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>> Storia Contemporanea > L'italia nel primo dopoguerra

Alessandro Intini, un eroico maresciallo dell'Arma morto per la sua generosità

ALESSANDRO INTINI
UN EROICO MARESCIALLO DELL’ARMA MORTO PER LA SUA GENEROSITÁ
(San Leucio, 1879 – Castellabate, 1919)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. GdiF – Storico Militare, della Diplomazia e dell’Emigrazione Italiana nel mondo


Premessa

Prima di dare inizio a questo modestissimo saggio dedicato al Maresciallo Intini, è opportuno precisare che il termine “Eroico” è stato volutamente scelto per via del fatto che il Sottufficiale dell’Arma morì, non ancora quarantenne, a causa della terribile epidemia passata alla storia come “febbre spagnola”, dopo essersi prodigato, con tutte le proprie forze, assieme ai propri dipendenti, non solo nell’assicurare il cordone sanitario ordinato dalle Autorità Prefettizie, ma anche per portare soccorso alla famiglie più bisognose, molte delle quali rimaste a vivere nelle sperdute campagne del borgo Cilentano, oggi conosciuto ai più per via del film “Benvenuti al Sud”. Non curante dei rischi cui andava incontro, il Maresciallo Intini, a piedi o con la bicicletta di servizio, portò aiuti e sollievo ovunque ce ne fosse stato bisogno, pur dovendo assicurare, come aveva fatto nei lunghi anni di guerra, il servizio di polizia militare e la stessa vigilanza costiera, assieme ai colleghi della Regia Guardia di Finanza (1). Ancora oggi la sua morte è un mistero nella stessa Castellabate, per quanto fosse stata annoverata, giustamente, tra quelle avvenute in guerra, tant’è vero che il suo nominativo (per quanto errato, essendo stato riportato come INTIMI) fu ricompreso nell’Albo d’Oro dei Caduti della Grande Guerra. Quella che segue è la sua vicenda, ricostruita anche grazie alla collaborazione ricevuta dal responsabile dell’Archivio Storico del Comune di Castellabate, Emilio Guida.


Da San Leucio al Cilento (1879 -1914)

