presenti in molti strati della popolazione, contendendo ai partiti della destra una buona fetta degli elettori delle classi rurali. La vecchia politica ricevette un forte scossone: fino a quel momento i capi del Governo avevano sempre avuto a che fare con delle correnti, più che con dei partiti veri e propri, per cui era sufficiente contattare un singolo deputato per averne l'appoggio. In questo caso però, il Partito Popolare si presentava strutturato e compatto proprio come un partito moderno: esso era infatti collegato al mondo dei lavoratori per mezzo di un sindacato cattolico, laConfederazione Italiana dei Lavoratori ed era presente in diversi organismi di grande importanza per la vita sociale ed economica del Paese, quali le Casse Rurali e le cooperative, solo per citare le più importanti. In base a ciò non era più possibile stabilire alleanze o prendere decisioni con incontri di corridoio, ma per fare accordi era ora necessario conferire direttamente con la segreteria del nuovo partito. Prima delle elezioni, accadderò due fatti estremamente importanti: il 20 ed il 21 luglio, vi fu uno sciopero generale a sostegno delle repubbliche di Russia e Ungheria e contro l'intervento delle maggiori potenze in quell'area. Doveva trattarsi di un grande sciopero a livello internazionale ma riuscì solo in Italia. A seguito di questo evento, il 7 agosto, il governo presieduto da Nitti richiamò in Patria il corpo di spedizione italiano inviato in Russia. Il secondo grave fatto fu l'occupazione di Fiume avvenuta il 12 settembre e compiuta da un corpo di spedizione composto da volontari e guidato da Gabriele D'Annunzio. A seguito di quell'azione, negli ambienti della destra si pensò che il poeta fosse l'uomo giusto per mettere ordine nella politica italiana. Ma nella realtà quest'impresa servì solo ad entusiasmare qualche nazionalista convinto e una buona parte della gioventù, ma la maggior parte della popolazione era ormai stanca di gesti velleitari; in particolar modo essa non piacque alla media e grande borghesia, che alle azioni clamorose avrebbero preferito più ordine nel Paese e una maggiore stabilità economica e politica. Fu in questo modo che si iniziò a prendere in maggior considerazione la figura di Mussolini, che pur appoggiando dalle colonne del Popolo d'Italia l'impresa di D'Annunzio, non attaccava in modo aperto il governo. Alle elezioni che si tennero a novembre, i Fasci di combattimento, che si presentarono nell'unica lista di Milano, ottennero solo 4.795 voti, contro i 170.000 dei socialisti ed i 64.000 dei popolari della stessa circoscrizione. I partiti tradizionali uscirono sconfitti dalle elezioni perdendo molti seggi. Il risultato più eclatante lo ottenne il Partito Popolare Italiano, che divenne il secondo partito nazionale con il 20,5 % dei voti e 100 deputati. Ai socialisti andò il 32,4% dei voti, il doppio rispetto al risultato ottenuto nella tornata elettorale del 1913. Da queste elezioni risultava chiaro che gli italiani avevano espresso la loro fiducia ai partiti che rappresentavano le posizioni neutraliste.


Nell'immagine, Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano
Documento inserito il: 25/11/2014
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