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L’attacco inglese alla base navale di Taranto

del Prof. Giovanni Pellegrino


L’attacco a Taranto fu senza dubbio uno degli episodi bellici più importanti della guerra nel Mediterraneo, in quanto dimostrò che utilizzando forze aeree navali era possibile colpire anche navi ancorate in una base considerata praticamente invulnerabile.
L’attacco avvenne nella notte tra l'11 e il 12 novembre 1940 e in tale occasione difese contro gli attacchi aerei e navali considerate insuperabili vennero in realtà superate grazie a un attacco a sorpresa condotto di notte.
In tale operazione tre corazzate e alcune altre unità navali vennero colpite mentre gli inglesi persero soltanto due aerei.
Dopo Taranto gli inglesi assunsero in maniera molto evidente il controllo del Mar Mediterraneo, controllo che sarebbe poi diventato ancora più saldo dopo la battaglia di Capo Matapan.
Nell'attacco a Taranto gli inglesi utilizzarono una portaerei dimostrando in maniera concreta la superiorità delle portaerei sulle corazzate. Tale esperienza fornì un esempio destinato a essere studiato da tutte le grandi marine militari del mondo a cominciare da quella giapponese.
Bisogna inoltre ricordare che i notevoli progressi delle portaerei e degli aerei da combattimento resero possibile prima l'attacco a Taranto e successivamente quello a Pearl Harbor.
Gli inglesi furono i primi al mondo a introdurre le portaerei nella loro flotta, seguiti dai giapponesi e dagli americani, benché non tutti gli ammiragli dell'epoca fossero convinti della superiorità delle portaerei sulle corazzate.
Due uomini in particolare compresero prima di altri tale superiorità: Yamamoto in Giappone e Mitchell negli Stati Uniti.
Mitchell dovette confrontarsi con numerosi ammiragli che ostacolarono e contrastarono le sue idee, ritenendo ancora le corazzate il fulcro della guerra navale.
Yamamoto invece comprese con largo anticipo la crescente importanza delle portaerei negli scontri sul mare e fece tutto il possibile per dotare la marina imperiale giapponese di numerose portaerei moderne ed efficienti.
In Italia, al contrario, gli ammiragli non compresero per molto tempo l'importanza delle portaerei. Tale atteggiamento era influenzato anche dalla particolare posizione geografica dell'Italia, considerata dagli strateghi una sorta di naturale portaerei al centro del Mediterraneo.
Per questa ragione anche Mussolini per molto tempo ritenne che la Marina italiana non avesse realmente bisogno di portaerei.
Gli inglesi però, proprio a causa della posizione geografica dell'Italia, consideravano la flotta italiana una grave minaccia anche quando le sue navi da guerra rimanevano all'interno dei loro porti.
Prima dello scoppio della guerra gli inglesi non avevano un grande spiegamento di forze navali nel Mediterraneo, poiché erano presenti solamente quattro corazzate britanniche.
Con l'inizio del conflitto la situazione strategica cambiò rapidamente. Gli inglesi rafforzarono infatti la loro presenza nel Mediterraneo, preoccupati sia dalla consistenza della flotta italiana sia dalla favorevole posizione geografica dell'Italia.
Allo scoppio della guerra gli inglesi erano quindi molto preoccupati non solo della presenza della flotta italiana ma anche dell'appoggio che gli aerei tedeschi potevano fornire alle navi italiane nelle operazioni nel Mediterraneo.
Ma qualcos'altro contribuì ad aumentare le preoccupazioni inglesi, ovvero il fatto che la Francia si arrese alla Germania dopo la rapida e travolgente invasione tedesca.
La resa della Francia espose infatti l'Inghilterra a un grave pericolo, vale a dire la possibilità che la potente flotta francese di stanza nel porto di Tolone potesse cadere nelle mani dei tedeschi, alterando in maniera significativa l'equilibrio navale a favore delle forze dell'Asse. Per tale ragione gli inglesi chiesero agli ammiragli francesi di consegnare la flotta o di impedirne l'utilizzo da parte della Germania, ricevendo però un netto rifiuto.
Di conseguenza Churchill fu costretto a prendere una decisione che egli stesso definì dolorosa, ordinando l'attacco alle navi francesi per evitare che cadessero in mano nemica.
Le navi inglesi colpirono duramente la flotta francese provocando gravi perdite e la distruzione di diverse unità navali francesi.
Ma torniamo ora a occuparci della situazione bellica nel Mediterraneo.
Dobbiamo dire che la flotta inglese era comandata da un ammiraglio capace e audace, l'ammiraglio Cunningham.
Grazie anche alle capacità militari di Cunningham gli inglesi riuscivano a mantenere un certo predominio nel Mediterraneo pur trovandosi in inferiorità numerica rispetto alle navi italiane.
Tale inferiorità era però destinata a non durare a lungo dal momento che l'arrivo di due nuove portaerei aumentò notevolmente la potenza della flotta britannica nel Mediterraneo.
Dopo questa breve analisi di carattere strategico e tattico possiamo passare a descrivere più nel dettaglio l'attacco inglese a Taranto. Secondo i piani originari due portaerei avrebbero dovuto partecipare all'operazione.
L'attacco doveva essere effettuato mediante due ondate di aerei siluranti.
La base navale di Taranto era protetta da numerosi sistemi difensivi quali palloni di sbarramento, cannoni contraerei e reti antisiluro. Tali sistemi difensivi sembravano praticamente insuperabili ma l'attacco inglese avrebbe dimostrato il contrario.
Inoltre ogni corazzata disponeva di propri cannoni contraerei.
