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L'epoca napoleonica: Napoleone in Italia

di Magnus Magister


L'Italia prima della discesa di Napoleone

Fin dagli inizi della Rivoluzione, in Italia si susseguirono numerose manifestazioni di patrioti, i quali desideravano applicare in patria i grandi princìpi di eguaglianza, libertà e fraternità enunciati in Francia. Gruppi di patrioti si erano formati un poco dappertutto, nonostante la risoluta repressione dei sovrani. Così in Piemonte si costituirono diversi diversi circoli politici frequentati da commercianti e professionisti, la cui attività fu soffocata nel 1794 dalla polizia, che arrestò i patrioti Chantel, Destefanis, Junod. Essi furono condannati a morte e giustiziati. In Sardegna un'altra cospirazione, capeggiata da Gian Maria Angioi, fu violentemente repressa. Nel Regno di Napoli, all'abate calabrese Antonio Jerocades si ispirarono due società segrete: una democratica, l'altra moderata, secondo un diverso indirizzo che sarà poi caratteristico di tutto il Risorgimento e che vedrà sempre distinti i patrioti in moderati e democratici. La repressione borbonica non tardò e portò sul patibolo, nel 1794, Emanuele De Deo e Andrea Vitaliani. In Sicilia, un altro gruppo fu scoperto e disperso, con l'arresto e l'esecuzione dell'avvocato Francesco Paolo Di Biasi. Nello Stato pontificio, due studenti, Zamboni e De Rolandis, tentarono di suscitare una rivolta a Bologna, ma il moto fallì: lo Zamboni si uccise in carcere ed il De Rolandis fu impiccato. Da Venezia era costretto a fuggire il giovanissimo Ugo Foscolo, che nei suoi versi riuscirà in seguito a dare forma poetica al turbinare delle passioni di questa prima generazione risorgimentale. Ma le repressioni non riuscirono a soffocare il movimento patriottico per il rinnovamento civile del paese, il quale poté anzi compiere una prima esperienza di governo a Oneglia. Questa città ligure fu occupata dai Francesi nel 1794. Subito dopo l'occupazione, vi fu inviato come Commissario della Repubblica Filippo Buonarroti, ardente robespierrista, radunò attorno a sé alcuni democratici italiani che lo aiutarono ad organizzare le istituzioni repubblicane e la pubblica istruzione nella città.

La prima campagna di Napoleone in Italia

Giunto a Nizza per assumere il comando dell'Armata d'Italia, Bonaparte vi trovò un esercito scalzo e male armato, cui rivolse un proclama, che era un'aperta esortazione al saccheggio. Valicate le Alpi e sorpresi gli eserciti austriaco e piemontese con una rapidissima manovra, le divise e riuscì a batterli separatamente: gli Austriaci a Montenotte il 12 aprile del 1796, e a Dego il 15 aprile, ed i Piemontesi a Millesimo il 14 aprile e a Mondovì il 22 aprile.
Dopo queste sconfitte, il re di Sardegna, Vittorio Amedeo III, si affrettò a firmare l'armistizio di Cherasco e poi la pace di Parigi il 15 maggio, con cui cedeva alla Francia la Savoia, Nizza, Tenda e permetteva l'occupazione temporanea delle fortezze piemontesi. Intanto il Bonaparte, inseguiti gli Austriaci li sconfiggeva nuovamente a Lodi il 10 maggio: invadeva così la Lombardia ed entrava nel territorio della neutrale Repubblica di Venezia, occupandovi il veronese.


Sconfitta dei Pontifici e dei Napoletani

Profittando della temporanea ritirata delle truppe austriache dall'Italia, Bonaparte si rivolse contro lo Stato pontificio, occupando Ferrara e le Legazioni (Bologna, Ravenna, Imola e Faenza), e costringendo papa Pio VI ad un armistizio, con il quale si cedevano alla Francia Bologna e Ferrara, numerose opere d'arte e manoscritti antichi ed una forte somma di denaro. Truppe francesi entrarono nella neutrale Toscana e vi occuparono il porto di Livorno, con il pretesto di toglierlo alla flotta inglese. Dinnanzi alla gravissima minaccia, il re di Napoli si dichiarò sconfitto senza aver combattuto, e concluse un armistizio che lo obbligava a ritirare le truppe dallo Stato pontificio e a pagare una forte indennità di guerra.


