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Il Generale Emanuele Chiabrera Castelli

di Armando Donato

Nacque ad Acqui il 7 aprile 1814. Terzogenito di Clemente, dottore in legge e della nobile Maria Ottavia Gaioli di Molare(1). Arruolatosi nel Regio Esercito sardo, il 6 novembre 1844 fu nominato soldato distinto nel 2° reggimento poi 16° reggimento fanteria (col. Fava) della brigata Savona, al comando del maggior generale conte Di Villafalletto(2).
L’8 maggio di quattro anni dopo fu promosso sottotenente, partecipando col grado di luogotenente nel 4° reggimento della brigata Piemonte(3) (magg. gen. Bes, poi magg. gen. Ferrero Della Marmora)(4), alla prima campagna d’indipendenza nei fatti d’armi di Calamasino, Cisano e Cavajon il 29 maggio. La bandiera del reggimento, per il comportamento tenuto nella battaglia di Novara sarà poi decorata di Argento al VM con R. Ordine del 13 luglio 1849(5).
In tale occasione Chiabrera si guadagnò la prima medaglia d’argento al VM, alla quale se ne aggiunse una seconda per i combattimenti della Berettara e di Somma-Campagna il 25 e 26 luglio dello stesso anno.
Il 29 marzo 1849 fu fatto prigioniero degli austriaci durante la battaglia di Novara, ritornando al 16° reggimento il 1° aprile. Per tali fatti fu decorato con la terza medaglia al VM e lo stesso anno, con regio decreto del 30 settembre fu promosso capitano e trasferito al corpo dei bersaglieri con determinazione del 22 febbraio 1850.
L’1 maggio 1855 Chiabrera partì per la spedizione d’Oriente, partecipando il 16 agosto alla battaglia della Cernaia (Crimea) e riportando due gravi ferite. Per il valore e il coraggio dimostrati in battaglia, il 9 settembre 1855 fu promosso maggiore a scelta per merito di guerra, tornando in Piemonte il 16 novembre.
Quale comandante del 7° battaglione bersaglieri (4a divisione del luogotenente generale Cialdini partecipò alla campagna del 1859 in Lombardia, eseguendo ricognizioni e azioni lungo la Sesia e nelle giornate di Palestro.
Per tali fatti il battaglione meritò a menzione d’onore stabilita dal R. Decreto del 27 maggio 1859 e le congratulazioni personali sul campo del Re a Chiabrera(6).
Il 19 giugno fu promosso luogotenente colonnello per merito di guerra e decorato della croce di ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, con tale motivazione (dispaccio ministeriale del 15 dicembre 1864, n. 10240) :. Inoltre ai bersaglieri del battaglione al suo comando fu concessa la menzione d’onore . Il reparto fu dichiarato meritevole di avere la medaglia d’oro al VM, qualora fosse stato fornito di bandiera(7).
Nel 1860 il luogotenente generale Fanti lo convocò per collaborare nell’opera di costituzione delle Esercito dell’Italia Centrale. In tale occasione con R. decreto del 7 marzo, il tenente colonnello Chiabrera fu nominato comandante dei bersaglieri del Corpo D’Armata dell’Emilia.
Il 14 maggio fu promosso colonnello comandante del 33° reggimento fanteria e un mese dopo colonnello brigadiere comandante della brigata Pistoia (35° e 36° reggimenti di fanteria).
La brigata durante la campagna dell’Umbria e delle Marche (terminata il 29 settembre), era inquadrata nella 13a divisione (luogot. gen. Cadorna) del 4° corpo d’armata (luogot. gen. Cialdini) dell’esercito di operazione (luogot. gen. Fanti).
La brigata Pistoia era stata creata nel 1859, in base al riordinamento delle truppe voluto dal Governo provvisorio di Toscana e affidato all’allora Ministro della guerra Cadorna.
Essa inizialmente si componeva del 7° e 8° reggimento di fanteria, ma una ordinanza del 30 dicembre disponendo che l’armata Toscana passasse a far parte dell’Esercito italiano, stabilì che la numerazione dei corpi continuasse dal numero 29 in avanti. In tal modo il 7° e 8° reggimento divennero 35° e 36°, pur conservando la denominazione della brigata d’origine(8).
Il 15 ottobre 1860, assunto a 46 anni il grado effettivo di maggior generale, Chiabrera prese parte alla successiva campagna nella bassa Italia, al comando della brigata Pistoia inquadrata nella 7a divisione (luogot. gen. Leotardi) del 4° corpo d’armata (generale di armata Cialdini) dell’esercito di operazione al comando diretto del Re VE II(9).
Il 27 novembre la brigata sempre composta dal 35° e il 36° reggimento (col. Emanuele) e appartenente alla 7a divisione del 4° corpo d’armata di Cialdini, fu inviata a Messina con le navi Archimede, Dora, Pompei e Varo(10), per occuparsi dell’assedio delle fortificazioni borboniche ancora presidiate, nonostante l’ingresso senza combattimenti in città delle truppe garibaldine al comando del maggior generale Medici e la convenzione stipulata tra le due parti a fine luglio.
Caduta la piazza borbonica di Gaeta (febbraio 1861), Chiabrera in qualità di portavoce di Cialdini si occupò di chiedere, pena l’arrivo di un apposito corpo di spedizione, la resa al maresciallo di campo Fergola, nuovo comandante in capo della piazza borbonica di Messina.
Il 27 febbraio 1861 non essendosi arrese le truppe borboniche, già predisposto 6 giorni prima giunse a Messina il suddetto corpo di spedizione del generale Cialdini, il quale sbarcato il 25, prima di dar via ai lavori di assedio, effettuò una ricognizione presso le fortificazioni nemiche, accompagnato dallo stesso Chiabrera.
Il 12 marzo l’inteso fuoco delle batterie di artiglieria erette nel giro di 15 giorni sotto il tiro nemico, in 5 ore costrinse alla resa la piazza borbonica, ufficialmente presa il giorno successivo.
Dopo tali fatti il 36° reggimento rimase a Messina, mentre il 35° fu inviato a Palermo. Intanto era stata donata dalle donne pistoiesi una bandiera d’onore della brigata, mentre giunse una lettera di encomio dal Comando generale del IV corpo d’armata di Caldini.
Chiabrera fu insignito della croce di commendatore dell’Ordine Militare di Savoia, del titolo di concittadino onorario di Messina e di patrizio dal municipio di San Leo, ricevendo inoltre attestati di benemerenza da parte dei municipi dell’Aquila e Ancona. Nel 1866 all’inizio della campagna contro gli austriaci, Chiabrera nel grado di luogotenente generale comandava la 14a divisione del 4° corpo d’armata di Cialdini, operante sul basso Po. La divisione si componeva di due brigate; due battaglioni bersaglieri; tre batterie di artiglieria; un plotone di cavalleggeri di Lodi; una compagnia zappatori e una treno(11). Al termine della campagna fu destinato al comando della divisione militare di Ancona, carica tenuta sino alla fine del servizio attivo e la collocazione nella riserva. Mori ad Acqui il 22 aprile 1909, a 95 anni(12).
Il generale Chiabrera prese parte a tutte le principali campagne di guerra dell’Esercito sardo poi italiano, partecipando ad azioni ed eventi delicati e ricoprendo vari importanti incarichi di responsabilità.
Le sue due doti di soldato e combattente gli consentirono partendo dalla truppa, di scalare rapidamente la gerarchia militare raggiungendone i vertici, e di fregiarsi di medaglie al Valor Militare, promozioni al merito di guerra, encomi e onorificenze varie, tali da farlo annoverare tra i generali più noti della storia d’Italia.


