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Istituzioni politiche, economia e pratiche religiose: nuovi studi sulla storia genovese di età moderna

di Davide Arecco


Dopo le grandi sintesi di Claudio Costantini (per la storia politica) e di Edoardo Grendi (per la storia sociale), in passato, un nuovo ed interessantissimo libro getta ora uno sguardo complessivo su origini e storia della Repubblica di Genova nell’età moderna, dal 1528 al 1797. A firmarlo, per i tipi del Mulino, è Paolo Calcagno, professore di Storia moderna, presso l’Università di Genova, nonché da sempre abile e preparato interprete di temi e problematiche riguardanti le vicende della Superba, ottimo scrittore, oltre che eccellente studioso. La sua monografia sopra La Repubblica di Genova – freschissima di stampa, come si diceva – è uno splendido affresco, frutto di un lavoro nel medesimo tempo di ricerca e di sintesi, sorretto da uno stile assai piacevole ed avvincente. Perché – la cosa va, ancora una volta, ricordata – la storia è altresì racconto ed anche il gusto per la narrazione riveste un ruolo di non secondo piano in sede di ricostruzione.
Nel quadro dell’Italia pre-unitaria, di antico regime, dal 1528 alla caduta, nel 1797 (in seguito all’ascesa napoleonica ed alle campagne di occupazione militare del Bonaparte), il pregevolissimo libro di Calcagno ricostruisce percorsi, itinerari e trasformazioni storiche della Repubblica ligure, a mezzo sul piano metodologico degli strumenti messi a disposizione soprattutto dalla storiografia di tipo politico ed economico. L’autore segue, infatti, con grande frutto, la trasformazione di una città marinara in una solida potenza aristocratica, retta da un’orgogliosa aristocrazia senatoria. Liberatasi dalle dominazioni straniere, Genova consolidò, lungo l’intero arco dell’età moderna, dal XVI sino al XVIII secolo compreso, un sistema politico fondato sulla oligarchia, e sul legame con il Banco di San Giorgio, cuore finanziario della Repubblica. Alleata della Spagna asburgica, seppe ritagliarsi un ruolo centrale, nello scacchiere sia italiano, sia europeo, destreggiandosi fra crisi interne, guerre con i Savoia e la Francia, e rinnovate ambizioni marittime (un discorso che si lega, da vicino, anche alla storia, strettamente collegata, e della scienza navale e delle tecniche nautiche). Lo stesso Settecento genovese – come già utilmente indicato da Carlo Bitossi, la cui impostazione e interpretazione sono seguite da Calcagno, in queste belle e brillanti pagine – non fu un secolo di decadenza, almeno sul piano della (vivacissima, di fatto) vita economica, finanziaria e portuale della Serenissima. Genova, nel corso del ‘700, fu al contempo uno Stato antico nelle sue forme, ma vitale e attento. Semmai, un certo declino – s ricordarlo è chi scrive – riguardò la scarsa e poco incisiva penetrazione dei Lumi (Lomellini morì isolato e sostanzialmente inascoltato, mentre altri intellettuali – Celesia e Ageno, su tutti – cercarono, altrove, spazi europei per sé) e l’assenza di un vero e forte legame istituzionale fra sapere e potere, cultura e politica (come attestano le memorie di viaggio di tanti illuministi francesi ed inglesi, nonché la lenta e faticosa istituzione dell’Università, tra il 1774 e il 1784). Tratti che, ad ogni modo, concorrono, anch’essi, a contraddistinguere la realtà genovese settecentesca, donandole una specificità, che la differenzia non poco da altre entità statuali coeve (come il Piemonte sabaudo, la Lombardia austriaca, il Granducato di Toscana sotto i Lorena, ed in parte il Regno di Napoli e la stessa Repubblica veneziana).
Nel suo saggio, Calcagno affronta pertanto un percorso storico di lungo periodo, basandosi su fonti rigorosamente di prima mano, specialmente carte manoscritte d’archivio, senza dimenticare la letteratura secondaria e gli studi critici sull’argomento. Emerge dal quadro da lui tracciato l’identità e il destino di una Repubblica che fu grande sul piano in particolare politico ed economico, cadendo in piedi di fronte all’avanzata – sino ad un dato momento almeno, inesorabile per quasi tutti, a fine Settecento – delle armate di Napoleone.
