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La reazione pagana del IV secolo nell’impero romano

del Prof. Giovanni Pellegrino


Senza dubbio nel IV secolo si verificò un consolidamento della religione cristiana nell’impero romano.
Una reazione pagana covava comunque già da tempo, ed i provvedimenti di Costante e di Costanzo II contro i culti tradizionali pagani non avevano fatto che affrettarla.
Essa si manifestò nel 361 con il successore di Costanzo II, Giuliano.
Nato a Costantinopoli nel 331, Giuliano aveva appena sei anni quando era scampato all’eccidio dei discendenti di Costantino, ordinato dai figli stessi dell’imperatore ormai morto per evitare rischi della successione.
Giuliano era stato considerato inoffensivo sia per la giovanissima età e la sfrenata passione per gli studi.
Allevato da buoni maestri tra cui Libanio, aveva ricevuto un'educazione cristiana che abbandonò tuttavia intorno ai 20 anni, attratto dal neoplatonismo.
Giuliano, al pari di Marco Aurelio era molto interessato ai fenomeni taumaturgici e divinatori. Era anche incline al mitraismo e alla fede nella Magna Mater Cibele, cui dedicò uno scritto mistico celebrativo.
Ma Giuliano non era soltanto un mistico. Coinvolto in un processo a Milano con l’accusa di aver complottato contro Costanzo II, suo zio, si era salvato grazie alla protezione dell’imperatrice Eusebia.
Giuliano aveva difeso con valore ed efficacia il confine gallico dalle incursioni delle popolazioni germaniche d’Oltre Reno, ed aveva governato saggiamente la Gallia.
Nel 360, una richiesta da parte di Costanzo di rinforzi che avrebbero dovuto essere trasferiti dalle province galliche in oriente, dove imperversava la guerra contro i persiani, causò un ammutinamento delle truppe, che a Lutetia proclamarono imperatore Giuliano, che idolatravano e per il quale erano disposte a tutto.
Allorquando Costanzo morì nella città cilicia di Tarso, Giuliano divenne l’unico imperatore.
Il breve periodo di governo di Giuliano circa 2 anni fu saggio e moderato sotto il profilo politico e fiscale.
Conosciamo bene la sua politica e le sue idee, anche perché egli fu altresì uno scrittore prolifico, per quanto non troppo accurato.
La sua educazione cristiana aveva col tempo lasciato spazio a una sorta di disprezzo venato d’ironia nei confronti del cristianesimo, senza dubbio per una specie di reazione negativa nei riguardi di un ambiente dal quale si era sentito soffocare.
Pur essendo personalmente contrario alla violenza, Giuliano non nascose che il suo fine era quello di una restaurazione pagana.
Egli perseguì con decisione tale obiettivo utilizzando varie strategie.
In primo luogo, impiegò esclusivamente funzionari pagani nel governo, ed in secondo luogo emarginò i cristiani dalle istituzioni culturali e vietò ai maestri cristiani di insegnare usando i testi dei grandi classici greci e romani.
In terzo luogo obbligò i giovani studiosi a seguire soltanto lezioni di maestri ellenisti pagani.
Infine abolì i vantaggi fiscali che la chiesa aveva ottenuto dai precedenti imperatori.
Giuliano tentò persino di favorire gli ebrei, proponendo di concorrere con un finanziamento alla ricostruzione del loro tempio di Gerusalemme, distrutto nel 135 dall’imperatore Adriano.
Giuliano era ben cosciente del fatto che una delle forze delle chiese cristiane stava nella loro solidarietà interna, nonché nell’esempio che fornivano e nella carità che esse esercitavano nei confronti di tutti.
Perciò, rivolgendosi ai sacerdoti pagani, non perdeva occasione per far notare come i cristiani sostenessero con il loro aiuto anche i pagani poveri, che i loro correligionari abbandonavano a sé stessi.
Giuliano era consapevole che tale comportamento dei cristiani era causa di nuove conversioni, ed inoltre aumentava la simpatia di tutti nei loro confronti, anche se vi era chi, al contrario, trovava ipocriti quei comportamenti dei cristiani.
Ma l’esperienza cristiana non poteva essere totalmente estranea a Giuliano nonostante tutto, tanto che l’imperatore sognò di costruire una chiesa pagana con proprie gerarchie e propri riti.
Giuliano era pronto ad opporsi in tutti i modi ai cristiani, ma si meravigliò constatando che erano proprio quelli che erano rimasti pagani a non interessarsi ai suoi tentativi e non a condividere i suoi sogni.
Giuliano aveva un concetto raffinato della divinità pur essendo condizionato dalla natura contrattuale del paganesimo: agli dei si rendeva omaggio non in quanto esseri superiori all’uomo, ma solo in quanto ci si aspettava dalla loro potenza la concezione di un qualche vantaggio.
Se le preghiere non avevano effetto non si esitava ad abbandonare un culto per passare ad un altro.
Dobbiamo mettere in evidenza che Giuliano non amava le maniere forti e odiava i comportamenti violenti.
Di solito egli preferiva il compromesso alle misure di polizia o addirittura alle condanne.
Di conseguenza Giuliano utilizzò metodi non violenti per restaurare il paganesimo ed ostacolare il cristianesimo.
Obbligò i vescovi che avevano distrutto templi pagani alla loro ricostruzione o al pagamento dei danni.
L’imperatore esiliò alcuni vescovi che si erano distinti per energia e per rigore nella lotta al paganesimo e cercò di isolarne altri non intervenendo di persona, ma spingendo gli abitanti della loro città ad isolarli.
Tra l’altro, tutte le volte che Giuliano ne ebbe la possibilità, promosse l’allontanamento dei sepolcri di santi o di martiri cristiani da luoghi vicini a quelli che erano stati santuari pagani, promuovendo riti di purificazione della zona interessata.
Tuttavia, il tentativo di Giuliano di restaurare il paganesimo e di fermare il cristianesimo causò la dura reazione dei cristiani, i quali si resero protagonisti di proteste e di comportamenti non pacifici, profanando templi e distruggendo statue di divinità pagane.
Giuliano rimase sorpreso da tali comportamenti non pacifici dei cristiani e replicò a sua volta con gli arresti dei colpevoli.
Ma i problemi di Giuliano non erano solo interni. La preoccupazione principale dell’imperatore restavano i persiani, contro i quali Giuliano iniziò nella primavera-estate del 362 una campagna militare per la quale aveva riunito un immenso esercito che partì da Antiochia, che ospitava la comunità cristiana a lui fieramente ostile.
Tuttavia, durante la campagna militare Giuliano commise gravi errori, come l’inoltrarsi troppo profondamente nel territorio nemico.
Giuliano fu sconfitto e morì durante la ritirata nella notte tra il 25 e il 26 giugno 363.
Tale fatto mise fine al tentativo dell’imperatore di restaurare il paganesimo, reagendo al consolidamento cristiano.
Dobbiamo dire che il cammino della cristianizzazione era ormai inarrestabile.
Tra l’altro, il cristianesimo aveva da tempo cominciato a far breccia perfino negli ambienti esclusivi dell’aristocrazia intellettuale pagana.


Nell'immagine, l'imperatore Giuliano "l'apostata", che tentò di ripristinare il paganesimo.

Documento inserito il: 01/01/2026
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