Note:
1 Colla 1962, p. 112
2 Il Primaverde 1844, p.371
3 Rivista Universale 1868, pp. 505, 506
4 Foramiti 1850, p.57
5Camussi 1853, p. 394
6 Nuova Rivista di Fanteria 1909, da p.347 a p.361
7 Per effetto del Regio viglietto del 26 marzo 1833, i reparti sprovvisti di bandiera non potevano essere decorati al VM
8 I colori distintivi della brigata erano inizialmente il rosso della goletta e dei paramani della tunica. Tuttavia a seguito della Regio Decreto del 9 aprile 1860, fu adotta l’uniforme comune alla fanteria italiana, ovvero turchina scura con la goletta di velluto nero, filettatura e pistagna scarlatta e sopra la filettatura del paramano, linguetta di velluto nero a tre punte, bottone di metallo bianco col numero del reggimento, pantaloni grigi, cravatta rossa orlata di bianco, kepì turchino con nappa rossa.
9 Il Genio 1862, pp. 43, 44, 45, 89, 90
10 Memorie storiche, 1909, pp. 4, 5, 9,10,11
11 La Campagna del 1866, 1875, pp. 340, 341
12 Nuova rivista di fanteria, op. cit., da p. 337 a 339


Bibliografia
S. Ales, L’armata Sarda della restaurazione (1814-1831), SME Ufficio Storico, Roma 1987
S. Ales, L’armata Sarda e le riforme Albertine (1831-1842), SME Ufficio Storico, Roma 1987
E. Camussi, Dizionario analitico delle circolari dell’azienda generale di guerra, dall’anno 1814 per tutto il 1852, corredato di nozioni cronologiche, intorno ai corpi ed istituti militari, Torino 1853
G. Cantelli, Le prime uniformi dell’Esercito Italiano, SME Ufficio Storico, Roma 1979
E. Colla, Da Caristo ad Acqui Terme (la storia di Acqui Terme): guida storica della città e del circondario, Genova 1962
N. Foramiti, Fatti del regno di Piemonte negli anni 1848-49 descritti con istorica verità dettagliatamente, con ordine cronologico, Venezia 1850
L. Gaeta, Nove mesi in Messina e la sua cittadella, Napoli 1862
Il Genio nella campagna della bassa Italia negli anni 1860-1861, Torino 1862
Il Primaverde per l’anno bisestile 1844, Torino 1844
Il Soldato Italiano dell’Ottocento nell’opera di Quinto Cenni, Vol. Terzo, Albertelli 2009
La nuova Rivista di Fanteria, anno II, fascicolo V,15 maggio 1909, Roma
Le uniformi del Regio Esercito Italiano 1898-1902, Albertelli 2011
Memorie storiche del 36° reggimento di fanteria, brigata Pistoia, terza edizione, Modena 1909
Operazioni dell’artiglieria negli assedi di Gaeta e Messina negli anni 1860 e 1861, Torino 1862
Rivista universale, nuova serie anno terzo, vol.8, Genova- Firenze 1868
La Campagna del 1866 in Italia, Sezione storica del Corpo di Stato Maggiore, Tomo 1, Roma 1875


Nell'immagine, Il tenente generale Chiabrera in grande uniforme in uso già a fine dell’Ottocento. Tra le decorazioni si distinguono le medaglie d’argento al VM, la croce di Gande Ufficiale di San Maurizio e Lazzaro, di Commendatore della Corona d’Italia e dell’Ordine Militare di Savoia, nonché le medaglie della campagna di Crimea e per le campagne risorgimentali. (foto da Museo centrale del Risorgimento)
Documento inserito il: 15/12/2016
  • TAG: risorgimento, campagne risorgimentali, guerre indipendenza, tenente generale chiabrera, brigata pistoia

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