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Cause e conseguenze della sconfitta dei giapponesi nella battaglia di Midway

Del Prof. Giovanni Pellegrino


In questo articolo prenderemo in considerazione le cause e le conseguenze della sconfitta giapponese nella battaglia di Midway, una delle battaglie più importanti della Seconda guerra mondiale. Tale sconfitta condizionò profondamente l'andamento della guerra nel Pacifico e segnò l'inizio del progressivo declino della potenza militare nipponica.
Prima di esaminare le cause della sconfitta, è opportuno evidenziare i notevoli vantaggi di cui disponevano i giapponesi prima della battaglia, nonché il principale vantaggio di cui disponevano gli americani.
I giapponesi potevano contare innanzitutto su una consistente superiorità numerica nel settore navale e, in particolare, nel numero delle portaerei, che nella guerra del Pacifico rappresentarono uno strumento militare di fondamentale importanza. In secondo luogo essi disponevano di un numero considerevole di aerei da combattimento e di piloti mediamente più esperti rispetto a quelli americani. Tale vantaggio era reso ancora più evidente dal fatto che una parte non trascurabile degli aerei statunitensi risultava ormai obsoleta.
Inoltre il morale delle forze armate giapponesi era estremamente elevato. I nipponici erano infatti reduci da una lunga serie di vittorie che avevano rafforzato la convinzione della propria superiorità militare.
Proprio questa convinzione costituì però uno dei principali limiti dell'alto comando giapponese. L'eccessiva fiducia nei propri mezzi e il desiderio di ottenere nuove vittorie portarono molti ammiragli a sottovalutare i rischi dell'operazione contro Midway.
Da parte loro gli americani disponevano di un vantaggio decisivo: la loro Intelligence era riuscita a decifrare gran parte del codice navale segreto giapponese. Di conseguenza gli Stati Uniti erano a conoscenza sia dell'obiettivo dell'attacco sia di numerosi dettagli riguardanti i piani operativi nipponici.
Un'altra causa della sconfitta giapponese fu la complessità del piano strategico elaborato dall'ammiraglio Yamamoto. Numerosi storici militari hanno sottolineato come tale piano fosse eccessivamente articolato e dispersivo. Non a caso, durante alcune esercitazioni preliminari, emersero dubbi riguardo alla sua efficacia, ma tali perplessità furono in larga misura ignorate.
L'eccessiva fiducia nelle proprie capacità, unita alla sottovalutazione dell'avversario e alla mancata consapevolezza che gli americani conoscevano le loro intenzioni, contribuì in modo determinante alla disfatta.
Le conseguenze della battaglia furono enormi. Il Giappone perse quattro portaerei tra le migliori della sua flotta, numerosi aerei e molti piloti altamente addestrati, perdite che non riuscì più a rimpiazzare adeguatamente. Gli Stati Uniti, al contrario, conquistarono progressivamente l'iniziativa strategica nel Pacifico.
Per tale motivo la battaglia di Midway viene spesso considerata uno dei più importanti punti di svolta della Seconda guerra mondiale, poiché segnò il passaggio dalla fase dell'espansione giapponese a quella della progressiva avanzata americana verso il Giappone.
Inoltre il piano strategico elaborato dagli ammiragli giapponesi era talmente complesso e problematico da finire per neutralizzare gran parte degli enormi vantaggi di cui disponevano rispetto agli americani.
Infatti tale piano prevedeva un'eccessiva dispersione delle forze navali. Pur disponendo complessivamente di una netta superiorità nel settore delle portaerei, i giapponesi non concentrarono tutte le loro forze nel punto decisivo della battaglia. Mentre gli americani potevano contare su tre portaerei, i giapponesi disponevano di un numero nettamente superiore di unità di questo tipo. Tuttavia solo quattro delle loro migliori portaerei presero parte direttamente allo scontro principale di Midway.
Due portaerei furono infatti impiegate nell'operazione contro le isole Aleutine, un'altra rimase indietro insieme alle forze principali dell'ammiraglio Yamamoto e una ulteriore portaerei non partecipò all'operazione. In tal modo la superiorità numerica giapponese venne notevolmente ridotta.
Un altro grave errore fu costituito dall'insufficiente attività di ricognizione. I giapponesi dedicarono a tale compito mezzi troppo limitati e per lungo tempo rimasero convinti che nelle vicinanze non vi fossero portaerei americane.
A rendere ancora più grave tale situazione contribuì il fatto che uno degli aerei assegnati alla ricognizione partì in ritardo a causa di un guasto meccanico. Proprio quell'aereo avrebbe dovuto controllare il settore nel quale si trovavano le portaerei statunitensi.
Appare pertanto evidente che impiegare un numero limitato di velivoli per una missione tanto importante e non predisporre immediate misure sostitutive rappresentò una grave leggerezza.
