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Enrico Toti: la gloria in trincea [ di Maury Fert ]

Il suo gesto è tra i più celebri della Prima Guerra Mondiale. Suo padre e suo fratello erano ferrovieri. Enrico era cresciuto tra racconti di viaggi e nella vita aveva voluto entrare con un lavoro che gli permettesse i viaggi più avventurosi.
Si era imbarcato come mozzo a quindici anni sull'Ettore Fieramosca, per poi passare tre anni dopo in qualità di torpediniere elettricista scelto sull'Emanuele Filiberto.
Nel 1904 imbarcato sul Coatit aveva davvero incontrato la grande avventura: in Mar Rosso la sua nave aveva ingaggiato una battaglia con i pirati.
Nello stesso anno la morte dell'unico fratello. Enrico per non lasciare soli i genitori e una sorella abbandona la vita di mare torna a Roma. Partecipa ad un concorso delle ferrovie ed è assunto come fuochista.
Il 2 marzo 1908 l'incidente che cambia il suo destino. In una manovra tra due locomotive, Toti ha la gamba sinistra massacrata: all'ospedale devono amputargliela appena sotto il bacino.
Attraverso esercizi sfibranti riesce a ricrearsi il senso dell'equilibrio e a sviluppare il massimo dell'agilità e della forza. In una gara internazionale di nuoto arriva secondo. Vuol dimostrare di aver superato ad oltranza la menomazione che l'incidente gli ha inflitto.
Si getta in un'impresa che risulterebbe molto difficoltosa anche a qualsiasi persona di fisico normale: con la bicicletta che si è abituato a spingere con un solo pedale si avvia a girare per l'Europa arrivando fino in Lapponia.
Quando ridiscendendo l'Europa attraversa Vienna gli ordinano di togliersi il bracciale tricolore si rifiuta di obbedire: interrompe il viaggio e rientra a Roma in treno.
Nel maggio 1915 Toti inoltra al Ministero della Guerra tre domande di arruolamento che gli vengono respinte. Decise di non affidarsi alla burocrazia: lega la stampella al telaio della bicicletta e parte per il nord.
A Cervignano i carabinieri lo fermano. Lo accompagnano al comando di tappa. Spiega che vuole aiutare in qualunque modo i soldati che combattono. La sua richiesta viene accolta per intercessione del Duca d'Aosta e viene assunto al Comando di Tappa di Cervignano con la qualifica di "volontario".
Nell'aprile 1916 i bersaglieri del 3°Battaglione convincono il comandante ad accoglierlo nel reparto. Toti scrive a casa:" Ho le mie stellette. Ho il mio elmetto d'acciaio!". Ad agosto il suo battaglione è lanciato all'attacco delle posizioni austriache sul Monte Sei Busi. Toti viene colpito a morte e compie quel suo ultimo gesto che lo farà entrare nelle leggende della guerra.

Documento inserito il: 03/02/2015
  • TAG: prima guerra mondiale, grande guerra, enrico toti, monte sei busi, carso, eroe

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