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La Columbia Britannica e l’Alberta nel secolo XIX: le missioni cartografiche in Canada in età moderna

di Davide Arecco


Le esplorazioni geografiche dei territori canadesi tra XVI e XVII secolo

Tra gli esploratori della Columbia Britannica, durante la prima età moderna, il primo fu Jacques Cartier (1491-1557), nativo di Saint-Malo e scelto da Re Francesco I di Francia per cercare, nel 1534, il passaggio occidentale verso l’Asia. Cartier raggiunse Terranova ed il Golfo del San Lorenzo. Nel 1535, pervenne presso i villaggi di Uroni e Stadacona, in Québec, quindi arrivò a Montréal. Un terzo viaggio, infine, venne da lui compiuto nel 1541 allo scopo di mappare la cartografia dei luoghi raggiunti sino ad allora. Un altro importante esploratore e viaggiatore in Canada per conto della monarchia francese fu – sempre nella prima metà del secolo XVI – Jean-François La Rocque de Roberval (1495-1560), militare e nobile nominato dal suo sovrano Viceré del Canada, di fatto fondatore dell’impero coloniale francese, nei territori del San Lorenzo scoperti in precedenza da Cartier.
Ricco proprietario terriero – a Reims ed altrove – soldato agli ordini del maresciallo Robert de La Marck, al comando del quale prese anche parte alla Battaglia di Pavia nel 1525, fedele suddito di Parigi e arcinemico della Spagna di Carlo V, Roberval salpò da La Rochelle alla volta del Canada. Qui, fondò la colonia francese di Charlesbourg Royal, formata soprattutto da agricoltori, artigiani e militari, al fine di proteggerla da amerindi e conquistadores, nelle zone cartografate, poco tempo prima, da Cartier. Da lì, mantenne stabili contatti con Montréal, con l’intenzione di fare del Canada una sorta di testa di ponte per intraprendere la ricerca del mitico passaggio a Nord-Ovest. Preziose fonti coeve, al riguardo, sono l’Heptaméron di Margherita di Navarra (1549) e il trattato su Les singularitez de la France antarctique di André Thevet (1558), stampate ambedue a Parigi. Ancora oggi il nome di Roberval compare assai di rado tra quelli dei maggiori esploratori e colonizzatori cinquecenteschi, riscoperto dalla storiografia nel XIX secolo soltanto e poco amato dai suoi conterranei del XVI, anche per via delle sue vedute libertine e filo-protestanti. La sua stessa famiglia cadde in disgrazia prima di metà Seicento ed il castello avito fu appannaggio tra XVII e XVIII secolo della famiglia aristocratica cattolica dei Le Marck.
Altra figura da riscoprire di esploratore del Nord America fu quella del religioso e missionario, di origine belga, padre Louis Hennepin (1626-1704), viaggiatore e membro dell’Ordine francescano. Nato nei Paesi Bassi spagnoli e vissuto in principio nelle Fiandre, predicatore ad Halle ed Artois, cappellano a Maastricht, Hennepin fu inviato nel maggio 1675 dal Re Sole in Canada, insieme a La Salle. In quello stesso anno, si stabilì nella missione indiana di Fort Frontenac e, quindi, presso i Mohawk. Tra il 1678 e il 1679 Hennepin fu in Québec e nella regione dei Grandi Laghi, desideroso di esplorare e di mappare lo sconosciuto Canada occidentale. Nel gennaio 1680, raggiunse l’odierno Illinois e risalì, poi, il corso del Mississippi, per un breve tempo catturato dai Sioux, e da loro portato nell’attuale Minnesota. Solo a settembre venne liberato, e fece ritorno in Québec. Di lì a non molto, un altro frate francescano, Recollet, sarebbe sbarcato al suo posto in Missouri.
Rientrato sul continente, in Francia Hennepin fece conoscere al Vecchio Mondo le cascate di San Antonio (oggi Minneapolis) e quelle del Niagara, nonché le zone del Mississippi, da lui descritte molto dettagliatamente. Il religioso fiammingo pubblicò da quel momento svariati libri di scienza, teologia ed esplorazioni evangelizzatrici, tra cui sono assolutamente da ricordare, in questa sede, la Description de la Louisiane (edita a Parigi nel 1683, e ripubblicata un lustro più tardi, con nuove illustrazioni), la Nouvelle découverte d’un très grand pays, situé dans l’Amérique, entre le Nouveau-Mexique et la Mer glaciale (capolavoro di geologia ed oceanografia, stampato, ad Utrecht, tra il 1683 ed il 1697), il Nouveau voyage d’un pays plus grand que l’Europe, apparso ancora in Olanda nel 1698. I confratelli gli avevano impedito di tornare in America settentrionale e padre Hennepin si consolò scrivendone, in modo scientifico. Le sue opere furono tradotte in inglese ed apparvero a Londra nel crepuscolo del Seicento, specie A New Discovery of a Vast Country in America, in due tomi, con mappe, carte ed un apparato iconografico imponente. Alla morte, Hennepin lasciò una importante eredità di studi e ricerche geografiche, sul campo, condotte da lui in prima persona, in Illinois (North Utica), Michigan (navigò sul fiume Detroit), Minnesota (vide tra i primi bianchi le cascate di Saint Anthony Falls), Missouri (ne disegnò una mappa, piuttosto precisa, quanto a contorni ed aree interne), Nuova York (fu il primo a descrivere le cascate del Niagara) e gli spazi dell’Ontario (ove testò anche nuovi e più perfezionati strumenti geodetici, prodotti dagli astronomi d’osservazione e dai matematici parigini ed olandesi del tempo).
