Cookie Consent by Free Privacy Policy website
>> Storia Contemporanea > La Seconda Guerra Mondiale

Bombardamenti sulle città italiane nella II Guerra Mondiale. Il caso emblematico di Foggia, città martoriata

di Francesco Caldari


"I bombardamenti alleati in Italia non furono mai concepiti come campagna di terrore, ma gli effetti sulla popolazione civile furono comunque devastanti" (Richard Overy, storico e accademico britannico).

I bombardamenti sulle città italiane nella Seconda Guerra Mondiale rappresentano un capitolo complesso e doloroso della storia del paese, che interessa molteplici piani: non solo quello militare, ma anche aspetti politici, sociali, morali e storiografici. Il bombardamento non fu l'unico fattore della vittoria alleata, ma di sicuro influenzò profondamente il modo in cui la guerra fu condotta e vinta; non fu un crimine di guerra pianificato, ma causò sofferenze civili enormi che non vanno certo ignorate o minimizzate.

La scala dei bombardamenti sul nostro intero territorio fu imponente: circa 1.500 raid principali, tra 60.000 e 80.000 vittime civili stimate e distruzione massiccia del patrimonio edilizio urbano. Questi numeri collocano l'Italia tra i paesi maggiormente colpiti dalla guerra aerea, seppure, in termini assoluti, al di sotto della Germania e del Giappone. La tipologia predominante fu il così detto bombardamento interdittivo, il cui fine era supportare le operazioni terrestri - interrompendo le linee di rifornimento dell'Asse -, piuttosto che il bombardamento strategico "puro", concepito per fiaccare il morale civile attraverso la distruzione sistematica delle città. Una specificità che distingue il caso italiano da quello tedesco.

Se è vero che il bombardamento interdittivo aveva obiettivi militari logistici, bisogna riconoscere che anche esso portava al contempo effetti devastanti sulla popolazione civile attraverso tecniche di area bombing, ovvero raid "a tappeto" coinvolgenti formazioni di centinaia di bombardieri pesanti (B-17 Flying Fortress, B-24 Liberator, Lancaster, Halifax) che colpivano non solo le fabbriche, ma anche le aree urbane circostanti.

Il periodo critico fu il 1943, in particolare la primavera e l'estate, quando raid intensivi si abbatterono su Milano, Torino, Napoli, Genova, Foggia, Palermo e altre città, contribuendo per la loro parte al crollo del regime fascista e preparando il terreno per l'invasione alleata della penisola. L'impatto dei bombardamenti non fu uniforme sul territorio italiano. Alcune città subirono un numero particolarmente elevato di incursioni e pagarono un tributo di vite umane e distruzioni materiali eccezionale. Napoli emerge come la città italiana che subì il maggior numero di raid aerei, con circa 200 incursioni registrate tra il 1940 e il 1944. La posizione strategica del porto napoletano, fondamentale per i rifornimenti delle forze dell'Asse nel Mediterraneo, ne fece un obiettivo prioritario per le forze aeree alleate. Le stime delle vittime civili variano tra 3.600 e 6.100, mentre la distruzione interessò circa il 30% del tessuto urbano, con quartieri popolari particolarmente colpiti. Milano e Torino, i due principali centri industriali del Nord Italia, furono oggetto di una campagna di bombardamento strategico prolungata. Milano subì circa 50 raid principali, prevalentemente notturni e condotti dal Bomber Command della RAF, con una stima di oltre 2.000 vittime civili e una distruzione urbana del 25%. Torino, sede delle industrie FIAT e quindi cuore della produzione bellica italiana, conobbe oltre 100 incursioni, con picchi di intensità particolare nei mesi di luglio e agosto 1943, quando la città fu colpita con particolare durezza nel tentativo di fiaccare la capacità produttiva del regime fascista. Anche in questo caso, le vittime civili superarono le 2.000 unità. Genova, con il suo porto e i cantieri navali, subì circa 40 incursioni che causarono oltre 1.000 vittime e una distruzione del 15% del patrimonio edilizio. Tra le città meridionali, Palermo fu pesantemente bombardata tra febbraio e maggio 1943, in preparazione dello sbarco alleato in Sicilia (Operazione Husky). Con circa 25 raid principali, la città subì una distruzione urbana stimata intorno al 40% e circa 1.000 vittime civili.