Sempre alla storia genovese e ligure, durante l’età moderna, questa volta culturale e religiosa, è dedicato un altro bellissimo volume, appena uscito, quello dedicato da don Paolo Fontana – come noto, direttore dell’Archivio storico diocesano e finissimo cultore di storia delle idee – a devozione, pratiche di culto e forme della penitenza nella Genova di ancien régime. Nel suo eccellente saggio – intitolato Il governo delle devozioni, pubblicato da Carocci di Roma – vengono ripresi e riesaminati il ruolo storico del culto ed i significati sociali e socio-culturali della penitenza. Mediante lo studio della documentazione archivistica e della letteratura coeva, il volume di Fontana ricostruisce la rete – un vero e proprio network, a tutti gli effetti – di devozioni, preghiere, suffragi, culto di reliquie e di santi nella Genova moderna: una rete che seppe concorrere a plasmare il tessuto religioso, nonché il volto urbano della città. L’autore riprende qui molto utilmente in esame la categoria storiografica della religiosità popolare di estrazione barocca, mostrandone presenza e radicamento nella cultura – anche, talora, ti tipo accademico e specie tipografico – nelle pratiche collezionistiche e nei quadri di un sapere altrimenti dotto ed erudito. Una storia quindi dal basso come dall’alto, insieme.
L’intrecciarsi di oggetti e testi, vale a dire fonti materiali dalla marcata valenza testimoniale e libri a stampa, costituì, anche negli spazi liguri d’epoca moderna, una sorta di wunderkammer sia da catalogare (e l’ambizione tassonomico-nomenclatoria costituisce storicamente un riflesso anche del nuovo e montante razionalismo scientifico pre-illuministico), sia da riordinare: fu il caso di raccolte e reliquiari provenienti dal microcosmo delle sacrestie, punto di incontro di un gusto aristocratico – quello della nobiltà genovese di antico regime – che si fece versione devota, attraverso precisi nessi e dinamiche culturali di traduzione sociale. Lo stesso collezionismo – così simile e così diverso (di nuovo: un tratto peculiare della Genova moderna) rispetto a quello parigino e veneziano indagato da Pomian, anni fa – si proiettò in un immaginario di devozioni e feste sacre, a loro volta all’origine di tutta una serie materiale di oggetti di devozione. La preghiera e la pietà si collegarono pertanto a un supporto fisico – un’immagine, una stampa, oppure ancora una reliquia – la cui legittimazione su un piano liturgico veniva conferito dalla romana Congregazione dei Riti.
La nuova e raffinatissima fatica di don Paolo Fontana risulta essere di notevole quanto doppia utilità: da un lato per gli storici della Genova moderna, dall’altro (ma congiuntamente, ed anche qui riposa il veramente alto valore del suo libro) per i cultori di storia delle tradizioni e dei cerimoniali, ricchi di significato e valenze simboliche, pure sul piano antropologico. Fontana illustra e ridipinge un mondo di luoghi e processioni, ex voto e pratiche giuridiche, cappelle ed immagini cristologiche, miracoli e santi, angeli e retaggio mariano, conventi e parrocchie. Si fa strada, dal suo ottimo studio, una viva rappresentazione – oltre a Genova, ritroviamo il Ponente ligure (Finale e Savona) – di una comunità insieme civile e religiosa, raccolta nella Genova moderna attorno alla fede cristiana, entro una interessantissima rete di pratiche sociali. Senza dimenticare la galassia gesuitica – tra i maggiori autori di trattati teologico-morali sulle ‘arti del ben morire’ figura naturalmente l’ignaziano Daniello Bartoli (anche studioso di fisica ed acustica) – Fontana giunge nell’ultima parte della propria ricerca a delineare sottilmente un’iconografia dell’esperienza mistica e religiosa nella Genova del Seicento, fornendo un contributo veramente rimarchevole ed affascinante alla storia culturale. Una ricerca, la sua, che, al pari di quella portata avanti da Calcagno (brillante allievo della scuola storiografica di Giovanni Assereto), contribuisce a ridefinire, inquadrare e, in definitiva, meglio conoscere la grande storia moderna della Repubblica di Genova dal XVI al XVIII secolo. Dai loro due libri escono, così, illustrati aspetti politici ed economico-finanziari, da una parte, religiosi e socio-culturali, dall’altra: letti insieme, o uno di fila all’altro, i saggi di Calcagno e Fontana risultano complementari, da molti punti di vista, riuscendo nella non facile impresa di descrivere in dettaglio uno specifico contesto.


Nell'immagine, galeoni all'ancora a Genova.


Riferimenti bibliografici

Paolo Calcagno, La Repubblica di Genova (1528-1797), Bologna, Il Mulino, 2026.
Paolo Fontana, Il governo delle devozioni. Culto e penitenza nella Genova dell’età moderna, Roma, Carocci, 2026.
Documento inserito il: 17/04/2026
  • TAG: storia moderna, Repubblica di Genova, pratiche devozionali, fede, cerimoniali, economia, storia delle istituzioni politiche, finanza, oligarchia, società di antico regime

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