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>> Storia Contemporanea > L'italia dopo il congresso di Vienna

In nome di Sua Maestà Britannica. Ovvero storia del consolato inglese in Anzio (Roma)

IN NOME DI SUA MAESTÁ BRITANNICA
OVVERO STORIA DEL CONSOLATO INGLESE IN ANZIO (ROMA)
(1818 – 1861)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G. di F. – Storico Militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Anzio, la bellissima città rivierasca sita a non molti chilometri a Sud di Roma, oggi una delle mete del turismo balneare, sia nazionale che internazionale, è stata, come si sa, “baciata dalla storia”, e non certo solo per il fatto di aver dato i natali a Nerone, celebre Imperatore di Roma (1). Il Capo d’Anzio, poi ribattezzato Porto d’Anzio, è stato, infatti, teatro di non pochi eventi storici, molti dei quali di natura militare, fra i quali spicca soprattutto la celebre battaglia navale, vinta dal veneziano Vittor Pisani, il 10 luglio del 1376, contro le navi di Luigi Fieschi, grande Ammiraglio della Repubblica di Genova. Anzio, così come la vicinissima Nettuno, avrebbero avuto, poi, il loro peso durante il Governo papalino, tanto da essere considerati fra i luoghi più importanti, sul litorale Tirrenico, ovviamente dopo Civitavecchia. Grazie al c.d. “Porto Innocenziano”, voluto da Papa Innocenzo XII dopo il 1697, la rinata Anzio divenne il crocevia di traffici mercantili, i quali, oltre ad assicurare ottimi profitti doganali alla Casse Camerali, avrebbero contribuito ad avvicinare ulteriormente lo Stato della Chiesa ai grandi Paesi dell’Europa d’allora, tanto che fra i centinaia di bastimenti che ogni anno affluivano in questa rada vi erano quelli battenti la bandiera di grandi Nazioni, quali la Francia, la Spagna, ma anche la più lontana Inghilterra. Anzio, così come Nettuno, la quale sino al 1° gennaio del 1856 fu sede di Vice Governatorato, in unione con la stessa Anzio, fu sede di Consolati esteri sin dall’epoca più antica, volendo ricordare quello della Repubblica di Genova, presente anche all’epoca dell’occupazione francese, con il Console Luigi Cipriani (2). Fu, tuttavia, solo dopo la c.d. “Restaurazione”, conseguente al noto “Congresso di Vienna” del 1815, che le località di Nettuno, sede del Vice Governatorato e di Porto d’Anzio, sua frazione, avrebbero ospitato i Consolati di vari Stati, sia italiani che di altre parti d’Europa, quali i già citati Francia, Spagna, Regno Unito e Austria, i quali evidentemente avevano la necessità di curare i propri interessi, soprattutto di natura economica, con lo Stato Pontificio, tutelando, di conseguenza, i bastimenti che ne issavano le relative bandiere. Ebbene, fra gli Stati d’Europa vi fu, sin dal 1818, il citato Regno Unito d’Inghilterra e Irlanda, il più lontano, se non altro da un punto di vista di distanze chilometriche, ma certamente il più importante, nell’ambito dello scenario geo-politico d’allora, soprattutto per la sua straordinaria influenza nell’ambito della politica marittima e militare che s’andava svolgendo allora in tutta l’area Mediterranea. Quelle che seguono sono le vicende legate a quel Consolato, il quale avrebbe avuto sede, all’ombra della Union Jack (3) nello stesso Molo Innocenziano.


