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I primi tentativi arabi di conquista del Caucaso [ di Aldo Carlo Marturano ]

Gli Arabi diventarono un bel grattacapo nel Caucaso proprio nell’VIII sec. e lo scontro maggiore, con guerre e guerricciole sempre più frequenti, fu proprio intorno e con la Cazaria.Siamo all’epoca della grande espansione araba che da poco ha preso le mosse dalla desertica Penisola Arabica con centro La Mecca, alla conquista di un posto al sole fra le potenze dell’epoca. La prima e più vicina tappa di queste conquiste è proprio il Caucaso a nord e l’Impero Romano d’Africa ad ovest….
Gli Arabi si muovono come una marea di cavalieri impetuosi che cavalcano su bestie, mai viste così grandi, al cui impeto nessuno riesce a resistere abbastanza efficacemente. Anzi! Raccoglieranno intorno a loro sempre più estimatori fra i contadini, stanchi dello sfruttamento bizantino che si esprime non solo fiscalmente, ma anche con la spropositata pressione spirituale ed economica della Chiesa Cristiana di quegli ultimi secoli. Tutto il Nordafrica ed il Vicino Oriente vede negli Arabi musulmani dei liberatori e quindi senza grandi difficoltà permettono loro di penetrare e smembrare l’Impero Romano. Persino l’antico e potente Impero Persiano, ormai agli sgoccioli dopo il colpo ricevuto da Eraclio nel 629, non resiste agli Arabi e presto diventerà parte del territorio musulmano (del Dar ul-Islam, in arabo). In questo modo, gli Arabi controlleranno tutto lo spazio intorno al Mar Caspio meridionale ed oltre, nel nordest, nella cosiddetta Choresmia (al-Khwarizm in arabo d’Urghenc’.
Le invasioni arabe, da questa parte del mondo, ossia dalla parte dell’ex Impero Sassanide, minacceranno perciò da subito lo stato cazaro.
I Cazari avevano visto nelle genti delle montagne del Caucaso dei popoli loro amici o addirittura sotto il loro dominio, in modo simile a quello in cui le vedeva Bisanzio. A causa di ciò, nascerà quella specie di tacito ed ambiguo accordo, ogni qual volta che si potrà, fra Impero Romano e Regno Cazaro contro il nemico comune arabo, sulle contese di questa regione. Per chi conosce meglio però l’Impero Romano e la sua visione universale, il disegno che Bisanzio porta avanti è uno sforzo continuo di omologare anche i Cazari fra i popoli cristiani, cercando di attirarli nella sfera d’influenza bizantina. Più che vedere in loro un partner da coinvolgere in alleanze durature, si sogna di averli presto legati all’Impero.
Nel mirino degli Arabi intanto c’è la speranza di impadronirsi prime fra tutte delle favolose città dell’Impero Romano. A soffrire di più delle invasioni arabe è proprio quest’impero che, non riuscendo efficacemente ad opporsi all’Islam combattente nell’area del Mediterraneo, il glorioso Mare Nostrum, si vede, ogni giorno, ridurre i propri territori. Tutte le fiorenti città del Nordafrica, di Creta, della Sicilia, Cipro e dell’Italia del Sud sono attaccate e talvolta conquistate stabilmente…
Rimane la città delle città: Costantinopoli… Qui si può accedere dal mare o via terra, come appunto il Caucaso, superando aspre montagne.
Per quanto riguarda la porta caspica, se osserviamo bene la carta geografica, notiamo subito che, per entrare in Occidente, bisogna prima vincere la Cazaria, ben consolidata nell’Anticaucaso. Essa può essere attaccata via mare e solo con navi che vengano dal sud del Caspio, oppure via terra da est, aggirando a nord il Caspio dalla parte della Choresmia, ed è proprio su questi due fronti che i Cazari si troveranno a contrastare il nemico musulmano.
