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La Circumnavigazione di Magellano e l'attuale mondo multipolare

di Francesco Caldari


Certo non si può dire che Ferdinando Magellano fosse consapevole che la sua ricerca di una nuova via marittima verso l'oceano Pacifico avrebbe potuto, di per sé, cambiare la visione del mondo. I suoi obiettivi immediati in realtà erano più pragmatici e commerciali.
Eppure - a ben vedere - la sua impresa dimostrò che la Terra è una sfera, che la sua circonferenza era maggiore del previsto, che l'America poteva essere circumnavigata, e portò all'apertura di nuove rotte commerciali.
Non a caso la sua impresa è stata definita una "rivoluzione concettuale", che ci ha dato "per la prima volta una visione completa del mondo".

Fernão de Magalhães era un navigatore ed esploratore portoghese che, non riuscendo a convincere il re del suo Paese a finanziare una flotta per cercare un passaggio a Occidente, offrì i suoi servigi alla Corona spagnola, tanto - quando si recò alla Corte di Carlo I - da cambiare il suo nome in Fernando de Magallanes .
Si trattava di un uomo "basso, claudicante e poco appariscente". Parte del suo equipaggio, composto principalmente da spagnoli, mal tollerava questo "portoghese visionario".
Il suo obiettivo principale era trovare una nuova rotta, più conveniente e rapida, verso le Isole Molucche, conosciute come le "leggendarie Isole delle Spezie". Il suo intento era raggiungere le Indie orientali passando da ovest, come per altro già nelle intenzioni di Cristoforo Colombo.
Questo era di somma importanza per la Spagna, che era stata esclusa dalla corsa alle spezie dopo il Trattato di Tordesillas, il principale accordo internazionale che definì le sfere di influenza tra le due maggiori potenze marittime dell'epoca, e che aveva assegnato il controllo dell'emisfero orientale al Portogallo, che rivendicava anche il possesso delle Molucche, molto ambite per le loro preziose merci, ed al contempo escludeva la Spagna dalla corsa per le pregiate spezie del lontano oriente.
All'epoca, il perimetro esatto del globo terrestre non era noto. Di conseguenza, nessuno sapeva con certezza se le Molucche rientrassero effettivamente nei territori spettanti ai portoghesi secondo la linea di demarcazione stabilita dal trattato.
Magellano era convinto che le Molucche si trovassero nell'area spettante alla Spagna. La sua missione era quindi proprio quella di stabilire se fossero a ovest dell'antimeridiano della linea di demarcazione. Ma procedere verso ovest, attraversando l'Oceano Indiano e circumnavigando l'Africa, era estremamente rischioso per le navi spagnole, poiché quel tragitto era considerato territorio portoghese, sempre in base al Trattato di Tordesillas: le navi che avessero tentato quella rotta rischiavano di conseguenza di essere catturate dai portoghesi.
In sintesi, la Spagna doveva ricercare una via occidentale, come quella proposta ed intrapresa da Magellano, per accedere alle ricchezze dell'Oriente senza violare (o almeno tentando di non violare) gli accordi stabiliti.

Da parte sua Magellano era "certo, certissimo che ci fosse una soluzione". Possedeva una bozza di una carta nautica, che ipotizzava un passaggio sotto il Rio de La Plata verso quello che allora veniva chiamato il "Grande golfo" e che lui stesso battezzò Pacifico. Era convinto di poter trovare una via per l'Asia più breve di quella intorno all'Africa.
La sua idea era "folle all'apparenza", ma trovò supporto in Spagna, alla corte di Carlo I (il futuro Carlo V). Siglò un contratto il 22 marzo 1518, che gli consentì di avere a disposizione cinque navi per trovare le Isole delle Spezie. Salpò alla guida di 239 uomini di equipaggio (sebbene altre fonti riportino 237 o 234) da Sanlúcar de Barrameda, in Spagna, il 20 settembre 1519.

Dopo oltre un anno di navigazione, affrontando tempeste, ammutinamenti e notevoli difficoltà, e dopo aver esplorato "ogni gola, ogni estuario, ogni anfratto", Magellano trovò lo stretto che oggi porta il suo nome il 1º novembre 1520. La sua reazione fu di grande felicità, piangendo per l'allegrezza e nominando il Capo Deseado perché "l’avevamo già gran tempo desiderato". Battezzò lo stretto "Estrecho de Todos los Santos" (Stretto di Ognissanti). Il nuovo oceano, apparso calmo e accogliente, fu chiamato "Mare Pacifico".