All’ombra della Union Jack (1818 – 1861)

Il 1818, lo abbiamo anticipato prima, è l’anno nel quale anche ad Anzio e Nettuno vengono aperti i nuovi Consolati Esteri, retti, tuttavia, da cittadini papalini ivi residenti, i quali avevano ottenuto l’exequatur (4) da parte del Sommo Pontefice, l’allora Santo Padre Pio VII. Oltre, dunque, al Regno delle Due Sicilie e a quello di Sardegna, accomunati col Pontificio nella comune e recente lotta contro il Bonaparte, fu proprio il potente Regno Unito, allora governato dal Principe Reggente (il futuro Giorgio IV), a nominare John Parke (noto anche come Giovanni Parke) primo Console Generale Britannico negli Stati della Chiesa. Da questi sarebbe dipeso anche il Consolato di Porto d’Anzio, incarico per il quale fu prescelta una personalità di spicco della società locale, Don Giovanni Brevelli, di storica e facoltosa famiglia di Nettuno (5). Giovanni Brovelli era nato a Nettuno nel corso del 1768, figlio di Carlo Brovelli e di Maria Anna Pellegrini. Attorno al 1803 lo troviamo “Ministro” (era il Governatore dei Feudatari dell’epoca, con incarichi di governo e di amministrazione sia civile che o militare, n.d.r.) dei Principi Doria per la località di Campoleone, come ci ricorda Giovanni Battista Rasi (6). Che la famiglia Brovelli fosse considerata ben in vista anche dalla stessa Corte Pontifica, così come dagli Ambasciatori e Consoli Generali sedenti allora in Roma, ce lo dimostra anche la nomina di Giuseppe Brovelli, figlio di Giovanni (classe 1792) a Vice Console di Francia a Nettuno, carica che il ricco possidente avrebbe assunto nel corso del 1826, per poi esercitarla sino al 1847 (7). Riguardo agli interessi che il Regno Unito auspicava di tutelare in quel di Anzio possiamo aggiungere che questi erano variegati, spaziando dalla tutela dei traffici marittimi alle “informazioni” che ovviamente ciascun Console, quantunque fosse “onorario” era tenuto a trasmettere, per il tramite del Consolato Generale di Roma. Il Porto Innocenziano – lo avevamo anticipato prima – era il luogo di imbarco di vari tipi di merci. Le principali spedizioni che riguardavano il Regno Unito erano quelle di legname: ottimo legname che nel Paese d’oltre Manica veniva essenzialmente utilizzato per la realizzazione delle traversine ferroviarie. Al di là di ciò, dal porto partivano anche abbondanti partite di vino, ma anche di olio d’oliva, pellami e derivati. Il Vice Console Giovanni Brovelli tenne la carica sino all’anno di grazia 1842, allorquando – non sappiamo de per mortis causa o per raggiunti limiti d’età – il ruolo di Vice Console fu assunto da Don Giovanni Battista d’Andrea, nato a Casalvieri (Frosinone) il 7 dicembre del 1817, coniugato con Carolina Brovelli (molto probabilmente la figlia di Giovanni) il quale l’avrebbe mantenuta sino al 1861. Anche quello esercitato dal Vice Console d’Andrea fu un incarico longevo, per quanto non privo di difficoltà, volendo ricordare anche le varie problematiche che dovette affrontare. Ne è un esempio calzante quanto accadde ad Anzio il 5 giugno del 1856, allorquando le locali Guardie di Finanza arrestarono Mister Evans e altri quatto passeggeri del brigantino passeggeri inglese “Lady Franklin”, che dalla Crimea stava riportando a casa alcuni volontari che avevano sin lì combattuto nella recente guerra contro la Russia. Fu proprio Don Giovanni Battista d’Andrea a sollecitare, per il tramite del Console Generale Britannico a Roma, Jhon Freeborn, il rilascio degli arrestati, i quali erano stati accusati di essersi introdotti nello Stato Pontificio senza le prescritte autorizzazioni, ivi comprese quelle sanitarie. In verità, l’arresto era scaturito dalla convinzione di un imminente sbarco di ex membri della “British Italian Legion” lungo le coste degli Stati Romani, con fini evidentemente insurrezionali (8). Ebbene, il Consolato di S. M. Britannica in quel di Anzio operò ininterrottamente sino al 1861, anno in cui, come si ricorderà, lo Stato Pontificio avrebbe definitivamente perso gran parte del suo territorio, conservando, di conseguenza, la sola città di Roma, la c.d. “Comarca” e gran parte dell’odierna Regione Lazio (9). In quel frangente il Regno Unito decise di mantenere in vita il solo Consolato Generale, inizialmente fissato in Ancona e, di lì a qualche mese, quando la situazione rientrò, riportato nuovamente a Roma, nella sede di “Palazzo Poli”, affidato al Diplomatico e noto pittore Joseph Severn (1793-1879), che lo avrebbe ricoperto anche dopo il 20 settembre del 1870. Furono, di conseguenza, soppressi i Consolati di Anzio e quello di Civitavecchia, quest’ultimo retto da John Thos Lowe (10). Veniva, quindi, ammainata per sempre dal balcone di Palazzo d’Andrea, ad Anzio, ove il Consolato si era trasferito, la gloriosa Union Jack, la stessa bandiera che per ben 43 anni aveva inorgoglito e incoraggiato i sudditi di Sua Maestà Britannica, spinti sulle coste pontine sia da motivi economici che culturali, ricordando i protagonisti inglesi di quei Grand Tour che hanno poi reso celebre la nostra Penisola. Fra questi il grande Arthur John Strutt (Chelmsford, 12 giugno 1818 – Roma, 1888), pittore, incisore, viaggiatore, scrittore ed archeologo inglese, il quale avrebbe immortalato Porto d'Anzio, tra il 1853 e il 1855 con un olio su carta. Ma questa è un’altra storia…


