Cookie Consent by Free Privacy Policy website
>> Storia Antica > Nel Mondo

Ipotesi di linee di sangue legate a Gesù: leggende, speculazioni, tentativi devoti o manipolazioni?

di Francesco Servetto


Al giorno d’oggi, la rete abbonda di documenti che si autoproclamano attendibili, talvolta essi hanno una cassa di risonanza di un certo rilievo, spesso sono tentativi sensazionalistici messi in atto per creare notizia. Il lavoro dello storico è decisamente inficiato dalla gran confusione che fazioni rivali sollevano per sostenere la propria idea della storia. Punto di partenza dovrebbe essere sempre l’analisi della documentazione il più possibile vicina al tempo di cui si tratta e, con essa, una lettura che tenga in conto delle possibili distorsioni che certe affermazioni abbiano subito già in fase di stesura. In altre parole: non fidarsi mai di un documento, anche quando esso possa essere dichiarato autentico senza ombra di dubbio. La propaganda, parola che trae la propria origine dal lessico agrario richiamandosi all’idea del piantare un qualcosa perché si diffonda, ha infatti regalato alle generazioni falsi storici su cui si sono fondati secoli di dominio.
Il grande umanista Lorenzo Valla, su tutti, ha insegnato come certe convinzioni date per scontate possano celare fini che cozzano con il rispetto della verità: il potere sembra essere sempre il motore invisibile che eroga sentenze inappellabili. Se studiare la storia contemporanea è già di per sé un lavoro rischioso, tendente alla ristagnante necessità di far quadrare i conti sapendo quanto il falso si autoproduca, affrontare lo studio di un periodo storico tanto lontano nel tempo, come quello dei primi secoli dell’era volgare, rischia di condurre l’indagatore verso abissi di non-credibilità da cui è poi difficile risalire. In tanti hanno tentato di ricostruire le linee di sangue che sarebbero derivate dalla figura mastodontica di quel Gesù profeta conosciuto come il Figlio di Dio che ha creato uno spartiacque nell’immaginario collettivo tale da essere assurto a iniziatore di una nuova era. Perché è così sentito il bisogno di sapere cosa è venuto dopo di lui, personaggio sulla cui storicità è ormai quantomeno pretenzioso dubitare, viste le citazioni da parte romana da parte di intellettuali vicini al suo tempo, come Flavio Giuseppe e il grande Tacito?
Un’idea è riscontrabile nel profondo groviglio di dolore e morte che chi ha vissuto dopo di lui ha gettato sui popoli richiamandosi a presunti diritti di successione, ma va anche valutato come il peso positivo della spinta spirituale di quanti si sono ispirati a lui ha creato meraviglie, in architettura, come nell’arte figurativa, nella letteratura come nella musica. Immaginare un artista o un pensatore percorrere il proprio percorso di indagine interiore con in mano una lanterna cristologica ci avvicina alla comprensione di quelli che potevano essere modi di pensare geniali di tempi a noi estranei, nonché inarrivabili. Sembra che l’umanità possa essere vista come un insieme di coscienze unite a formare quella che si può definire coscienza cosmica, concetto ben espresso nelle filosofia orientali, quali ad esempio il tantra. Immaginare che qualcuno sia riuscito a contribuire allo sviluppo della nostra stirpe a livello coscienziale facendosi ricordare per le proprie opere e, soprattutto, per lo stupore che esse generano nelle menti e negli animi dei non bruti è commovente e serio allo stesso tempo. La massa, di cui si dice abbia perduto la spiritualità negli ultimi decenni, quantomeno in quell’Occidente ebbro di benessere e futilità, ha risposto con entusiasmo a teorie, talvolta romanzate, che vedono una successione nella stirpe di Gesù.
Cosa può aiutare a far luce, non certo a risolvere il problema, perlomeno a generare una credibilità di indagine è andare a vedere se e quando, possibilmente nei tempi più vicini ai presunti eventi, qualcuno abbia fatto un cenno a un concetto del genere. Lo storico della chiesa Eusebio di Cesarea visse in quel IV secolo che segnò i successivi e buona parte della cultura umana mondiale, quando una religione dalle caratteristiche ireniche fu modellata ad uso e consumo del potere imperiale per mano di Costantino e del suo entourage. Con la sua Historia Ecclesiastica ripercorre le vicende della chiesa dalle origini al 324 e cita autori, come Egesippo o Giulio Africano, che recano notizie sulla vita di Gesù degne di nota.
