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La Bella Rosina [ di Romeo Ottavio ]

Che Vittorio Emanuele non corrispondesse né fisicamente, né tantomeno caratterialmente al tipico esponente della casa di Savoia, balza decisamente all'occhio, tanto che il D'Azeglio mise in giro la fola, campata in aria, che il vero principe fosse morto a Firenze all'età di due anni in un incendio, che veramente ci fù, e che costò la vita alla nutrice, che morì per le ustioni riportate, e fosse stato sostituito dal figlio di un macellaio, un certo Tanaca, che avrebbe rinunciato alla paternità, per vederlo salire al trono di Sardegna.
A parte le leggende, l'unica cosa che lo accomunava ai predecessori era la passione per la caccia, non solo per quella al cervo o al capriolo, anche e soprattutto quella alle gonnelle di giovani contadine, fugaci amori campestri, di cui nessuno si lamentò mai: un contributo alla futura dote della ragazza tacitava il fatto, lasciando tutti soddisfatti.

La relazione con la bella Rosina era cominciata cosí, durante una giornata di caccia. Il principe aveva l' abitudine di frequentare trattorie e di intrattenersi affabilmente con tutti, parlando in dialetto, la lingua che usava correntemente anche a corte, riservando il francese per le occasioni importanti (l'Italiano non lo parlò mai correntemente), incontrò nei pressi di Racconigi Teresa Luisa Rosa Maria Vercellana, chiamata in paese “la Bella Rusin”.
Nulla avrebbe fatto supporre un esito diverso dal solito, tranne il fatto che gli incontri furono alquanto ripetuti.
Dopo qualche tempo infatti la famiglia di lei sollecitò al re un contributo, affinché la ragazza potesse rifarsi una vita sposando un sergente dell'esercito, inaspettatamente Vittorio Emanuele reagí, il malcapitato aspirante venne mandato in Sardegna, e Rosina fu sistemata convenientemente a Torino.
Stando a quel che egli stesso raccontò a una sua ex amica, l'attrice Laura Bon, Vittorio Emanuele conobbe la Vercellana nel 1847, 14 anni lei, 27 lui.
Rosina era nata a Mirafiori presso Stupinigi (altre fonti dicono nata a Moncalvo, nel Monferrato, altre ancora a Nizza Marittima) l'11 Giugno 1833, e abitava a Pinerolo coi suoi.
Il padre, Giovanni Battista, era stato tamburo maggiore del regio esercito, ora è postiglione su una diligenza nel circondario di Casale.
Vittorio Emanuele lo definirà “una perla d'uomo”, la ragazza di campagna avvicinò dunque il suo principe per ottenere la grazia al fratello Domenico, che si era meritato gli arresti (per altre fonti, l'occasione sarebbe stata una battuta di caccia nel Monferrato). Difficile che un soldato nei guai abbia mai avuto una patrona cosí persuasiva, la Rosina, per i canoni del tempo era una bellezza, un genuino prodotto delle valli piemontesi.
Vittorio Emanuele aveva il gusto delle cose schiette: il vino, la caccia, la donna dei paesi suoi e il genio delle conquiste spicce. Intorno a lui non troviamo infatti nessuna donna fatale, nessuna di quelle avventure esotiche per le quali altri romantici rampolli di antiche famiglie consumavano patrimoni e facoltà psichiche, nelle stazioni termali di mezza Europa, incrementando i memoriali e gli scandali, men che meno una di quelle dame politiche stile salotto culturale e mondano.
Nel ramo cultura, Vittorio Emanuele arrivò fino al mondo del teatro, conquistando due attrici: Laura Bon (da cui hà una figlia, Emanuela Maria Alberta, registrata come figlia del conte Vittorio di Roverbella) ed Emma Ivon, che frequentò nelle capitali che precedettero Roma, la Bon a Torino, la Ivon a Firenze, ma furono relazioni discrete, senza grandi slanci di passione romantica da giovane Werter, né da scene di disperazione da parte delle attrici, che rimasero con lui in buoni rapporti.
Si conoscono i nomi di molte altre donne. Alcune figliarono (da cui la celebre frase, attribuita al solito D'Azeglio: "Se continua così, più che il padre della patria, sarà il padre degli italiani"), ma ne ometto la lunga lista, dopo una ventina di nomi da varie fonti, ho rinunciato a completarla, dirò solo che un figlio naturale fu il futuro generale degli alpini Giacomo Etna.
Anche la contessa di Castiglione, pare abbia usufruito di parecchi “fugaci incontri” col Re: nei suoi carnet, piccole agende che spesso le dame tenevano legati ai polsi, ella registrava gli incontri di ogni giornata, contrassegnando i nomi con una lettera, a seconda del carattere dell' incontro, pare che la lettera F significasse “incontro carnale”, in questi carnet la lettera F non manca mai, dopo il nome del Re.
Vittorio si era sposato nel 1842, a 22 anni con Maria Adelaide, una Asburgo. Fu naturalmente un matrimonio politico, il che non impedì loro di avere 6 figli.
La regina Maria Adelaide del resto era abituata a passar sopra alle evasioni piu o meno spicciole di questo marito, di cui certo si poteva criticare l'elastica morale, ma non certo la vitalità, e lo fece senza musonerie, senza farlo pesare, tanto che la gente, con la stessa simpatia che dimostrava al fedifrago, la chiamava santa. Il diplomatico francese Ideville, riferì che un giorno, la regina, incontrato uno dei figli di Vittorio e Rosina durante una passeggiata nel castello di Stupinigi, lo prese tra le braccia, col volto inondato di lacrime.
Ma torniamo al momento in cui Rosina si stabilisce a Torino: il padre sarà stato una pasta d'uomo, ma arrivarono un sacco di parenti che la scortavano ovunque, tutti parati a festa, a teatro come al passeggio del Valentino. Una vecchietta che aveva sempre venduto fiammiferi sotto i portici (una fantomatica zia di Rosina?) parlava addirittura del re come di suo "nipote" Vittorio.
Il Re reagì subito, il clan di Pinerolo venne opportunamente ridimensionato dagli aiutanti del re. Rosina tuttavia riuscí a piazzare a corte un cugino, Natale Aghemo, che divenne conte e addirittura capo di gabinetto del re. La sua posizione cominciò a far pensare quando il re esonerò il generale Cigala, da trent'anni in servizio a corte, perché aveva rifiutato alla ragazza una vettura con lo stemma della real casa.
Chi, al solito, mostrava di non accusare il colpo era la regina che aveva dato al re sei figli, e continuava a tirare avanti tra sorrisi e opere pie, ma fu proprio la scomparsa della moglie a mettere in crisi nel 55 il ménage di Vittorio e di Rosina. Pare che il Re fosse stato veramente addolorato per la scomparsa della moglie, che aveva svolto il suo ruolo istituzionale da vera Asburgo, senza mai frapporre ostacoli alla politica e al buon nome del marito, che ora si trovava vedovo, con i ministri che cercavano di procurargli un nuovo matrimonio politicodinastico.

