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Maometto e la nascita dell’Islamismo

Maometto nacque nel 571 alla Mecca da una famiglia di modeste condizioni e nella prima giovinezza svolse l’attività di cammelliere conducendo le carovane attraverso il deserto. A venticinque anni la sua vita ebbe una svolta: sposò infatti una ricca vedova di nome Cadigia. Questo matrimonio gli procurò gli agi che le avrebbero permesso di dedicarsi alla meditazione, dalla quale venne attratto già dal tempo dei viaggi nel deserto. Maometto era sempre più convinto di essere uno strumento della volontà di Dio, che lo avrebbe scelto per riformare e rendere più perfetta la dottrina già indicata in maniera non perfetta da Mosè e da Cristo. Verso il 610 iniziò la predicazione circa l’esistenza di un unico Dio creatore dell’universo e al cui cospetto tutti gli uomini, al momento della loro morte, verranno giudicati in base alle loro opere terrestri ricevendo la vita eterna oppure la dannazione. Predicando il monoteismo Maometto si scontrò con gli interessi dei ricchi mercanti e dei sacerdoti pagani, mentre affermando l’uguaglianza degli uomini, finì per urtare la suscettibilità di coloro che speculavano sulla povertà, e sulla schiavitù. Le sue parole avevano raccolto intorno a lui un numero sempre maggiore di fedeli di umili origini, che volevano trasformare la sua propaganda religiosa in una rivolta contro la classe più agiata e specialmente contro i mercanti. A seguito delle minacce ricevute, nel 622 Maometto si trasferì dalla città d’origine a Medina. L’anno dell’egira, della fuga dalla Mecca, venne scelto più tardi dagli Arabi come l’anno d’inizio dell’era musulmana. A Medina restò circa otto anni, durante i quali affinò la sua dottrina. Qui le due principali tribù della città, che erano in conflitto fra loro, aderirono alla sua dottrina sottomettendosi ai suoi insegnamenti e al suo Dio. In questo modo Maometto, che aveva riportato pace e ordine a Medina, divenne il capo di una società fondata su una comune fede religiosa e non più sui legami tribali. Egli aveva sempre pensato di poter condurre la sua predicazione in modo pacifico, ma vista l’ostilità dei mercanti e dei politeisti della Mecca, fu costretto a ricorrere all’uso delle armi. Era deciso a conquistare la città poichè riteneva che solo la Mecca poteva essere il centro della nuova religione. Nell’antica città si innalzava infatti la Kaaba, che tutti gli Arabi consideravano l’antico tempio costruito da Abramo, del quale essi si consideravano discendenti. Con la fuga di Maometto dalla città si erano spezzati anche tutti i legami con i suoi concittadini, che rimasti legati agli antichi dei, venivano considerati dalla nuova dottrina degli infedeli. La guerra santa ebbe facile presa sugli Arabi e Maometto, nel 630 entrò alla Mecca vincitore. Egli morì due anni dopo nel 632, ma la sua predicazione aveva riunito tutte le tribù beduine in un unico Stato unitario devoto nella sua totalità alla nuova religione. Essendo analfabeta, il Profeta non lasciò nulla di scritto ed in seguito la sua dottrina venne esposta dai suoi successori nel Corano, il libro sacro dei musulmani. Questa dottrina è molto semplice e afferma l’esistenza di un solo Dio, Allah, che parla agli uomini attraverso i suoi profeti, il più ispirato dei quali fu Maometto. Il musulmano deve avere una fede cieca in Allah, nel suo profeta e nella vita ultraterrena che sarà lieta per chi ha compiuto opere buone, mentre sarà dannata per chi si è comportato sconvenientemente e per gli infedeli. L’uomo deve credere in Allah e soprattutto deve credere che ciò che accade, succede per sua volontà. Deve accettare con serenità tutto ciò che Allah ha già previsto per lui, comprese le sofferenze e la morte. Questo abbandono totale a Dio è conosciuto in lingua araba con la parola Islam, dal quale deriva il nome della religione maomettana: l’Islamismo. Per avere il diritto di accedere al paradiso, ogni musulmano deve adempiere a determinati obblighi: pregare cinque volte al giorno rivolgendosi verso la Mecca, recitando versetti del Corano; osservare il digiuno dall’alba al tramonto durante il mese di Ramadan, fare l’elemosina e recarsi almeno una volta nella vita in pellegrinaggio alla Mecca. L’islamismo impone inoltre ai propri credenti la guerra santa contro gli infedeli, promettendo il paradiso a chi muore sul campo di battaglia. Il Corano contiene inoltre numerose norme di vita sia morale che igienica, ed in particolare invita alla modestia, alla rassegnazione, all’umiltà e al perdono delle offese ricevute. Nel libro sacro vengono condannate la menzogna, l’orgoglio, l’usura e vengono proibiti determinati cibi e bevande quali la carne di maiale e il vino. La chiesa musulmana non ha nè un capo, nè sacerdoti, e ogni credente può attendere direttamente alle pratiche del culto.


Nell'immagine, fedeli musulmani in preghiera

Documento inserito il: 21/12/2014

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