Il punto di partenza potrebbe essere l’affermazione presente nel Terzo Libro della citata Historia Ecclesiastica secondo cui l’imperatore Vespasiano, in carica tra il 69 e il 79, ordinò di ricercare i discendenti della casa di Davide, una volta caduta Gerusalemme, affinché non restasse in vita nessuno che potesse vantare l’appartenenza alla stirpe reale. Alcuni paragrafi più avanti, Eusebio aggiunge che qualche anno dopo un ordine analogo fu impartito da Domiziano. Citando Egesippo, l’intellettuale del IV secolo afferma che «Quando lo stesso Domiziano ordinò di sopprimere i discendenti di Davide, un'antica tradizione riferisce che alcuni eretici denunciarono anche quelli di Giuda (che era fratello carnale del Salvatore) come appartenenti alla stirpe di Davide e alla parentela di Cristo stesso». Poco dopo aggiunge «Della famiglia del Signore rimanevano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello suo secondo la carne, i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di Davide. L'evocatus li condusse davanti a Domiziano Cesare, poiché anch'egli, come Erode, temeva la venuta di Cristo. Ed egli chiese loro se erano discendenti di Davide, e ne ebbe la conferma. […] Interrogati su Cristo e il suo regno, sulla sua natura e il luogo e il tempo in cui si sarebbe manifestato, risposero che il suo regno non era di questo mondo, né di questa terra, ma celeste e angelico […] Allora Domiziano non inflisse loro nessuna condanna, ma li disprezzò giudicandoli meschini e li lasciò andare, e con un editto fece cessare la persecuzione contro la Chiesa. Una volta liberati, essi furono a capo delle Chiese come testimoni e insieme Parenti del Signore, e, ritornata la pace, rimasero in vita fino a Traiano». Eusebio cita anche un certo Simeone figlio di Cleopa, figlio dello zio di Gesù, che avrebbe vissuto fino a centovent’anni, morendo al tempo di Traiano, torturato e crocifisso, la cui straordinaria tempra avrebbe sorpreso persino i suoi aguzzini.
Il più celebre dei parenti di Gesù è senz’altro Giacomo il Giusto, il fratello che resse la prima chiesa di Gerusalemme. Di lui parlano Clemente Alessandrino, secondo quanto riportato da Eusebio e da Cassiodoro, e Flavio Giuseppe, l’autore delle Antichità giudaiche, il cui operato è confermato da Origene che nel suo Commento al Vangelo di San Matteo esulta per la citazione di Gesù e del fratello Giacomo. Un’altra citazione è quella che si trova nel Vangelo di Tomaso, secondo cui i discepoli domandarono a Gesù chi dopo la sua dipartita sarebbe stato «il più grande» e la risposta sarebbe stata inequivocabile: «Dal luogo ove sarete, andrete da Giacomo, il Giusto, per il quale sono stati fatti il cielo e la terra». La chiesa di cui si sarebbe occupato costui, è bene ricordarlo, era profondamente diversa da come ci si potrebbe aspettare; si trattava di una comunità di individui definibili cristiano-giudaici, legati ancora a riti propri della dottrina israelitica, entusiasti di seguire i precetti cristiani, in un periodo storico in cui la nascente religione era divisa in varie fazioni.
La situazione sarebbe andata avanti ancora fino al IV secolo, con un tipo di successione legata all’appartenenza ad una linea di sangue che affondava le proprie radici nella dinastia davidica, passando per la famiglia di Gesù. Un elemento interessante riguarda il ruolo e le gesta di Erode: il primo libro della Historia Ecclesiastica di Eusebio, citando Giulo Africano, afferma che fino al suo tempo esistevano registri in cui erano segnate le «genealogie dei veri ebrei», ossia delle famiglie nobili, e che il re, la cui origine non era del tutto certa, avrebbe fatto bruciare quella mole di documenti per non essere considerato indegno del ruolo che ricopriva. Tuttavia, continua Eusebio, alcuni avevano conservato tra i propri averi queste genealogie e poterono, perciò, evitare l’opera di cancellazione: «Fra loro si trovavano quelli di cui abbiamo parlato prima, chiamati despòsyni per la loro parentela col Salvatore: originari dei villaggi giudaici di Nazareth e di Kochaba si erano poi sparsi nel resto del paese ed avevano esposto, fin dove avevano potuto, la suddetta genealogia secondo il Libro dei giorni».
