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Il Trattato di Casalanza: 20 maggio 1815 [ di Carlo Lanza ]

In questo luogo poco conosciuto di Terra di Lavoro il 20 Maggio 1815 fu stipulato tra l’esercito austriaco e quello napoletano del Murat il trattato che pose fine al decennio napoleonico nel Regno che era stato di Ferdinando. Per mezzo di esso Francesco I d’Asburgo fu in grado di riconsegnare lo Stato all’alleato Borbone, spodestando definitivamente Gioacchino Murat, Re di Napoli, il cui esercito dopo la sconfitta di Tolentino era ormai in fuga. La convenzione fu sottoscritta, per i Napoletani, da Pietro Colletta, plenipotenziario del Generale in capo Michele Carascosa; per gli Austriaci, da Adamo de Neipperg, plenipotenziario del Generale in capo Federico Bianchi (in seguito per riconoscenza nominato dal Borbone duca di Casalanza) e da lord Burghersh, ministro plenipotenziario di Sua Maestà britannica presso la corte di Toscana. Fu così che – dopo accese discussioni – nella neoclassica galleria di casa Lanza vennero ceduti agli alleati tutti gli arsenali e le piazzeforti del Regno, con la temporanea eccezione di Gaeta, Pescara e Ancona, in sostanza riconsegnando quest’ultimo a Ferdinando IV.
Ritroviamo traccia dell’evento in un articolo dell’epoca apparso su Il giornale delle Due Sicilie: Alle ore 8 del 20 Maggio 1815 [si riunirono] i Generali in capo delle due armate, Bianchi e Carascosa; il ministro inglese Lord Burghersh;i plenipotenziarii Generali Neipperg e Colletta. Le trattative si protrassero per 9 ore con 13 articoli... Col Trattato vi fu cessazione della guerra nel Regno di Napoli; il cambiamento del Governo, non per Rivoluzione di interessi o di Fortuna, ma per placida evoluzione di nomi e di forme…l’arbitrio di ognuno di restare o di partire… Ferdinando IV per il Congresso di Vienna (I ottobre 1814 – 9 giugno 1815) e per il Trattato di Casalanza (20 maggio 1815) riebbe il Reame, dove entrò trionfante su di un bianco destriero il 17 giugno 1815. L’anno dopo (8 dicembre 1816) assunse il nome di Ferdinando I (delle Due Sicilie). Nella convenzione veniva tra l’altro sancito lo scambio dei prigionieri, quindi un’amnistia generale, il riconoscimento del debito pubblico e garantita la nobiltà insieme a gradi, onori e pensioni dei militari che avessero giurato fedeltà al Borbone. Copia dello storico trattato – menzionato dal Colletta nella sua Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825 - è conservata nella biblioteca del Museo Provinciale Campano, in Capua.
È possibile rileggere la Storia in una dimensione non solo pubblica, ma privata: la casa ove fu ratificato il cd. Trattato di Casalanza – temporaneamente requisita dagli Austriaci –sorgeva su di un’ antica masseria, della quale il barone Biagio Lanza (1746 – 1832), cavaliere dell’Ordine di Malta (1), ampliandola nel 1794, aveva fatto una residenza di campagna dal disegno sobrio, non lontana dal suo palazzo di Capua. La casa, che faceva parte di un complesso comprendente anche una taverna ed una cappella, era stata in realtà un dono alla sua prima moglie, donna Giuseppina, che amava spesso recarsi lì: …Nell’anno 1794, essendo sempre stata portata la B. anima della prima fu cara moglie mia a star fuori alla masseria allo Spartim.to di Roma dove vi era una picciola abitazione, per cui volendo secondare la sua inclinazione e piacere, giacchè per le sue qualità rare e sante e per il coniugale amore che per me avea, meritava tutto; vi fabricai il casino che vi esiste, che in tutto, compito interam.te di pitture, quadretti con lastre, mobili nuovi, letti, portieri e tutto altro che vi fu di bisogno vi spesi docati 4671: 55 (2). A riprova di come lo storico evento ebbe per l’antenato un risvolto negativo, restano alla famiglia le sue memorie scritte ove - tra l’altro – si apprende dell’amarezza per la distruzione del l’arbosto e dell’oliveto che i Tedeschi (alias gli Austriaci) avevano provocato accampandosi nella tenuta!
La casa si trova a tre miglia da Capua, in località Spartimento di Roma (anche detta Torre Lupara), nel Comune di Pastorano (Caserta): luogo caro a molte generazioni della famiglia, sin da un lontano 1568, anno in cui don Ippolito Lanza, patrizio capuano - di lì a poco nominato regio Giudice e poi regio Capitaneo della città di Foggia (3) - l’acquistò la masseria vecchia, per atto di notar Giacomo Sabino, di Capua, da un Tommaso d’Aurelio, detto di Rinaldo, per poi sottoporla a fedecommesso, ovvero a un diritto di maggiorasco, così come già era per la nostra casa di Capua.
Oggi non ne sopravvivono che eloquenti resti poichè nell’ottobre 1943 mio nonno Carlo (nella foto, in piedi) la vide bruciare, travolta dalla furia devastatrice di militari tedeschi in ritirata, a testimonianza di come la Storia possa – con la stessa casualità – innalzare e cancellare un medesimo luogo.
Andò tra l’altro distrutto il tavolo su cui era stata firmata la convenzione, assieme al calamaio originario, mentre a noi resta ancora il drappo che ospitò le storiche firme.
La foto è dei primi del ’900: l’epigrafe sul cancello fu apposta nel 1892 dalla Provincia di Terra di Lavoro perchè si potesse agevolmente e velocemente leggere dai passeggeri della Roma - Napoli, i cui binari s’intravedono nell’immagine!