La memoria dei bombardamenti in Italia è rimasta a lungo frammentata e selettiva, con alcune città e alcune vittime meno commemorate di altre. Il caso di Foggia, con la sua distruzione percentuale eccezionale e la sua relativa "dimenticanza" nella storiografia internazionale, è emblematico di questa tendenza. Nell'estate del 1943, il destino del capoluogo dauno fu segnato da un paradosso geografico: una tranquilla città di provincia si scoprì improvvisamente "Metropoli del Volo", quale baricentro di una strategia globale. Si pensi che furono impiegati 276 velivoli totali (136 “B-17 Flying Fortress” del NASAF – il Northwest African Strategic Air Force, uno dei principali comandi aerei alleati operanti nel teatro del Mediterraneo – con i 340th, 341st, 342nd Squadron del 2nd Bomb Group e 170 “P-38 Lightning” di scorta del 14th Fighter Group).

Non fu la densità demografica a rendere la città un bersaglio, ma la sua infrastruttura logistica di interesse strategico per gli Alleati. Inserita come obiettivo primario della missione "Campagna Napoli-Foggia" affidata all’Air Chief Marshal Sir Arthur Tedder (Comandante del MAC, Mediterranean Air Command), la città divenne il sacrificio necessario per scardinare quello che gli Alleati definivano l'anello debole dell'Asse. L'importanza di questo scacchiere poggiava su due pilastri: il primo era il Nodo Ferroviario. La stazione era il cuore pulsante dei rifornimenti verso i fronti meridionali e orientali. Colpire Foggia significava paralizzare il sistema nervoso della logistica militare tedesca e italiana. Il secondo era il Complesso Aeroportuale ("Foggia Airfield Complex"): oltre trenta aeroporti e piste satellite (dal "Gino Lisa" ai campi di Tortorella, San Nicola e Amendola) che permetteva il controllo totale dell'Adriatico e, potenzialmente, dell'Europa centrale. La visione strategica degli Alleati vedeva queste come coordinate su una mappa, che indicavano la strada più rapida per forzare la resa dell'Italia.

Il 16 luglio 1943, la decisione era presa. Winston Churchill e il generale George Marshall (Capo di Stato Maggiore dell’Esercito statunitense, colui che il primo definì “l’organizzatore della vittoria”) concordarono che l'invasione dell'Italia da sud richiedesse il controllo del Tavoliere. Foggia non era un obiettivo tra i tanti, era la chiave per trasformare il Mediterraneo in un “lago alleato” e colpire il cuore del Reich. La città pugliese costituiva infatti il retroterra logistico indispensabile per sostenere le operazioni su Napoli ed i suoi aeroporti rappresentavano il trampolino ideale per la 12ª e 15ª Forza Aerea.

La tragedia foggiana non fu un singolo evento, ma un'escalation di violenza, scritta nella pianificazione dell’Alto Comando, tale da trasformare la città in un laboratorio del dolore. Il primo shock si ebbe il 28 Maggio, allorquando 18 bombardieri Liberator B24D colpirono proprio l’aeroporto "Gino Lisa". La città pagò il suo primo tributo di sangue con 300 anime; si trattava di madri al mercato e bambini sorpresi a giocare. Pochi giorni dopo gli attacchi si intensificarono. Il 31 maggio, 125 Fortezze Volanti B17F colpiscono aeroporto e ferrovia (153 vittime). Nella notte tra il 20 e il 21 giugno, un solitario Halifax britannico colpì ancora il nodo ferroviario, portando la morte nel silenzio notturno. Il 15 luglio 44 Liberators colpirono due dei numerosi aeroporti militari: Tortorella e San Nicola. Anche in questo caso il bilancio fu pesante: 1.293 vittime e la distruzione di gran parte delle confinanti infrastrutture civili. L’apice si ebbe nei due raid finali. Il 22 luglio 71 Fortezze Volanti distrussero la ferrovia e parte del centro abitato, mentre i caccia P-38 Lightning agivano come predatori a bassa quota, non lasciando scampo a chi cercava una fuga tra i viali della Villa Comunale. Centinaia di persone tentarono di trovare rifugio nel sottopasso della stazione. La tragedia divenne orrore quando una scheggia colpì una ferro-cisterna di benzina: il carburante in fiamme colò all'interno del riparo, carbonizzando vivi circa 400 civili intrappolati. Le vittime stimate complessive saranno 7.643. Il 19 Agosto 233 bombardieri pesanti (Liberator e B17) in sette ondate scaricarono 586 tonnellate di bombe, un quantitativo superiore a quello ricevuto da Torino o Milano. I morti sono 9.581.