Risulta interessante notare cosa dicono i vangeli canonici riguardo la famiglia di Gesù, tenendo presente che, in virtù del dogma dell’Immacolata Concezione, la Chiesa sostiene che Maria concepì e partorì un unico figlio restando vergine. Se guardiamo in Matteo 13,55- 56 nell’edizione CEI troviamo riportato «Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?», concetto ribadito in modo identico in Marco 6 3: «Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». In Marco 16 1 sono citate tre donne: «Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù». In Luca 24 10 è detto «Quelle che dissero queste cose agli apostoli erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo, e le altre donne che erano con loro», mentre in Matteo 28 1 «Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro».
Tenendo in conto queste citazioni, si può fare un parallelo con il Vangelo di Filippo, in cui una delle sorelle di Gesù è chiamata Maria in un passo per la verità che si presta a interpretazioni differenti, in apparente contrasto con un’affermazione nella stessa pagina, in cui tale Maria è definita sorella della madre; un altro testo da raffrontare è il Panarion di Epifanio, che difendeva l’idea di Maria vergine e ammetteva l’esistenza di fratelli e sorelle di Gesù, tra cui una Salome, considerandoli figli di un primo matrimonio di Giuseppe. Appare molto complesso districarsi in una linea genealogica tanto controversa, anche perché l’attendibilità di cui hanno goduto e ancora oggi godono i testi canonici orienta una parte della critica a dare credito a quegli autori, come Epifanio, posteriori eppure ancora piuttosto vicini a livello temporale rispetto a quando si sarebbero svolti i fatti. Ad esempio, in Marco 15 40 è considerata «Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome», mentre in Matteo 27 56 è detto essere «Maria madre di Giacomo e di Giuseppe». In Marco 16 1 Maria è definita dalla versione CEI «Maria di Giacomo e Salome», ma nello stesso passo nella versione Nuova Riveduta, in quella Diodati e nella Riveduta 2020 si dice «Maria, madre di Giacomo», escludendo con una virgola dal rapporto familiare il nome di Salome che segue. Da Luca 2 7 abbiamo la curiosa affermazione riguardo Maria: «Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo», che a livello logico regge l’ipotesi che altri figli fossero nati in seguito.
Queste curiose incongruenze generarono non pochi grattacapi a quei padri della Chiesa, come Epifanio, che tentavano di sostenere il concetto della purezza virginale di Maria e, perciò, dovettero perdersi in elucubrazioni semantiche riguardo il significato della parola greca ἀδελφός (adelphòs), «fratello», che secondo taluni riveste nelle Scritture il medesimo significato di «cugino» in quanto in aramaico non esiste una distinzione tra i due termini. Considerando l’etimologia del termine, si nota come la prima lettera è un’alfa che ha ruolo copulativo, ossia si propone di rivestire il significato di «insieme» «stesso», mentre il termine a cui si unisce, δελφύς (delphys), va tradotto con «utero», «ventre»: appare chiaro come il termine, almeno nel suo significato originario sia da intendere come «individuo proveniente dallo stesso grembo», in altre parole come nella lingua italiana si intende la parola fratello in senso stretto. Stesso discorso vale per la declinazione al femminile della medesima parola che sta ad indicare la sorella, ἀδελφή (adelphē). Nel Nuovo Testamento per indicare il termine «cugino» si utilizza la parola συγγενής (suggenes), il cui significato rimanda un generico parente di sangue, consanguineo, una sorta di familiare meno prossimo rispetto al fratello. Esempio è dato in Luca 1 36, quando a parlare è l’angelo Gabriele rivolto a Maria «Ed ecco, Elisabetta, tua cugina, ha eziandio concepito un figliuolo nella sua vecchiezza». Esiste un termine greco più corretto ancora per tradurre il termine «cugino» e nel Nuovo Testamento si trova in una sola circostanza, nella Lettera ai Colossesi 4,10, quando l’autore Paolo cita Marco, cugino, ἀνεψιός (anepsios) di Barnaba.
