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50 anni fa, il 18 gennaio 1955, moriva Giuliano Gozi

Era nato nel 1894. Il Duce di San Marino amico di Mussolini, per oltre vent'anni fu il protagonista assoluto ed indiscusso della Repubblica del Titano.

La storia, è risaputo, l'hanno sempre scritta i vincitori. Ai vinti «è stata lasciata solo la consolazione di sperare che, un giorno, qualche coraggioso revisionista li riabiliti o comunque faccia conoscere anche le loro ragioni» (I).
Tra i vinti in lista di attesa c'è Giuliano Gozi, colui che, a torto o a ragione, viene considerato il Duce di San Marino per avere assunto in sé, con le cariche di ministro degli Interni e di ministro degli Esteri, «tutti i poteri effettivi» della Repubblica in quell'arco di tempo che va dal 1923 al 1943.
A cinquant'anni dalla morte, su questo poliedrico e controverso personaggio non è stato ancora formulato un giudizio sereno e spassionato; fino ad ora chi si è interessato di lui lo ha fatto in modo parziale e soprattutto denigratorio, avendo come unico intento quello di infangarne la memoria.
Anche ultimamente, nel 1997, dando credito a superficiali e rancorose testimonianze, un "cronista" locale lo ha dipinto come il despota di un regime incontrollato «che per oltre un ventennio ha deviato la repubblica dal suo millenario cammino»; un «buffone» spregiudicato e «parodiante» sempre pronto ad offrire i propri servigi al migliore offerente, responsabile di «arbitrii, abusi, privilegi»; addirittura un incallito giocatore di poker.
Eppure durante il Ventennio sammarinese, quando Giuliano Gozi era in auge, tutti gli riconoscevano il merito di avere «rinnovato e tonificato ogni attività statale e civile del paese»; di averlo dotato di «ponti, strade, scuole, edifizi pubblici, acquedotti, luce elettrica, cimiteri»(2). E senza far debiti. Anzi, estinguendo «quelli contratti da precedenti governi e addirittura chiudendo gli esercizi finanziari in avanzo»?'.
Una "dittatura" la sua che, stando alle cronache del tempo, eliminò la disoccupazione e ridusse al minimo l'emigrazione facendola diventare un fenomeno non più «cagionato dal bisogno di cercar lavoro altrove, ma soltanto dal desiderio di espandere all'estero traffici e industrie»?".
Come segretario di stato e dirigente degli affari esteri scrissero che riuscì con grande abilità e autorevolezza a «dirimere questioni, sanare dissensi, risolvere delicate situazioni».(5)
Esagerazioni? Cortigianerie? Forse. Quello che è certo tuttavia è che la figura e l'opera di Giuliano Gozi, ideatore ed artefice di una delle più ardite e moderne ferrovie elettriche di montagna del mondo e soprattutto protagonista di quella serie di accordi internazionali, detti Convenzioni, stipulati con l'Italia (31 marzo 1939) e con vari Stati d'Europa e d'America (ognuno dei quali portò vantaggi economici al piccolo stato da lui diretto rafforzandone il decoro, il rispetto e il concetto di sovranità), non possono essere liquidate né con il silenzio, né tanto meno con il disprezzo.
Senza dubbio fu un personaggio scomodo e, sotto certi aspetti, persino imbarazzante per quella sua aria distaccata e autorevole da primo della classe; era tanto sicuro di sé da incutere soggezione ed era estremamente severo, soprattutto con chi gli faceva perdere tempo o peggio ancora con chi osava chiedere favori. La sua spigolosa riservatezza spesso veniva scambiata per "puzza sotto il naso" ed anche per questo non piaceva a tutti; ma lui annusava l'aria come nessun altro e sapeva volare alto. E con le proprie ali.
Non era, come lo si è fatto apparire attraverso distorte verità, un mediocre replicante. Lo stesso Mussolini, affascinato dalla sua cultura, dal suo talento giuridico e dalla sua passione politica lo avrebbe voluto a Roma, al suo fianco; e glielo chiese più di una volta, ma Giuliano Gozi rifiutò per restare fedele servitore del suo Paese.