L’ultimo importante esploratore del Canada moderno fu il navigatore, savant e viaggiatore Pierre Le Moyne d’Iberville e d’Ardillières (1661-1706). Figlio di un soldato e notabile della Nuova Francia, tra i soci della Compagnia marittima della Baia del Nord, giunse, in America settentrionale, nel 1641 e, con la famiglia, visse a Montréal, inizialmente engagé nelle lontane missioni gesuite, nei territori degli Uroni. Divenuto protégé del Vescovo di Laval, ancora giovane d’Iberville navigò sul San Lorenzo e nel 1683 tornò temporaneamente in Francia, recando alla corte luigiana i dispacci del governatore La Barre prima di ripartire, in direzione della Baia di Hudson, dove d’Iberville si ricongiunse con le milizie agli ordini di Pierre de Troyes (1686). In quella occasione, d’Iberville ne approfittò, per dare sfogo ai propri interessi tecnico-scientifici, cartografando le coste meridionali della Baia di James, al tempo degli conflitti oltremare tra Francia borbonica ed Inghilterra stuardista. Fino al 1688, stazionò in prevalenza nelle zone di Québec. In Canada vide e fiumi e distese innevate, mentre, in Europa, si andavano profilando le alleanze politico-diplomatiche della Lega di Augusta. La contrapposizione militare tra la Francia del Re Sole e i suoi avversari – Sacro Romano Impero asburgico, Inghilterra, Svezia e Principi tedeschi – finì, presto, anche per avere risvolti atlantici, coinvolgendo le terre del Nord America. In Canada, d’Iberville partecipò alla guerriglia contro gli Irochesi, e difese gli insediamenti francesi stanziati presso la foce ed il corso del San Lorenzo. Combatté contro gli Inglesi a Nuova York assieme a Nicolas d’Aillebonst, col quale guidò congiuntamente le truppe franco-canadesi. Altri scontri avvennero poi ad Albany, prima di rientrare a Montréal.
Nel frattempo, d’Iberville non smise mai di fare ricerca scientifica, geologica e geo-cartografica, tra Québec. la Baia di Hudson e quella di James. Seguirono altre sue campagne militari, partendo – nel 1694 – da Rochefort, alla volta di Fort York, e conseguendo una importante vittoria. A quel punto, tornò in patria sbarcando a La Rochelle il 9 di ottobre dell’anno seguente. Mentre ragguagliava la corte reale, prese avvio la controffensiva britannica, destinata a riconquistare Fort York, già nel 1696. In Canada – spiegò d’Iberville a Luigi XIV e ai suoi ministri – si era occupato anche con frutto della vita economica a Terranova e in Acadia, pattugliando le coste su tre navi fino a Pleasance e riportando il Labrador sotto il controllo franco-canadese.
Nel 1696, d’Iberville raggiunse la penisola di Avalon e, nel 1697, venne nuovamente richiamato a Parigi. Nella capitale, fu scelto dal ‘Re cristianissimo’ per guidare una spedizione scientifica di esplorazione geografica volta a cercare la foce del fiume Mississippi e a colonizzare la Louisiana. Gli fu messa a disposizione un’armata di quattro vascelli, che levò le ancore da Brest, il 24 ottobre 1698, giungendo, dopo tre mesi di viaggio, a Pensacola, in Florida (allora sotto la Spagna). Quindi d’Iberville si fermò a Cat Island prima e a Ship Island poi, accompagnato dal fratello Jean-Baptiste. Volendo proseguire nella esplorazione del continente americano, fece costruire un forte, a Biloxi. Seguì un altro rientro a Parigi, con d’Iberville che lasciò a Fort Maurepas una guarnigione di ottantuno uomini, capeggiata dal fratello, prima di tornare in Francia. Qui, fu insignito per i suoi meriti scientifici e militari Cavaliere di San Luigi, fra l’altro primo nativo canadese a conseguire l’ambito titolo. In patria, cercò anche di sensibilizzare la corte a rafforzare le colonie della Nuova Francia, soprattutto contro gli Spagnoli, stabilendo una serie di fortificazioni inespugnabili sui monti Appalachi. Ritornato in Nord America, d’Iberville, che in parte soltanto aveva visto le sue richieste approvate dalla monarchia luigiana, si dedicò soprattutto a difendere la Louisiana, con una squadra di dodici vascelli, tra il 1702 ed il 1705. Dopo la sua scomparsa, la presenza francese in Nord America entrò progressivamente in crisi, via via indebolita dagli Inglesi, che, nel corso del Settecento, finirono per diventare la maggior potenza coloniale in terra canadese.


