AVVISO: Questo sito utilizza cookie di profilazione di terze parti per fornirti servizi in linea con le tue preferenze. Confermando questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante, acconsenti all'uso dei cookie, altrimenti visualizza l'informativa estesa privacy-policy.aspx

Nicola I Romanov [ di Daniela Asaro Romanoff ]

di Daniela Asaro Romanoff Tenace nel lavoro, forte nella virtù, ma del tutto incompreso.

BREVE BIOGRAFIA
Nicola I era figlio di Paolo I e Maria Feodorovna, la coppia ebbe tanti figli, Nicola era il nono bambino ed il terzo maschio, quindi nulla lasciava supporre che un giorno la Russia sarebbe stata governata da lui.
Nacque proprio nell'ultimo anno di regno di Caterina II. La nonna Caterina presentì il suo destino, parlava di questo suo nipotino con grandissimo entusiasmo, lo chiamava “il mio colosso”, poiché era un neonato molto più alto e robusto della media, l'Imperatrice soleva dire che quel bambino avrebbe avuto in qualche modo degli incarichi governativi rilevanti.
Da ragazzo era rude e schivo. Ebbe degli educatori assai severi, e di sicuro non potè avere l'istruzione riservata ad Alessandro, erede al trono.
Allo studio, che non amava tanto, preferiva gli esercizi militari. Conduceva una vita sobria, oseremmo dire spartana. Comunque non dobbiamo considerarlo solo un rude militare. Gli piaceva la musica, le opere liriche soprattutto, collezionava dipinti ed era un eccellente ballerino.
Nicola ottenne meritatamente molti alti incarichi militari, ma tutto cambiò quando Alessandro I uscì di scena il 19 novembre 1825. “Uscì di scena” è una frase giusta da adoperare e poi capiremo per quale motivo. Il legittimo erede era suo fratello Costantino, ma quando fu resa pubblica una lettera, rimasta segreta, con la quale Alessandro designava come successore Nicola, Costantino rinunciò ai suoi diritti ereditari. Alcuni nobili, oppositori di Nicola, organizzarono un complotto. Il loro scopo era quello di ucciderlo. Il nuovo zar cercò il dialogo con gli insorti, ma i suoi avversari rifiutarono di comunicare con una persona che loro detestavano. A quel punto Nicola stesso scese in campo assieme alle truppe rimaste fedeli e il 14 dicembre sconfisse i rivoltosi, che sono noti con il nome di decabristi. Nicola I era molto coraggioso, più volte nella vita affrontò battaglie di tutti i tipi, lo si trovava sempre in prima linea. Rivolte sotterranee e tentativi di ucciderlo lo accompagnarono durante tutto il suo regno.

CARATTERISTICHE POCO CONOSCIUTE DI NICOLA I
Prima di farlo conoscere per alcune fasi salienti della sua politica estera, ci si sente in dovere di rendere note molte buone qualità di Nicola I, dal momento che ancora adesso viene ricordato come il “Gendarme d'Europa”.
Per onestà storica è un dovere cercare di far comprendere le qualità di Nicola, soprattutto alle persone che lo hanno sempre giudicato male, e si continua a giudicarlo così, perché ci si limita ad informarsi “a metà”.
Si può capire la straordinarietà di Nicola solo tenendo presente ampi contesti, studiando ed analizzando in profondità i fatti accaduti, allora forse ci si renderà conto che spesso i veri autocrati furono i governanti di altri Paesi, che agirono, ammantandosi di democraticità. Nicola I accettò il rischio di essere antipatico, non capito, frainteso e diffamato. Non agì mai per avidità, brama di potere ed egocentrismo. Onestà, giustizia, spiritualità lui andava cercando con grande caparbietà, ma le sue buone intenzioni spesso furono e sono tuttora scambiate per azioni tiranniche, mentre i veri tiranni sono definiti liberali assai di frequente. Come uscire da questi paradossi storici? E' molto difficile uscirne soprattutto in questa epoca superficiale, c'è la volontà di studiare e approfondire vari temi storici? C'è un' ampiezza di vedute non contaminate dalla cattiva pubblicità culturale e storica?
