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La Sindone è la quinta posizione dell’Uomo Vitruviano

di Nicholas Parfit

E’ uno dei misteri più ostinati della storia. Di quella cristiana soprattutto, e delle sue reliquie. La Sindone di Torino sfugge a ogni tentativo di comprensione e di riproduzione. E’ veramente il sudario che avvolse il corpo del Cristo o l’opera di un abile falsario medievale? Allo stato dei fatti entrambe le versioni sembrerebbero valide.
Chi dice che sia autentica porta dalla sua parte l’evidenza che nessuno è riuscito a riprodurla, chi pensa che sia falsa afferma che l’esame al C-14 prova la veridicità del documento del vescovo di Pierre d’Arcis, il primo nel quale il Sacro Lino è citato e che è datato a metà del 1300.
Ma veramente nessuno è riuscito a riprodurre una immagine su lino con tutte quelle caratteristiche? E soprattutto, ammesso che sia opera di ingegno umano, chi aveva nel Medio Evo una intelligenza tale da creare quella “bruciatura” così superficiale che, se vista da una distanza, rappresenta un uomo che è stato martirizzato? E’ cosa nota che in questi ultimi decenni nella storia della sindonologia si è affacciata una ipotesi alquanto affascinante, l’autore della Sindone sarebbe nientepopòdimenoche LEONARDO DA VINCI!!! Ebbene si, proprio lui, il genio italico celebrato a ogni piè sospinto, quello a cui sono stati dedicati musei, aeroporti, università, quello il cui dipinto più iconico è diventato a sua volta il più prezioso tesoro del più importante museo della Francia.
E come Leonardo avrebbe creato la Sindone? Attraverso un rudimentale processo fotografico. Il genio fiorentino, ben 300 anni prima del tempo, avrebbe scoperto le basi del processo fotografico.
Il processo che ha usato sarebbe stato questo, ha bagnato il lino con una soluzione di sali di argento, quindi l’ha steso in una camera oscura focalizzando la luce con una lente.
All’esterno ha posto una statua di marmo o gesso e dopo due giorni di esposizione ha ottenuto il risultato che vediamo oggi, c’era un ultimo problema da risolvere, togliere i sali di argento non ossidati e per quello ha lavato il lino in una soluzione di sali di ammonio che li ha rimossi.
Molto semplice. Chi ha creato dei lini con quel sistema ha realizzato delle immagini che hanno tutte le caratteristiche fondamentali della Sindone, probabilmente anche quella della progressiva scomparsa dell’immagine visto che la differenza tra la sindone leonardiana e quelle che usavano un bassorilievo riscaldato era che queste ultime davano delle immagini che degradavano col tempo.
Quella sindonica invece è molto più stabile, si deteriora in un lasso di tempo molto più lungo, addirittura secoli, questa è la gran differenza.
Ed è anche esperienza acclarata che i comuni negativi fotografici si deteriorano col tempo, ma molto lentamente, un'altra proprietà comune con la Sindone. Noi oggi possiamo ancora vedere i primi film prodotti agli albori del cinema e della fotografia. A tutt’oggi abbiamo dei negativi datati al 1830 che sono ancora sviluppabili.
Fatta quindi questa premessa come è possibile dimostrare che Leonardo sia stato l’autore della Sindone? Ebbene l’autore dell’articolo che state leggendo pensa di esserci riuscito.
Nel libro Il Velo di Maya di Nicholas Parfit, disponibile in vendita su Amazon, c’è un’ampia descrizione di come Leonardo abbia inserito nelle sue opere più famose dei riferimenti alla Sindone. Questi riferimenti avevano lo scopo preciso di farci sapere che era lui l’autore del Sacro Lino, infatti è da ritenere che, se fosse veramente lui il fotografo che ha scattato quella foto, abbia voluto in qualche modo rivendicarne la paternità.
Non poteva certo farlo apertamente altrimenti la Chiesa lo avrebbe massacrato, per questo preciso motivo scelse una via trasversa, decidendo di comunicarcelo sottovoce, con un sussurro…”psss…ehi voi…sì dico a voi…quel lino…ecco…è una mia creazione ma ve lo dico a bassa voce perché l’ho fatto in combutta con la Chiesa. Se lo gridassi finirei appeso per parti poco nobili
E quali sono le opere nelle quali ci sono questi riferimenti? Essenzialmente tre, Il Cenacolo, La Gioconda e L’Uomo Vitruviano.
In questo articolo ne sarà svelato uno, quello relativo all’Uomo Vitruviano, che è anche il più importante e che unito agli altre due prova che la Sindone è opera di mente umana e non divina, ma prima di farlo apriamo per un attimo una doverosa parentesi.
E’ fuor di dubbio che molti nella comunità cristiana credono che la Sindone sia autentica, secondo questa visione nel momento della Resurrezione si sarebbe per davvero verificato un lampo di energia che avrebbe impresso l’immagine del Cristo sul Sacro Lino.
Allo scopo di chiarire per bene di cosa stiamo parlando occorre spiegare per bene cosa ciò comporti. Questo evento, se per davvero si fosse verificato, sarebbe la negazione di alcuni passi del Vecchio e del Nuovo Testamento. In particolare si aprirebbero tre grossi problemi teologici. Esaminiamoli uno alla volta.


