AVVISO: Questo sito utilizza cookie di profilazione di terze parti per fornirti servizi in linea con le tue preferenze. Confermando questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante, acconsenti all'uso dei cookie, altrimenti visualizza l'informativa estesa privacy-policy.aspx

S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia Duca d''Aosta il principe guerriero [ di Maury Fert ]

La sua fu un''educazione tipica dei Savoia, austera e militare. Il suo precettore fu il Magg. Perrucchetti, il fondatore del Corpo degli Alpini.
Il Duca entrò all''Accademia Militare di Torino a 15 anni uscendone nel 1886 come Sottotenente d''Artiglieria. Assunto nel 1890 il titolo di Duca d''Aosta nel 1894, a 25 anni fu promosso Colonnello Comandante del 5°Reggimento d''Artiglieria da Campagna a Venaria Reale.
Tenente Generale nel 1902, fino al 1906 Emanuele Filiberto visse con la moglie Elena d''Orleans a Torino nel Palazzo Dal Pozzo della Cisterna della madre. I suoi figli, Amedeo Duca delle Puglie ed Aimone Duca di Spoleto, erano cresciuti al di fuori dei formalismi di corte e avevano ricevuto un''educazione civile come quella della madre, educata secondo i canoni inglesi.
Nell''estate del 1906 Emanuele Filiberto assunse il Comando del Corpo d''Armata di Napoli, cosicché i Duchi si trasferirono nella Reggia di Capodimonte, ed il modo moderno d''interpretare la regalità di Elena e lo stile di Emanuele Filiberto, fecero della reggia quell''esempio di corte europea che a Roma Vittorio Emanuele rifuggiva: ricevimenti eleganti, balli, incontri intellettuali, ma anche visite nei quartieri popolari ed azioni benefiche.
Nel 1910 a 41 anni comandò un''armata in guerra, pur rimanendo a Napoli lontano dai pericoli della Guerra in Libia. Ciononostante contrasse il tifo - probabilmente visitando i soldati malati e i feriti nel deserto libico -, il che gli impedì di assumere subito il Comando della Terza Armata nella mobilitazione occulta del 1914.
Era ancora convalescente quando partì per assumere il comando e sul Terraglio tra Mestre e Treviso ebbe un incidente automobilistico che per poco non gli fu fatale.
Cadorna non volle che il Principe commettesse degli errori e gli affiancò come Capi di Stato Maggiore due esperti generali, Augusto Vanzo - che sarà il suo braccio destro fino al giugno 1917 - e poi Giuseppe Vaccari. Costoro non erano in realtà dei geni militari ma avevano più esperienza del Duca.
Il maggiore artefice dei successi della 3a Armata fu il Tenente Colonnello Roberto Segre - 2 medaglie d''Argento al Valor Militare promozione a Colonnello per merito di guerra -, che nel 1916 ideò lo schieramento e l''impiego delle artiglierie per l''attacco contro Gorizia. Con il suo prestigio, la sua alta statura e un atteggiamento sempre disponibile pervaso da un''innata regalità, Emanuele Filiberto impersonava il ruolo militare dei Savoia molto più del Re. Il Duca rappresentava la 3a Armata, quella più vicina a Trieste, quella dell''inferno carsico, ma anche quella di D''Annunzio, quella vezzeggiata dai giornalisti proprio per la presenza di un Savoia a capo delle azioni più ardimentose.
In realtà, così come il Re non s''intrometteva in questioni militari, il Duca d''Aosta eseguiva scrupolosamente gli ordini del Comando Supremo. Il Duca appariva all''opinione pubblica un gentiluomo estraneo alle ambizioni carrieristiche degli altri generali, ma manifestava quell''entusiasmo e quell''estimazione verso le truppe che ne rafforzava l''immagine del padre amorevole degli uomini della 3a Armata.
Egli ebbe sempre un rapporto amichevole con D''Annunzio che trovò in lui l''appoggio per molte delle sue missioni. Emanuele Filiberto fu poi spontaneo ammiratore degli eroismi dei suoi ufficiali. Quando decorò il Tenente Aurelio Baruzzi della Medaglia d''Oro per la sua straordinaria impresa a Gorizia - avendo a lato il Conte di Torino - gli confessò, mentre tutti i reparti dell''Armata si preparavano allo sfilamento: "Nessuno fu mai invidiato da me, eppure in questo momento io la invidio" .
Emanuele Filiberto fu forse il migliore Comandante d''Armata della Grande Guerra. Affabile, cortese, signorile, imperturbabile, ebbe modo di diventare un mito perché sapeva trattare la gente umile con senso e stile; girava per le vie di Cervignano senza scorta, partecipava alla vita cittadina interessandosi dei fatti del giorno. Egli viveva nella Villa Antonelli, accanto a Villa Bresciani sede del Comando della 3a Armata. Nel testamento lasciò scritto di voler essere tumulato nel Sacrario di Redipuglia in mezzo ai suoi soldati.

Documento inserito il: 08/11/2015

Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione e sviluppo: Andrea Gerolla

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2016 )
privacy-policy