Da un punto di vista grammaticale è stata avanzata l’ipotesi che i compilatori dei Vangeli canonici, per quanto legati a tradizioni e parti comuni, abbiano mantenuto una certa indipendenza nell’utilizzo di uno stile personale. Soprattutto Luca (o chi per lui), che appare un fine ellenista, mantiene la medesima struttura grammaticale usata dai tre colleghi (o da chi per loro), quando si tratta di citare i termini μήτηρ (meter, madre) e ἀδελφοί (adelphoi, fratelli) circoscritto ad un piano puramente materiale, umano, non spirituale. Essi sono tenuti insieme a livello grammaticale sempre nella medesima maniera, meter all’inizio come se indicasse una connessione decisa, una sorta di dipendenza dei secondi, gli adelphoi, con essa. Certo, tale congettura da sola non è sufficiente a dimostrare la veridicità dell’ipotesi, però instilla qualche dubbio e certe frasi come quella secondo cui Gesù dice «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre» (Matteo 12,49-50) appaiono semanticamente scivolose, se lette considerando il termine «cugino».
Per alcuni la questione degli eredi di sangue della casata di Davide e del suo discendente Gesù ha un nesso con un passo dell’Apocalisse di Giovanni, precisamente il 12, 17. In esso, una donna partorisce un figlio maschio destinato a governare le nazioni. La protagonista appare vestita di sole, sotto i piedi ha la luna e in testa una corona di dodici stelle. Se per la dottrina ufficiale la donna è da individuare nella vergine Maria, alcune correnti gnostiche, che si rifanno a testi come Pistis Sophia, ritengono che si tratti di Maddalena: decisamente elevata a livello spirituale, va a incarnare e la sposa di Cristo e l’unica persona degna di essere considerata incarnazione della sapienza divina.
Se guardiamo al mondo dell’epoca, la condanna della donna è ben diffusa, con esempi che vanno da Paolo, che nella Prima lettera a Timoteo comanda «La donna impari in silenzio con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo», per arrivare alle Costituzioni apostoliche, testo del IV secolo che afferma «Perché c’erano con noi [gli apostoli] la madre del nostro Signore e le Sue sorelle; anche Maria Maddalena, e Maria madre di Giacomo, e Marta e Maria sorelle di Lazzaro; Salome, e alcune altre» per proseguire sostenendo che nessuna donna fu mandata da Gesù a predicare tra le nazioni, ma solo i dodici. Per il Tertulliano del De virginibus velandis (Sul velo delle vergini) le donne sono eretiche, «senza pudore. Sono talmente sfrontate da insegnare, da impegnarsi in una discussione», lasciando intuire che dovevano esistere comunità cristiane in cui il ruolo della donna era quantomeno alla pari con quello dell’uomo, come quella nazarena che si rifaceva al movimento esseno di Qumran, dalle fondamenta decisamente spirituali.
Tenendo conto, dunque, della scarsa considerazione della donna nel mondo cristiano, soprattutto cattolico, risulta curioso cercare di comprendere come mai ci furono intellettuali che si preoccuparono di investire Maria Maddalena di responsabilità spirituali e di considerarla protagonista di eventi straordinari. La tradizione ha conosciuto affermazioni decisamente singolari, la cui verifica è quasi impossibile, eppure ha creato nell’immaginario una curiosità la cui eco non si spegne neanche al giorno d’oggi. Se Jacopo da Varagine nella sua Legenda Aurea parla di Maddalena come della sposa di Cristo, altri autori hanno abbracciato l’idea che una missione apostolica sia stata messa in atto in territori ben lontani dall’area mediorientale. Già Tertulliano nel II secolo affermava che i territori dei Britanni erano soggetti a Cristo, così come Ireneo di Lione dichiarava che il primo vescovo di Roma fu quel Lino, figlio di re Carataco, Pendragon dell’Isola. Secondo la Nova legenda Angliae di John Capgrave, opera di inizio XV secolo, Giuseppe di Arimatea sarebbe stato mandato tra i Britanni a predicare dall’apostolo Filippo, il quale si trovava al tempo in Gallia, e ivi avrebbe edificato una cappella dedicata alla Vergine Maria; sarebbe stato, inoltre, custode del sangue di Cristo, quel Sangreal per cui nel Medioevo sono stati versati fiumi d’inchiostro. Secondo Guglielmo di Malmesbury la notizia sarebbe attendibile, perché presente negli annali di Glastonbury. Certo, a livello di analisi storica non bisogna prendere per oro colato dichiarazioni di intellettuali come il citato Guglielmo, il quale dimostra di servirsi di elementi leggendari nella stesura delle proprie indagini storiche. Ciò che interessa è che esisteva una tradizione secondo cui Giuseppe di Arimatea sarebbe giunto in Britannia, accompagnato da un giovane Gesù, che altri non sarebbe che il figlio di Gesù Cristo e Maria Maddalena, e avrebbe edificato una cappella in quel di Glastonbury intorno al 63.