Alessandro Francesco Antonio Intini nacque a San Leucio, nell’attuale provincia di Caserta, il 3 giugno del 1879, ennesimo figlio del maturo Vito Stefano Intini e di sua moglie, Maria Michela Petriccione, allora quarantenne. Il cinquantaseienne Don Vito Intini era originario di Turi (Bari), ove era nato il 2 gennaio del 1822, e da molti anni faceva parte del Corpo dei Guardaboschi Reali operante in Terra di Lavoro (l’odierna provincia di Caserta), ove era giunto ancor prima dell’unità d’Italia, destinato a Briano. Qualche tempo dopo si era sposato in quel di Puccianiello, il 5 luglio 1856, con Maria Michela Petriccione, nata nel 1839 a Briano ma residente a Puccianiello. Il Capo Guardia era già padre di Pietro, nato a Sala di Caserta nel 1864 e poi morto a San Leucio il 27 dicembre del 1870, di Vincenza Maria, nata a Puccianiello il 16 febbraio del 1969, ed ancora di Pietro, nato a San Leucio il 9 febbraio del 1871, di Anna Rosa, nata il 25 maggio 1874 e di Nicola, venuto alla luce il 25 febbraio del 1877. La famiglia abitava in una casa sita in Via San Silvestro, n. 15. L’anziano Capo dei Guardaboschi di San Leucio si spense in quella stessa località il 21 novembre del 1883, quando Alessandro aveva da alcuni mesi compiuto quattro anni d’età e mamma Maria Michela aveva da poco più di un anno messo al mondo l’ultima figlia, Antonia Maria, nata il 2 febbraio del 1882. La famiglia rimase, tuttavia, a vivere a Puccianiello, paese d’origine di mamma Maria, ove i figli di Don Vito, almeno quelli maschi, avrebbero frequentato le scuole dell’obbligo, in attesa di spiccare il volo dal punto di vista lavorativo, chi nel settore tessile, chi in altre professioni arti o mestieri, come nel caso di Alessandro, il quale divenne un abile sarto. Dopo la scomparsa di Maria Michela, avvenuta nella stessa Puccianiello il 18 maggio del 1887, i fratelli Intini avrebbero pianto anche la prematura scomparsa di Nicola, morto diciottenne ad Aversa, il 3 settembre del 1895, mentre era ancora alunno del locale e prestigioso Istituto Artistico. Alessandro Intini, dichiarato idoneo al servizio militare obbligatorio l’8 agosto del 1899, venne effettivamente chiamato alle armi il 26 marzo del 1900, presentandosi così presso il Regio Distretto Militare di Caserta, ove rimase sino al 20 aprile successivo, data nella quale, avendo chiesto di transitare nell’Arma dei Carabinieri Reali, verrà destinato alla Legione Allievi di Roma, per la frequenza del relativo corso di formazione. Promosso Carabiniere a piedi il 31 dicembre dello stesso anno, il 3 gennaio del 1901 lo troviamo in servizio presso la Legione territoriale di Napoli, ove rimase per numerosi anni, alternandosi presso vari Comandi di Stazione. Ciò gli consentì di rimane vicino alla propria famiglia, peraltro in un momento particolarmente delicato. Agli inizi del Novecento, con la crisi del settore serico, molti tessitori del Casertano decisero di emigrare nelle lontane Americhe. Fra questi vi sarebbe stato anche Pietro Intini, che in quel contesto storico viveva a Casagiove, il quale sbarcò ad Ellis Island il 29 maggio del 1905, dopo aver viaggiato a bordo del piroscafo “Patria”. Pietro raggiunse in seguito Paterson, nel New Jersey, ove dal dicembre del 1899 viveva la zia materna, Vincenza Petriccione, vedova Rizzo, anche lei tessitrice. In quello stesso frangente storico, Alessandro Intini prestava servizio presso la Stazione dei Carabinieri Reali di Castellammare di Stabia. Il 24 agosto del 1905, il Carabiniere rimase gravemente colpito al fianco sinistro dal calcio di un cavallo militare, nel corso della rivista passata da Re Vittorio Emanuele III a Napoli, in occasione delle grandi manovre di Cavalleria e Artiglieria, cavandosela per puro miracolo. Il 30 giugno del 1906, il Carabiniere Intini venne promosso Vice Brigadiere, rimanendo tuttavia in servizio ancora presso la Legione di Napoli, riconfermato alla Stazione di Castellammare di Stabia. Anni dopo, esattamente il 21 ottobre del 1909, il Vice Brigadiere avrebbe riconfermato il suo coraggio in occasione della rivolta scoppiata presso le locali Carceri Mandamentali, nel corso della quale rimase ferito alla mano destra. Ed era stato proprio a Castellamare che il Sottufficiale dell’Arma s’era innamorato di una ragazza del posto, Giuseppina Scognamiglio, con la quale s’unirà in matrimonio il 20 novembre del 1913. Nel frattempo, il 31 maggio del 1910, con la promozione a Brigadiere, Alessandro fu trasferito alla Legione Carabinieri Reali di Palermo, ove giunse il 28 giugno seguente (2). L’Intini rimase in Sicilia sino al 13 luglio del 1914, data nella quale, approfittando della promozione a Maresciallo d’alloggio (31 maggio 1914) ottenne di rientrare nella sua regione di nascita.


Al Comando della Stazione di Castellabate (1914 - 1919)