La Cappella di Sant’Anna

Dell’antico complesso di Casa Lanza sussiste oggi la cappella di S. Anna, eretta nel 1712 dal nonno del barone Biagio, il suo omonimo Biagio Lanza seniore (1686 – 1732) (4). Dalle memorie dell’avo apprendiamo ancora che nel gennaio 1799 - all’alba della Repubblica Partenopea - casa Lanza era stata già occupata per otto giorni dalle truppe francesi giacobine che assediavano Capua (ma lo fu anche dalle truppe del Caracciolo di Roccaromana e di Leone di Tora): dopo aver barbaramente bruciato l’altare, il quadro di S.Anna e la porta della cappella, i Francesi ne fecero una stalla.
La cappella fu benedetta dal parroco di San Secondino, Simeone Del Giudice e inaugurata con una solenne S. Messa il 31 dicembre 1712 dal Canonico Girolamo Lanza, fratello di don Biagio; essa rientra oggi nella diocesi di Teano – Calvi, parrocchia di S. Secondino (Pastorano): da sempre viene concessa dalla nostra famiglia al culto pubblico.
Prospiciente la strada Statale Appia tra Capua e Teano, il 27 maggio 1729 essa accolse Papa Benedetto XIII (Orsini) che da Benevento - ove era ancora Vescovo – faceva ritorno a Roma (egli era zio dell’allora Arcivescovo di Capua, Mondillo Orsini). Il Pontefice stabilì, in perpetuo, indulgenze plenarie annue per chiunque si fosse recato lì a pregare il 26 luglio, giorno di S. Anna. A ricordo don Biagio pose una lapide da noi oggi conservata nella casa di Capua.

D.O.M.
ET MEMORIAE SEMPITERNAE
QVOD IN HOC SACELLO
BENEDICTVS XIII PONT. MAX.
BENEVENTO ROMAM SECVNDO REDIENS
QVINTO KAL. IVNIAS AN. MDCCXXIX
ALIQVANDIV ORAVERIT
IDEMQ. SACELLVM IN PERPETVVM ANNVIS PLENARIIS
INDVLGENTIIS LOCVPLETA.RIT
DIE FESTO S. ANNAE RECVRRENTE
SIVE IN QVEMCVMQ. DIEM
SOLLEMNEM HUIUS SACELLI
S. ANNAE CELEBRITATEM DIFFERRI PLACVERIT
BLASIVS LANZA PATR. CAP.
SACELLI PATRONVS
POSVIT