A quanto pare una rudimentale cappella sarebbe ivi esistita, poi sostituita e ampliata da una chiesa e da un monastero all’inizio dell’VIII secolo, quindi considerata nel X dal Privilegium Edgari, un documento (incerto per l’attribuzione) di Re Edgar, come la prima del regno, edificata dai discepoli di Cristo. Guglielmo di Malmesbury, si è detto, ne parla nel XII secolo come di una costruzione autentica e il fatto che al giorno d’oggi esistano rovine, tra cui si riconosce un edificio definito Lady Chapel su un muro del quale si trova un’iscrizione che recita «Gesù Maria», ovviamente accende l’entusiasmo di quanti desiderino che la storia possa essere considerata vera: in questo caso, tuttavia, va considerato che le rovine in oggetto, per quanto possano custodire una tradizione radicata e antica, risalgono ad una costruzione del XII secolo, non certo a un periodo precedente.
Per il Matteo Paris della Chronica Majora, opera in sette libri di metà XIII secolo, l’anno 63 sarebbe lo stesso della morte di Maddalena, la (presunta) madre del Gesù dell’iscrizione e, inoltre, per quanto si tratti di notizie più legate ad una tradizione che a effettivi riscontri verificabili, la supposta sposa di Cristo sarebbe morta dopo trent’anni di penitenza nel deserto presso la grotta di Sainte-Baume. In precedenza, riporta Paris, Maddalena sarebbe giunta a Marsiglia in compagnia di Lazzaro e di Marta con l’obiettivo di evangelizzare la zona provenzale; la notizia, che affonda le radici in un substrato agiografico e di non ricostruibili tradizioni orali, è proclamata anche da Jacopo di Varagine, da Rabano Mauro (la cui De vita beatae Mariae Magdalenae et sororis eius sanctae Marthae è oggetto di discussioni da parte dei critici riguardo la paternità) e da Vincenzo di Beauvais, nel proprio Speculum Historiale.
Nell’opera Anglicae Historiae di Polidori Virgili del 1534 è riportata la tradizione del viaggio di Giuseppe di Arimatea in Britannia, dopo che questi si era preso cura del corpo di Gesù Cristo e l’anno individuato è il 37: servendosi di materiale proveniente dagli archivi reali inglesi, l’intellettuale si spinge a dichiarare che l’Inghilterra fu la culla del cristianesimo. Nel 1601 ad una conclusione simile perviene il cardinale Baronio, il quale per i suoi Annales Ecclesiastici si serve di manoscritti provenienti dagli archivi vaticani per affermare che la data di arrivo di Giuseppe di Arimatea in Britannia sarebbe il 35 e che il suo viaggio sarebbe stato la prosecuzione del medesimo che aveva visto coinvolti Maddalena, Lazzaro e Filippo, i quali erano rimasti a Marsiglia. Ciò che interessa maggiormente non è tanto l’attendibilità della notizia di siffatti viaggi, quanto la possibile esistenza di una forma di cristianesimo definibile celtico, precedente a quello introdotto da Agostino nel VI secolo su mandato di Gregorio Magno. Sullo sfondo, è bene ricordare, si potrebbe celare la questione riguardante la liceità della successione apostolica a discapito di quella di sangue, legata ai citati Desposyni.