Al di là dei rancori, che fecero capolino subito dopo la sua "caduta in disgrazia" (comprensibili per un certo verso, dato il totale disorientamento di valori in quell'immediato dopoguerra) e che lo costrinsero a subire un ignobile quanto grottesco processo per crimini mai commessi, egli, come vedremo più avanti quando valuteremo le opinioni di coloro che l'hanno conosciuto, fu un vero statista. Uno statista che trovandosi ad agire in un turbinoso periodo di sconvolgimenti politici e sociali tenne ben salda la barra dell'identità nazionale del popolo sammarinese e come tale merita di essere posto fra i grandi, ossia «fra le persone storiche più insigni e più benemerite della Repubblica» (6).
Giuliano Gozi nasce a San Marino da famiglia nobile e di antico casato il 7 agosto 1894.
Allo scoppio della prima guerra mondiale è studente di giurisprudenza all'Università di Bologna. Con un gruppo di giovani universitari felsinei di estrazione nazionalista è tra i promotori di alcune manifestazioni a favore dell'intervento italiano nel conflitto. Il 24 maggio 1915, sentendo forte il richiamo della "Grande madre patria Italia" scesa in armi, Giuliano interrompe gli studi e se ne torna a San Marino e qui, i primi di giugno, dopo avere costituito un comitato interventista, promuove l'arruolamento di giovani volontari.
Pur rivendicando il diritto di rimanere repubblicano «per la vita e per la morte», Gozi non se la sente in quel frangente di restare insensibile «al grido di dolore e di pianto» che proviene «dalle piaghe d'Italia e d'Europa calpestata dal barbaro» e, coerente con quegli ideali che si riallacciano al filone risorgimentale e garibaldino, parte volontario per il fronte (7).
Con la divisa degli alpini e i galloni da sotto tenente, Giuliano si guadagna la medaglia d'argento nella battaglia di Cima Falzarego e la Croce di Guerra nella tenace resistenza del Monte Grappa in seguito alla ritirata di Caporetto (8).
Il 4 settembre 1918, dopo quattro anni trascorsi nell'esercito italiano, Gozi lascia il grigioverde. La decisione gli viene imposta del governo di San Marino, che, viste le sue benemerenze patriottiche, le sue qualità intellettive e la sua cultura giuridica, gli affida la Segretaria di stato per gli affari esteri.
Con questo prestigioso incarico, Gozi, appena ventiquattrenne, inizia quel percorso politico che gli procurerà tante soddisfazioni, ma anche tante amarezze. Presto, infatti, si trova ad agire in uno dei momenti più delicati della storia della piccola repubblica del Titano che, investita dall'onda dei rivolgimenti politici e socioeconomici della penisola, diviene rifugio di molti ricercati dalla giustizia italiana.
Per evitare che i fascisti, ormai padroni della piazza, entrino nel territorio della repubblica per "ripulirla" dai "sovversivi", minando in tal modo la sua integrità, Giuliano favorisce la nascita del partito fascista sammarinese strutturandolo ideologicamente sulla falsariga di quello mussoliniano. Il movimento, che per vent' anni avrà come segretario politico il fratello Manlio, imprime una svolta nelle relazioni con l'Italia a tutto vantaggio dell'indipendenza di San Marino (9).
Il 4 marzo 1923 alle elezioni generali, il partito fascista sammarinese ottiene quaranta seggi e la maggioranza assoluta; il primo aprile dello stesso anno con la prima reggenza fascista prende inizio quella che sarà chiamata la "tirannia" di Giuliano Gozi.
Il crollo del regime fascista in Italia, il 25 luglio 1943, determina anche la caduta di quello sammarinese. Con la riconquistata libertà di parola e di azione tornano sulla scena pubblica del Titano i partiti politici e la discussione riprende a tutto tondo. Ma con le polemiche emergono anche i risentimenti e lo scontro tra le fazioni si fa duro. I nuovi leader costringono Giuliano Gozi a starsene in panchina e per oltre due mesi, dal 28 luglio ai primi di ottobre del 1943, la repubblica vive un periodo di estrema tensione sociale e politica, dentro la quale aleggia uno spirito mentale e verbale da guerra civile.
A calmare gli animi ci pensa Gozi, il quale, sollecitato a scendere di nuovo in campo, con la sua lucida autorevolezza il 28 ottobre 1943 "vara" il "patto di pacificazione cittadina", un gioiello di compromesso politico tra i contendenti che riesce a smussare le asprezze della caotica situazione (IO).
