AVVISO: Questo sito utilizza cookie di profilazione di terze parti per fornirti servizi in linea con le tue preferenze. Confermando questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante, acconsenti all'uso dei cookie, altrimenti visualizza l'informativa estesa privacy-policy.aspx
>> Storia Contemporanea > L'Italia del primo dopoguerra

La nascita del Partito Nazionale Fascista

Se nel 1919 e nel 1920 le spedizioni punitive delle camicie nere furono quasi sempre a livello locale e piuttosto estemporanee, dall’estate del 1921 vi fu un radicale cambiamento nel modus operandi. Nelle squadre d’azione iniziarono infatti ad aver un peso sempre maggiore i militari: ciò portò ad un miglioramento nell’organizzazione e nella disciplina di questi uomini e in una vera e propria programmazione delle azioni da compiere. In questo modo ai fascisti fu possibile puntare a bersagli che non erano più i singoli individui, ma bensì i comuni retti dalle giunte socialiste. La tecnica più utilizzata consisteva nel far convergere nel luogo scelto per l’azione, migliaia di squadristi che potevano giungere anche da molto lontano. Una volta completata l’adunata, aveva inizio l’opera di devastazione della Camera del Lavoro locale, delle sedi delle cooperative, dei circoli ricreativi operai e delle abitazioni degli attivisti socialisti. Infine le squadre fasciste si ponevano alla ricerca del Sindaco e dei membri della giunta e del consiglio comunale, che una volta scovati venivano costretti con la forza a rassegnare le proprie dimissioni. Avvenuto ciò giungeva il Prefetto che provvedeva a nominare un commissario, che naturalmente era una persona di provata fede fascista, che aveva il compito di amministrare la località. Ma non tutte le città che ebbero la sventura di essere liberate dalle squadre fasciste erano amministrate dai socialisti. Uno degli esempi più illuminanti in questo senso fu senza dubbio l’azione che, il 12 luglio del 1921, portò alla cacciata da Treviso della giunta retta da membri del Partito Popolare Italiano di Don Sturzo. Nel frattempo all’interno del movimento fascista ebbero inizio i primi dissidi . Con l’ingresso in Parlamento di un buon numero di deputati del proprio schieramento, Mussolini tentava in ogni modo di dare una parvenza di legalità al suo movimento ed in questo senso accettò la mediazione dell’allora Presidente della Camera Enrico De Nicola, che il 2 agosto del 1921, portò ad un patto di pacificazione con i socialisti. Ma già il 16 agosto i Fasci dell’Emilia Romagna, riuniti in congresso a Bologna, ribadirono la non accettazione del patto da parte loro, seguiti circa un mese più tardi da quelli della Toscana, e il 28 settembre da quelli dell’Umbria e a seguire da tutti gli altri. I grandi capi dello squadrismo, come Roberto Farinacci il Ras di Cremona, Dino Grandi,capo indiscusso del fascismo bolognese, Italo Balbo, capo delle squadre ferraresi e il barese Caradonna, si schierarono apertamente contro Mussolini. Essi continuarono le loro azioni contro le giunte popolari e contro i comunisti, che non avevano voluto scendere a patti con i fascisti. In questa occasione, Mussolini ebbe modo di esprimere tutta la propria capacità nel gestire la situazione che era venuta a crearsi e nel manovrare gli uomini: con grande clamore egli si dimise dalla Commissione esecutiva dei Fasci. In realtà, stava meditando di trasformare il movimento dei Fasci di Combattimento in un partito politico, mantenendo però operative sia le squadre d’azione che i loro capi. Al Terzo congresso nazionale dei Fasci, che si tenne a Roma dal 7 al 10 novembre del 1921 e che sancÌ la nascita del Partito Nazionale Fascista, Mussolini fece il proprio intervento senza più parlare di dimissioni e con tono conciliante verso coloro che lo avevano criticato. L'abbraccio con Grandi sancì l'avvenuta riappacificazione. Sempre nel corso di quel congresso venne reso pubblico il programma del nuovo partito che rispetto a quello del precedente movimento dei Fasci di Combattimento prevedeva molti cambiamente sostanziali: vennero rimossi tutti i punti considerati socialisteggianti e quelli sfavorevoli al capitalismo; divenne inoltre palese l'avvicinamento alla Confindustria tramite alcune dichiarazioni liberiste. Anche la monarchia fu rassicurata circa il proprio futuro: venne infatti rimosso dal programma ogni accenno alla repubblica.

Nell'immagine, Italo Balbo, capo indiscusso del fascismo ferrarese
Documento inserito il: 07/01/2015
  • TAG: Partito nazionale fascista, nascita, benito mussolini, squadre fasciste, modus operandi, azioni antisocialiste, partito popolare, don sturzo, enrico de nicola, Roberto farinacci, dino grandi, italo balbo, fasci combattimento
  • http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/fascismo/

Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione e sviluppo: Andrea Gerolla

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2016 )
privacy-policy