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Pietro Micca ed il patriottismo eroico [ di Simone Balocco e Paola Maggiora ]

Il sito della “Treccani” alla voce “patriottismo” recita: “l’impegno profuso, su molteplici piani (politico, militare, intellettuale, ecc.) in nome della patria, per l’affermazione, la difesa o l’accrescimento dei valori che essa esprime”. Il patriota è colui che mette la Patria davanti a tutto, anche a sé stesso. La storia del Mondo è piena, da sempre, di persone che hanno combattuto per il loro paese di nascita, rimanendo mutilati o perdendo anche la vita. E nel primo caso, non si sono mai lamentati o mai hanno avuto ripensamenti su ciò che avevano fatto. Sembra che il termine “patriota” abbia esaurito il suo significato in alcune parti del Mondo, mentre in altre è un concetto vivo e vegeto. Il patriota “moderno” ha un motto che potrebbe essere la frase che disse John Fitzgerald Kennedy il 20 gennaio 1961 durante il suo primo discorso alla Nazione da Presidente degli Stati uniti d'America: “non chiedete che cosa il vostro paese può fare per voi; chiedete che cosa potete fare voi per il vostro paese”.
Come detto, il patriota per difendere il suo Paese darebbe anche la vita, nel vero senso del termine e se l'Italia il 17 marzo 1861 è diventato un Paese...unito lo si deve anche al protagonista della nostra storia.
Il termine “patriota” in Italia è un concetto che ci riporta a lotte e guerre passate che hanno portato però all'Unità d'Italia. Se si pensa al “patriota”, gli italiani pensano alle vicende del Risorgimento, delle guerre di indipendenza, dei moti rivoluzionari e a gente come Garibaldi, Mazzini, Pisacane, Mameli, d'Azeglio e tanti altri. Di patrioti l'Italia ne ha avuti tanti, tutti più o meno conosciuti. Eppure ce n'è uno che è finito nel dimenticatoio forse perché meno mainstream degli altri o forse perché troppo precedente, un semisconosciuto ragazzo (oggi) biellese che per evitare l'invasione dei francesi nella Torino già assediata del 1706 perse la vita: Pietro Micca.
Pietro Micca nacque a...metà strada tra gli odierni paesi della Valle Cervo Sagliano e Andorno, nel Biellese, il 5 marzo 1776 da due ragazzi della zona (il padre di Sagliano, la madre di Campiglia Cervo). Perché “a metà strada”? Perché a distanza di 340 anni sono incerti i suoi natali e oggi i due paesi portano il nome “Micca”.
Di professione muratore, visse sempre nel paesino montano allora facente parte del Ducato di Savoia e nel 1704 si sposò con la compaesana Maria Caterina Bonino e due anni dopo nacque il loro unico figlio Giacomo.
Gli anni della gioventù di Micca furono bui dove le guerre o gli scoppi delle stesse erano all'ordine del giorno. Micca in quel periodo perse il lavoro da muratore e si trovò più povero di quanto non lo fosse prima e con una famiglia da mantenere. Non trovando lavoro, decise di arruolarsi nell'esercito sabaudo dove fu inquadrato come minatore. Micca si fece notare per la sua abilità nel muoversi ovunque senza il benché minimo problema, tanto che i commilitoni coniarono il soprannome “passepartout”, ovvero “passare ovunque”.
Siamo nel 1706 e la città di Torino era teatro del celebre assedio all'interno della guerra di successione spagnola iniziata quattro anni prima. Fu un assedio molto duro che si svolse nei pressi della Cittadella della città sabauda. La costruzione della Cittadella di Torino iniziò nel 1564 e terminò nel 1567, aveva una pianta pentagonale con bastioni ai vertici e si collocava nella zona sud ovest di Torino. Era circondata da un lungo fossato privo di acqua e fu voluta da Emanuele Filiberto di Savoia.
Torino fu accerchiata da ben 44.000 soldati francesi che circondarono la Cittadella difesa da poco più di 10mila soldati sabaudi: una battaglia impari.
Eppure l'assedio di Torino, durato dal 14 maggio al 7 settembre 1706, vide la vittoria dell'esercito del principe Eugenio dopo centodiciassette giorni che portarono alla resa dei francesi. Sei anni dopo fu firmato prima il trattato di Utrecht e nel 1714 quello di Rastatt con il quale Vittorio Amedeo II di Savoia divenne il primo re sabaudo. Quei due trattati posero fine alla Guerra di successione spagnola.