Dopo la brillante partecipazione del Piemonte alla guerra di Crimea, voluta dal Cavour, i sovrani di mezza Europa si mostravano interessati ad imparentarsi col re di quel piccolo stato che, grazie al genio di Cavour e all'evolversi della situazione internazionale, stava espandendosi riscuotendo forti simpatie in ambito europeo.
Napoleone III, voleva dare in moglie a Vittorio Emanuele II una principessa dei belgi, altri la vedova del suo stesso fratello Ferdinando, Elisabetta di Sassonia. Anche la regina d'Inghilterra, che aveva invitato Vittorio Emanuele a Windsor per insignirlo dell'ordine della Giarrettiera, pur avendo espresso privatamente alcune riserve sul personaggio, avanzò la candidatura di sua figlia Mary.
Malgrado i vantaggi che potevano derivargli da tali prestigiose alleanze dinastiche, Vittorio Emanuele si mostrò insensibile, a proposito della principessa inglese, ebbe poi a dire che la pur bellissima Mary “sapeva troppo di greco e di latino”, manifestando cosi quell'allergia verso la donna colta, ma intrigante, o semplicemente accampante giudizi di opinione o di veto che nei Savoia era ereditaria, infatti, avevano escluso le donne dalla linea di successione sin dal XV secolo.
Vuoi per questi ancestrali timori, vuoi per il desiderio sempre legittimo, in un ex-marito, di conservare la libertà, o, molto probabilmente, per l'attaccamento che egli portava ormai alla Rosina, Vittorio Emanuele se ne uscí dunque incolume dalla congiura matrimoniale montata dai suoi ministri.
Rosina cucinava per lui i cibi tradizionali della cucina piemontese, gli tagliava le unghie dei piedi, come tradizione nelle campagne, lo trattava con l' affetto e la deferenza delle mogli borghesi dell'epoca. Il Re, nelle cene ufficiali, non toccava cibo, mettendo tutti i commensali in imbarazzo. Detestava ogni forma di etichetta e, in fondo, si considerava un borghese, proprietario terriero, e lei lo faceva sentire tale.
Poco dopo Rosina si ebbe la sua contea di Mirafiori e Fontanafredda, titolo che trasmise ai due figli, Vittoria (1850-1919) ed Emanuele Alberto (1851-94).
La svolta matrimoniale avvenne nel 1869, a S. Rossore. In dicembre, il re si buscò una brutta polmonite e quando i suoi medici lo dettero per spacciato, si risolse a quel matrimonio religioso cui anche il parroco di Mirafiori lavorava da tempo. La notte del 18, alla presenza del principe ereditario, del principe di Carignano, del primo ministro Menabrea e di pochi intimi, Vittorio Emanuele ebbe due sacramenti, matrimonio e olio santo, quest'ultimo decisamente in anticipo, visto che l'anno seguente, il fatale 1870 di Porta Pia, egli entrò trionfalmente in Roma capitale dell'Italia unita.
Ovviamente fu un matrimonio morganatico, il che comportava la non ereditarietà, né delle proprietà, né, tantomeno , dei titoli.
Il successo della dinastia portava però nuovi obblighi, i coniugi Vittorio e Rosina non potevano far parlare di sé, erano l'unica famiglia reale rimasta al potere nella penisola, l'unico bersaglio, sotto gli occhi degli aristocratici che ora guardavano a loro, magari nostalgici di altre corti, e c'erano inoltre i repubblicani, l'opposizione, non ci si poteva permettere di offrire il fianco alle critiche.
La Rosina cosí non raggiunse il vertice con quel matrimonio civile, ovvero la corona d'Italia, a cui penso non abbia mai teso, anche se qualche storico pone il dubbio.
Alla contessa di Mirafiori, residente in una villa sulla Salaria che il re raggiungeva ogni giorno uscendo dalla foresteria del Quirinale, si addiceva ormai il più stretto riserbo, quando, con l'appoggio del ministro Nicotera, ella fece allontanare in quattro e quattr'otto da Roma una avventuriera che aveva fatto colpo sul figlio. Non pochi giornali scrissero protestando, che la salvaguardia del contino di Mirafiori non giustificava un tale provvedimento ai danni di una straniera.
Seppe accettare la sua situazione di moglie ombra, poi, di vedova, al punto che la corona di fiori che inviava al Pantheon ogni anniversario della scomparsa di Vittorio Emanuele non recava alcun nome.

