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I Caduti del Carso nella Grande Guerra [ di ]

di Sergio Spagnolo

Uno dei fronti dove si è combattuta più aspramente la Grande Guerra è senz'altro quello del Carso.
In questa landa pietrosa il Regio Esercito Italiano, entrato in guerra al fianco dell'Intesa contro l’Austria Ungheria, si profuse in una serie di sanguinose offensive che in termini numerici contarono più di centomila caduti.
I numerosi settori di questa parte del fronte come il M.te S. Michele, il M.te Sei Busi, Selz, le varie quote come la 144 Acuparupa, le 208 nord e sud, tanto per citarne alcuni tra i più noti, sono da anni oggetto di ricerche storiche da parte di ricercatori locali, che proseguono nell'opera di cui furono precursori il colonnello Abramo Schmid e Antonio Scrimali.
La loro passione e le loro ricerche storiche funsero da stimolo alla formazione di una nuova generazione di ricercatori e storici, rispetto a loro più avvantaggiata grazie alla maggiore accessibilità alle fonti d’archivio e alla maggiore facilità nello scambio di informazioni dovuta a internet, che hanno acquisito una discreta notorietà, grazie alla pubblicazione di libri, alla partecipazione a convegni storici o per la specifica e profonda conoscenza di particolari luoghi o precise tematiche.
Tra questi ricercatori però, ce n’è uno che fuori dagli schemi, con grande umiltà e modestia prosegue con le proprie ricerche sul terreno quasi nell’ombra, seguendo meticolosamente le poche tracce ancora incise nella roccia carsica e sempre più fagocitate dalla vegetazione. Il suo nome è Mauro Ambrosi.
Sue sono importantissime ricerche, come la catalogazione dei nomi delle doline carsiche (all’incirca 2000) e la loro georeferenziazione, suo è uno studio sull’occupazione delle doline da parte delle brigate di fanteria che combatterono sul Carso di Comeno, quello che Antonio Scrimali amava definire “Il Carso dimenticato”.
I risultati delle sue ricerche vengono spesso comparati con quelli di nuova acquisizione che trovando spesso conferma nelle sue intuizioni.
Questa persona, che non desidera mettersi in mostra, ma che con competenza professionale, meticolosità e una capillare ricerca sul terreno resa possibile anche grazie all'acquisizione di cospicuo materiale d'archivio, ha dato vita a un blog che si pone un importante obiettivo: quello di ricostruire la storia dei caduti noti del Sacrario di Redipuglia attraverso l’incrocio dei dati dell’Albo d’Oro con i riassunti storici delle brigate, i fogli matricolari e attraverso le testimonianze sui diari e memoriali.
Non si tratta di una ricerca di facile attuazione e non è sempre possibile risalire ai fatti che determinarono la scomparsa del soldato, ma con serietà e la caparbietà che lo contraddistingue, il suo lavoro, mai tentato da nessuno prima d’ora, continua grazie la sua buona volontà, senza sostentamento alcuno da parte delle istituzioni, senza che gli sia mai stato assegnato alcun riconoscimento, se non la riconoscenza dei familiari che a distanza di un secolo sono riuscite ad ottenere notizie sul proprio congiunto.

Credo che a Mauro Ambrosi, questo Cavaliere della memoria, per la meritoria e filantropica attività che persegue, sempre mossa dal profondo rispetto e dalla pietà per le vittime di quella grande carneficina che fu la prima guerra mondiale, sarebbe opportuna l’assegnazione di un riconoscimento ufficiale da parte delle più alte Istituzioni dello Stato.

Documento inserito il: 13/03/2018

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