Gli Arabi tuttavia non hanno grande interesse in queste operazioni complicate e costose e nella Cazaria, se non fosse che da queste parti passano le grandi vie di traffico. Sfortunatamente, non essendo grandi navigatori e privi di una flotta a disposizione, tanto meno adatta alle acque del Caspio, per molto tempo rinunceranno all’attacco da questo lato.
Certo, tentano un’alleanza o una conquista dei popoli del Caspio meridionale, che abitano su monti inaccessibili ed altissimi come l’Elburz o il Demavend e che soli possono permettersi di attaccare la Cazaria, ma con scarso successo. Rimane soltanto, quando gli Arabi decideranno di passare da questa parte per attaccare Bisanzio, tentare il passaggio dalla Choresmia, grande e tradizionale amica dei Cazari. Qui però c’è il rischio di scontrarsi con le popolazioni nomadi della steppa e con il loro modo di vedere lo spazio geografico, intorno. Con loro bisogna trattare con molta attenzione, pena il saccheggio e la sconfitta di qualunque armata che tenti di arrivare fino al Volga. Teniamo presente che per i nomadi ad oriente del Volga, l’Occidente o la Cazaria sono dei traguardi di migrazione, e la pista per arrivarci è considerata quasi esclusivamente una loro proprietà, come diremmo noi oggi. Costoro perciò non permetterebbero a nessuno di percorrerla, prima che non lo abbiano fatto loro stessi! Ecco perchè qualsiasi gruppo di uomini, specie se armati, sono guardati con sospetto e subito arrestati, se cercano di oltrepassare l’oasi d’Urghenc’!
Tuttavia, come abbiamo detto, al principio non vi fu un grande interesse finchè i Cazari non furono visti come una minaccia o un ostacolo per il giovane Impero Arabo che si andava affermando proprio a sud del Caucaso. Solo quando i tempi sembreranno maturi, all’invasore musulmano non resterà che riprendere in considerazione il problema di come penetrare lungo la costa occidentale del Caspio, via terra. Anche qui però la strada rimane difficile ed impervia, giacchè montagne altissime e passi difficoltosi e sconosciuti ne impediscono l’accesso.
Facciamo ancora un piccolo viaggio sulla nostra carta. Guardando al sud del Caspio, vediamo che questa regione a quei tempi era divisa fra il Daylam, il Tabaristan e il Gurgan e questa riva del Caspio era molto importante per i traffici cazari perchè accoglieva e faceva proseguire i mercanti provenienti dal nord e diretti nel cuore della Persia e oltre. In particolare, il Paese dei Gurgan (in persiano gurgan è l’equivalente per lupo) si trovava sul lembo nord dell’altopiano iranico e manteneva da lungo tempo buone relazioni coi Cazari. Di qui, infatti, giungevano le navi cariche di guardie scelte mercenarie per il kaghan, proprio perchè gli abitanti locali, gli antichi Hyrcani, erano conosciuti come guerrieri imbattibili…come lupi appunto, e quindi molto apprezzati.
Rompere questi legami dunque rappresenta l’ostacolo maggiore per gli Arabi e, solo una volta superato con la politica della conversione di questa gente all’Islam, ci si può avventurare con gli eserciti lungo l’unica via costiera praticabile. Ma non è così semplice perchè subito si presenta un altra enorme difficoltà: occorre conquistare in ogni caso Derbent (gli Arabi la chiameranno la Porta delle Porte: Bab al-Abwab), se si vuole arrivare nel cuore della riva nord del Caspio. Appare un’impresa davvero impossibile e, benchè gli Arabi tenteranno di raggiungere questa meta molte volte (circa dal 716 al 737 d.C.), non vi riusciranno mai!

