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I Longobardi

Nel 568 i Longobardi di re Alboino, attirati dalle terre ferili e dal clima mite, approfittando della debole situazione politica dell’Italia, abbandonarono la Pannonia nella quale erano stanziati e scesero nella penisola.Essi occuparono gran parte dell’Italia settentrionale, seminando il panico tra le popolazioni del Veneto, alcune delle quali trovarono un rifugio sicuro tra le isole della laguna, dove fondarono Venezia. Dopo aver conquistato Milano, essi si diressero verso Pavia, che dopo un assedio durato tre anni si arrese. Successivamente si sparsero nel centro e nel mezzogiorno della penisola. Non disponendo di una flotta, i Longobardi non furono in grado di togliere ai Bizantini i centri che potevano essere difesi per mare come Napoli, Roma e Ravenna. Venne così a crearsi quella divisione politica dell’Italia, che sarebbe poi durata fino al XIX secolo. Ai Bizantini rimasero le coste del Veneto, della Liguria e della Toscana, la città di Ravenna, che era anche la sede dell’esarca bizantino, in pratica il governatore della provincia imperiale italica, la Pentapoli composta dalle città di Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona, i ducati di Roma e Napoli, le Puglie, la Calabria e le tre isole maggiori: Sicilia, Sardegna e Corsica. I territori italiani in possesso dei Longobardi presero il nome di Longobardia, contrapposta alla Romania, composta da tutti i territori della penisola in possesso dell’Impero Romano d’Oriente. Dall’888 con Longobardia venne intesa la sola regione comprendente Milano, che divenne in epoca più recente trasformato nel nome attuale di Lombardia. I Longobardi elessero a loro capitale Pavia e divisero i territori conquistati in ducati dotati di una certa autonomia per quanto riguardava la difesa, la giustizia e l’amministrazione. Alla morte di re Alboino, i duchi si resero totalmente indipendenti ed elessero alcuni re. Questo periodo di anarchia durò circa dieci anni durante i quali si succedettero disordini, rappresaglie e ruberie. Tutto questo cessò con il ritorno ad una monarchia stabile; il nuovo re, Autari, governò dal 584 al 590, riuscendo a domare le rivolte dei duchi e ristabilì l’ordine e cercò di creare rapporti pacifici tra Longobardi e Romani. Come già altre popolazioni barbariche che dominarono in precedenza l’Italia, anch’essi tennero per se stessi l’uso delle armi ed il governo dello Stato, ma concessero ai Romani l’amministrazione della giustizia secondo il codice di Giustiniano. Un ulteriore avvicinamento tra i due popoli avvenne per merito della vedova di Autari, la regina Teodolinda, che essendo cattolica, con l’aiuto del papa Gregorio I Magno, riuscì a convertire al cattolicesimo una parte dei Longobardi.


Nell'immagine, Alboino, re dei Longobardi a pavia

Documento inserito il: 21/12/2014

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