Tuttavia gli inglesi finirono per utilizzare una sola portaerei poiché l'altra fu costretta a ritirarsi a causa di problemi tecnici.
La base di Taranto era costituita da due aree principali denominate Mar Grande e Mar Piccolo.
Gli inglesi decisero che l'attacco alle navi presenti nel Mar Grande sarebbe stato effettuato utilizzando siluri, mentre quello contro le unità presenti nel Mar Piccolo sarebbe stato eseguito mediante bombardamento.
La portaerei Illustrious, unica portaerei impiegata nell'operazione, era scortata da incrociatori e da altre navi da guerra.
Alle ore 20:38 ebbe inizio il primo raid aereo contro il porto di Taranto.
Nel corso di questo primo raid venne colpita la corazzata Conte di Cavour e fu danneggiata anche la corazzata Littorio, mentre alcune bombe inglesi colpirono altre unità presenti nel Mar Piccolo.
Per quanto riguarda la seconda ondata, essa venne accolta dal fuoco di sbarramento italiano ma gli inglesi lanciarono razzi illuminanti che consentirono di individuare con maggiore precisione gli obiettivi.
Durante questa seconda ondata vennero colpiti alcuni depositi di carburante e la corazzata Littorio fu nuovamente centrata dai siluri. Venne inoltre colpita la corazzata Caio Duilio. Alcune navi riuscirono tuttavia a sfuggire all'attacco inglese effettuato nel Mar Grande, mentre nel Mar Piccolo si formò una vasta macchia di carburante a seguito dei danni provocati dall'incursione.
Cunningham, desideroso di colpire anche le unità sfuggite al primo attacco, manifestò l'intenzione di effettuare una nuova operazione. I piloti inglesi non erano però particolarmente favorevoli a tale decisione poiché non avrebbero più potuto contare sull'effetto sorpresa.
Questo ulteriore attacco non venne mai effettuato poiché il peggioramento delle condizioni atmosferiche rese impossibile una nuova operazione contro Taranto.
In ogni caso l'attacco costituito dalle due ondate si concluse con un notevole successo per gli inglesi che inflissero un colpo durissimo alla flotta italiana.
Anche Churchill espresse apertamente la propria soddisfazione per quella importante vittoria della marina britannica.
Nel Parlamento inglese Churchill lodò senza esitazioni il coraggio dei piloti e le capacità strategiche dell'ammiraglio Cunningham.
Ciò che forse sorprende maggiormente è il fatto che un attacco così efficace venne portato a termine da appena una ventina di aerei, un numero relativamente modesto se confrontato con i risultati ottenuti.
Possiamo quindi affermare che l'operazione di Taranto costituì uno dei maggiori successi della marina militare britannica durante la Seconda guerra mondiale.
Proprio in seguito a questo attacco e alla successiva sconfitta di Capo Matapan, gli ammiragli italiani e lo stesso Mussolini compresero finalmente l'importanza che le portaerei avrebbero avuto nella guerra navale moderna.
Per tale ragione Mussolini autorizzò la trasformazione del transatlantico Roma nella portaerei Aquila, la prima portaerei italiana. Tuttavia la sua costruzione non venne mai completata a causa dell'andamento sfavorevole della guerra.
Non esiste alcun dubbio sul fatto che esista un forte parallelismo tra l'attacco inglese a Taranto e quello giapponese a Pearl Harbor. Quando prepararono l'operazione contro Pearl Harbor, gli strateghi giapponesi studiarono con grande attenzione proprio l'attacco britannico contro Taranto.
Tuttavia l'attacco giapponese si differenziò profondamente da quello inglese per l'enorme quantità di mezzi impiegati.
I giapponesi utilizzarono infatti sei portaerei mentre gli inglesi ne impiegarono soltanto una e, di conseguenza, il numero di aerei coinvolti fu incomparabilmente superiore.
Anche i danni provocati a Pearl Harbor risultarono molto maggiori rispetto a quelli causati dall'attacco di Taranto.
Vogliamo ora concludere il nostro discorso con una considerazione più generale riguardante l'entrata in guerra dell'Italia nel 1940.
Come è noto agli storici, l'Italia entrò in guerra senza una preparazione adeguata poiché tale decisione fu presa da Mussolini, desideroso di affiancare la Germania nel conflitto approfittando dei successi che i tedeschi stavano ottenendo in Europa.
Mussolini sperava che l'intervento italiano consentisse al paese di ottenere importanti vantaggi territoriali e politici grazie alle vittorie che la Germania stava riportando una dopo l'altra.
Le cose tuttavia non andarono come previsto.
Dopo i brillanti successi iniziali, la Germania cominciò infatti ad andare incontro a sconfitte sempre più pesanti che finirono per coinvolgere anche l'Italia.
L'Italia si trovò così impegnata in una guerra molto più lunga e difficile di quanto Mussolini avesse immaginato e dovette affrontare problemi economici, militari e logistici che contribuirono in maniera determinante alla sconfitta finale dell'Asse.
Nel quadro di queste difficoltà devono essere inseriti anche gli eventi di Taranto e di Capo Matapan, due sconfitte che ridussero notevolmente la capacità operativa della marina italiana e contribuirono ad accrescere la superiorità britannica nel Mediterraneo.
Nel loro insieme questi avvenimenti dimostrarono come la guerra moderna fosse ormai profondamente cambiata e come la superiorità aerea fosse destinata a diventare uno dei fattori decisivi nei conflitti navali del XX secolo.


Nell'immagine la corazzata Conte di Cavour danneggiata nel corso dell'incursione britannica sul porto di Taranto.

Documento inserito il: 12/10/2026
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