La stima totale delle vittime si attestò secondo alcuni calcoli su una cifra agghiacciante: 20.298 morti, un sacrificio che non ha eguali in Italia per una città di quelle dimensioni. Va detto che le cifre sono oggetto di dibattito storiografico: la memoria collettiva e la motivazione della Medaglia d'Oro al Valor Civile conferita nel 1959 riportano gli oltre 20.000 morti, ma studi più recenti e rigorosi, basati sui registri civili e sulle denunce di morte, riducono questa stima a "alcune migliaia". Nicola Labanca, nel volume di riferimento “I bombardamenti aerei sull'Italia”, asserisce che non esistono cifre precise o affidabili, ma che l'unica certezza è che i morti furono numerosi.

La città era un cumulo di detriti e la dimensione umana di Foggia un abisso di testimonianze strazianti, mentre la comunità si dissolse: 65.000 sfollati fuggirono in 129 località diverse, lasciando una città fantasma in mano agli “sciacalli”. Foggia emerse dal conflitto come un "paesaggio lunare". Il volto della città non fu solo ferito, ma sistematicamente cancellato. Quasi tre quarti degli edifici furono rasi al suolo (ovvero 76% di superficie edificata distrutta, la percentuale più alta tra le principali città italiane), quindi ospedali resi inutilizzabili, uffici polverizzati e la stazione ferroviaria ridotta a scheletro. Radio Londra, con cinica precisione, annunciò: "Abbiamo coventrizzato Foggia", evocando la distruzione simile subita dalla città inglese di Coventry, nella notte tra il 14 e il 15 novembre 1940 ad opera della Luftwaffe tedesca.

Il 27 settembre 1943 i tedeschi abbandonarono la città. Per alcuni giorni Foggia rimase in un limbo spettrale, finché il 1° ottobre il generale Montgomery, alla testa dell'VIII Armata, vi fece il suo ingresso. Da quel momento, Foggia cambiò ruolo ma non importanza strategica. Gli americani pavimentarono centinaia di piste in tempi record usando lamiere d'acciaio traforate (Pierced Steel Planks, conosciute in Italia come “grelle”), trasformando il fango del Tavoliere in una rampa di lancio permanente. La città ospitò infatti i comandi della 5ª, 49ª e 304ª Bomb Wing, diventando il fulcro delle incursioni contro il Reich e l'Europa orientale.

Il lungo percorso verso la memoria ha portato alla Medaglia d'Oro al Valor Civile (1959) e alla Medaglia d'Oro al Valor Militare (2007).

Il triste destino di Foggia 1943 ci insegna come la geografia abbia potuto trasformare una città in un martire della storia e come il capoluogo della Capitanata rappresenti il divario tra la ancora viva memoria locale e la storiografia nazionale ed internazionale, che non sempre ha saputo dare il giusto valore ai lutti ed alla disperazione di quei terribili giorni.


Nell’immagine: il pronao della Villa Comunale (Giardini Pubblici) di Foggia, distrutto dalle bombe.


Bibliografia e sitografia

Nicola Labanca (a cura di), I bombardamenti aerei sull'Italia. Politica, Stato e società (1939-1945), Il Mulino, 2012;
Richard Overy, The Bombing War: Europe 1939-1945, Allen Lane, 2013;
Giorgio Bonacina, Obiettivo: Italia. I bombardamenti aerei delle città italiane dal 1940 al 1945, Mursia, 2014;
United States Strategic Bombing Survey, Summary Report (European War), 1945.

https://foggiainguerra.altervista.org/
https://www.letteremeridiane.org
https://www.manganofoggia.it

Documento inserito il: 26/04/2026
  • TAG: Seconda guerra mondiale, bombardamenti, Foggia

Articoli correlati a La Seconda Guerra Mondiale


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione piattaforma web: ik1yde

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2026 )
privacy-policy