Nicola era integerrimo, detestava i compromessi e la diplomazia dei meandri politici, ma quando si è eccessivamente onesti, si è molto esigenti con se stessi, con gli altri, e non si viene apprezzati.
Era un padre e un marito assai premuroso, fedelissimo alla sua adorata moglie, anche quando questa si ammalò abbastanza gravemente, la accompagnava nei soggiorni all'estero per le cure, di solito assieme alla figlia Olga.
Uno dei motivi per i quali Nicola si guadagnò l'ostilità di molti contemporanei era la sua avversione nei confronti delle idee napoleoniche e si dimostrava duro con chi aveva tali idee. Nicola era un uomo coerente, Napoleone aveva rappresentato un pericolo per l'identità di molti Paesi, venne sconfitto dalla tenacia del popolo russo, dal coraggio del generale Kutuzov e Alessandro I, tanti Paesi avevano tratto un grande beneficio dalla sconfitta napoleonica, eppure quelle idee arrogantemente liberali, materialiste, contrarie alla spiritualità continuavano ad avere i loro discepoli.
Va anche evidenziato che Alessandro I uscì di scena, come abbiamo già detto, ma tante testimonianze lasciano supporre che fosse ancora vivo per buona parte del regno di Nicola I. Alessandro si ritirò a vivere come un monaco errante.
Il nuovo zar condivideva pienamente le idee di Alessandro, che concepì un famoso documento: La Santa Alleanza. Nicola approvava questa unione dei Paesi secondo i principi cristiani e ... non secondo i principi economici, come avviene oggigiorno… . Pertanto era un difensore molto attento della Santa Alleanza. Lo osteggiarono proprio i Paesi liberati dall'invasione napoleonica e anche alcune religioni non lo aiutarono affatto, si ritrovò solo, perché in molti temevano il grande potere morale della Russia, preferendo di gran lunga la politica fatta di ripieghi e mezzucci.
Nicola non era fedele solamente ai suoi principi, era molto fedele anche come amico, aveva amicizie con tante persone comuni, che potevano vederlo e parlare con lui allo stesso modo con cui si parla con un amico qualsiasi. In un uomo così esigente prevaleva sempre l'umanità, apriva anche le porte dei suoi palazzi e quelli erano giorni di apertura totale, incondizionata, chiunque poteva avvicinarlo; va ricordato che si poteva vedere Nicola camminare anche per le strade della sua città. Nelle giornate di apertura dei palazzi gente di varie etnie, e diverse professioni e mestieri, soldati, contadini, mercanti, boiari si incontravano e socializzavano nei palazzi dello zar.
Nei confronti dei bambini Nicola aveva un affetto speciale e ho notato che questa caratteristica si riscontra anche in parecchi suoi discendenti, la memoria genetica … . Essendo un puro di cuore, Nicola poteva trovare solo nei bambini la genuinità, la purezza e l'onestà, che di sovente cercava negli adulti invano. Amava stare con loro e diventava anche lui un bambino, giocava e scherzava con i suoi piccoli amici. Moltissimi bimbi abbandonati e svantaggiati furono generosamente aiutati da Nicola, che visitava spesso gli orfanatrofi.
Da molte testimonianze possiamo dedurre che lo zar non si limitava ad elargire denaro, dava tanto vero amore ai piccoli, era come un padre per loro.
Non credo che nessun altro monarca al mondo, all'epoca di Nicola I, aprisse le porte dei palazzi, adottasse bambini, e si muovesse a piedi attraverso la sua città anziché in carrozza. Si vorrebbe evidenziare che non solo Nicola I, ma anche molti altri Romanov avevano queste qualità. Per destino divennero dei governanti, non si imposero con delle battaglie, furono eletti da un'assemblea popolare. Si trovavano nei Monasteri, quando vennero eletti e più volte rifiutarono l'incarico, poi, quando l'assemblea disse loro che avrebbero dovuto rispondere a Dio per il rifiuto, accettarono.
