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Il Forte Strino a Vermiglio (TN) [ di ]

Il problema della fortificazione dei passi sulle montagne trentine si pose con urgenza all'indomani delle guerre d'indipendenza italiana, quando l'annessione del lombardo-veneto al Regno d'Italia assegnò al Trentino Alto Adige il ruolo di confine meridionale dell'Impero austro-ungarico.
Lo Stato Maggiore austriaco progettò un sistema di fortificazione a difesa della regione e lo portò avanti con grande decisione; Trento divenne il perno sul quale si incentrò l'intero apparato militare del fronte sud, mentre il compito di bloccare l'accesso al territorio venne affidato a quasi trenta fortezze ai confini, divise in una serie di sistemi difensivi autonomi collegati fra loro da strade, opere campali e linee telefoniche.
Lo schema era dovunque lo stesso: fortezze poste a tenaglia sugli opposti fianchi montuosi a chiudere il passo a possibili attacchi sulle vie di penetrazione. Una cintura che rendeva il cuneo trentino, come la guerra avrebbe poi dimostrato, un'unica piazzaforte praticamente inespugnabile.
Nel 1860 ebbe inizio la costruzione del Forte Strino, proprio allo scopo di controllo e difesa dell'ultimo tratto della strada per il valico. A supporto di esso venne costruita nel 1891 una struttura di modeste dimensioni, il Forte Velon, dislocato poco a valle della strada per coprire con il tiro dei suoi quattro cannoni il fondovalle e l'mbocco di Val Stavel. I due forti erano collegati direttamente fra loro da una ripida scalinata lunga circa 140 m coperta a volta, la cosiddetta "capponiera".
Sempre sul fianco sinistro della vallata fu costruito nello stesso periodo il Forte Mero, a quota 1838 m ai margini delle praterie del Tonale. La posizione poteva contare sul dominio assoluto visivo e di tiro del ghiacciaio del Presena, teatro di sanguinose battaglie per tutta la durata della guerra.
Più in alto, a 2116 m di quota, la posizione venne ulteriormente rafforzata dal Forte Zaccarana o Tonale, realizzato a partire dal 1912 e terminato nel 1915 a guerra iniziata. Costruito secondo le tecniche più aggiornate, in calcestruzzo blindato, era dotato di sei cupole girevoli ciascuna armata da un obice da 100 mm, più altre due cupole con funzione di osservatorio. Di fronte, sul versante opposto della valle, secondo il consueto schema a tenaglia, completava il sistema difensivo il Forte Pozzi Alti o Presanella a 1880 m di quota, terminato qualche mese prima dell'inizio della guerra.
Queste opere permanenti furono integrate da trincee, camminamenti, piazzole per schieramenti di pezzi d'artiglieria, baraccamenti, strade di accesso, teleferiche per rifornimenti.
Nelle fortezze sorte negli anni '60 del del XIX secolo ed alle quali appartiene il Forte Strino, si ricorre a spessori molto grossi delle murature, costruite in pietra locale, con paramenti di sassi quadratiche ricercano effetti decorativi e formali in modo che feritoie, ingressi e fori per i cannoni conoscono delle varianti anche piacevoli. La copertura era spesso rivestita da un manto terroso tenuto ad erba rasa, per le conosciute capacità di smorzamento dei terreni incoerenti nei confronti delle esplosioni.

Ancora di concezione tradizionale - la massa compatta a reggere l'urto dell'impatto nemico - il Forte Strino fu il primo ad essere costruito del poderoso sbarramento dell'Alta Val di Sole. Era un forte "tagliata", a 1538 m. di quota, a ridosso della strada che sale al Passo Tonale. In tedesco era perciò chiamato, oltre che Werk (forte), anche Strassensperre (sbarramento stradale). Un portone in legno dalle tavole spesse 20 cm. sbarrava il transito al ponte sul Rio Strino, dal quale era prelevata l'acqua corrente con canali in legno e pietra.
Il Forte era compatto, quindi chiuso in sé stesso, di forma circolare a due piani, con tre torrette di tiro al primo piano e quattro al secondo, che battevano la strada del Tonale e la Val Vermiglio. Nelle spesse murature si aprivano numerosi gruppi di feritoie per la difesa ravvicinata. Dopo l'inizio delle ostilità fu posizionato, in postazione esterna, anche un mortaio di grosso calibro, il possente "Morser 305".
Il Forte Strino, come gli altri forti, era attrezzato per una completa autosufficienza operativa e di gestione: acqua potabile, forno per il pane, infermeria, generatore di corrente elettrica. Segnalatore ottico e telefono garantivano il collegamento con gli altri forti e con le postazioni in prima linea.
Il comando del Forte faceva capo al IX Battaglione di stanza ad Innsbruck, mentre la guarnigione era composta da "cacciatori" provenienti dalle sedi di Rovereto e Pergine Valsugana.
Negli anni precedenti la guerra fu più volte riammodernato ed adeguato alle più aggiornate concezioni strategiche che si andavano affermando, in modo che alla vigilia del conflitto ritornò ad essere una macchina bellica efficiente.
Quando il 24 maggio 1915 tuonarono i primi colpi di cannone, un mare di fuoco si riversò sui ghiacciai e sulle montagne dello spartiacque del Tonale. Ebbe inizio così quella che è passata alla storia con il nome di "Guerra Bianca", combattuta sui ghiacciai e sulle cime fin sopra i 3500 m. di quota in condizioni operative, climatiche e psicologiche proibitive; un tipo di guerra con caratteristiche del tutto inedite, pur nel quadro della concezione di guerra di sbarramento e di posizione quale fu la Grande Guerra. la parziale distruzione di Forte Strino fu dovuta non agli eventi bellici, ma alla pericolosa attività di recupero del ferro e della pietra tagliata che lo rivestiva, esercitata dai "recuperanti di Vermiglio nel periodo fra le due guerre.

Per maggiori informazioni sul forte, cliccate sui link a fondo pagina.

Documento inserito il: 18/12/2016

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