Le corone inglese e francese hanno in qualche modo sfruttato queste informazioni a proprio vantaggio: si pensi che Anna, la figlia di Giuseppe di Arimatea, secondo la Genealogies of the Welsh Princes (“Genealogie dei principi gallesi”), nell’Harleian MS 3859, sarebbe stata sposata con Brȃn il benedetto arcidruido di Siluria, cugino di Cimbelino, a sua volta figlio di re Tenanzio. Da questa unione sarebbe nato Beli il Grande (conosciuto anche come Belino il Grande), fondatore della casa reale del Galles. Nel De Antiquitate di Guglielmo di Malmesbury è descritto un altro personaggio, nipote di Giuseppe di Arimatea, che la tradizione farebbe coincidere con il secondogenito di Gesù Cristo, di nome Josephes. È quasi certo che il brano che lo riguarda sia un’aggiunta dei monaci di Glastonbury successiva alla stesura originale per motivi di propaganda a proprio favore, anche perché in termini simili ne parla il monaco Giovanni di Glastonbury; tuttavia, appare quantomeno curioso il fatto che si parli di una discendenza di Gesù Cristo, tenendo presente il citato passo dell’Apocalisse. Il fervore religioso probabilmente sarà stato talvolta confuso con calcoli meramente politici, eppure per comprendere la storia è necessario anche capire se le eventuali informazioni, pur avendo un carattere leggendario, abbiano forgiato un certo tipo di potere e fino a che punto. Si pensi all’affermazione di Goffredo di Monmouth, che nella Historia Regum Britanniae vede capostipite dei re britannici Bruto, un personaggio che avrebbe condiviso la parentela addirittura con Enea, o la considerazione di Merlino, spesso descritto come dotato di poteri soprannaturali.
Per quel che riguarda l’area della Gallia, la leggenda che vede Maddalena giungere a Marsiglia è stata sfruttata a dovere per legittimare i diritti al trono dei sovrani francesi. Il luogo di sbarco sembrerebbe fosse Ratis, poi conosciuto come Les Saintes Maries de la Mer. Da questo presunto evento sono sorte una serie di leggende che sostenevano che Maddalena fosse incinta al momento dell’arrivo presso la popolazione stanziata sulle rive del Rodano: qui avrebbe partorito un figlio a cui avrebbe dato il nome Giacomo o Giuseppe, a seconda delle tradizioni. La linea di sangue sarebbe proceduta fino ad un nipote chiamato Aminadab, il quale si sarebbe unito con la linea dei Merovingi, legittimando perciò la dinastia dei Franchi. Essi avrebbero ereditato dalla linea di sangue davidico il potere taumaturgico, grazie al quale potevano guarire gli infermi e il Medioevo ha creduto che le varie dinastie susseguitesi in Francia possedessero davvero questa miracolosa proprietà. Ciò che è attestato storicamente è la conservazione delle presunte reliquie di Maddalena da parte dei monaci Cassianesi sin dal V secolo, guidati da San Cassiano. Ciò che era considerato il corpo della sposa di Cristo fu effettivamente custodito all’inizio presso la cripta della basilica di Saint-Maximin in Provenza.
Secondo il frate domenicano del XIX secolo Jean-Baptiste-Henri Dominique Lacordaire, nell’VIII secolo le reliquie di Maddalena furono trasferite dagli stessi monaci cassianesi all’interno del sepolcro di San Sidonio, vescovo di Aix, che si trovava nella medesima cripta, per timore che i Saraceni, stanziati a Narbona, potessero trafugarle e distruggerle. Gli stessi monaci avrebbero lasciato un biglietto all’interno del sepolcro originario in cui spiegavano dell’avvenuta traslazione. Si credette in seguito che i resti della donna fossero conservati nell’abbazia di Vezelay, notizia creduta vera fino a metà del XIII secolo. Tuttavia, ivi nel 1147 Luigi VII predicò a favore della Seconda Crociata, in presenza di Eleonora di Aquitania e di Bernardo di Chiaravalle fondatore dei Templari. Già nel trattato De Laude Novae Militiae, composto tra il 1128 e il 1136, il santo aveva stabilito per i cavalieri Templari la prescrizione di osservare "l'obbedienza di Betania, il castello di Maria e Marta". Ricordando il passo di Luca 10,38-42 in cui le due sorelle incarnano una la contemplazione, l’altra la vita attiva, appare quantomeno intenzionale un riferimento a Maddalena come esempio per l’Ordine, testimoniando perciò la considerazione decisamente differente della donna rispetto a quella ufficialmente propagata dalla Chiesa cattolica, che si basava sulle pesanti accuse di Gregorio Magno, che nel VI secolo non esitò a definirla una prostituta. Nel 1189 a Vezelay fu proclamata anche la Terza Crociata, da parte del re inglese Riccardo III e del sovrano francese Filippo Augusto. In seguito, appurata la non veridicità della notizia che vedeva lì giacere i resti di Maddalena, Luigi IX si sarebbe recato in pellegrinaggio presso la zona di Sainte-Baume per omaggiare la tradizione che considerava il luogo come sito dell’ultimo periodo di vita della donna; alcuni anni dopo, nel 1279, il nipote Carlo II d’Angiò avrebbe fatto scavare sotto i resti dell’antica basilica e avrebbe assistito al rinvenimento delle reliquie.