Tanti altri monarchi conquistarono il loro trono con spargimenti di sangue e manovre subdole. I Romanov erano prevalentemente dei mistici, profondamente religiosi, preferivano l'essenza alla forma, la nobiltà dei Romanov non è misurabile con un metro europeo, ha origini e significati diversi rispetto alla nobiltà tipica di altri Paesi. Spesso purtroppo il vocabolo “zar” è adoperato in modo dispregiativo, per indicare grande opulenza e potere, è molto sbagliato questo giudizio, “zar” era l'appellativo dei governanti di certe zone del mondo, non solamente in Russia, semplicemente questo.
Analizziamo brevemente la storia di tale appellativo, che proviene dal latino Caesar. Il primo ad adottare il titolo non fu un Romanov, ma un principe appartenente alla dinastia Rurik: Ivan IV, detto il Terribile o meglio Ivan Groznyj, che in russo significa minaccia, tempesta, derivando da “groza”; il significato non veniva ritenuto dispregiativo dai suoi contemporanei. Ivan era minaccioso, terribile, perché giustamente minacciava spesso i boiari, che si rendevano colpevoli di voler disgregare lo Stato . Nel 1721 Pietro I acquisisce per sé e per i suoi discendenti il titolo di Imperatore, per un voler adeguare i titoli russi a quelli europei, personalmente ritengo che questo sia stato un errore commesso dal Grande Pietro. Nelle lingue slave il termine “zar” veniva normalmente adoperato come traduzione del vocabolo “imperatore”.
Molti re erano davvero degli autocrati, ma li si considera dei democratici … , e l'appellativo “re” sembra meno dispregiativo di “zar” … , quanti giudizi errati, che generano facili pregiudizi! I Romanov erano gente tra la gente, hanno governato non egoisticamente, ma per senso del dovere, lo snobismo non ha mai fatto parte del loro carattere, generalmente non amavano i palazzi e le feste di corte.
Lavorando lui stesso come carpentiere, Pietro fece costruire opere meravigliose, affinché la Russia potesse competere con l'Europa per l' architettura e l'arte, ma lui preferiva vivere in una semplice casetta di legno vicino al porto.
Anche Nicola era un grande lavoratore, ci si chiede come potesse avere tante energie, era il primo ad alzarsi alla mattina per dedicarsi al suo lavoro, era l'ultimo a ritirarsi alla sera. Con grande zelo riusciva ad amministrare vari settori: economia, commercio, agricoltura, forze armate. Ciò veniva e viene considerato ancor oggi un difetto, ma lui credeva in quello che faceva, si sentiva responsabile per tutto e per tutti, percepiva il suo incarico come una missione divina, pertanto gli sembrava di non avere fatto mai abbastanza.
Uno dei suoi più grandi nemici fu la nobiltà dell'epoca. Ebbe violente opposizioni e così fu per i suoi successori fino a Nicola II. L'integrità di Nicola I spesso si scontrava con la corruzione. Probabilmente pochi sanno che lo zar fece eseguire ad alcune persone di sua fiducia delle indagini, per capire fino a che punto la corruzione fosse penetrata nel suo Paese. Quando gli venne consegnato un documento, notò che c'erano tanti, ma davvero tanti nomi di persone che avrebbe dovuto mettere in carcere, gli sembrò di veder crollare in un momento il suo amato Paese e alcuni testimoni dissero che pianse amaramente. In quel caso preferì essere diplomatico, prudente, gettò nel fuoco il documento, e ancor di più si accinse a lavorare senza sosta, di ben pochi poteva fidarsi e doveva cercare di educare molti alla buona volontà e all'onestà con il suo esempio. Lo udirono pronunciare arrabbiato e cupo in volto le seguenti parole: ”Ognuno ruba in questo Paese … l'unico che non ruba sono io.”