L'assedio di Torino per come si manifestò e come si risolse è stata materia di analisi di storici e studiosi di storia militare anche per il fatto che la città era ricca di gallerie sotterranee dove i francesi, dopo uno studio importante, avevano deciso di entrare.
L'esercito sabaudo tenne sempre duro, ma da agosto iniziò a soffrire la forza francese. Sembravano spacciati, finché ciò che avvenne le notte tra il 29 ed il 30 agosto 1706 cambiò davvero le redini della battaglia. E qui entrò in scena Pietro Micca.
Lui ed un suo commilitone erano di guardia ad una delle gallerie sotterranee quando nel giro di poche ore si sarebbero trovati davanti l'esercito francese.
Micca non volle che il nemico invadesse la città conquistandola ed ebbe un'illuminazione: i francesi entrerebbero in città solo se qualcuno o qualcosa gliene avrebbe dato l'opportunità, ma bastava non permetterglielo.
E qui nasce il patriottismo di Micca: un po' per eroismo, un po' per non saper cosa fare di fronte a morte certa, prese la decisione di far scoppiare i 20 kg di polvere da sparo che aveva con sé.
Chiuse la porta che divideva la galleria dall'ingresso, prese la polvere da sparo e accese la miccia. Intimò il suo commilitone di andare via perché avrebbe perso tempo con lui. Il commilitone scappò e Micca rimase lì. La dinamite detonò e sul colpo morirono Micca e i soldati francesi giunti fin lì.
Era il 30 agosto 1706 e Pietro Micca aveva 29 anni.
In sua memoria i due paesi del Biellese che si contendono la nascita dell'eroe hanno unito entrambe il nome “Micca” al loro (Sagliano Micca e Andorno Micca), mentre in tante città d'Italia c'è una via dedicata a lui.
A Micca è stata dedicata una statua in zona via Cernaia, a Torino e nel 1961, in occasione del centenario dell'Unità d'Italia, per volontà del militare torinese Guido Amoretti fu inaugurato un museo dedicato all'Assedio e a Pietro Micca. Pensato nel 1958, Amoretti decise di scoprire dove si tennero precisamente i fatti dell'Assedio, le gallerie e gli scavi, iniziando un'opera di ricerca e di scoperta materiale delle gallerie, arrivando anche a trovare il punto esatto dove Micca compì il suo sacrificio. Da allora vi è stata collocata una croce con sotto dei fiori.
Ma negli anni successivi alla sua morte furono pubblicati elogi, novelle, quadri e romanzi, opere liriche e film non incentrati su di lui, ma dove si fa riferimento a lui e al suo gesto eroico. Tutto dedicato al temerario e patriota militare biellese.
La casa di Micca a Sagliano è diventato un piccolo museo (anche perché la casa era molto piccola) che fu visitata negli anni da Garibaldi, re Umberto I (che inaugurò la statua nel paesino) e sua moglie Margherita.
Si sono dette tante cose contro Pietro Micca: dal fatto che se non avesse vissuto in situazione di indigenza non avrebbe fatto il militare e che non si sacrificò, ma fu maldestro nel far scoppiare la miccia, quindi accidentalmente e non volutamente si sarebbe ucciso. Anche perché usò una miccia corta invece che una miccia lunga. Solo che la seconda avrebbe impiegato più tempo ad accendersi e quindi sarebbero stati uccisi dai francesi.
Cosa rimane oggi di Pietro Micca? Molti non lo conoscono perché si parla di un uomo di cui si sa molto poco essendo vissuto oltre tre secoli fa e noto per un fatto accaduto una notte di agosto del 1706. E invece il fu muratore diventato per necessità militare ha scritto una grande pagina di storia ed eroismo, patriottismo ed altruismo purtroppo poco nota se non a chi è appassionato di storia moderna italiana.
Un peccato perché il Mondo è stato, è e sarà sempre pieno di eroi come Micca che dovrebbero essere analizzati di più. Perché è anche grazie a loro se siamo liberi.

Documento inserito il: 22/09/2018
  • TAG: pietro micca, torino, assedio, cittadella, successione

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