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>> Storia Contemporanea > Il secondo dopoguerra

La Costituzione della Repubblica Italiana (forse) [ di Gianluca Padovan ]

Estrazione & Costituzione. Estraggo dal mucchio di carte che alberga sulla mia scrivania una busta e ne sfilo il contenuto. Trattasi della riproduzione del testo datato 27 dicembre 1947 della Costituzione della Repubblica Italiana. Tale riproduzione è stata stampata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato: «1948-2008. 60 anni della Costituzione Italiana» (così si dichiara!). Albergando in me medesimo una crisi quasi mistica da oramai troppo tempo, cerco conforto negli scritti del passato per allacciarmi ad una idea, ad un sentore di positività per andare avanti in questa Nazione che mi verrebbe da scrivere con la enne minuscola. Ma non lo faccio e cerco invece di capire che cosa vi sia che non quadra... Ma abbandonando, almeno per un momento, il telecomando del televisore e con esso la mia squadra (di calcio, a cui dovrei dare un calcio), per riflettere solo soletto con me stesso.

Principi Fondamentali. Così ha inizio il testo della Costituzione Italiana e all’Art. 1 leggo le prime due righe: ”L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. E fermiamoci qui. ”L’Italia è una” invenzione territoriale della massoneria, i noti «Mille» erano quasi tutti o tutti massoni e Giuseppe Garibaldi ne era il loro degno capo militare. A proposito, si dice che portasse i capelli lunghi e appiccicati al collo per celare il fatto che in America del Sud gli avevano mozzato le orecchie: pena comminata agli abigei (ladri di bestiame). I primi che ne fecero le spese furono i Siciliani, seguiti dal resto del Meridione: il Savoia (Vittorio Emanuele II), Mazzini, Crispi e soprattutto le banche private che finanziarono la spedizione, s’incamerarono il patrimonio del Regno delle Due Sicilie.

Res publica” ovvero cosa pubblica. Per quanto concerne la parola “Repubblica, è presto detto: si tratta di una forma di governo «il cui potere politico è detenuto, secondo criteri differenti, da un singolo capo (capo dello stato) o da un insieme di cittadini (parlamento) eletti direttamente, con mandato temporaneo e non ereditabile, da una parte più o meno estesa della popolazione» (Istituto della Enciclopedia Italiana, Vocabolario della Lingua Italiana, vol. III**, Milano 1991, p. 1365). L’Italia è, nello specifico, una Repubblica parlamentare «in cui il capo dello stato ha poteri limitati e il governo risponde davanti al parlamento» (Ivi). Tale veste è stata assunta con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Dal momento che gli organi dirigenti la repubblica non fanno gli interessi dei cittadini e si sono tirati indietro per lasciare il posto di governo ad un gruppo di «tecnici» al servizio delle banche straniere, questa italiana si può ancora chiamare Repubblica?

Demos come popolo e “crazia” come potere. Abbiamo quindi, dopo poche parole della Costituzione, la sensazione che qualcosa non vada, soprattutto per via di un governo di tecnici che il Popolo Italiano non ha eletto. La sesta parola è ancora più enigmatica, da un lato, inquietante dall’altro. “Democratica è un sostantivo che sottintende essere fautore della democrazia. Altra parola dai contorni oramai sfumati e inafferrabili. La democrazia è la «forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi» (Istituto della Enciclopedia Italiana, op. cit., vol. II, Milano 1987, p. 41). E qui la faccenda mi suona un poco sibillina. Ma proseguo: «in particolare, forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico» (Ivi). Se il Popolo ha sovranità popolare deve essere padrone del proprio denaro. E invece non lo è. E ci risiamo! Fino a che la Banca d’Italia è un istituto privato e i soldi sono di proprietà delle banche private (soprattutto straniere), il Cittadino italiano è un usurato.