Nicola sentiva che c'era una lotta terribile tra il bene e il male, lui aveva il dovere di far prevalere il bene, ma quanti ostacoli incontrava! Subì vari attentati, più volte cercarono di avvelenarlo. Non c'erano cospiratori solo a San Pietroburgo e a Mosca, ma anche all'estero, in Italia, in Francia, in Svizzera e soprattutto in Germania. I cospiratori ottenevano facilmente passaporti, permessi ed avevano molte protezioni, erano assai più protetti dello zar e della sua famiglia. Alcune testimonianze ci fanno capire che queste persone organizzavano attentati contro lo zar con la stessa facilità e lo stesso stato d'animo con i quali si organizza una festa, molti di essi ricoprivano alti incarichi in Russia.
Non riuscendo ed in seguito, non volendo eliminarlo, per convenienze proprie, cercarono di farlo apparire come un autocrate spietato ed in quell'epoca il “potere mediatico” dei cospiratori era enorme. Parecchie delle persone, che agivano in tale modo, avevano i nomi scritti in quel documento che l' “autocrate” aveva gettato nel fuoco … .
Nel 1839 i nobili iniziarono ad avere un'altra grande preoccupazione per quanto riguardava le idee e le iniziative di Nicola I. Le famiglie abbienti erano quasi tutte terrorizzate dal fatto che lo zar volesse dare la libertà alla servitù.
Va ricordato che in Russia non ci fu mai la schiavitù, come in altri Paesi, c'era la servitù, che giustamente veniva considerata un grave problema da Nicola I, uno dei più gravi del suo Paese. Purtroppo varie famiglie si erano abituate a questo triste vantaggio, ed erano assai contrarie alle iniziative dello zar. Tale era lo sconforto di Nicola I per i tanti esseri umani ridotti alla servitù da farlo apparire agli occhi delle classi benestanti come un pericoloso sovrano socialista. Ma non solo lui aveva idee socialdemocratiche, anche altri Romanov istintivamente avvertivano il dovere di stabilire una giustizia vera, senza compromessi, relativa alla buona qualità di vita della gente, questi sentimenti avevano origine nella profonda fede religiosa.
Nicola I fece alcuni passi importanti per la libertà della servitù, ma le sue disposizioni furono travisate e si giunse ad una situazione paradossale. I servi avevano paura della libertà, delle sue conseguenze, di come sarebbero stati i loro rapporti con le famiglie “datrici di lavoro”, temevano così tanto il loro futuro e non apprezzarono gli sforzi di Nicola I. Ovviamente numerosissime famiglie benestanti contribuirono a creare un terribile fraintendimento.
C'erano quasi quaranta milioni di servi, sarebbero stati trasformati in agricoltori. Con le sue idee e iniziative per abolire la servitù, perlomeno Nicola aveva rotto il ghiaccio, un blocco di ghiaccio molto minaccioso per lo zar stesso, considerate le fortissime opposizioni. Sia lui sia i servi erano molto detestati da chi egoisticamente custodiva i propri privilegi.
E si protrasse negli anni l'odio nei confronti dei governanti Romanov, molti storici sono concordi nell'affermare che Nicola II e i suoi familiari furono sterminati non dai comunisti, ma da certe famiglie che avrebbero voluto sostituirsi a loro nella guida del Paese, i Romanov davano assai fastidio, perché erano troppo religiosi e idealisti. Dobbiamo ricordare che Nicola II fu il primo governante al mondo a proporre il disarmo.
Nella sua lotta contro la servitù Nicola I dimostrò sempre grande determinazione, non si arrese mai, a rischio della sua vita, malgrado le minacce e gli attentati, cercò sempre di far capire che la libertà era un diritto di ogni essere umano.
Lo zar aprì le porte delle Scuole e delle Università a tutti, inoltre, chiunque avrebbe potuto lavorare nell'amministrazione dell'Impero, purché fosse meritevole, senza dover per forza essere il figlio del tal dei tali.