Note

1) Biagio Lanza iuniore (1746–1832), decimo nella linea primogenita della famiglia, II barone Lanza: nacque a Capua nell’avita casa da Carlo (1720–1784), nono in linea primogenita, nobile di Capua, I barone, e dalla prima moglie Maria Damiani, nobile di Pozzuoli e di Bisceglie. Capocedola nobile del Governo economico di Capua nel 1786, 1787 e 1802, fu ammesso di Giustizia nel Sovrano Militare Ordine di Malta il 5 ottobre 1796; nel 1771 sposò in prime nozze Giuseppina dei baroni Cameriero, dalla quale non gli rimasero figli; nel 1802, sposò Eleonora de Capua Capece, dei duchi di San Cipriano, nobile di Capua, da cui continuò la linea primogenita. Cfr.: Archivio storico Lanza: Memorie della famiglia Lanza – 1806, manoscritto di don Biase Lanza e Capys n.33, 2000, pag. 86 nota 1;

2) Cfr.: Archivio storico Lanza: Notamento di istrumenti e pagamenti antichi e moderni e principalmente di quelli che si fanno da me cav.Biase Lanza, 1810 c.ca;

3) Ippolito Lanza, quarto nella linea primogenita della famiglia, nacque a Capua nel palazzo Lanza intorno alla metà del ’500 da Rinaldo – terzo in linea primogenita, nobile di Capua, e dalla terza moglie Silvia dei baroni Montaquila, nobile di Gaeta. Laureatosi in utroque jure (Diritto civile e canonico), nel 1574 viene nominato dal Vicerè di Napoli, Cardinale de Granuela, regio Giudice, con Patente reale di cui si conserva copia estratta nel libro di famiglia (Datum Neapoli p.mi mensis Feb.ij). Nel 1576 Ippolito viene poi nominato dal Vicerè Innaco Lopez de Mendoza, Capitaneo di Foggia - ovvero regio Uditore della Dogana - con Patente la cui copia si conserva pure nel libro di famiglia: …de officio Capitaneatus terrae Foggiae pro uno anno indegro,…officium ipsum…concedimus cum omnibusque jurisdictionibus…et cum mero, mixtoque imperio, et gladij potestate…Datum Neapoli….
Nel 1601 e nel 1607 Ippolito sarà Deputato nobile della Piazza di Capua. Il 20 ottobre 1568 – per atto di notar Giacomo Sabino, di Capua, egli aveva acquistato una vasta proprietà – allora denominata la masseria vecchia – a poco più di tre miglia da Capua stessa (da un tal Tommaso d’Aurelio, detto di Rinaldo, in località Spartimento di Roma),in parte ancora oggi di proprietà della famiglia e nella quale il 20 maggio 1815 sarà stipulato il Trattato di Casalanza. Ebbe tre mogli: la prima fu Claudia de Stefano, dei baroni di Accadia, nobile del Seggio di porta Retese in Salerno,dalla quale continuò la linea primogenita; la seconda fu Luisa de’ Luigi, nobile calabrese; la terza fu Lucrezia Giugnano, nobile di Capua. Cfr.: Memorie della famiglia Lanza, cit.;
4) Biagio Lanza seniore (1686-1732),ottavo nella linea primogenita della famiglia, nacque a Capua nella casa avita da Carlo (1654-1709), settimo in linea primogenita, nobile di Capua, e da Beatrice della Ratta, nobile di Capua, degli antichi conti di Caserta. Nel 1713 sposò Teresa Mazziotta, nobile di Capua, che dopo diciassette mesi morì senza figli; in seconde nozze, nel 1717, sposò Rachele de’ Liguoro, Patrizia napolitana, nobile del Seggio di Portanova, cugina di S.Alfonso, da cui avrà nove figli; egli più volte – tra il 1711 ed il 1728 – fu tra gli Eletti nobili al Governo economico di Capua; nel 1725 fu nominato regio Capitaneo di Castellammare del Volturno, con Patente di quell’anno. Cfr.: Archivio storico Lanza: Libro di memoria fatto da me Biaggio Lanza nell’anno 1710, con aggiunte posteriori e Capys n. 37, 2004, pag. 64 nota 8.


Articolo estratto da "Capys" n. 38 del 2005

Nell’immagine, Casa Lanza, dove venne firmato il trattato omonimo
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Documento inserito il: 04/01/2015
  • TAG: trattato casa lanza 1815, regno due sicilie, impero asburgico, regno di napoli, gioacchino murat

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