Ma i tempi incalzano. I tedeschi, che ormai occupano tutta l'Italia del nord, minacciano l'integrità territoriale della repubblica e i fascisti italiani aderenti alla neonata repubblica sociale smaniano di invadere il Titano per "snidare" gli antifascisti e i renitenti alla leva che vi hanno trovato asilo.
Ancora una volta, a tenere a freno l'irruenza di queste bellicose e vendicative "squadre nere", tocca a Giuliano Gozi, Il 4 gennaio 1944 egli ricostituisce il partito fascista sammarinese assumendone la segreteria. Con questo ruolo politico Gozi, da buon tessitore, dà il via ad una serie di negoziati interni ed esterni alla Repubblica che riescono, da una parte, a frenare l'irrequietezza dei sammarinesi e, dall'altra, a preservare l'indipendenza del territorio, che nel frattempo va riempiendosi di migliaia e migliaia di sfollati italiani.
La bufera della guerra, tuttavia, non salva San Marino, che il 26 giugno 1944 registra il primo doloroso bombardamento alleato con morti, feriti e distruzioni (11).
Con l'avvicinarsi del fronte la repubblica rischia di trovarsi tra due fuochi se non addirittura teatro della conflagrazione. Nell'estremo tentativo di evitare la catastrofe e quindi di mantenere neutrale il piccolo stato, il 2 agosto 1944 Giuliano Gozi accompagnato da Francesco Balsimelli (reggente), Ezio Balducci, Marino Belluzzi e Leonida Suzzi Valli, si reca a Salò a parlare con il suo "amico" Mussolini. Ma ormai, con gli eventi che precipitano, le parole non contano e le garanzie lasciano il tempo che trovano.
I primi di settembre i tedeschi entrano a San Marino: occupano scuole e case; installano posti di blocco e fortificazioni; minano strade e ponti. Sono momenti drammatici: si vive alla giornata tra disagi, incertezze e disperazione. Non resta che aspettare l'arrivo degli Alleati.
Questi fanno la loro prima timida apparizione il 19 settembre e dopo tre giorni di scaramucce con i tedeschi in ritirata, occupano interamente la repubblica ponendo termine alle ostilità (12).
Con la pace iniziano le epurazioni e i processi contro i fascisti. Primo della lista Giuliano Gozi. Non potendo trovare capi d'imputazione per l'operato svolto durante i venti anni di regime, il Consiglio dei XII, riunito si per le sanzioni contro il fascismo, lo processa insieme con i suoi "complici" per crimini commessi nel periodo che va dal 28 luglio 1943, fine del regime fascista, al 22 settembre 1944, liberazione della repubblica.
Il procedimento inizia il 24 dicembre 1945; le accuse sono inconsistenti, tanto che tra i consiglieri c'è chi propende per una linea di clemenza invocando «una condanna più morale che materiale». La maggioranza, però, che ha fatto proprie le acrobazie mentali del Sindacato, composto da esponenti socialisti e comunisti, accusa i membri del partito fascista di «cospirazione» e addirittura di «attentato alle istituzioni della repubblica»; invoca un processo politico e pene severe. Conclusione: Giuliano Gozi è condannato a sette anni di carcere e alla perdita dei diritti politici; pene minori agli altri "caporioni" fascisti. Giustizia è fatta.
Un consigliere, Giovanni Franciosi, amareggiato per la poca serietà del processo, appunta nel proprio diario: «Durante il procedimento è stato veramente deplorevole il contegno di alcuni membri della maggioranza che si comportavano come se si trattasse di fare un gioco di società piuttosto che di infliggere pene anche gravi a persone che, se anche colpevoli, meritavano che i loro casi venissero discussi con la serietà che 1'ambiente e il caso richiedevano».
In prigione, avrebbe detto G. Antonio Cornacchia, una sola cosa affliggeva Giuliano: «la meschinità delle accuse dei suoi persecutori».
Gozi stette in carcere sei mesi, dopodiché la pena gli fu tramutata in quella dell'esilio. Se ne andò a sbarcare il lunario a Roma dove trovò saltuarie e umilianti occupazioni presso il Vaticano. Rimise piede a San Marino nel 1952, provato nel fisico e soprattutto nel morale. Completamente emarginato dalle istituzioni della repubblica, morì il 18 gennaio 1955, a 61 anni, dopo lunga e dolorosa malattia, assistito dall'affetto dei familiari e di quei pochi amici che gli erano rimasti fedeli.