Nel corso della battaglia i giapponesi commisero poi un errore ancor più grave. A causa delle continue modifiche degli ordini operativi e del riarmo degli aerei, molte bombe, siluri e grandi quantità di carburante rimasero esposti sia negli hangar sia nelle aree di preparazione al decollo.
Quando gli aerei americani riuscirono finalmente ad attaccare le portaerei nipponiche, queste si trovavano nel momento di massima vulnerabilità. Bastarono infatti pochi colpi andati a segno per provocare devastanti incendi ed esplosioni interne che si propagarono rapidamente da una zona all'altra delle navi.
Le esplosioni delle bombe e dei siluri, unite agli incendi alimentati dal carburante degli aerei, resero praticamente impossibile il controllo della situazione da parte degli equipaggi giapponesi.
Clamoroso fu inoltre l'episodio di un cacciatorpediniere giapponese che, impegnato nell'inseguimento di un sommergibile americano, si allontanò dalla formazione principale. Tale movimento contribuì indirettamente a facilitare l'individuazione della flotta da parte degli americani e rappresentò un ulteriore esempio della confusione operativa che caratterizzò diverse fasi della battaglia.
Il comandante del cacciatorpediniere giapponese Arashi, dopo aver partecipato alla caccia di un sommergibile americano, ritenne opportuno ritornare rapidamente verso la formazione principale senza effettuare percorsi diversivi che avrebbero potuto rendere più difficile la sua individuazione.
Tale decisione si rivelò estremamente pericolosa poiché gli aerei americani individuarono il cacciatorpediniere e ne seguirono la rotta fino alla zona dove si trovavano le portaerei giapponesi. In questo modo i piloti americani riuscirono a localizzare il bersaglio che cercavano.
Occorre tuttavia riconoscere che gli americani furono anche favoriti da una notevole dose di fortuna, poiché individuarono l'Arashi proprio nel momento più favorevole per loro e più sfavorevole per i giapponesi.
Un altro errore commesso dai nipponici fu rappresentato dai contrasti esistenti tra alcuni dei principali comandanti della flotta. In particolare emersero divergenze tra l'ammiraglio Nagumo e l'ammiraglio Yamaguchi, considerato da molti uno degli ufficiali più brillanti della Marina imperiale e profondo conoscitore della realtà americana.
Secondo numerosi studiosi, Yamaguchi avrebbe preferito una risposta più rapida e aggressiva nei confronti delle portaerei americane, mentre Nagumo adottò una linea più prudente. Tale ritardo contribuì ad aumentare le difficoltà operative giapponesi e finì per favorire gli americani.
Dobbiamo inoltre mettere in evidenza che gli ammiragli giapponesi commisero l'errore di sopravvalutare i risultati ottenuti contro la flotta nemica. Essi ritennero infatti di aver affondato o gravemente danneggiato almeno due delle tre portaerei americane impegnate nella battaglia, mentre in realtà i danni più significativi riguardarono soltanto la Yorktown.
I nipponici tendevano inoltre a sottovalutare la capacità di resistenza degli americani. Convinti della superiorità del proprio addestramento e delle proprie qualità militari, non compresero fino in fondo la determinazione degli equipaggi statunitensi. Gli americani erano infatti consapevoli che la perdita delle loro tre portaerei avrebbe potuto compromettere gravemente la loro posizione strategica nel Pacifico e pertanto combatterono con estrema energia e determinazione.
Grave fu anche l'errore relativo all'operazione diversiva contro le Aleutine. I pianificatori giapponesi ritenevano che tale attacco avrebbe costretto gli americani a disperdere le proprie forze navali e in particolare le proprie portaerei.
Tuttavia il comando americano comprese correttamente quale fosse l'obiettivo principale dell'offensiva giapponese e decise di non inviare le proprie portaerei nelle Aleutine.
L'operazione diversiva si trasformò così in un autentico boomerang per il Giappone. Due portaerei vennero impiegate in un settore secondario senza produrre alcun vantaggio strategico concreto, mentre avrebbero potuto rafforzare in modo significativo le forze destinate alla battaglia di Midway.
Vogliamo inoltre mettere in evidenza che gli americani inviarono nelle Aleutine solamente alcune unità navali e alcuni incrociatori, evitando accuratamente di distogliere da Midway le loro preziosissime portaerei.
Ma gli errori dei giapponesi non terminarono qui.
Essi infatti non riuscirono neppure a effettuare un bombardamento di Midway tale da rendere inutilizzabili le piste di atterraggio dell'atollo. Questo errore ebbe una notevole importanza poiché da tali piste continuarono a decollare diversi aerei americani che parteciparono agli attacchi contro la flotta giapponese insieme agli aerei provenienti dalle tre portaerei statunitensi.
I bombardamenti giapponesi non riuscirono inoltre a distruggere completamente numerose installazioni essenziali dell'atollo, compresi importanti depositi di approvvigionamento utilizzati dalla guarnigione americana.