Demo come sottrarre e “crazia come potere. Il paradosso è che il Popolo Italiano produce, ma non può disporre liberamente del prodotto del proprio lavoro: è uno schiavo. In latino la parola “demo” vuole dire: «portar via, togliere, sottrarre, levare», ma pure «rimuovere, allontanare» (Conte G.B. et alii, Il Dizionario della Lingua Latina, Le Monnier, Firenze 2000, p. 294). In pratica, se il Popolo è sovrano, per quale motivo non viene detta al Popolo la verità sulla situazione monetaria ed economica attraverso gli strumenti di comunicazione dello Stato Italiano? Ad esempio, tanto per fare un nome, la RAI. Se ciò non avviene, vuole dire che il Popolo Italiano di fatto non è proprietario della RAI, praticamente non la controlla e puntualmente non riceve esatte informazioni su quanto accade innanzitutto nel proprio paese. Forse che la RAI è stata veramente sottratta al controllo del Popolo Italiano? Che dire poi del Presidente della Repubblica? Perché non spiega, attraverso i canali di diffusione di massa della RAI, che cosa sia il «signoraggio della moneta»? Gli costa così tanto (o meglio, ci costa così tanto?) dire al Popolo Italiano di chi è la Banca d’Italia e per quale motivo gli enti pubblici e le società a partecipazione statale sono stati demoliti? Perché i politici che risiedono in Parlamento non chiariscono al Popolo Italiano, il quale li ha eletti a sua rappresentanza, che le banche nazionali e straniere stanno di fatto truffando lo Stato Italiano utilizzando innanzitutto il sistema dell’usura?

Fondata sul Lavoro”. Se «fondare» vuol dire effettivamente «gettare le fondamenta di un edificio», la parola «lavoro» identificherà la «applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali dell’uomo rivolta direttamente e coscientemente alla produzione di un bene, di una ricchezza, o comunque a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale» (Istituto della Enciclopedia Italiana, op. cit., vol. II, Milano 1987, p. 1074). Dobbiamo quindi intendere che il lavoro è la cosa più importante in questa Repubblica e il suo prodotto è quantificabile in denaro. Ma noi cittadini non sappiamo che dobbiamo pagare alle banche private il favore che ci fanno a stampare e a garantire il denaro italiano in circolazione. Qui vi è qualche cosa di oscuro, ovvero di demoniaco, oppure di «demo-niaco».

Usura o non usura? Prendiamo il Vocabolario della Lingua Italiana (non sbuffate, perché la lingua è ciò che consente di capirci) e alla parola «usura» così leggiamo: «interesse eccessivo richiesto per un mutuo o per un prestito, e quindi il mutuo o il prestito stesso usurario, cioè il fatto (che nel codice penale italiano costituisce il delitto di usura) di esigere un interesse (o altro compenso) notevolmente superiore alla misura corrente o legale in corrispettivo di un prestito, approfittando dello stato di bisogno di chi richiede il prestito» (Istituto della Enciclopedia Italiana, op. cit., vol. IV, Milano 1994, p. 1075). Pertanto l’usura è un reato punibile a termini di legge. Ma quand’è che il Popolo Italiano si è ritrovato in uno «stato di bisogno»? Ma chi ha chiesto prestiti per conto dello Stato Italiano alle banche? Ma chi lo sa quando il Popolo Italiano ha cominciato ad essere privato della propria sovranità e della propria moneta a causa dell’usura contratta con le banche?

Massoni o non massoni. Da bambino, a scuola, mi hanno insegnato che Garibaldi era un eroe e il savoiardo re d’Italia un grand’uomo. Come faccio a rivedere così drasticamente il mio vissuto, senza avermene a male? La storia di questi ultimi due secoli l’hanno fatta le banche e la massoneria, ovvero più o meno gli stessi personaggi. Direi che sia giunta l’ora di tornare proprietari di noi stessi. Può essere una buona idea? La cosiddetta democrazia è un fallimento. Il Popolo chiederà a gran voce un governo forte, magari un nuovo re o un nuovo duce, in pratica si potrebbe ottenere una oligarchia. Grande errore: la massoneria ha già pronti dei capi-fantoccio da fare salire sul podio. No, grazie! Piuttosto rendiamo reale questa repubblica e che sia Sociale, che riguarda la società umana, ovvero che sia del popolo, e Nazionale, ovvero della Nazione Italiana. Altrimenti, tra poco, ci sottrarranno tutti i vocabolari: così ognuno sarà libero d’interpretare ogni parola della lingua italiana come più gli aggrada o come meglio ritiene opportuno. Questo, ovvero il libero arbitrio, sarà in perfetta armonia con la confusione, con il caos, ovvero con il demonio. Già, perché demonio, se prendete il vocabolario, potete vedere che è sinonimo di «diavolo», che significa: «calunniatore», ma soprattutto: «spirito del male, nemico di Dio e degli uomini» (Istituto della Enciclopedia Italiana, op. cit., vol. II, Milano 1987, p. 80). Personalmente rettificherei in: «spirito del male, nemico di Dio, delle donne e degli uomini». In pratica: vediamoci chiaro fino in fondo.
Documento inserito il: 27/12/2014
  • TAG: costituzione italiana, principi fondamentali, articoli, parlamento, democrazia

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