Nell'immagine, Il porto di Anzio in una rara stampa Ottocentesca


NOTE:

(1) Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico (in latino Nero Claudius Caesar Augustus Germanicus) nacque ad Anzio il 15 dicembre del 37, con il nome di Lucio Domizio Enobarbo (Lucius Domitius Ahenobarbus). Fu il quinto Imperatore romano, l'ultimo appartenente alla dinastia giulio-claudia. Regnò per quattordici anni, dal 54 al 9 giugno del 68, allorquando si spense a Roma.
(2) Cfr. “Consoli esteri nei porti pontifici”, in <<Notizie per l’anno 1807>>, Roma, Stamperia Cracas, 1807, pag. 196.
(3) La bandiera del Regno Unito, comunemente definita Union Flag o Union Jack, fu adottata nel 1801, in relazione all'atto di unione con il quale il Regno di Gran Bretagna e il Regno d'Irlanda si univano per formare il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. Derivava da una versione precedente, adottata nel 1606, è anche stata la bandiera rappresentativa dell'Impero britannico.
(4) L'exequatur diplomatico è l'atto ufficiale con il quale lo Stato di residenza riconosce e ammette un Console (di carriera o onorario) di uno Stato estero a esercitare le proprie funzioni nel proprio territorio.
(5) Cfr. “Notizie per l’anno 1818”, Roma, Stamperia Cracas, 1818, pag. 231.
(6) Cfr. Giovanni Battista Rasi, “Sul porto e territorio di Anzio”, Tipografia Annesio Nobili – Pesaro, 1832, pag. 48.
(7) Cfr. “Notizie per l’anno 1826”, Roma, Stamperia Cracas, 1826, pag. 226.
(8) Cfr. corrispondenza dal titolo “Si scrive al Daily-News da Roma”, in <<Italia e Popolo. Giornale Politico>>, Genova, Domenica 22 giugno 1856, pag. 658.
(9) La Comarca di Roma fu una suddivisione amministrativa dello Stato Pontificio, operante tra il 1816 e il 1870. Essa era un tipo speciale di delegazione e includeva Roma e buona parte dell'Agro Romano. All'epoca della sua istituzione la Comarca confinava a ovest con la delegazione di Civitavecchia e il Mar Tirreno, a nord con le delegazioni di Viterbo e Rieti, a sud con la delegazione di Frosinone, a est con il Regno delle Due Sicilie. Nel 1832, per scorporo da quella di Frosinone, fu istituita la delegazione di Velletri, situata sul confine sudoccidentale della Comarca.
(10) Cfr. “List of unpaid british vice-consuls and consular agents”, in <<The Marcatile Navy List and Annual Appendace to the Commercial code Segnals for all Nations>>, London, J. H. Brown, 1861, pag. 242.

Documento inserito il: 31/08/2026
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