Riteniamo opportuno concludere il discorso sulle cause della sconfitta giapponese evidenziando un fattore che quasi tutti gli storici militari considerano importante e cioè il ruolo svolto dalla fortuna.
Senza voler minimizzare la gravità degli errori commessi dai giapponesi né l'eroismo dimostrato dagli americani, è doveroso riconoscere che questi ultimi beneficiarono anche di alcune circostanze particolarmente favorevoli.
In primo luogo gli aerei americani che individuarono e attaccarono le portaerei giapponesi si trovavano ormai vicini al limite della loro autonomia operativa. Mancò davvero poco perché diversi velivoli fossero costretti a rientrare senza aver localizzato il bersaglio o addirittura a precipitare in mare per esaurimento del carburante.
Il secondo evento favorevole fu ancora più importante.
Gli americani raggiunsero infatti le portaerei giapponesi proprio nel momento in cui queste si trovavano nella fase più delicata delle operazioni di combattimento. In quel preciso istante molti aerei erano in preparazione per nuove missioni offensive e una parte significativa delle munizioni e del carburante era ancora coinvolta nelle operazioni di riarmo e rifornimento.
Per dirla in altro modo, gli americani colpirono il nemico nel momento peggiore per i giapponesi e nel migliore per loro. Le portaerei nipponiche si trovarono improvvisamente esposte a un attacco aereo mentre erano impegnate a preparare i propri velivoli per una nuova offensiva. Tale circostanza aumentò enormemente gli effetti delle bombe americane e contribuì in modo decisivo alla distruzione della principale forza aeronavale giapponese.
Pertanto la vittoria americana non fu dovuta esclusivamente agli errori giapponesi né soltanto al coraggio dei propri piloti. Essa nacque dalla combinazione di una buona preparazione, di corrette decisioni strategiche, degli errori commessi dall'avversario e anche di alcune circostanze fortunate che si manifestarono nel momento decisivo della battaglia.
In terzo luogo i giapponesi persero numerosi piloti altamente qualificati che avevano accumulato una notevole esperienza nelle campagne precedenti e nelle principali operazioni della guerra, compreso il celebre attacco contro Pearl Harbor. Dobbiamo sottolineare che tali perdite ebbero conseguenze enormi sull'andamento successivo della guerra nel Pacifico. I piloti veterani della Marina imperiale costituivano infatti una risorsa difficilmente sostituibile e la loro scomparsa contribuì a spostare progressivamente i rapporti di forza a favore degli americani.
Inoltre, in seguito alla battaglia, i giapponesi persero uno dei loro migliori ammiragli, l'ammiraglio Yamaguchi. Quando la sua portaerei venne irrimediabilmente danneggiata, egli decise di condividere il destino della nave e di affondare insieme ad essa.
Nonostante numerosi ufficiali gli consigliassero di salvarsi ricordandogli che avrebbe potuto continuare a servire il proprio Paese e riscattare in futuro quella sconfitta, Yamaguchi non cambiò idea. Egli riteneva infatti che la disfatta subita costituisse una vergogna incompatibile con il suo senso dell'onore militare.
Un'altra importante conseguenza della vittoria di Midway fu che gli Stati Uniti poterono affrontare con maggiore tranquillità la guerra su scala mondiale. La minaccia giapponese non era certamente scomparsa, ma la perdita di quattro portaerei ridusse notevolmente la capacità offensiva della Marina imperiale.
Dobbiamo inoltre ricordare che l'industria bellica americana possedeva capacità produttive enormemente superiori a quelle giapponesi. Mentre il Giappone aveva notevoli difficoltà nel sostituire navi, aerei e piloti perduti, gli Stati Uniti erano in grado di produrre quantità sempre maggiori di mezzi militari.
Dobbiamo anche dire che lo stesso ammiraglio Yamamoto era perfettamente consapevole della superiorità industriale americana e dei rischi che una guerra prolungata comportava per il Giappone.
A tale riguardo gli storici citano spesso una celebre frase attribuita a Yamamoto:
"Abbiamo risvegliato un gigante addormentato e lo abbiamo riempito di una terribile determinazione."
Se tale frase venne realmente pronunciata oppure no è oggetto di discussione, ma essa descrive efficacemente il problema fondamentale del Giappone: aver intrapreso una guerra contro una potenza industriale immensamente superiore.
Possiamo quindi concludere affermando che la battaglia di Midway rappresentò uno dei più importanti punti di svolta della Seconda guerra mondiale. Essa non segnò immediatamente la fine della potenza militare giapponese, ma pose le basi del suo progressivo declino. Da quel momento l'iniziativa strategica passò gradualmente nelle mani degli americani, che nei successivi anni di guerra avanzarono sempre più verso il cuore dell'Impero giapponese fino alla vittoria finale del 1945.

Nell'immagine, l'ammiraglio della flotta imperiale giapponese Tamon Yamaguchi, che decise di affondare con la sua nave, la portaerei Hyriu, al termine della battaglia di Midway.

Documento inserito il: 25/09/2026
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