Lineamenti di storia istituzionale del Canada tra Sette e Ottocento

Abitate, prima dell’arrivo sul continente degli europei, provenienti dal Vecchio Mondo, da popoli e nazioni aborigene – a loro volta discendenti di genti asiatiche, giunte in tempi preistorici passando per l’attuale Stretto di Bering – le terre dell’odierno Canada vennero scoperte ed occupate dai coloni della Francia e dell’Inghilterra agli albori del Seicento. Il punto di partenza di quella prima colonizzazione fu la costa atlantica. La monarchia francese, successivamente, perse i propri territori, in favore del Regno Unito, prima con la Pace di Utrecht del 1713 (ratificata e perfezionata con il Trattato di Rastatt, l’anno dopo), alla fine, dunque, della Guerra di successione spagnola scoppiata in Europa tra il 1700 e il 1701: in quella occasione, l’Isola di Terranova e la Baia di Hudson vennero cedute da Re Luigi XIV alle forze inglesi, di stanza in Nord America. In seguito, altre cessioni territoriali di rilievo si registrarono, dopo la sconfitta nel conflitto franco-indiano – teatro nord-americano della Guerra dei Sette Anni (1756-1763), persa da Francia e Austria in favore di Gran Bretagna e Regno di Prussia – ed infine, nel 1803, avvenne la vendita da parte di Napoleone della Louisiana francese ai neonati Stati Uniti, e delle ultime rimanenze oltre i confini canadesi al Regno Unito hannoveriano.
Le ricerche archeologiche e paleontologiche hanno stabilito che i primi insediamenti umani nelle regioni geografiche del Canada fossero, come detto, di provenienza asiatica, passando per quella Beringia oggi inabissatasi, più di quarantamila anni fa. Si trattò d’ondate migratorie successive che diedero origine agli antenati dei nativi canadesi di oggi e in particolare alla popolazione Inuit, molto studiata in questi ultimi anni dai cultori di antropologia fisica ed etnologia religiosa.
I primi viaggiatori ed esploratori europei, a raggiungere le rive del Canada, nei pressi dell’Anse-aux-Meadows, furono i Vichinghi di Leif Erikson, arrivato in Groenlandia, nel 1000, e fondatore della colonia del Vinland a Terranova. A seguito di diversi scontri con gli indigeni, i Vichinghi abbandonarono il territorio, ma non del tutto, ritornandovi periodicamente, allo scopo di rifornirsi di legname, per la costruzione dei loro drakkar. In seguito, incaricato dall’Inghilterra, il nostro Giovanni Caboto pervenne nel 1497 sull’Isola di Terranova e nel 1509 suo figlio Sebastiano esplorò numerosissime coste del Nord Americane, mappandone una buona quantità, dall’Isola di Baffin sino alla Florida. Nel 1535, il Canada trovò il proprio nome: nel corso delle esplorazioni geografiche di Cartier, lungo il San Lorenzo, alcuni Irochesi fecero riferimento al villaggio di Stadacona (futura Québec), con la parola Kanata (comunità, nel loro idioma). Cartier chiamò, così, Canada tutte quelle terre. Sulle carte geografiche degli anni successivi, tutti i territori a Nord del fiume San Lorenzo furono indicati dai cartografi ed esploratori con il nome quindi di Canada e la cosa venne registrata anche in Europa dalla comunità dei geografi.