I TRE PROBLEMI TEOLOGICI POSTI DALLA SINDONE “AUTENTICA”

Primo problema: Essa sarebbe la negazione del Primo Comandamento

Se la Sindone fosse autentica il comandamento che è stato violato è quello del divieto di farsi immagini contenuto nel Primo Comandamento, che è quindi il più importante, e che la Chiesa spesso spezza in due per non far capire che essa stessa lo sta violando. Il Primo Comandamento infatti recita:

« Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai

Ricordiamo qui brevemente il divieto nell’Islam di rappresentare il Profeta e la lotta degli iconoclasti nell’impero bizantino i quali proclamavano che le icone portavano all’idolatria e per questo le distruggevano. Veramente Dio impone una legge, non farsi immagini, e poi la viola lui stesso con la Sindone?
Contraddittorio.

Secondo problema: Essa contraddice un intero episodio del Nuovo Testamento

L’episodio è quello della incredulità di Tommaso. L’unico vangelo che lo riporta è quello di Giovanni. Riportiamo il passo:

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

L’ultima frase è stata evidenziata essendo abbastanza chiaro che se la Sindone fosse autentica sarebbe essa la prova vera della Resurrezione. Mentre secondo il comandamento diretto del Cristo alla Resurrezione occorre credere per fede, è l’episodio cardine di tutto il cristianesimo, quello che fa dire a Paolo

Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.

Possibile quindi che il Cristo dica beati quelli che non hanno visto e hanno creduto e poi lasci la Sindone come prova della Resurrezione? Allora cosa è vero? Il passaggio del NT o la Sindone? Uno annulla l’altro. Se la Sindone fosse vera quelli che la toccano e la vedono compiono la stessa operazione di Tommaso quando inserisce il dito nelle piaghe del Cristo. A ogni ostensione si presentano due milioni di persone, sarebbe come se per due milioni di volte avvenisse questo… «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco»
Veramente?!?!
Anche qui…contraddittorio.

Terzo problema: Tutte le altre religioni planetarie sarebbero false

Anche qui non si scappa, se la Sindone è vera essa è la prova inconfutabile della Resurrezione, ergo tutti quelli che praticano una religione diversa da quella cristiana sono in errore perché esiste una prova oggettiva e materiale, un panno di lino, che prova che l’unica vera religione è quella cristiana.
Nel Corano è scritto che Gesù non fu crocefisso, gli ebrei a loro volta negano che risorse, le religioni orientali che sono basate sulla Legge del Karma negano che ci sia bisogno di un mediatore tra Dio e l’anima incarnata.
Se la Sindone fosse vera in questo momento i due terzi della popolazione mondiale professa una religione falsa, la Sindone potrebbe essere usata come giustificazione morale per vietare tutti i culti diversi da quello cristiano. E perché? Perché il Cristo è risorto, abbiamo una immagine su telo che lo prova.
Essa sarebbe portatrice di divisione e non di pace.
Immaginatevi i falchi dell’ultradestra occidentale che dipingono l’immagine del Sacro Volto su una bomba atomica e poi la sganciano sulla Mecca.
Crimine contro l’umanità? Assolutamente no, la Sindone prova che tutte le altre religioni al di fuori di quella cristiana sono fasulle.