Più di qualche volta Nicola aiutò personalmente varie persone che avevano perduto ogni speranza, anche a causa del vizio del gioco, e si preoccupava di educare tali persone a non cadere più in tentazione.
Probabilmente Nicola era un uomo che sapeva elargire così tanto affetto, perché aveva una famiglia straordinaria. Ebbe molti figli e si occupò personalmente di ciascuno di essi. Avevano una grande importanza per lui gli affetti familiari e l'unità della famiglia. Non trascurò mai il fattore umano, come potrebbero pensare i suoi detrattori.
Va ricordato l'episodio che vide Nicola difendere strenuamente una giovane coppia di sposi dalle ire della famiglia della ragazza, si erano sposati di nascosto e la famiglia, che si sentiva offesa nell'onore, chiese addirittura il carcere e l'esilio in Siberia per lo sposo. Nicola si schierò dalla parte dei giovani con tenacia, vinse l'amore e furono sconfitte le classi sociali. Lo zar stesso fu aspramente criticato dai benpensanti, perché, come padre, permise che alcune sue figlie sposassero degli uomini non all'altezza del rango della famiglia di uno zar, ma Nicola dava più importanza al cuore, come molti altri Romanov.
Quando, nel 1848, il colera si propagò minacciosamente nella città, parecchi benestanti fuggirono, ma sia lo zar sia la zarina rimasero vicini alla gente. Li si poteva vedere percorrere la città a piedi e andare ad assistere gli ammalati.

ALCUNE CONSIDERAZIONI ED ASPETTI DELLA POLITICA ESTERA DI NICOLA I
Ci occuperemo di alcuni aspetti della politica estera di Nicola I, che fanno comprendere meglio le sue qualità di buon patriota, garante della Santa Alleanza e potremo capire come alcuni Paesi, che vengono puntualmente definiti liberali, democratici, ecc. ecc., perseguirono una politica assai subdola, si organizzarono molto bene per creare una grande opposizione contro la Russia, tali Paesi furono e sono ancora adesso considerati un esempio democratico, mentre la Russia e i Romanov ebbero un'ostilità senza pietà, e sin da allora si avviarono quella serie di eventi, che si conclusero con la rivoluzione, fu una tragica rivoluzione contro l'identità culturale e storica della Russia.
Vanno fatte alcune premesse.
Non si vuole essere né degli accusatori né dei difensori, si cerca di essere obiettivi, di raccontare i fatti, spesso purtroppo poco noti. Non si vuole condannare totalmente un Paese oppure un altro con il relativo popolo, eventualmente sono da condannare certi governi e certi dirigenti.
Con spirito critico va considerato anche Napoleone, forse pochi sanno che Napoleone stesso si considerò con spirito molto critico in alcuni suoi ultimi scritti ed ebbe sempre un'ammirazione sconfinata per Alessandro I. Napoleone non nascose mai questa ammirazione, anzi riteneva Alessandro I superiore a lui.
Spesso tuttora si inneggia a Napoleone Bonaparte e non vengono analizzati con obiettività l'espansionismo e l'imposizione delle sue idee.
Nicola apprezzava e condivideva completamente la politica del fratello e continuò su quel percorso, essendo molto probabilmente ancora vivo Alessandro, divenuto pellegrino errante, come abbiamo già detto.
Si vorrebbe che Nicola I possa venir visto non come un autocrate, “Gendarme dell'Europa”, ma come un governante molto, forse troppo ligio al suo dovere, per Nicola I il dovere era difendere soprattutto la spiritualità della Russia, che la caratterizzava profondamente e la caratterizzerà sempre e comunque, malgrado le rivoluzioni, anche quelle sotterranee.