Tra XVII e XVIII secolo, il Canada fu sinonimo di Nuova Francia, ricomprendendo le estensioni territoriali lungo le sponde dei Grandi Laghi. La monarchia francese ne prese possesso, già nel 1534, al momento del viaggio esplorativo di Cartier, nelle aree geografiche circostanti il San Lorenzo, compiuto in nome di Re Francesco I. A partire da allora e per oltre un secolo, il Canada continuò a essere colonia e provincia francese. Samuel de Champlain fondò nel 1604 Port Royal e Acadia (poi divenuta Annapolis Royal, in Nuova Scozia). Nel 1608, fu creata la colonia francese di Québec. Nel 1615, Champlain fu lo scopritore dei Laghi Huron e Ontario ed in quel medesimo anno giunsero i primi missionari cattolici, con compiti di evangelizzazione e di studio linguistico presso le tribù indigene di Irochesi e Uroni.
L’idea di Parigi era quella di fondare un Impero nord-americano francese, con capitale Québec, al centro dell’espansione territoriale luigiana oltremare, dal 1609. Un proposito ambizioso, che condusse, inevitabilmente, allo scontro (navale e non solo) con l’Inghilterra degli Stuart. Le guerre per il controllo marittimo, commerciale e coloniale dell’America settentrionale, sono passate alla storia come le Guerre franco-indiane, iniziate già durante il Seicento, e durate sino ad oltre la metà del Settecento. L’episodio decisivo di quella (lunga) serie di conflitti fu la Battaglia di Québec (1759), con la vittoria delle truppe inglesi guidate dal generale James Wolfe, contro l’esercito francese di Louis-Joseph de Montcalm, nella piana di Abraham. Quattro anni dopo terminò in favore del Regno Unito la Guerra dei Sette Anni di cui la Battaglia di Québec aveva rappresentato il momento di svolta, in area atlantica. La Nuova Francia si estinse e i suoi domini passarono all’Impero Britannico. Il contesto restava quello della evoluzione territoriale del Canada. Nel corso del successivo conflitto anglo-americano (1776-1783), la colonia canadese fu un’importante pedina inglese nella guerra contro i nascenti Stati Uniti. Con l’Atto di Unione del 1840, Alto e Basso Canada – di cultura anglo-britannica il primo, francofona il secondo – furono fusi in una unica colonia. Culturalmente, il Basso Canada fu da allora sempre più convertito ai costumi ed alla lingua inglesi. Infine, nel 1867, alcune colonie britanniche nord-americane – le province canadesi, la Nuova Scozia ed il Nuovo Brunswick – si unirono nella Confederazione canadese. Il resto è storia relativamente recente, quasi cronaca, con l’area di Montréal rimasta legata a lingua e tradizioni francesi.


