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>> Storia Contemporanea > Il ventennio fascista

Perdonatemi: non sono fascista ma mi affascina la storia del Duce [ di Osvaldo Toldo ]

Non saprei neanche io spiegarne le motivazioni però sin da bambino sono stato sempre attirato dalla storia del fascismo ed in particolare della biografia di Benito Mussolini: interesse da appassionato di storia in generale però particolarmente attirato dal periodo coinciso con il ventennio di dittatura.
Era un interesse puramente storico, non ancora inquinato o condizionato da idee politiche, e talmente forte che mi ispirò un tema all’esame di terza media abbastanza condiscendente verso la dittatura fascista; ricordo come fosse adesso le facce sbigottite del mio professore d’italiano quando udì la mia ingenua risposta alla sua domanda “Ma cosa ci trovi di così interessante ed affascinante in un periodo così buio della nostra storia ?”.
“Il fascismo seppe mantenere l’ordine in un periodo di profondo caos, durante il fascismo vennero costruite importanti opere pubbliche ed il tenore di vita della popolazione tutto sommato aumentò durante la dittatura”
rispondevo io candido e quasi stupito di fronte allo stupore generale nel tavolo dei professori.
Fu l’ultima volta che scrissi cose di questo tipo; la mia maturazione storica e soprattutto politica cominciò ad aprirmi gli occhi sui disastri operati in quel ventennio.
Cominciai così ad appassionarmi piuttosto alle biografie delle vittime di quel periodo (da Matteotti a Gobetti, da Don Minzoni ai fratelli Rosselli) ed infine a studiarne le drammatiche conseguenze che portarono poi all’inferno della seconda guerra mondiale.
E’ rimasta però in me il profondo interesse storico per questa stagione storica e la mia sete di approfondimento nei confronti della vita del “Duce”, il capirne tutte le sue evoluzioni molto spesso repentine è diventata per me una nuova fonte appassionante di studio.
Molto interessante ad esempio è la figura del Mussolini giovane, socialista e soprattutto giornalista.
Sicuramente il socialismo di Benito Mussolini era un socialismo un po’ strano e molto portato all’individualismo e all’affermazione personale.
Più che la figura del padre, attivista socialista nella sezione di Forlì, e più che gli studi politici ed economici del giovane studente Benito Mussolini, fu la sete di affermazione ed un certo lungimirante senso dell’opportunismo politico a spingere il futuro “duce” verso il partito socialista.
Da sempre insofferente verso ogni logica di prudenza ad avverso a ogni tipo di tatticismo, il giovane Mussolini nei suoi viaggi in Svizzera, in Trentino, e nelle varie città italiane collezionò soprattutto problemi giudiziari e sconfitte personali ma ebbe l’occasione di conoscere influenti personalità e soprattutto affinare il suo ruolo di grande affabulatore di folle soprattutto durante i suoi discorsi pubblici.
Un uomo che sicuramente sapeva arringare le folle ma conosceva anche l’arte dello scrivere efficace e semplice, lo scrivere in maniera diretta che sapeva arrivare direttamente al cuore delle masse.
Interessantissima è la sua escalation nel partito degli anni 1911 e 1912 durante i quali la linea del socialismo classico di Turati e Treves (moderata e collaboratrice con il governo liberale di Giolitti) si scontra con la nuova ondata rivoluzionaria all’interno del partito.
Mussolini diventa direttore dell’”Avanti”, quotidiano socialista che dirige per due anni; questa è la parentesi a mio avviso più affascinante della parabola del futuro duce.
Direttore ma soprattutto efficace giornalista scrive delle memorabili prime pagine scagliandosi di volta in volta contro il nemico di turno; il reazionario borghese, il cattolico, l’imperialista, il moderato in generale diventavano suoi bersagli preferiti di una penna arguta, efficace, semplice e diretta.
Il giornale sotto la sua direzione raddoppiò la tiratura; molti suoi pezzi sono da “antologia della scrittura” confrontati con i pezzi melliflui, anonimi e “politicamente corretti” scritti da molti attuali direttori di giornali di partito e non .
Purtroppo la storia sappiamo come andò a finire; nella seconda metà del 1914, dopo lo scoppio della prima guerra mondiale Mussolini passò da una politica anti-interventista e neutralista ad un appoggio incondizionato della guerra “continuatrice del Risorgimento”.
Venne espulso prima dal giornale poi dal partito socialista; a Novembre cominciò la sua direzione al “Secolo d’Italia”, da lì continuo la sua battaglia interventista sino all’entrata dell’Italia in guerra, il resto è triste storia: i fasci di combattimento, la nascita della dittatura fascista, la catastrofe della seconde guerra mondiale, la fine ingloriosa.

Proletari d'Italia! Accogliete il nostro grido: W lo sciopero generale. Nelle città e nelle campagne verrà su spontanea la risposta alla provocazione. Noi non precorriamo gli avvenimenti, né ci sentiamo autorizzati a tracciarne il corso, ma certamente quali questi possano essere, noi avremo il dovere di secondarli e di fiancheggiarli. Speriamo che con la loro azione i lavoratori italiani sappiano dire che è veramente l'ora di farla finita"

Questo scrisse in prima pagina il direttore Benito Mussolini nel 1914, appoggiando lo sciopero generale proclamato in risposta alle uccisioni, da parte della polizia, di manifestanti socialisti.
Sicuramente riconosciamo in queste parole l’uso di una certa retorica e l’abilità con il quale il futuro “duce” saprà arringare le folle verso ben altri e meno nobili percorsi.
Documento inserito il: 04/01/2015
  • TAG: benito mussolini, duce, storia, ventennio fascista, avanti, socialismo, partito nazionale fascista, ordine, sicurezza, opere pubbliche, vittime antifasciste, grande oratore

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