Sul finire di luglio del 1914, il Comando della Legione di Napoli destinò il neo Maresciallo Intini al Comando della Stazione dei CC. RR. Di Castellabate, in provincia di Salerno, ove il sottufficiale si presentò di lì a qualche giorno. La famigliola prese alloggio nell’appartamentino annesso alla stessa Stazione dell’Arma, in Via Regina Margherita, lo stesso indirizzo ove il 12 settembre del 1916 nacque il primogenito, al quale fu imposto il nome di Mario Vittorio Amedeo. Due anni dopo, esattamente il 22 febbraio 1918, sarebbe stata la volta della piccola Elda. Varie furono le incombenze spettanti ai militi dell’Arma: dal servizio di polizia militare a quello della vigilanza costiera, così come la vigilanza sulla piccola comunità di cittadini austro-ungarici “sfollati” dal fronte orientale. Anche a Castellabate gli sfollati vissero come profughi sino alla fine del conflitto, ovviamente sottoposti ad una sorta di regime di “semilibertà”, quasi fosse un internamento, trattandosi comunque di persone appartenenti a Stato nemico (3). Sottoposti alla vigilanza discreta sia da parte dei Reali Carabinieri che delle Regie Guardie di Finanza, nell’ipotesi si celasse fra di loro qualche spia nemica, la modesta colonia austro-ungarica fu “attenzionata” anche da parte della locale Pretura, sia nel caso di eventuali violazioni alle leggi speciali di guerra che per l’inosservanza delle varie prescrizioni di polizia. In quello stesso frangente storico (siamo a cavallo tra il 1918 e il 1919) spettò alla stessa Stazione dei CC. RR. gestire anche la delicata situazione venutasi a creare a seguito del massiccio contagio di febbre “spagnola”, un’influenza che colpirà mezz’Europa e che coinvolse appieno anche il territorio del Mandamento di Castellabate, procurando centinaia di vittime. Fra questi anche il Carabiniere Antonio Coppola, originario della stessa Castellabate, il quale, essendo stato “richiamato” in guerra dal congedo (nel 1918 aveva, infatti, 40 anni), prestava eccezionalmente servizio presso la stessa Caserma dell’Arma, a Castellabate, sempre in via Margherita di Savoia, ove si spense l’8 novembre 1918 (4). Il ruolo svolto dalla Stazione Carabinieri, così come dalle altre Forze di Polizia presenti sul territorio (Regia Guardia di Finanza e Guardie Municipali) fu davvero impressionante, tenendo presente le caratteristiche geografiche di Castellabate, con i suoi approdi naturali, i suoi piccoli porticcioli e i suoi lunghi tratti di costa, nei quali potevano approdare, giorno e notte, imbarcazioni con a bordo persone infette. Non solo, ma come anticipato in premessa, il Maresciallo Intini (promosso Maresciallo Capo appena il 31 maggio 1918) e i suoi Carabinieri avrebbero assicurato sollievo alle tante famiglie rimaste isolate, nelle varie frazioncine interne di Castellabate, portando loro sia i viveri di prima necessità che le poche medicine allora disponibili per combattere la paurosa pandemia. Essendo, queste, scene che tutti noi abbiamo “sperimentato” pochissimi anni orsono, con la terribile pandemia “Covid 19”, possiamo immaginare sia la drammaticità di quei lunghi mesi, sia la complessità gestionale da parte delle Autorità sanitarie e amministrative. Ebbene, nonostante la giovane età, il Maresciallo Intini rimase contagiato anche lui, molto probabilmente nell’ambito della stessa Caserma, ove qualche settimana prima era morto il coetaneo, Carabiniere Coppola. Il coraggioso Comandante della Stazione dei CC.RR. di Castellabate si spense nella sua stessa abitazione il 4 gennaio del 1919, a pochi mesi dalla fine della “Grande Guerra”. Raggiunta la famiglia d’origine, a Castellammare di Stabia, la Signora Giuseppina Scognamiglio Intini prese alloggio in un modesto appartamento sito in Via Quisisana. Qui avrebbe tanto desiderato crescere i suoi bambini, ciò che gli rimaneva dell’adorato marito, Alessandro. Ma la sorte, oramai accanitasi su di loro non lo permise. La piccola Elda Intini si spense, infatti, nella stessa Castellammare il 31 gennaio del 1921, a tre anni esatti dalla scomparsa del suo adorato papà. Giuseppina e Mario Vittorio vissero a lungo nella popolosa città del Napoletano, almeno sino a quando il giovane Intini iniziò a lavorare, trasferendosi nel nord Italia. Mario Vittorio Intini si spense, infatti, a Novara il 29 luglio del 1989, quasi certamente senza conoscere la reale storia del padre, Alessandro Intini, morto per garantire la salute di quel paesino del Cilento che così tanto aveva amato e nel quale erano nati i suoi bambini.


Nell'immagine, Castellabate 1914 - Il Maresciallo Intini con i componenti della Stazione dell'Arma (Coll. G. Severino)


NOTE:

(1) Cfr. Gerardo Severino, Ignis Ardens. I Carabinieri a Castellabate. Cenni storici e cronache operative (1861 – 2019), S. Maria di Castellabate, Digitalpress, 2020.
(2) Cfr. <<Bollettino Ufficiale dei Carabinieri Reali>>, Dispensa n. 5, 15 giugno 1910, pag. 110.
(3) Cfr. Franco Cecotti, Un esilio che non ha pari. 1914-1918. Profughi, internati ed emigrati di Trieste, dell’Isontino e dell’Istria, Edizione Libreria Goriziana, Gorizia, 2001.
(4) Figlio di Francesco Coppola e di Fortunata La Pastina, il Carabiniere Coppola era nato a Castellabate il 19 settembre del 1878 ed era coniugato con Anna Passaro. In Archivio Storico Comune di Castellabate, fondo Ufficio Anagrafe “Situazione Famiglia Coppola Antonio”.

Documento inserito il: 27/04/2026
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