La Columbia Britannica e il Regno Unito nel corso del XIX secolo

Mappata dagli esploratori e cartografi prima francesi e poi inglesi tra il XVII e il XVIII secolo, la Columbia Britannica è la provincia canadese situata più a occidente – affacciata sull’Oceano Pacifico – l’ultima ad unirsi alla Confederazione del Canada (1871). L’area era abitata già in tempi preistorici. Le popolazioni paleo-americane vi giunsero tramite lo Stretto di Bering, tra ventimila e dodicimila anni fa: in principio, si trattava di nomadi cacciatori e raccoglitori. Cinquemila anni fa, circa, prese avvio la loro lenta e graduale transizione verso una vita più sedentaria, grazie al clima più mite e temperato – le terre canadesi erano allora meno fredde di oggi – e così come altrove nel resto del globo si iniziò a praticare le tecniche agricole. Al momento poi dell’arrivo degli esploratori, viaggiatori, colonizzatori e religiosi europei, la Columbia Britannica ospitava oltre duecento nazioni indigene, la cui storia è stata ricostruita in maniera purtroppo solo frammentaria, a partire da narrazioni mitologiche e racconti orali, indagini e scavi archeologici e diari dei primi geografi ed ecclesiastici giunti in loco.
La zona nord-occidentale della Columbia Britannica vedeva la presenza del gruppo Na-dene, che includeva gli Athabaska e i Tlingit dell’Alaska meridionale. I Dene dell’Artico occidentale arrivarono, con tutta probabilità, nel corso di una successiva ondata di migrazioni, dall’Asia. Nell’entroterra, erano invece stanziati i popoli di lingua e cultura Salish (Secwepemc, Okanagan, Dakelh e Tsilhqot’in). Nelle aree costiere, ricche di cibo come salmoni e crostacei, abitavano altre grandi e popolose nazioni indiane (su tutti, gli Haida, anche loro come tutti gli altri popoli della Terra con un ricco patrimonio mitologico di leggende legate ad un remoto Diluvio universale, ricondotto da alcuni archeologi alla distruzione del mitico continente atlantideo, oggi in Antartide). Il sistema sociale degli Indiani canadesi era complesso ed articolato, con il legno di cedro rosso impiegato per costruire abitazioni, canoe (anche di grandi dimensioni, usate specialmente per la caccia alle balene, nell’Oceano Atlantico settentrionale) e totem. Il contatto con gli Europei condusse, come nell’America centrale e meridionale cinquecentesca, a devastanti epidemie, che ridussero considerevolmente di numero le popolazioni native. La colonizzazione di marca europea ridimensionò quasi cancellandoli quei popoli orgogliosi e fieri, progressivamente trasferiti nelle riserve. Una storia triste e tragica, tuttora attuale anche in molte zone degli Stati Uniti.
Tra il 1818 e il 1846, la parte della Columbia Britannica che si trovava a 54° 40’ di latitudine sud e a occidente delle Montagne Rocciose del Colorado faceva parte dell’Oregon Country, ed era gestita e controllata dalla Compagnia della Baia di Hudson, con la Nuova Caledonia a nord del fiume Columbia, mentre in seguito il Trattato dell’Oregon suddivise i territori lungo il quarantanovesimo parallelo Nord, sino allo Stretto di Georgia, al confine con l’Isola di Vancouver, rimasta territorio britannico. La parte a sud fu invece ceduta agli Stati Uniti, sempre più aggressivi a partire dal XIX secolo.
A partire dal 1857, anche il Canada fu teatro della corsa all’oro, specie nel Canyon di Fraser nella zona continentale della regione, ove fu ufficialmente istituita la colonia della Columbia Britannica. La corsa all’oro conobbe un deciso incremento, tra il 1862 ed il 1865, mentre i vicini Stati Uniti era impegnati nella Guerra di Secessione americana tra nordisti e sudisti. In Canada, vi fu allora un importante e marcato afflusso di minatori e avventurieri, con la nascita di nuovi insediamenti urbani. Le autorità del Canada monitorarono la frontiera settentrionale della Columbia Britannica, dando vita al Territorio di Stikine (1862). Il territorio fu annesso l’anno seguente alle Isole Haida Gwaii, a 60° di latitudine Nord, in un periodo storico contraddistinto dal Gold Rush Trail, con siti ed insediamenti, sulla strada da Lillooet a Barkerville, sulla parte navigabile del fiume Fraser. Nacquero così città, centri residenziali e di scambi e traffici commerciali. Furono anche appositamente costruite nuove strade. Nel 1871 la Columbia Britannica entrò a fare parte del Dominion of Canada, collegata alle aree più popolose del territorio da una linea ferroviaria di recente costruzione (per cui vennero utilizzati ingegneri inglesi, soprattutto), la Canadian Pacific Railway. Quest’ultima venne messa in piedi nell’arco di una decade, e la Columbia Britannica entrò così, in via definitiva, a fare parte del Canada. Fra l’altro, il completamento della linea ferroviaria fornì un incentivo di riguardo allo sviluppo urbano, architettonico, economico e navale della stessa Vancouver (allora il capolinea della ferrovia), destinata nel secondo e tardo Ottocento a divenire una delle maggiori città del Canada. La regione diventò da parte sua un centro importante, per la pesca, per l’estrazione mineraria (con tecnologie metallurgiche importate in particolare dal Regno Unito) e per la massiccia produzione di legname da costruzione (di edifici, navi e imbarcazioni).