E’ evidente che la Sindone “autentica” pone più problemi di quanti ne risolva, fosse vera l’unica soluzione sarebbe quella gnostica, cioè che l’universo è stato creato da una mente malata, il demiurgo. Molte volte i religiosi sono sfidati dagli atei con argomenti del tipo perché Dio permette le guerre, le pestilenze, le carestie…
A questa domanda gli gnostici rispondono perché l’universo è stato creato da uno schizofrenico.
Potrebbero aggiungere la Sindone a questa valutazione visti i problemi teologici che pone. La Chiesa a sua volta ha sempre combattuto gli gnostici, come Giordano Bruno o i catari.
La Sindone invece che stare dalla parte della Tradizione la negherebbe.
Chiariti quindi i grossi problemi teologici posti dalla Sindone “autentica” torniamo al nostro discorso, ovverosia come Leonardo da Vinci vuole farci sapere di essere lui l’autore del telo.

In quello che segue, il lettore, se non crede a questa spiegazione, è invitato a ripetere per conto suo il processo illustrato e che viene descritto in maniera più approfondita nel libro.

La prova è la seguente, si noti innanzitutto che sotto la macchia di sangue dei piedi, un po’ in basso verso destra, c’è un 17. Una volta fatto questo si prenda quel 17 come riferimento per calcolare l’altezza.
Quindi si proceda una seconda volta a calcolare la distanza dal 17 all’ombelico. Dopo aver ottenuto queste due misurazioni si divida la più grande per la più piccola, il risultato che avrete ottenuto sarà il numero aureo 1,618. O in ogni caso un risultato che sarà in quei pressi variando forse dell’1% o meno dal risultato esattissimo.
Poiché non potete disporre di una copia in scala reale vi comunichiamo che le esatte misure sono 1960 mm per l’altezza e 1211 mm per la distanza terra-ombelico.
Ma queste misurazioni si possono fare anche con altre immagini della Sindone, quello che conta sono solo le proporzioni relative. L’unico obbligo è di prendere il 17 come riferimento.
Sia ben chiaro che questo è il risultato che si ottiene facendo queste misurazioni sulla Sindone.
A questo punto non dovete fare altro che ripetere lo stesso medesimo processo sull’Uomo Vitruviano e ritroverete quello stesso valore, sempre 1,618, perché in quel disegno, oggi conservato a Venezia, si afferma che il rapporto tra altezza e distanza da terra dell’ombelico debbono stare in rapporto aureo.
A sua volta quel 17 sta a indicare la proporzione del piede poiché nel disegno si legge Il piè fia la sectima parte dell'omo.
Era cioè l’unica proporzione che Leonardo non poteva inserire non potendo mettere il piede di lato come fa nel disegno.
La prova contenuta nel libro Il Velo di Maya è che Uomo della Sindone e Uomo Vitruviano hanno le stesse proporzioni, ovverosia che l’Uomo della Sindone altro non rappresenta che la quinta posizione dell’Uomo Vitruviano, è sufficiente infatti vedere mentalmente l’Uomo Vitruviano che “chiude” le mani sul membro per avere quella specifica immagine.
Questo prova definitivamente che la Sindone di Torino è un manufatto creato da mente umana e non divina. Essa può benissimo essere considerata come la più grande beffa della storia.
Se vi è evento sovrannaturale consiste nella quasi impossibilità che un singolo essere umano, Leonardo da Vinci, possa trovare quasi dal nulla il processo fotografico ben 300 anni prima che si iniziasse a studiarlo.
I credenti possono benissimo ritenere che quel risultato Leonardo lo ottenne non grazie a un rimescolamento casuale degli atomi del suo cervello ma attraverso un qualche “suggerimento”.
In questo senso il genio fiorentino altro non sarebbe che il veicolo che “qualcuno o qualcosa” hanno usato per portare un qualche messaggio alla umanità, tra cui ci potrebbe essere quello di una velata punizione per aver violato il comandamento di non farsi immagini.


Il seguente articolo è pubblicato in copyleft, può essere riprodotto da chiunque in rete con il solo obbligo della indicazione dell’autore e dei riferimenti bibliografici.

Documento inserito il: 18/02/2017

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