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Nicola Panevino, un partigiano lucano [ di Michele Strazza ]

Nato a Carbone (Potenza) fu fucilato a Cravasco (Genova) il 23 marzo 1945. Era nato nel piccolo paese di Carbone, in Basilicata, Nicola Panevino, in quel lontano 13 luglio 1910. Aveva coronato il suo sogno di diventare magistrato ed aveva svolto quella professione con scrupolo e competenza, pur sentendo su di sé gravare l’ombra del regime fascista.
Dopo aver svolto le funzioni giudiziarie presso il Tribunale dei Minori di Napoli, nel luglio del 1942 si trasferì, come giudice, presso il Tribunale di Savona. Sposato e padre di una bambina, dopo l’8 settembre, entrato a far parte di “Giustizia e Libertà”, militò nel Partito d’Azione clandestino, contribuendo alla formazione delle prime brigate partigiane della zona. Col nome di battaglia di “Silva” diede, infatti, vita alla Brigata GL “Savona”.
Nell’inverno 1943-44 rappresentò il Partito d’Azione all’interno del CLN di Savona, in sostituzione di Cristoforo Astengo, fucilato dai nazifascisti. In seguitò presiedette lo stesso Comitato di Liberazione Nazionale, mantenendo stretti collegamenti con i comitati di Genova ed Alessandria, inviando uomini alle formazioni partigiane piemontesi. Grazie alla sua posizione lavorativa poté accedere ad importanti informazioni sulla organizzazione politica e militare della Repubblica di Salò, contribuendo alla lotta partigiana. Insospettabile per il suo ruolo di giudice, trasportò personalmente l’esplosivo per i sabotaggi. Ma, il 14 dicembre 1944, tradito da una delazione, venne arrestato nella propria abitazione insieme ad altri partigiani. Di ritorno da una riunione clandestina, non si era accorto del segnale di pericolo che la moglie aveva esposto ad una finestra ed era caduto nelle mani dei repubblichini.
Venne prima rinchiuso nelle carceri di Savona e, poi, a gennaio dell’anno successivo, in quelle genovesi di Marassi. Il 15 febbraio, trasportato nella Casa dello Studente, sede del comando SS, e riconosciuto da una spia come uno dei capi partigiani, venne interrogato e torturato duramente. Pur dichiarandosi colpevole, riuscì a non tradire i suoi compagni di lotta. Profondamente credente, durante la prigionia ottenne dai tedeschi il permesso di ascoltare una messa. Dal carcere trovò anche la forza per scrivere una commovente lettera alla moglie Elena. In essa manifestava l’incrollabile fede “nel Cristo redentore” e la speranza di riabbracciarla insieme alla figlia Gabriella.
Il 23 marzo 1945 fu trasportato a Cravasco con altri 19 detenuti per essere fucilato come rappresaglia ad un’azione partigiana. Alle 4 del mattino il magistrato lucano fu fucilato nei pressi del cimitero del paese. Da allora la Brigata partigiana “Savona” cambiò la sua denominazione in “Brigata Nicola Panevino”.
Alla memoria di questo coraggioso magistrato fu attribuita una medaglia d’argento al valor militare. Alla fine del conflitto mondiale, ad Aliano, paese natale del padre del giudice e dove spesso egli tornava, venne apposta una lapide che lo ricorda, dettata da Benedetto Croce, attestando “che su ogni forma di oppressione trionfano eternamente giustizia e libertà”.


BIBLIOGRAFIA
Archivio Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (INSMLI), Fondo Malvezzi Piero, Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana ed europea, B. 9, fasc. 23;
Avagliano M. (a cura di), Generazione ribelle. Diari e lettere dal 1943 al 1945, Torino, Giulio Einaudi, 2006, pp. 208, 429;
Franzinelli M. (a cura di), Ultime lettere dei condannati a morte e di deportati della Resistenza. 1943-1945, Milano, Mondadori, 2005, pp. 195-196;
Gimelli G., Cronache militari della Resistenza in Liguria, Genova, Cassa di risparmio di Genova e Imperia, 1985, vol. I, pp. 295-298; vol. II, pp. 345, 648, 696;
Gimelli F.-Battifora P. (a cura di), Dizionario della Resistenza in Liguria, Genova, De Ferrari, 2008, pp. 263-264;
Pisanò G., Storia della guerra civile in Italia 1943-1945, Milano, Edizioni Val Padana, 1974, vol. II, pp. 1066, 1070.

Documento inserito il: 14/03/2018
  • TAG: liberazione, nicolapanevino, partigiani, resistenza

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