L’Alberta dal secondo Seicento fino al tardo Ottocento vittoriano

Provincia occidentale canadese, sita sul versante est delle Montagne Rocciose, confinante, a sud, con il Montana e ad occidente con la Columbia Britannica, i territori del nord-ovest e col Saskatchewan a oriente, lo Stato di Alberta deve il suo nome alla Principessa Luisa Carolina Alberta, la quarta figlia della Regina Vittoria e la consorte di John Campbell (il nono Duca di Argyll e Marchese di Lorne), che fu governatore del Canada, dal 1878 sino al 1883. Anche il lago Louise e il Monte Alberta vennero così denominati in onore della Principessa inglese, figlia di Alberto di Sassonia e Coburgo-Gotha.
In origine, l’attuale Alberta era popolato da nazioni indigene assai prima che vi arrivassero i primi europei. Le prime tribù la cui presenza storica è accertata furono quelle di Assiniboine, Piedi Neri e Cree, tutte dislocate in varie zone della regione. Nel 1670, la Compagnia di Baia di Hudson controllava l’area ed aveva il permesso regio di sfruttare il commercio di pelli e di legname, nonché i proventi della caccia. All’epoca, l’Alberta rientrava nella Terra di Rupert, come attestano le carte geografiche di fine Seicento, disegnate da esploratori e naturalisti giunti dall’Europa. Vi erano alcune comunità – dedite ad agricoltura ed allevamento, primariamente – nella zona nord-occidentale del successivo Alberta, create dai francesi e con la presenza di missionari cattolici, attivi particolarmente dal 1731, a Bonnyville e Lac La Biche, nonché a Fort La Jonquière (la futura Calgary), a partire dal 1751. Tre anni dopo, il territorio venne sempre più esplorato dai viaggiatori e cartografi europei, e ad Anthony Henday fu dato l’incarico di intavolare i primi rapporti commerciali – scambi di pelli, merci, pellicce e manufatti di artigianato – con le popolazioni native del luogo. Nacque anche la nuova Compagnia del Nord-Ovest, rivale di quella della Baia di Hudson, nel 1778. Furono così costruiti forti e stazioni di posta e transito, attive almeno sino alla fine del 1821.
L’odierno Alberta venne esplorato e mappato nel tardo XVIII secolo, dal geologo e gran viaggiatore Peter Pond, il quale si recò nella terra degli Athabaska e creò una rete di fortificazioni, a partire dal 1777-1779. Nel 1795, venne fondata Edmonton, il primo vero insediamento permanente. Una funzione di assoluto primo piano, nell’esplorazione geografica della regione, ebbero i missionari cattolici (specie ex Gesuiti e padri Cappuccini): il prodromo maggiore all’espansione – territoriale, politica, economica e commerciale – condotta in seguito, specialmente dal 1840 in avanti, in particolare per mano di Robert Rundle, sino perlomeno al 1848. Un lustro prima venne fondata inoltre la missione di Lac Claire.
Ulteriori apporti all’esplorazione geo-cartografica e alla colonizzazione delle terre albertiane fu, inoltre, data dal britannico Roderick Mac Kenzie, fondatore, nel 1888, di Fort Chipewyan, e dal cugino di quest’ultimo, Sir Alexander Mac Kenzie, che scoprì una larga parte del fiume Nord Saskatchewan, e giunse presso il Lago Ontario, facendone la base per ulteriori spedizioni scientifiche, a scopo esplorativo, lungo le sorgenti del fiume Peace: l’intenzione era infatti quella di aprirsi una via fluviale, in direzione delle acque dell’Oceano Pacifico, così battezzato da Magellano nel 1520.
Nel 1870, intanto, si era esteso il controllo britannico sulla Terra di Rupert, ceduta, al Canada, dal Regno Unito. L’Alberta entrò quindi a far parte dei Territori del Nord-Ovest: una regione immensa, che nel 1882 fu suddivisa in quattro distretti amministrativi. Un nuovo incentivo alla colonizzazione venne dalla costruzione delle ferrovie, principalmente lungo la linea che collegava Montréal a Vancouver, per raggiungere Calgary, nel 1883. Il governo canadese promise ai pionieri nuove terre e molti emigrarono, pertanto, dall’Europa in Nord America. Il tardo Ottocento vide, in Alberta, i territori letteralmente ridisegnati da una nuova cartografia, sempre più precisa e rigorosa, sul piano dei calcoli matematici e degli strumenti geodetici, adesso a disposizione: l’Athabaska ed una parte dell’Assiniboia furono incorporate nell’Alberta, che assunse in tale modo confini rimasti da allora sino in pratica ad oggi inalterati.


Nell'immagine, Il Generale Wolfe perde la vita nella vittoriosa Battaglia di Québec (1759)


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Parole chiave

Storia del Canada, Columbia Britannica, Alberta, Nord America, età moderna, esplorazioni geografiche, commerci, scienza cartografica, Guerra di successione spagnola, Guerra dei Sette Anni, Québec.

Documento inserito il: 24/08/2026
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