Le vie del Caucaso
Abbiamo raccontato che nel caso di campagne militari lungo la costa la via non è assolutamente agevole. Osserviamo meglio. Il Caucaso lascia, è vero, uno spazio lungo i declivi che degradano verso il mar Caspio o verso il Mar Nero, ma per giungere a queste strade occorre superare prima le montagne, a guardia delle quali, a quei tempi, ci sono almeno due solidi regni cristiani: l’Armenia di Dvin e la Georgia di Tiflis.
Questi regni caucasici, che fino all’arrivo degli Arabi erano stati sotto l’influenza e il parziale dominio di Bisanzio, legati dalla comune religione e dai traffici più che assoggettati con le armi, appena ebbero appreso dell’arrivo di questi nuovi indomiti conquistatori dai confinanti territori degli odierni Siria ed Iraq e dalle montagne del Kurdistan, si affrettarono a chiedere loro di essere lasciati in pace. In cambio, sarebbero stati a guardia dei passi per conto del Califfo!
L’Armenia col suo territorio intorno al Monte Ararat sarebbe stata la prima a dover eventualmente essere attaccata e conquistata dagli Arabi, essendo anche la porta per entrare nei territori bizantini propriamente detti dal lato del Tauro, partendo da Damasco, la capitale araba di quei tempi.
Gli Arabi però vogliono arrivare nel grande nord entro poco tempo, vogliono superare il Caucaso e giungere nel cuore della produzione delle costosissime materie prime di cui il Califfato ha tanto bisogno: legno, schiavi, pellicce e armi di metallo…
E fu proprio nel 640 che Dvin degli Armeni fu presa e saccheggiata, ma… questa volta gli Arabi preferirono non insediarsi qui e si ritirarono. Una decina d’anni dopo allo scopo di assicurare al Califfato un confine certo a nord di Baghdad, ora nuova residenza del Califfo, che fosse più stabile e più sicuro, fu decisa una campagna sistematica, ma oltremodo dispendiosa, di conquista del Caucaso.
Il progetto però non diede alcun frutto poichè, con il primo indebolimento del Califfato dopo la morte di Abu Bekr, i regni cristiani del Caucaso dovettero esser lasciati in pace. Al contrario l’Iberia, in altre parole la Georgia di Tiflis, dovette subire l’attacco dei Cazari, i quali, con lo stesso intento degli Arabi, volevano anch’essi un confine meridionale sicuro.
Fu una catastrofe quella volta per Tiflis! I Cazari prevalsero sui Georgiani ed assoggettarono tutto l’altopiano, fin dove riuscirono a penetrare. Presero non solo la Georgia, ma anche parte del territorio armeno intorno al lago Sevan.
Nel 692 abbiamo notizia che gli Arabi riprendono il piano di conquista di Derbent che…alla fine, ma solo temporaneamente, fu presa.
Siamo nel periodo in cui il kaghan cazaro è coinvolto nelle vicende di Giustiniano Nasotagliato e nessuno in Cazaria si sarebbe mai aspettato un tale successo degli Arabi. La posizione della Cazaria a questo punto appare nuovamente in pericolo.
Con gli Arabi minacciosi affacciati da Derbent sull’Anticaucaso, c’è poco da stare allegri e probabilmente, proprio questi tempi di tensione, favoriranno la ricerca di un ulteriore consolidamento della potenza cazara, all’interno dei legami tribali dei popoli soggetti, nel territorio compreso fra Mar d’Azov il Volga e il Mare d’Aral.
Abbiamo visto come i Cazari emergessero da una realtà quasi multietnica, formata da popoli apparentati e nomadi provenienti dall’Asia Centrale, e come si erano affermati sulle altre tribù. Ora si tratta di fare un miglioramento, di costituire una lega più forte da opporre ad un nemico troppo invadentemente e vicino: si tratta di unire le varie tribù e i vari popoli in una nazione unica, col destino di diventare uno stato potente e rispettato.
Riusciranno i Cazari in questo progetto? Quale tratto speciale risaltò, più degli altri, per potersi porre a capo di un insieme di popoli e cercare di consolidarli intorno ad un’unica potenza dominante, senza ricorrere eccessivamente alle armi?
Dalle testimonianze tutto questo non si comprende molto bene. A questo proposito mi venivano in mente solo le parole di A. J. Toynbee, grande storico e studioso di Costantino Porfirogenito: I Khazari furono però eccezionali, tra i pastori nomadi di lingua turca e tra i nomadi eurasiatici, per aver sviluppato una sensibilità particolare per la civiltà dei vicini sedentari ed anche per aver mostrato di saper adottare, entro limiti non trascurabili, il tipo di vita di questi vicini. Nella storia dei nomadi eurasiatici lunga di 4000 anni i Khazari non hanno avuto uguali sul piano culturale, eccetto Sciti e Uiguri.”
Se ciò è vero, poteva bastare questa constatazione generica a consolidare uno stato, per di più multietnico e sotto la minaccia araba?
Perchè, inoltre, non ci sono stati tramandati i nomi delle personalità o del gruppo di uomini che portarono i Cazari a diventare padroni e condottieri-difensori degli altri popoli dell’Anticaucaso?

Estratto dal libro di Aldo C. Marturano Mescekh, il paese degli Ebrei dimenticati. Atena 2004

Documento inserito il: 21/12/2014
  • TAG: gli arabi, arabi nel Caucaso nell ottavo secolo, regno cazaro, impero romano d oriente

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