Così agendo, Nicola I si inimicò, sin dall'inizio del suo governo, non solo i materialisti e i cosiddetti “liberali”, ma anche gli appartenenti ad altre religioni cristiane non erano di sicuro a suo favore, perché invece di adoperarsi per essere uniti nel Signore, talvolta si suole essere dei religiosi che difendono solo il proprio campanile, senza nessuna ampiezza di vedute, senza nessuna volontà di confronto e dialogo. E' da vedere in un'ottica più ampia la ribellione polacca e la reazione di Nicola I, che viene considerata repressiva. Per mancanza di capacità di dialogo i due Paesi, Polonia e Russia, nel corso della Storia si sono spesso scontrati piuttosto che incontrati.
Abbiamo già fatto presente con quale intensità Nicola I sentisse di dover rispondere a Dio del suo operato.
Il misticismo è presente nell'esistenza di parecchi Romanov, del resto possiamo dire che il capostipite fu il Patriarca Filarete. Frequentemente, nel corso della Storia, troviamo governanti Romanov che sentono il bisogno di visitare Monasteri, di raccogliersi in preghiera per capire e capirsi, per poter portare avanti i loro non facili incarichi.
Nicola I agì anche aiutando altri governanti, come gli Asburgo, e represse una rivolta in Ungheria. Sentiva il dovere di essere il difensore dell'Europa non il gendarme, per arginare tutte le possibili rivoluzioni con idee materialiste. E come si può muovergli delle critiche dopo aver visto quali distruzioni hanno portato le filosofie materialiste? E nel materialismo rientra anche il capitalismo … . Per adoperarsi a favore del bene e del prestigio del suo Paese, Nicola I rischiò di diventare un autocrate, ma sapeva che correva questo rischio sin da quando represse la rivolta dei nobili, che volevano suo fratello come governante della Russia, abbiamo già ricordato che, prima di reprimere, più volte Nicola I cercò di dialogare con i nobili che erano a lui contrari.
L'unico errore di Nicola è stato quello di essere eccessivamente zelante in tutte le sue decisioni e azioni. Ma il suo zelo era dettato anche dai non infondati timori di possibili complotti molto pericolosi contro il suo Paese, Terra con tradizioni preziosissime; in tale particolarissimo contesto, se uno zar o un capo di Stato sono dei buoni patrioti, può essere facile che commettano l'errore di voler avere più potere per difendere la meravigliosa identità della loro Nazione, che proprio perché è un' identità straordinaria è spesso in pericolo. Gli altri Stati, gli altri governanti hanno sempre avuto una certa diffidenza nei confronti della Russia, le sue qualità così stupende hanno destato spesso una bellicosa e fatale rivalità, pertanto o con la diffamazione o con le rivoluzioni hanno cercato di snaturarla, creando confusione nell'opinione pubblica, che forse non riuscirà mai a comprendere davvero la straordinarietà russa in tutte le sue sfaccettature. A causa della diffamazione martellante mediatica la gente ha tuttora paura, mentre ben altri Paesi e altri governi … bisognerebbe temere.
Malgrado le ostilità, Nicola I caparbiamente proseguì con la sua politica di difesa della religione cristiana, cercando di fare della Russia un Paese influente, un faro per le altre Nazioni. Va ricordato che in quell'epoca soprattutto Alessandro I e la Santa Alleanza venivano attentamente analizzati e studiati nelle scuole di tanti Paesi.
L'Impero ottomano costituì sempre per la Russia un grosso problema. Per proteggere la religione cristiana ortodossa Nicola sostenne la Grecia, la Serbia e la Romania. Ottenne nel 1826 la Convenzione di Akkerman, il trattato tra russi e ottomani fu firmato il 7 ottobre di quell'anno, pertanto una maggior autonomia di Serbia, Moldavia, Valacchia, fu confermata.