Il tracciato storico, appena descritto, che incornicia la vicenda umana e politica di Giuliano Gozi, non dà il senso e la misura della sua opera. Per abbozzarla, nell'intento di stuzzicare la curiosità del lettore e di invogliare qualche storico ad uno studio serio e approfondito sul personaggio (dopo mezzo secolo di giudizi negativi e distorti emersi nei suoi confronti, penso che più che necessario sia doveroso), mi affido ad alcuni stralci di testimonianze di persone che l'hanno conosciuto e apprezzato in vita. Testimonianze di intellettuali al di sopra di ogni sospetto, scritte nel 1965, quindi non dettate dallo spirito fazioso del tempo, riunite in un opuscolo dal titolo "Giuliano Gozi 1894 - 1955", stampato a cura dei famigliari dal Gruppo Poligrafico Editoriale. Mi auguro che da questo piccolo e variegato mosaico di interventi traspaia una briciola della personalità di Giuliano Gozi.
«Quando ero con lui -dice Luigi Pasquini- avevo cognizione di trovarmi di fronte alla rettitudine in persona, al cospetto dell' onestà». «Fine nei lineamenti del volto, gentiluomo di razza e composto nei gesti», aggiunge Pasquini, Gozi era «capace di una sorprendente carica di energia».
Dello stesso tenore è il giudizio sulla tempra d'uomo formulato da Michele Campana: «Composto e corretto di persona, elegante nel vestire, senza esagerazioni di mode, calmo sempre nei gesti, con un viso roseo, in cui si notavano subito due occhi vivacissimi ed un sorriso di superiore benevolenza, sembrava fatto per essere rispettato ed amato. E se tu avevi modo di ascoltarlo e frequentarlo, capivi subito che egli eccelleva in tre qualità, e meglio sarebbe dire in tre virtù, se questo nome fosse ancora in uso: una cultura di tipo classico, che non tradisce mai; e che subito si rivelava nell'eloquio sempre preciso, chiaro e senza infatuazioni o sovrabbondanze barocche; una intelligenza pronta, aperta alle novità e tesa verso ciò che poteva in qualche modo essere utile alla Repubblica; infine una serenità esemplare, che dava alla sua azione una calma riflessiva e per ciò realizzatrice e pratica, pure al servizio dei più alti ideali».
Sugli ideali di Giuliano Gozi, così sintetizza Giulio Cesare Mengozzi: «Aveva spirito sereno, mente aperta ad ogni bellezza, cuore sensibile alla voce della grande e della piccola Patria».
Come politico G. Antonio Cornacchia lo ricorda dotato di «una personalità spiccata e di un'intelligenza acutissima». A parer suo fu l'artista e l' architetto della repubblica di San Marino; quando parlava «con colleghi di partito o di governo d'oltre confine, la sua aristocratica finezza intellettuale sapeva imporre un rispetto che forse mai, in tal misura, un rappresentante della piccola Repubblica del Titano ha potuto suscitare».
«Quando Giuliano Gozi salì al potere - spiega Cornacchia puntualizzando la sua indipendenza di giudizio- e pose mano all' opera di riordinamento e di ricostruzione dello Stato sammarinese (ricordiamo che assunse la Segreteria di Stato per gli Affari Esteri nel 1918 n.d.r.), il Fascismo non era ancora nato; quando Giuliano Gozi abbandonò il potere, dopo il crollo del Fascismo, lasciò accordi e trattati con gli Anglo-Americani, al di sopra e al di fuori della politica fascista italiana».
E ancora: «Giuliano Gozi non ha servito un'idea di parte, anche se nobile e alta, ma la sola idea dello Stato, a cui ha sottoposto ogni altro ideale; non ha intessuto la sua opera politica in funzione di un'ambizione o d'un interesse ma per la patria».
Secondo Luigi Pasquini «A lui si deve l'avvio dello sviluppo edilizio della città e dei castelli, col rinnovamento che i tempi nuovi comportavano, ricordando però ai progettisti e ai costruttori il rispetto delle regole, l'osservanza delle norme tradizionali e la salvezza del color locale: anticipatore, anche qui, della valorizzazione del patrimonio artistico, che è la carta più importante nel gioco delle attrazioni e della concorrenza turistica».
