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>> Storia Moderna> L'occupazione Straniera dell'italia

Invasione franco-spagnola in Italia e le guerre contro Venezia

A Carlo VIII, successe sul trono francese Luigi XIIesponente della casa Valois-Orléans, che riprese i progetti di espansione in Italia. Come già era avvenuto per la spedizione di Carlo VIII, anche in questo caso i francesi vennero aiutati dai diversi Stati italiani: dalla repubblica di Venezia, dal papa e da Firenze.
Sceso in Italia, Luigi XII si impossessò del Ducato di Milano con l'aiuto di un esercito veneto e appoggiato da un forte contingente di mercenari svizzeri. Ludovico il Moro, duca di Milano, venne imprigionato e tradotto in Francia, dove poi morì in prigionia; Venezia occupò Cremona e la Ghiara d'Adda, mentre gli Svizzeri presero possesso dei baliaggi del Ticino.
Prima di ritentare la conquista del Regno di Napoli, Luigi XII, nel 1500 siglò con il re di Spagna Ferdinando il Cattolico il trattato di Granada, che sanciva la spartizione del Regno tra Francia e Spagna a danno degli Aragonesi. Il patto era però segreto e quando l'esercito francese, in accordo con il papa e con Venezia entrava nel regno, il re di Napoli, Federico, chiedeva aiuto ai suoi congiunti, gli Aragona di Spagna, consegnando al loro comandante in Italia, Consalvo da Cordova, il proprio figlio e le fortezze. Fu a questo punto che gli Spagnoli gettarono la maschera scoprendo l'inganno. Tradito dai propri parenti, Federico preferì consegnare i territori ancora in suo possesso ai francesi, che seppur nemici non erano dei traditori. Tradotto in Francia, vi rimase, trattato come un ospite di riguardo fino alla fine dei suoi giorni. Con Federico ebbe fine la dinastia aragonese di Napoli.
Eliminati dalla scena gli Aragonesi, Francesi e Spagnoli si scontrarono militarmente per impossessarsi dell'intero territorio, nonostante le clausole del trattato di Granada ne prevedessero la spartizione. Gli Spagnoli ebbero la meglio ed i Francesi vennero cacciati dal Napoletano, che per tre secoli rimase saldamente sotto il dominio spagnolo. nel 1504, la tregua di Lione riconobbe il fatto compiuto. Fu così che la maggior parte della penisola aveva già perduto la propria indipendenza a dieci anni dalla prima invasione straniera.
Dalla presenza francese in Italia, tentò di trarne vantaggio il papa Alessandro VI, il papa Borgia. Questi si prodigò per costituire uno Stato retto dal figlio Cesare, detto il Valentino.
Aiutato dalle truppe francesi, Cesare Borgia occupò le Romagne sterminandone i signorotti locali e meditando di sottomettere tutta l'Italia centrale. Il suo tentativo venne vanificato dalla morte improvvisa del padre, al quale succedette sul soglio pontificio Giuliano Della Rovere, che divenne papa con il nome di Giulio II, appartenente ad una famiglia nemica giurata dei Borgia.
Cesare fuggì presso gli Spagnoli e successivamente presso i Francesi, per poi trovare la morte nell'assedio di Pamplona.
Nel "Principe", Niccolò Macchiavelli dimostrò una grande ammirazione per le doti politiche di Cesare Borgia, nel quale vedeva alcuni tratti caratteristici di quel principe ideale che avrebbe avuto la capacità di unificare l'Italia.
Papa Giulio II, nonostante fosse stato eletto papa in tarda età, dimostrò un'energia non comune, che gli permise di cavalcare e guidare un esercito.
Personalmente disinteressato, era sua ambizione rafforzare lo Stato pontificio e per questo scopo utilizzò una politica fatta di mutevoli alleanze con gli stranieri. Purtroppo questa dissennata politica, portò al rafforzamento dello Stato pontificio a spese del resto d'Italia.
La prima lega promossa da Giulio II fu contro Venezia, che approfittando della caduta dei Borgia, si era impossessata di Ravenna e di altri territori in Romagna.
Nel 1509, la Serenissima, attaccata contemporaneamente da Francia, Spagna, Austria e dalle truppe pontificie, subì una grave sconfitta ad Agnadello, ma riuscì a slvare la propria indipendenza cedendo alcuni territori alle potenze vincitrici che acconsentirono in seguito a ciò ad abbandonare la lega: Cremona e la Ghiara d'Adda vennero cedute alla Francia, i porti pugliesi alla Spagna e la Romagna al papa.
Successivamente, Giulio II si volse contro i Francesi, la grido di "Fuori i barbari", grido alquanto retorico, in quanto colui che lo lanciava era alleato di altri e ben più pericolosi stranieri, gli Spagnoli.
Negli scontri che seguirono, i Francesi persero il possesso del Ducato di Milano, mentre nel 1512, gli Spagnoli e i Pontifici restituirono ai Medici la Signoria di Firenze.
Alla morte di papa Giulio II, il suo successore fu Leone X, appartenente alla famiglia Medici. Nel frattempo i Francesi rioccuparono il Milanese cacciandone gli Svizzeri: durante la loro ritirata, questi si impadronirono del Canton Ticino, che entrò a far parte della Confederazione Elvetica, alla quale è unito ancora oggi. Nel 1516, il Trattato di Noyon ristabilì le condizioni del 1504. Nonostante ciò, l'Italia sarebbe stata saccheggiata ancora per un decennio dagli eserciti stranieri, che ne avevano occupato altri territori, e venezia era stata indebolita proprio nel momento in cui la sua forza avrebbe potuto essere essenziale per un'oopsizione maggiore all'avanzata turca nel Mediterraneo.


Nell'immagine, un ritratto di Papa Giulio II, la cui dissennata politica di potenziamento dello Stato Pontificio finì per consegnare l'Italia allo straniero.
Documento inserito il: 23/12/2014
  • TAG: occupazione straniera, re luigi XII, ducato di milano, Ludovico il moro, venezia, trattato granada 1500, fine aragonesi italia, tregua di lione 1504, cesare borgia, papa alessandro VI, papa giulio II, agnadello, trattato noyon 1516

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