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Sono favorevole alla costruzione delle moschee. [ di Gianluca Padovan ]

Islamismo. Ogni persona ha il diritto di professare la propria fede. E la parola professare significa «dichiarare apertamente», ovvero: «manifestare e seguire pubblicamente una religione, un’idea politica o filosofica, in modo aperto, senza far mistero delle proprie convinzioni» (Istituto della Enciclopedia Italiana, Vocabolario della Lingua Italiana, vol. III**, Milano 1991, p. 1122). Per la proprietà transitiva chiunque ha diritto di dichiararsi islamico e di professare la religione islamica. Purtroppo si parla di religione senza conoscere i testi fondamentali. L’Islām è la religione monoteistica fondata da Maometto (Muhammad) agli inizi del VII sec. in Arabia. Nell’islamismo confluiscono elementi tratti dal paganesimo arabo, dal giudaismo e dal cristianesimo ed è basato sulla credenza in Allah (Dio) e nel suo profeta Maometto, a cui il verbo divino viene comunicato in più momenti dall’arcangelo Gabriele (Giabrā’īl), personificazione dello spirito divino. Sostanzialmente completa, tale religione raccoglie la parola dei precedenti profeti: Abramo, Mosè e Gesù. Il sistema religioso, con aspetti culturali, sociali e politici è codificato nel Corano (Padovan G., Il mito europeo, Collana I Quaderni di Thule, Ritter ed., Milano 2012, p. 28). Il Corano è il libro sacro dell’islamismo: «scritto in lingua araba, è composto in prosa rimata e si divide in 114 capitoli (detti sure) i quali a loro volta si dividono in versetti (detti āyāt); talvolta il capitolo ha il titolo che si riferisce a qualche argomento significativo contenuto nella sura stessa. Il contenuto del libro è assai vario, comprendendo parti giuridiche e normative, esortazioni ai fedeli, leggende, parti di tono lirico ed immaginoso, e anche commenti alla cronaca spicciola quotidiana» (Istituto della Enciclopedia Italiana, Vocabolario della Lingua Italiana, vol. I, Milano 1986, pp. 948-949). Se l’ortodossia islamica proibisce la traduzione del Corano in altre lingue, taluni gruppi religiosi di vedute, diciamo, più morbide, invece lo consentono.

Sura II. Scorriamo assieme una delle traduzioni e cogliamo alcune brevissime parti all’interno delle sue numerose sure, per assaporarne la fragranza antica e l’armonia. All’inizio della Sura II, La Vacca, si comincia parlando del libro, ovvero del «libro guida sicura» come messaggio di Dio agli esseri umani; i versetti n. 6 e n. 7 così poi recitano: «E i kāfirūna? È loro del tutto indifferente che tu li metta in guardia: puoi anche tacere, non si persuaderanno mai. Pose il Dio un marchio sui loro cuori, pose un sigillo sulle loro orecchie, e sui loro occhi c’è una benda. Li aspetta un castigo terribile» (Peirone F. [traduzione e comento], Il Corano, vol. I, Mondadori, Milano 1980, p. 86). Occorre ricordare che il termine kāfirūna indica l’incredulo, meglio indicato come «infedele». Ovvero voi che qui state leggendo. Qualche versetto più avanti (n. 115) possiamo leggere: «Al Dio appartengono l’oriente e l’occidente. Dovunque voi giriate il volto, là c’è il volto di Dio. Dio è immenso e sapiente» (ibidem, p. 97). Al versetto n. 191 apprendiamo le seguenti esortazioni: «Ammazzateli ovunque essi si incontrino! fateli uscire da dove essi vi han cacciato! La persecuzione è più forte della strage. Non combatteteli presso la moschea harām, a meno che essi vi diano battaglia in quei paraggi: ché se in verità vi attaccano, uccideteli! Questa è la fine dei kāfirūna!» (ibidem, p. 105).