Oltre che fine politico Giuliano Gozi fu un illuminato giurista. Laureatosi in giurisprudenza, esercitò la professione legale dal 1920 fino ai suoi ultimi giorni.
«Durante tale periodo -ricorda Giacomo Ramoino- prese parte alle più importanti e gravi controversie che si sono discusse, in materia civile, avanti le Autorità giudiziarie sammarinesi» e si adoperò contro ogni tentativo di menomare i sovrani diritti della sua Patria.
«In ogni ramo del diritto cui ebbe ad applicarsi -aggiunge Ramoino - dimostrò intelligenza pronta ed acuta, vasta dottrina, studio accurato delle singole questioni e serietà nel trattarle. Non aveva soltanto la solita cultura giuridica, che deve essere di tutti coloro che vestono decorosamente la toga; ma aveva l'intuito, il senso giuridico, che è di pochi».
All'inizio degli anni Trenta, durante un congresso di diritto amministrativo che si svolse a Roma, Vittorio Scialoja, insigne luminare di scienze giuridiche, presentò il Gozi come «il rappresentante di uno dei più piccoli stati del mondo ma che potrebbe benissimo rappresentarne uno dei più grandi». Non a caso era uno dei pochi che riusciva a trattare da pari a pari con Mussolini.
Il ricordo di Giuliano Gozi, per Ramoino, va accostato «a quello degli altri giureconsulti che, attraverso i secoli, hanno onorato, col loro profondo sapere, il Foro Sammarinese». Fu anche insegnante di diritto costituzionale presso il patrio Liceo-Ginnasio di San Marino.
Uomo politico e uomo di legge, dunque, ma anche storico e critico perspicace. Il lungo elenco dei suoi scritti lo troviamo nel menzionato opuscolo al capitolo Opere edile ed inedite dell'avvocato Giuliano Gozi estremamente utile per approfondirne il "pensiero". Un uomo, insomma, che merita un posto d'onore nel Giardino dei Grandi perché, come disse Luigi Pasquini, «il buon seme di galantuomini come lui» non vada disperso, ma vada «a vantaggio di governanti e governati».

Note
l) Cfr. Arrigo Petacco, Tanta voglia di verità. Anche se è scomoda, "Il Resto del Carlino", 20 novembre 2004;
2) Ezio Camuncoli, "La Serenissima Repubblica di San Marino", Ed. Luciano Morpurgo, Roma, 1931;
3) Ibidem;
4) Ibidem;
5) Ibidem;
6) Cfr. Michele Campana, Diplomatico di Fede, pago 16-22, in "Giuliano Gozi 1894-1955", Gruppo Poligrafico Editoriale, San Marino, 1965;
7) Cfr. Giulio Cesare Mengozzi, Giuliano Gozi combattente per la piccola e la grande Patria, pago 5-7, in "Giuliano Gozi ..." op. cit.;
8) Il 23 aprile 1933 una delegazione di Alpini d'Italia si recherà a San Marino «per rendere un tributo di affetto e di simpatia al valente e valoroso Ufficiale degli alpini» (Cfr. G. C. Mengozzi, Giuliano Gozi.: op. cit.);
9) Cfr. Gaetano Rossi, "Armi ed Armati della repubblica di San Marino", Parte III, Unesco, 1999.
Il partito fascista sammarinese ottenne da quello italiano il potenziamento temporaneo di un Corpo di carabinieri reali, già presenti nel territorio dal 1921 a tutela dell'ordine pubblico. Questi restarono a San Marino fino al febbraio 1936 quando si costituì la locale gendarmeria;
IO) Qualche giorno prima della stipula del "patto", il 25 ottobre 1943 Erwin Rommel visita San Marino (G. Rossi, "Armi ..." op. cit.);
11) Cfr. Gaetano Rossi, "Armi ..." op. cit;
12) Le truppe Alleate se ne andranno definitivamente da San Marino dopo circa un mese. (Cfr. G. Rossi, "Anni ... op. cit.).

Articolo di Manlio Masini apparso sul bimestrale Ariminum del Gennaio - Febbraio 2005.

Si ringrazia la Sig.ra Paola Gozi, per l'invio ed il permesso alla pubblicazione di questo articolo.

Nell'immagine Giuliano Gozi con Benito Mussolini.

Documento inserito il: 24/02/2015
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