A Navarrino, sulla costa occidentale del Peloponneso, nel mar Ionio, nel 1827, la temibile armata ottomana coadiuvata da soldati egiziani, tunisini e algerini fu sconfitta dalle forze alleate britanniche, francesi e russe. Navarrino viene considerata come l'ultima grande battaglia della marina a vela. Gli alleati britannici e francesi temevano molto la Russia. L'Impero ottomano dava segni di cedimento e avevano paura dell'egemonia russa nella parte orientale del mediterraneo. Anche il supporto della Russia alla Grecia veniva visto con sospetto, non capivano che Nicola I voleva difendere la religione cristiana ortodossa della Grecia nella lotta contro gli Ottomani.
La Royal Navy non suole celebrare la battaglia di Navarrino, gli ordini non prevedevano assolutamente offensive, solo un rigoroso controllo della situazione. Una battaglia vinta, come accadde, avrebbe favorito soprattutto i russi. In risposta ad una azione turca, fu dato l'ordine da Codrington di aprire il fuoco, in seguito Codrington fu sconfessato dal governo britannico.
Si giunse al trattato di Londra del 1827, l'Impero ottomano doveva garantire l'autonomia della Grecia nell'ambito dell'Impero, ma il Sultano non firmò il trattato, va evidenziato che servirono altri interventi militari, soprattutto russi (guerra russo-turca 1828/29), per assicurare l'indipendenza greca dagli Ottomani.
Il Sultano fu battuto con grande determinazione dall' armata russa ad Adrianopoli, lì nel Settembre 1829 fu firmato un trattato. La Russia ottenne dei territori, delle isole sul Danubio, alcuni distretti asiatici, e libertà per le navi mercantili nel Mar Nero, garantiti ulteriormente i diritti di Moldavia, Valacchia e Serbia.
Dopo qualche anno lo zar si ritrovò per uno strano destino, alleato degli ottomani in una guerra che lo vide schierato contro Mehmed Alì. Quest'ultimo era sostanzialmente un vassallo dell'Impero ottomano, ma voleva accrescere il suo potere personale e controllare Palestina, Siria, Arabia.
Nel 1831 mandò il figlio Ibrahim Pasha con delle armate contro il Sultano ottomano Mahmud II.
Le armate di Ibrahim si rivelarono molto forti e determinate. Nel giugno 1832 Ibrahim aveva già il controllo della Siria e gravissima fu la sconfitta degli ottomani a Konya. Ibrahim continuò la sua avanzata e quando il Sultano seppe che era giunto a poca distanza da Istanbul, preoccupatissimo, decise di chiedere aiuto a Britannici e Francesi, ma queste potenze non intervennero anche a causa di gravi impegni su altri fronti. Il Sultano si rivolse allora alla Russia e Nicola I accettò di aiutarlo. Mahmud temeva un po' le richieste dello zar, qualora Ibrahim e le sue truppe fossero stati sconfitti, ma non aveva altra scelta. Si dice che lo zar Nicola inviò quasi 40.000 uomini per fermare l'avanzata egiziana verso Istanbul. Le truppe russe furono determinanti e Ibrahim si convinse che era meglio arrivare a delle trattative con il Sultano turco. La presenza dei russi vincenti e così vicini terrorizzò inglesi e francesi.
Scesero in campo con decisione. Caparbio fu l'intervento diplomatico della Gran Bretagna, affinché la Russia si allontanasse da tali zone. Britannici e Francesi cercarono di convincere il Sultano ad accettare le loro proposte e minacciarono la Russia. Non ci furono solo azioni diplomatiche, ma anche delle flotte vennero inviate.
Il Sultano si sottomise alle forze britanniche e francesi, tutto questo lavoro diplomatico portò alla Convenzione di Kutahya nel maggio 1833. Mehmed Alì ottenne il controllo di Siria, Adana, Tripoli, Creta, Egitto. Non appena la pace fu ristabilita, le truppe russe si ritirarono, ma il Sultano firmò il trattato di Unkiar Skelessi assieme allo zar Nicola I l'8 luglio 1833. Era un'alleanza tra Russia e Turchia, in un articolo segreto era prevista la chiusura dello Stretto dei Dardanelli nel caso in cui qualche Paese avesse minacciato la Russia. Le altre Potenze, Francia e Inghilterra, protestarono energicamente. E quella parte del trattato fu lettera morta, pur non venendo ufficialmente annullata.