La contessa di Mirafiori morí a Pisa nel 1885, in casa della figlia, marchesa Spínola Grimaldi. Fu sepolta a Mirafiori come una regina, con tanto di mausoleo a forma di piccolo Pantheon.
Nel 1877 aveva avuto la soddisfazione di vedere pubblicata la notizia delle sue nozze morganatiche col primo re d'Italia sull'Almanacco di Gotha, e pare che il Nigra non sia stato estraneo alla cosa.
Vale la pena di ricordare i figli di Vittorio e della Rosina: all'anagrafe vengono denunciati come figli di ignoti, e gli viene attribuito il cognome Guerrieri, sono Vittoria nata il 1° Dicembre 1848 ed Emanuele Alberto nato il 4 Ottobre 1851.
Emanuele Alberto Guerrieri parteciperà insieme al padre alle operazioni militari della terza guerra d'indipendenza nel 1866. Fonda anche le rinomate Cantine di Fontanafredda, prestigiosa ditta vinicola ancora esistente, dimostrandosi un valente pioniere della viticultura piemontese.
Vittoria sposa nel 1868 il marchese Giacomo Filippo Spinola, primo aiutante di campo del Re.
I due figli verranno riconosciuti come legittimi dalla contessa di Mirafiori solo nel 1879, trasmettendo il titolo al figlio di conte di Mirafiori e Fontanafredda.

di Romeottavio


Fonti:

Vittorio Emanuele II – Paolo Pinto – Arnoldo Mondadori editore
La politica di Cavour – Storia d' Italia – Indro Montanelli – Fabbri Editori
I Savoia – Gianni Oliva – Mondadori
I Savoia – Adelaide Murgia – Mondadori
Associazione Centro Studi Beppe Fenoglio


Si ringrazia l'amico Romeottavio per l'invio ed il permesso alla pubblicazione di questo articolo.
Documento inserito il: 29/12/2014
  • TAG: risorgimento, vittorio emanuele II, rosa vercellana, bella rusin, amanti reali, figli illegittimi, maria adelaide asburgo, matrimonio morganatico, contessa di mirafiori

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