Giardini rigogliosi e religione. Ho trovato particolarmente istruttivo, nel corso delle mie letture, soffermarmi su di un particolare sistema per immagazzinare l’acqua nelle regioni desertiche dello Yemen del Nord. Si tratta della costruzione d’una diga di sbarramento per chiudere il corso di un wadi, ovvero il letto incassato di un corso d’acqua temporaneo. Il bacino così formato ha carattere alluvionale e il suo riempimento dipende unicamente dall’incostante portata del wadi, che alterna periodi di secca ad altri di piena a seconda delle precipitazioni (vedere utilmente: Nicoletti M., Architettura e paesaggio nello Yemen del Nord, Bari 1985, p. 267). Nel mitico regno preislamico di Saba, nel sud-ovest della penisola arabica, la più imponente era la diga di Ma’rib, che chiudendo il corso del Wadi Adhana si sviluppava per circa 600 m e con un’altezza di 15 m; era dotata di tre chiuse con le quali si regolava il flusso d’acqua necessario all’irrigazione dei sottostanti coltivi. Il Corano riporta il crollo della diga, avvenuto attorno alla metà del VI sec. In pratica vi sono alcune persone le quali desiderano fare conoscere la parola e soprattutto la potenza del loro dio e si recano dai vicini, in visita di cortesia: «Ora andiamo dalle genti di Sabā: nel loro paese c’era sicuramente un segno per loro, e il segno si concretizzava in due gannat [giardini rigogliosi. N.d.A.], uno situato a destra, l’altro a sinistra: “Prendete. Saziatevi di ciò che vi ha donato il Signore. Siategli assai grati. Il paese è eccellente, il Signore è colui che perdona”. Che fecero quelli? Tornarono indietro. Scatenammo contro di essi acqua straripante dalle dighe, cambiammo i due gannat con altri due orticelli ricchi di piante amare, come i tamerici e le piante di loto. Ecco la maniera con cui ci vendicammo della loro incredulità. Castighiam forse tutti o solo gli ingrati?» (Peirone, op. cit., vol. II, pp. 599-600). Le leggende dicono che i due giardini fossero assai rigogliosi e così abbondanti di frutti commestibili che questi cadevano dagli alberi in continuazione: se una donna avesse attraversato uno dei due giardini tenendo una cesta sulla testa, ne sarebbe uscita con la cesta piena di frutti. Questo eccellente esempio di abbondanza come è stato trasformato, stando alla leggenda? Lo avete appena letto! In orti pieni di piante non commestibili.

Cimentarsi in questa vita terrena. Un altro interessante versetto, il n. 13, lo si può cogliere alla Sura LX, Mettere a cimento: «E infine, voi che credete, non prendete come amici persone con cui si sia incollerito il Dio: essi disperano della vita futura, come i kāfirūna disperano degli abitanti nei sepolcri» (ibidem, p. 776). La breve, ma incisiva, Sura CIX, intitolata I kāfirūna, così recita: «Inveisci: “O voi, proprio voi, kāfirūna! Non ci penso di adorare ciò che adorate voi! Ché voi stessi non adorate ciò che adoro io. Non mi rendo schiavo di ciò a cui voi prestate schiavitù. Tenetevi la vostra religione, io mi tengo la mia» (ibidem, p. 948). Detto questo, che loro si tengano le loro moschee, che noi ci teniamo i nostri luoghi di culto.

Moschea o non moschea? Questo è un falso problema. Inizialmente ho dichiarato che chiunque ha il diritto di professare la propria fede. Ma questo sottintende che lo si faccia con discrezione, con educazione, nel rispetto totale delle fedi altrui. Trovo, invece, che sul suolo italiano oramai da più di trent’anni vi siano stranieri che si professano islamici e che non hanno alcun rispetto per coloro i quali dimorano sul suolo italiano e per le fedi che costoro osservano. Mi chiedo come mai il cittadino italiano, anche in questo caso, non sia tutelato dal punto di vista della salute pubblica, civile e morale. Non capisco per quale motivo si debba sottostare alla maleducazione e al malcostume di stranieri che palesemente ci disprezzano. A torto o a ragione, dal momento che sono ad occupare il suolo italiano, debbono rigorosamente attenersi alle norme che ne regolano la vita e ricordarsi che sono ospiti. In ogni caso, ho avuto modo di notare come molte persone di nazionalità italiana, e non mussulmane, difendano con ardore la richiesta dei musulmani non italiani, ma residenti sul suolo italiano, di avere una loro moschea su tale suolo italiano. Encomiabili! Chissà se hanno mai letto per intero il Corano. D’altra parte noti politici si battono per ratificare l’invasione silenziosa ma prevaricante del suolo italiano, mettendo disagio nel popolo che dovrebbero, invece, tutelare. Non solo tali politici non fanno il loro dovere, ma palesemente eseguono ordini da qualcuno che senza dubbio non è italiano. Perché li si continua a votare?

La giusta soluzione. Gli italiani che si palesano totalmente e acriticamente a favore dei mussulmani, ricordino che se non gli sta bene la cultura e l’ordinamento italiani, che seguano all’estero i loro “fratelli” mussulmani. Inoltre che si ponga fine all’invasione silenziosa, ma perniciosa, dell’Italia. Per concludere, sono del parere che questa religione mussulmana così aperta e comprensiva nonché compassionevole possa utilmente trovare fertile terreno altrove, ma assolutamente non in Italia. Pertanto, in quanto italiano, sono chiaramente, comprensibilmente e benignamente favorevole al fatto che i mussulmani costruiscano le loro moschee, alla sola condizione che lo facciano a casa loro. E assolutamente non sul suolo italiano.
Documento inserito il: 31/12/2014
  • TAG: costruzione moschee, liberta religione, islam, moschea, luogo culto, maometto, corano, differenze culturali, fondamentalismo

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