La Gran Bretagna fu il Paese che più di tutti cercò di contrastare in ogni modo gli accordi degli ottomani con i russi, iniziò a sostenere e ad aiutare l'Impero ottomano, incentivò il commercio e la presenza britannica nell'est europeo, questa presenza divenne sempre più importante a danno di quella russa. Anche Austria e Prussia si unirono alla Russia, nella Convenzione di Munchengratz, per sostenere l'Impero Ottomano ed aiutarlo ad evitare altre invasioni come quella di Mehmed Alì. In tale contesto si giunse alla Convenzione di Londra, alla quale parteciparono le potenze occidentali, la Russia, l'Austria, la Prussia.
La Convenzione di Londra del 1840 confermò il controllo ottomano sullo Stretto e a tutti i Paesi, compresa la Russia, fu vietato di inviare navi da guerra nello Stretto. Da questa Convenzione la Gran Bretagna uscì rafforzata come alleata degli Ottomani. Non c'è chiarezza per quanto riguarda la fine del trattato di Unkiar Skelessi, ma è evidente che a cominciare dalla Convenzione di Londra del 1840, tenendo presente anche la Convenzione di Londra sugli Stretti, considerando l'intensissimo lavoro diplomatico britannico teso a deteriorare i rapporti tra Russia e Impero Ottomano, si può ragionevolmente affermare di assistere in tali anni ad un attacco diplomatico ben organizzato ed efficace delle potenze occidentali contro la Russia.
Va detto che Nicola I fu molto contrastato anche sul piano religioso. Napoleone III ottenne per i cattolici romani alcune importanti concessioni per quanto riguarda i Luoghi Santi. Proprio da una disputa sul controllo dei Luoghi Santi tra Russia e Francia ebbe origine la Guerra in Crimea. Quando la Turchia si schierò dalla parte della Francia, la Russia attaccò ed era proprio quello che le potenze occidentali desideravano da tempo: trascinare la Russia verso la guerra, dopo averla logorata con un subdolo gioco diplomatico.
Gli altri Paesi avevano per decenni cercato di rafforzare il loro prestigio ai danni di quello russo. Spero che possa essere abbastanza evidente, Nicola I, quando fu costretto ad attaccare, lo fece sempre per difendere l'identità storica, culturale e religiosa del suo Paese, che amava immensamente e non avrebbe voluto vedere divisioni nell'ambito di una tradizione e di una cultura davvero speciali.
… E fu Crimea. Nicola I, amareggiato, deluso, tradito, morì a San Pietroburgo il 2 marzo 1855.
Visto e considerato quanto accaduto in Crimea quali sono stati davvero i Paesi autocratici ed espansionisti? Tenendo presente che alcuni dei Paesi belligeranti avevano colonizzato, avevano ridotto in schiavitù intere popolazioni, invadendo e distruggendo delle civiltà importanti.
Certi governi sono come quelle persone che si nascondono, si mimetizzano e non vengono mai giudicati, chi si nasconde spesso tradisce colpendo alle spalle, ma … tutti coloro che agiscono così vengono assai frequentemente, non si sa per quale motivo, ritenuti liberi, liberali, tranquilli, civili, pacifici, ecc.ecc..
La Guerra in Crimea ci dimostra quanto terrificante e sconvolgente possa essere la “guerra di religione”, sono sempre guerre che hanno altri scopi e utilizzano purtroppo le religioni.
Visto e considerato tutto ciò, ci si chiede quando ci sarà la maturità per vivere in modo civile e analizzare la storia in modo onesto.

Documento inserito il: 19/03/2016
  • TAG: nicola I romanov, zar, cesar, guerre napoleoniche, guerra crimea, impero russo, guerre turco russe

Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione e sviluppo: Andrea Gerolla

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2016 )
privacy-policy