La sorte volle però che Magellano stesso non potesse cogliere i frutti della sua scoperta. Morì sull’isola di Mactan, nelle Filippine, il 27 aprile 1521, ucciso dagli uomini del capo locale Lapu-Lapu in uno scontro tra tribù.
Dopo aver raggiunto le Filippine il 16 marzo 1521, la spedizione di Magellano era riuscita a convertire al Cristianesimo il re di Limasawa, Rajah Kolambu, e successivamente il re di Cebu, Raja Humabon, e molti dei suoi sudditi.
Quando Cebu si sottomise alla corona spagnola, scoppiò però una rivolta sulla vicina isola di Mactan.
Magellano decise di usare la forza per conquistare l'isola. La mattina del 27 marzo 1521, gli spagnoli ed i loro alleati locali sbarcarono a Mactan, trovando la forte resistenza degli uomini del capo dell'isola, Lapu-Lapu.
Fu uno scontro tra tribù, e gli spagnoli si si erano "alleati con il capo sbagliato".
Durante lo scontro, morirono Magellano e sei dei suoi uomini. Poco dopo la sua morte, il Raja Humabon di Cebu rinnegò il cristianesimo e ordinò un attacco agli spagnoli, uccidendo una trentina di essi e costringendoli ad affondare una delle loro navi, la Concepción, eleggendo contestualmente come loro nuovo capo il basco Juan Sebastián Elcano, comandante della Victoria.
Fu proprio Elcano e i 18 uomini superstiti a completare la prima circumnavigazione del globo, tornando a Siviglia l'8 settembre 1522, con una sola nave, dopo quasi due anni e undici mesi.
La storia del viaggio è nota grazie agli appunti di Antonio Pigafetta, "uomo di fiducia" e cronista di Magellano. Questi era un nobile vicentino, cittadino della Repubblica di Venezia, che si era imbarcato a Barcellona nel 1519 al seguito del vescovo e nunzio pontificio Francesco Chiericati, grazie al quale ottenne da Carlo V il permesso di partecipare alla spedizione come passeggero. Inizialmente non fu ben accolto da Magellano, ma riuscì a conquistarne la stima, diventando il suo criado (uomo di fiducia).
Durante il viaggio tenne un dettagliato diario di bordo, annotando eventi curiosi, usi e costumi delle popolazioni incontrate e lingue locali, tra cui un breve glossario del cebuano.
Rimase ferito durante la battaglia di Mactan, e viaggio durante assunse ruoli di maggiore responsabilità, gestendo le relazioni con le popolazioni indigene incontrate sulla rotta.
Pigafetta donò il suo diario al re Carlo V, ma l'opera andò perduta dopo la sua partenza dalla corte spagnola. Tornato in Italia nel 1523, scrisse la "Relazione del primo viaggio intorno al mondo" tra il 1524 e il 1525, un'opera in lingua mista italo-veneta che è oggi considerata uno dei più preziosi documenti sulle grandi scoperte geografiche del Cinquecento.

Come accennavamo in apertura, per quanto visionario potesse essere, difficile che Magellano potesse aver colto tutta l'ampiezza della sua rivoluzione concettuale. Trovando lo Stretto che porta il suo nome, aprì fisicamente la via tra l'Atlantico e il Pacifico, dimostrando che la Terra è una sfera, che l'America poteva essere circumnavigata e, soprattutto, offrendo per la prima volta una visione completa del mondo. Il "Grande Golfo", che lui stesso battezzò Pacifico, divenne accessibile. Questo atto ha reso il mondo "più piccolo" e interconnesso geograficamente. A cinquecento anni di distanza, un "nuovo ordine mondiale" - caratterizzato da un maggiore pluralismo e da potenziali conflitti tra diverse civiltà - è l'equivalente geopolitico dell'apertura geografica di Magellano: il mondo non è più dominato da un'unica civiltà o centro di potere (come l'Occidente è stato per secoli), ma è aperto a molteplici attori e influenze.
E se il navigatore portoghese al servizio dei colonizzatori spagnoli cercava una nuova via, più conveniente e rapida, verso le Molucche, aggirando il controllo portoghese della rotta verso le isole delle Spezie (un'idea "folle all'apparenza" che necessitava di un "sovrano folle" che ci credesse), l'attuale scenario geopolitico e lo spostamento del centro di potere mondiale verso l'Indo-Pacifico rende obsolete le dinamiche eurocentriche e atlantiche, con una ricerca di "nuove rotte" geopolitiche ed economiche, non più disposte a seguire le "vecchie rotte" dettate dall'egemonia occidentale, proprio come Magellano cercava di aggirare il monopolio portoghese.

La "scoperta" di Magellano può essere attualizzata come un evento che, sul piano geografico, ha simboleggiato l'apertura e la complessità del mondo. Oggi questa complessità geografica si è tradotta in una complessità geopolitica, con il passaggio da un ordine unipolare o eurocentrico a un mondo multipolare in cui diverse civiltà (particolarmente quelle dell'Indo-Pacifico) emergono come nuovi centri di gravità, sfidando le vecchie dinamiche di potere e cercando le proprie "nuove rotte" verso l'influenza globale.


Nell'immagine, il grande navigatore portoghese Ferdinando Magellano.

Documento inserito il: 29/08/2025
  • TAG: circumnavigazione, oceano Pacifico, geopolitica, geografia

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