Esistono documenti ufficiali che sostengono che il ritrovamento avvenne in presenza di alte sfere della Chiesa, vescovi e abati, e soprattutto una bolla del 1295 di Bonifacio VIII stabilisce l’autenticità delle reliquie. Un’altra ipotesi vede il sorgere di numerosi luoghi di culto in Francia dedicata a Notre Dame come un omaggio non alla madre di Cristo, ma a Maddalena stessa.
Tradizioni, documenti ufficiali, intenti politici, leggende o verità storiche: la complessità dell’argomento è un’inestricabile matassa che sembra frustrare chi cerchi la verità. Forse, un approccio più antropologico aiuterebbe con più facilità a capire cosa significhi tutto ciò. Forse si tratta di osservare appostati in bilico tra la ricerca di un qualcosa che si vuole trovare da una parte e il desiderio di comprendere quanto le religioni istituzionali siano state disposte a distorsioni, pur di mantenere il potere.


Nell'immagine, Abbazia di Glastonbury in Inghilterra


Bibliografia

BLOCH M., I re taumaturghi, Torino, Einaudi, 2005
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Il Nuovo Testamento. Nuova versione ufficiale della CEI, Milano, Paoline Editoriale Libri, 2009.
EUSEBIO di Cesarea, Storia ecclesiastica, a cura di Ceva M. e Maspero F., Santarcangelo di Romagna, Rusconi, 1979.
GABRIELI V., L’Anglica Historia di Polidoro Virgilio, in La Cultura, XXIV, 1986.
GARDNER L., L’enigma del Graal. Gli eredi segreti di Gesù e Maria Maddalena, Roma, Newton Compton, 2011.
GREGORIO DI TOURS, Historiarum Libri decem, a cura di B. Krusch e R. Buchner, Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 1977 (ristampa 1990).
GIUSEPPE Flavio, Antichità giudaiche, curato da L. Moraldi, Torino, Utet, 2018.
IRENEO DI LIONE, Contro le eresie e gli altri scritti, a cura di E. Bellini e G. Maschio, Milano, Jaca Book, 1997.
JACOPO DA VARAGINE, Legenda Aurea, a cura di A. Vitale Brovarone, Torino, Einaudi, 2007.
MORALDI L. (a cura di), I Vangeli gnostici. Vangeli di Tomaso, Maria, Verità, Filippo, Milano, Adelphi, 1984.
MORALDI L. (a cura di), Testi gnostici, Torino, Utet, 1982.
ORIGENE, Commento al Vangelo di S. Matteo, a cura di M.I. Danieli Traduzione di Rosario Scognamiglio, Roma, Città Nuova, 1998.


Sitografia

https://www.laparola.net/, consultato il 23.02.2026
https://archive.org/details/novalegendaangl00wordgoog/page/115/mode/2up, consultato il 23.02.2026
https://www.tuttostoria.net/medio-evo.aspx?code=1809, consultato il 23.02.2026
https://www.tuttostoria.net/medio-evo.aspx?code=1825, consultato il 23.02.2026

Documento inserito il: 26/02/2026
  • TAG: linee di sangue, Maria Maddalena, vangeli apocrifi, desposyni, parenti di Gesù Cristo, paleocristianesimo, Padri della Chiesa, successione apostolica, dinastie alto-medievali, leggende britanniche, Sangreal.

Articoli correlati a Nel Mondo


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione piattaforma web: ik1yde

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2026 )
privacy-policy