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Il Cimitero Militare Monumentale “Adriano Lobetti Bodoni” di Santo Stefano di Cadore [ di ]

Prima Guerra Mondiale. Uomini, Soldati, Vittime ed Eroi. I luoghi simbolo della Grande Guerra:
il Cimitero Militare Monumentale “Adriano Lobetti Bodoni” di Santo Stefano di Cadore


Non tutti sanno che... è uno fra i cimiteri di guerra più significativi delle Dolomiti.
E’ la testimonianza che un cimitero può anche essere bello.
Il Cimitero, sobrio ed elegante, è intitolato alla memoria di Adriano Lobetti Bodoni, sottotenente del 92° Reggimento Fanteria, che morì, appena ventenne, sul Monte Roteck (per gli Austroungarici), Monte Rosso (per gli Italiani) il 4 agosto 1915. Per il suo sacrificio fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria.
Nel Cimitero sono sepolti 948 soldati:
831 Italiani
109 Austroungarici
1 Ascaro
1 Boemo
Tutti della Prima Guerra Mondiale, caduti sul Fronte del Comelico e in Alta Val Fiscalina.
4 Italiani della Seconda Guerra Mondiale.
Inoltre vi é stato tumulato un alpino ignoto il cui corpo fu ritrovato da alcuni escursionisti nella zona Croda Rossa – Popera, sul ghiacciaio, nell’estate del 1983 e sepolto in questo cimitero il 13 agosto dello stesso anno, nel corso di una solenne cerimonia alla quale partecipò anche l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. L’alpino fu sepolto nella tomba n. 744: di lui si sapeva solo il numero della piastrina 30995 – 28 e che era originario di Treviso. Nel 1984, grazie alle ricerche effettuate, il soldato fu identificato in Lorenzo Dottor del 7° Reggimento Alpini, di Fregona (Treviso), caduto il 15 agosto 1915 a Forcella Camoscietto.
Riguardo ai resti ritrovati nel 1983 nel Vallon Popera e attribuiti ad un alpino, solamente perché accanto ai resti fu rinvenuto un cappello alpino senza fregio, si precisa che fino a epoca recente l’identità del soldato era rimasta sconosciuta in quanto nessuna piastrina di riconoscimento era stata rinvenuta all’epoca accanto ai resti, ed i pochi oggetti recuperati fino ad oggi, non hanno permesso alcuna possibilità di identificazione. Il soldato citato nell’articolo, tale Dottor Lorenzo di Sebastiano, del 7° reggimento alpini, nato a Fregona (TV) il 18 giugno 1891, da quanto riportato nell’albo d’oro nazionale risulta morto il 15 agosto 1915 sul campo per ferite riportate in combattimento.
Tra l’altro Forcella Camoscetto, citata nell’articolo come luogo di morte si trova sul monte Paterno, ben lontano dal Vallon Popera dove sono stati trovati i resti del soldato ignoto attualmente tumulati nel cimitero militare di santo Stefano del Cadore Lobetti-Bodoni. Solo recentemente il Soldato Ignoto è stato riconosciuto in Carlo Cosi, Sottotenente Medico di Complemento del 24° Reggimento Fanteria, Brigata Como.
Nel 1919 il Sindaco di Santo Stefano di Cadore, Luigi Ianesi, raccolse l’invito delle Autorità Militari di “raccogliere le numerose salme di militari caduti sul campo e sparse per la campagna per darne degna sepoltura nei cimiteri vicini”. Furono anche il cappellano militare don Angelo Arnoldo, “Pré Angelo”, e il padre del sottotenente Lobetti-Bodoni, il Cav. Uff. Alberto Lobetti Bodoni, che vollero onorare degnamente la memoria di tutti i soldati italiani ed austriaci morti in Comelico durante la Grande Guerra: Italiani ed Austriaci che erano stati nemici in vita, ora riposavano finalmente in pace gli uni accanto agli altri. Calabresi, siciliani, piemontesi, veneti, soldati provenienti da tutte le regioni italiane, riposano vicino a tirolesi e bavaresi, come fratelli.
L’Amministrazione Comunale concesse un terreno in località “Baiarde”, alle pendici, del Monte Col, sulla sinistra orografica del fiume Piave per “essere ridotto in sacro recinto nel quale saranno raccolte le salme di militari che sono dispersi su questo territorio”. Qui, poco prima del paese di Santo Stefano, durante la guerra, era stato allestito un piccolo cimitero militare dove ora sorge un capitello.
Si occupò dell’opera pietosa di ricerca e di raccolta delle salme don Angelo Arnoldo, allora parroco nel paesino di Costalissoio, molto conosciuto e amato dai soldati del Fronte del Comelico perché, pur non essendo né arruolato né stipendiato era sempre presente come cappellano militare volontario. All’interno del Cimitero Militare è ricordato da un piccolo monumento con una targa in bronzo.
Nel tempo questa sistemazione sembrò poco adatta sia perché il numero delle tombe era notevole e richiedeva uno spazio maggiore, sia perché si sentiva l’esigenza di onorare più degnamente i Caduti del Fronte del Comelico.
Nel 1921 il Cimitero fu trasferito in località “Colaré”, dove si trova attualmente e dove durante la Prima Guerra Mondiale erano situati gli accampamenti delle retrovie italiane, i Comandi Militari della IV Armata, 10° Divisione, e un ospedale da campo, precisamente il numero 039. Accanto scorre il torrente Padola che nel primo tratto era chiamato “Grenzbach”, cioè “Rio di confine” perché segnava appunto il confine fra il Regno d’Italia e l’Impero austro–ungarico. Nel territorio compreso fra il Monte Quaternà, italiano, e il Monte Roteck, austriaco, si combatterono le fasi più aspre e violente della guerra sul Fronte del Comelico.
Originariamente le croci erano in legno.
Nel 1921 furono sepolte tutte le salme dei militari esumati sul fronte o nei cimiteri militari del Comelico.
La prima manifestazione solenne avvenne il 4 novembre 1921.
La manutenzione e la custodia del cimitero militare furono affidate al mutilato di guerra Isidoro Zandonella per 50 lire mensili.
Il 17 agosto 1922 fu inaugurato il monumento – ossario che fu collocato al centro del Cimitero Militare, voluto e donato dal Cav. Uff. Alberto Lobetti Bodoni che, inoltre, chiese ed ottenne dal Ministero della Guerra “di poter dedicare un ricordo marmoreo ad ogni salma inumata nel Cimitero” che così assunse il carattere di “Cimitero Monumentale di Guerra”.
Nel monumento – ossario fu calato un triplice cofano che conteneva i resti del Sotto Tenente Lobetti-Bodoni e di altri Caduti del 92° Reggimento Fanteria.
Il monumento é opera dello scultore Albino Bosco che era considerato uno dei migliori autori di monumenti funerari del Piemonte.
Il Ministero della Guerra mise a disposizione tutto il bronzo occorrente per le decorazioni metalliche.
Il 26 agosto 1923 fu inaugurato solennemente il cimitero nel suo aspetto attuale.
Il 24 maggio 1924 il Commissario Prefettizio Vergilio Brovedani, “interprete e esecutore dei valori del popolo di Santo Stefano…”, conferì la cittadinanza onoraria di Santo Stefano di Cadore al Cav. Alberto Lobetti Bodoni.
Il Cimitero ha un aspetto molto semplice e severo, tutto il luogo emana una grande sacralità perchè nel granito sono incise e raccontate centinaia di storie.
E’ formato da tante tombe volutamente tutte uguali, di pietra bianca, sormontate da una croce, per significare che sono sullo stesso piano indipendentemente dal grado militare e dalla nazionalità.
Il cimitero contiene 186 monumentini in granito su quali, in bronzo, sono riportati, se possibile, il cognome e il nome del caduto, il reparto di appartenenza, il luogo della morte. Molti soldati sono ignoti e in questo caso compaiono le scritte:
“Caduto per l’Italia”, se Italiano.
“Austriaco vittima del dovere”, se Austriaco.
A volte sotto la stessa pietra sono stati sepolti più soldati, come nel caso del cippo n. 20 che accoglie le spoglie di sette Austriaci morti ai Laghi Boden.
Raramente compare la foto del Caduto.