La seconda campagna contro l'Austria

Nel frattempo gli Austriaci avevano avuto modo di far discendere in Italia i nuovi rinforzi, sotto il comando del generale Wurmser; anche questi però fu battuto a Rivoli il 14 gennaio 1797. Pochi giorni dopo cadde, in seguito ad un lungo assedio, la fortezza di Mantova, cosicché gli Austriaci furono eliminati dall'Italia settentrionale. Prima di attaccarli sul loro territorio, Bonaparte represse i tentativi di riscossa dei principi italiani, avanzando di nuovo sul territorio della Santa Sede, alla quale venne imposta, il 19 febbraio, la pace di Tolentino, a condizioni assai più gravi dell'armistizio precedente.
Successivamente, l'esercito francese inseguì l'armata austriaca per le vallate alpine.
Frattanto, in Germania, i Francesi riportavano splendide vittorie sotto il comando dei generali Moreau e Hoche, che cadde sul campo di battaglia a Coblenza, il 18 aprile del 1797. Invidioso dei successi dei suoi colleghi e volendo conseguire tutto il merito della vittoria, Bonaparte si affrettò a sottoscrivere il 18 aprile, i preliminari della pace di Leoben, grazie ai quali l'Austria cedeva alla Francia il Belgio e la Lombardia, ricevendo in compenso la Dalmazia, l'Istria e parte del retroterra veneto; a Venezia si stabiliva assegnare come compenso Ravenna, Ferrara e Bologna.


La rivolta veronese e Campoformio

Le contribuzioni imposte dai Francesi e le requisizioni delle truppe d'invasione esasperarono i contadini italiani, che ne subivano il peso maggiore. Accadde così che il 17 aprile 1797, a Verona e dintorni, si scatenò una rivolta contro i soldati francesi, un buon numero dei quali fu ucciso. Dopo essersi abbandonato ad una feroce repressione del moto popolare, il Bonaparte ne trasse pretesto per invadere quanto restava libero del territorio della Repubblica di San Marco, nonostante che fin dal 12 aprile si fosse costituita a Venezia una nuova amministrazione democratica , della quale faceva parte Ugo Foscolo, in sostituzione del governo oligarchico del Doge. Sebbene la nuova amministrazione, ispirandosi agli ideali della Rivoluzione, avesse stretto alleanza con la Francia, Napoleone dimostrandosi privo di qualsiasi scrupolo, il 17 ottobre 1797, firmò il Trattato di Campoformio, con il quale cedette all'Austria il territorio veneto, ottenendo in cambio i Paesi Bassi e il diritto di occupare le coste dell'Albania e le Isole Ionie, già possesso veneto. Prima di evacuare Venezia, le truppe francesi la sottoposero a saccheggio: si giunse a bruciare il famoso Bucintoro, al fine di cavarne l'oro delle dorature.


Le repubbliche giacobine in Italia

I patrioti italiani avevano accolto entusiasticamente ovunque le truppe francesi, considerate portatrici di libertà, e sotto la loro protezione si erano affrettati a proclamare repubbliche locali. Sorse così la Repubblica Cispadana, sulle rovine del Ducato di Modena; nel congresso di Reggio Emilia, il 25 agosto del 1796, essa adottò per la prima volta come bandiera il tricolore italiano. Accanto ad essa si si costituì a Milano la Repubblica Transpadana, che nel maggio del 1797 si fuse con la prima, prendendo il nome di Repubblica Cisalpina. In quello stesso mese i Giacobini genovesi insorsero e, preso il potere, dettero vita ad una Repubblica Ligure di stampo democratico. Nel marzo del 1798, il Direttorio, calpestando il trattato di Tolentino, decise l'invasione dello Stato pontificio, dove fu istituita una Repubblica Romana; successivamente le truppe francesi penetrarono nel Regno di Napoli e lo trasformarono in Repubblica Partenopea; anche la Toscana fu sottoposta a democratizzazione, come allora si diceva, e il granduca fu deposto. Il Piemonte, infine, nel marzo del 1799 fu direttamente annesso alla Francia.
In tutte queste repubbliche o territori, il Direttorio praticò la più brutale politica di conquista e di assoggettamento, mascherandola con vuote frasi sulla libertà dei popoli e sulla democrazia. Le varie repubbliche dovevano servire la Francia come Stati vassalli, ed a questo scopo fu diretta la politica del Direttorio e dei vari generali e commissari che lo rappresentavano in Italia, con l'incarico di saccheggiare il pese ed impedire l'unificazione. Tale politica ebbe purtroppo successo, grazie alle discordie che regnavano fra gli stessi patrioti italiani, divisi fin d'allora tra moderati e democratici. Per sostenersi nel paese ed acquistare aderenti, le truppe francesi dovettero adottare anche alcuni provvedimenti utili, come l'abolizione del diritto feudale e l'introduzione di ordinamenti più moderni, fra i quali determinate libertà costituzionali. Questi fatti assicurarono alla Francia l'appoggio dei Giacobini italiani. La confisca e la vendita dei beni ecclesiastici, inoltre, sebbene arricchissero in primo luogo gli speculatori francesi, calati in Italia al seguito degli eserciti, ebbero anche l'effetto di promuovere la costituzione di una borghesia italiana, legata alla Francia dalla paura di perdere i suoi acquisti. In pari tempo, tuttavia, le ruberie e i saccheggi risvegliavano in molti patrioti il desiderio di costituire uno Stato nazionale italiano, che fosse in grado di resistere alla prepotenza straniera.


Nell'immagine, Napoleone al ponte di Arcole.

Documento inserito il: 06/04/2026
  • TAG: Napoleone Bonaparte, campagna d'Italia, Direttorio, rivoluzione francese, giacobinismo

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