16 lapidi di granito sono applicate ai muri di cinta sud e ovest del cimitero e riportano le seguenti iscrizioni, forse un po’ retoriche, ma significative:
“Morti oscuramente, luminosamente vivono”
“Una croce a loro, all’Italia la Gloria”
“Nella Gloria dei Cieli Dio li accolse eletti fra gli eletti”
“La loro tomba è un’ardente ara sacra inginocchiatevi”
“L’ala del tempo non cancela il nome degli Eroi”
“Correndo verso la Gloria salirono al Cielo”
“I corpi qui le anime in alto”
“La morte non distrugge gli Eroi”
“Li baciarono la Morte e la Gloria”
“Diedero il sangue più puro e sacro”
“Fissando la meta varcarono l’Infinito”
“Caddero gli Eroi risorse l’Italia”
“Non turbate il loro sonno di Gloria”
“Il tramonto degli Eroi non vedrà mai sera”
“Fiori, non lacrime!”
“Se ignoto è il nome uno ne hanno immortale Fante d’Italia”

Unico monumento vero e proprio del Cimitero Militare è il monumento – ossario che si trova al centro di un’aiuola abbellita da fiori e che ricorda gli ufficiali e i soldati del 92° Reggimento Fanteria caduti il 4 agosto sul Monte Roteck.
Il monumento, donato dal Cav. Alberto Lobetti-Bodoni, è in granito lucido di Baveno e fu inaugurato il 17 agosto 1922 a ricordo degli ufficiali e dei soldati del 92° reggimento Fanteria caduti il 4 agosto 1915 sul Roteck. Le spoglie appartengono a:
Sotto Tenente Adriano Lobetti-Bodoni di Saluzzo (Torino)
Capitano Renato Franck di Napoli
Capitano Paolo David di Pinerolo
Sergente Teofilo Ramondetti di Susa
Soldato Alfredo Barbatti di Venegono
Il monumento, sormontato da un’aquila con le ali spiegate, contiene anche un cofano in noce fasciato a borchie, contenente un astuccio metallico foderato in pelle che nella targa centrale porta impressi lo stemma dei Savoia e lo stemma del 92° Reggimento Fanteria. Nell’astuccio è custodita una pergamena miniata da Natale Varetti con la narrazione della vicenda militare accaduta il 4 agosto 1915 sul Rotheck, estratti dal Diario Storico del 92° Reggimento Fanteria.

Lungo la strada d’accesso al Cimitero Militare e sul piazzale antistante fu piantato il Parco della Rimembranza in memoria degli Eroi del Comune di Santo Stefano di Cadore Caduti per la Patria.
Originariamente il Cimitero era completamente circondato da un muro; negli Anni ’50 fu costruita una recinzione in ferro su due lati per consentire la visione delle tombe dall’esterno.

PER NON DIMENTICARE


Nell'immagine, uno scorcio del Cimitero Militare Monumentale “Adriano Lobetti Bodoni” di Santo Stefano di Cadore.

Foto non presente all'interno del libro
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Documento inserito il: 14/03/2026

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