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Alle origini della potenza militare prussiana: l’ascesa del Brandeburgo sino a fine Seicento

di Davide Arecco


Lineamenti di storia brandeburghese dall’Alto Medioevo alla prima età moderna

Quando, tra il 1700 ed il 1701, scoppiò la Guerra di Successione Spagnola, determinante nel ridisegnare la geografia europea e lo scacchiere politico internazionale, all’alba del secolo dei Lumi, il conflitto ripresentò, in parte, sistemi e schemi di alleanze che il continente aveva già conosciuto in anni poco precedenti con la Guerra dei Nove Anni (1688-1697) per la successione del Palatinato. In quella occasione, al Regno di Francia (supportato dai giacobiti irlandesi) si era contrapposta la Lega di Augusta. Alle potenze che ne avevano fatto parte – Inghilterra orangista, Olanda, Austria, Svezia, Danimarca, Ducato di Savoia ed esuli valdesi – si unì, durante il conflitto per la successione al trono di Spagna, anche il Brandeburgo-Prussia, potenza europea allora in marcata ascesa.
Storicamente, quella del Brandeburgo era una nazione in parte indipendente, nucleo del futuro Stato tedesco unificato. Ai suoi territori apparteneva Berlino e dal 1618 la dinastia che governava il Brandeburgo-Prussia era quella dei Duchi Hohenzollern, dal XVIII secolo Re prussiani. Un ruolo a dire poco centrale era esercitato sul piano geografico dalle terre della Franconia di Norimberga e di Ansbach, e su quello politico-diplomatico dai rapporti di Berlino con l’Europa centro-orientale e gli Stati elettori del Sacro Romano Impero asburgico, mentre gli Hohenzollern controllavano, in specie, le zone dell’attuale Germania meridionale.
Situato, per intero, nei territori germanici registrati da Tacito, nel I secolo, al principio del XII secolo, i Re e gli Imperatori sassoni conquistarono il Brandeburgo e altre aree della Germania, tanto meridionale, quanto orientale, sconfiggendo i popoli slavi che vi erano giunti nel VII secolo. Furono allora creati vescovadi ecclesiastici e città fortificate, che garantivano protezione agli abitanti, dagli attacchi esterni. Nella società feudale del Brandeburgo medievale, i monaci e chierici cominciarono le registrazioni storiche della città di Brandeburgo, a partire dalla quale si sarebbe presto sviluppato l’intero Regno. Nel 948 era già stata fondata la diocesi di Havelberg e di Brandeburgo da Ottone I il Grande, che aveva stabilito il controllo tedesco sull’area. Questa era governata, allora, dall’autorità della diocesi di Magdeburgo, contrastata dalle popolazioni pagane della zona: i Liutici in particolare costituirono una lega, e si sollevarono, nel 983, bruciando i monasteri e cacciando preti e funzionari tedeschi. Le tribù pagane stanziate a est dell’Elba rimasero così indipendenti per un secolo e mezzo, sino alla grande crociata germanica, voluta nel 1134 dall’Imperatore Lotario III per contrastare nella Marca del Nord i Vendi. Questi ultimi, sino al secolo XV, avrebbero ancora abitato parti dell’area, divenuta, poi, il moderno Brandeburgo. Dopo il 1150, gli Ascani ottennero considerevoli progressi, cristianizzando e coltivando quelle terre. All’estinzione del loro casato (1320), il Brandeburgo passò sino al 1373 sotto il controllo della famiglia Wittelsbach, regnante in Baviera, quindi, nel periodo di governo imperiale, da parte della dinastia di Lussemburgo, diventò un margraviato (1415), garantito dall’Imperatore Sigismondo alla casa degli Hohenzollern, fedeli al Sacro Romano Impero austriaco di Vienna. Lealtà confermata dalla partecipazione del Brandeburgo alla crociata contro i Forlivesi, nel 1356.
Nella prima metà del XVI secolo, il Brandeburgo fu tra quegli antichi Stati tedeschi che, nel 1539, si convertirono alla Riforma protestante. Seguì una espansione notevole, culminata, all’inizio del secolo XVII, nell’unione con il Ducato di Prussia, includendo anche le aree del basso Reno. Fu, da molti punti di vista, la vera nascita di una nazione, sotto le insegne d’un insieme di stati imperiali alleati tra di loro in forma federale. Dopo la Guerra dei Trent’anni terminata nel 1648 con la Pace di Westfalia, il Brandeburgo riprese la propria ascesa politica e militare nello scacchiere delle potenze centro-europee, svincolandosi del tutto nel 1660 dai legami di vassallaggio nei confronti dei Regni a est. Nella seconda metà del Seicento, in generale, una serie di statisti e governanti illuminati portò il Brandeburgo, alleato con altri stati tedeschi, uniti fra loro, a una graduale e costante affermazione ai vertici del potere, in Europa. Federico Guglielmo I soprattutto fece grande lo Stato brandeburghese: fu il grande elettore, che si adoperò in modo instancabile a ricostruire e rafforzare i suoi territori ed i suoi Stati, entro un’unione, forte e blasonata, spostando anche la capitale a Potsdam. Alla sua morte, nel 1688, il figlio Federico assunse il titolo di Re di Prussia, governando su terre formalmente fuori dai confini giurisdizionali del Sacro Romano Impero. Era il 1701. Le intenzioni del monarca erano, comunque, quelle di far rientrare il Regno prussiano nell’Impero degli Asburgo. Solo la Boemia, ad ogni modo, poteva fregiarsi del titolo di Regno, essendone sovrano lo stesso Imperatore, Leopoldo I. Questi procedette quindi a infeudare la Prussia – alleata sul piano internazionale con Brandeburgo e Inghilterra, Olanda, Piemonte, Danimarca e Svezia, nonché con l’Austria stessa, contro la Francia e la Spagna – lasciando intatto con una speciale concessione il Margraviato di Brandeburgo, il quale tornava quindi a separarsi dal Regno prussiamo. Informalmente, tuttavia – lo confermano dispacci e carte private manoscritte, della diplomazia europea di quel tempo – si continuò a parlare del Regno di Brandeburgo-Prussia. Questo fu lo Stato tedesco più forte ed importante quanto a domini, durante tutta la prima metà del Settecento.


Il Duca Alberto I di Prussia Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici

In questa storia ampia e plurale, non va dimenticata la figura di Alberto I Hohenzollern (1490-1568), trentasettesimo Gran Maestro dell’Ordine teutonico e, una volta convertitosi al luteranesimo, primo Duca di Prussia e primo a fare, del protestantesimo, una religione di Stato. Uomo d’arme e di lettere – fu assiduo scrittore e in particolare lettore, gran collezionista di libri eruditi (anche trattati scientifici di tecniche militari) e in possesso di una migliori biblioteche rinascimentali, nell’Europa centro-orientale, nonché corrispondente di numerosi dotti cinquecenteschi – Alberto era un membro della famiglia di Brandeburgo-Ansbach (un ramo degli Hohenzollern tedeschi). Secolarizzò le terre del Ducato di Prussia, e governò dal 1561 sul Margraviato di Brandeburgo e sulla Pomerania. Molto attivo nella politica imperiale, avversario di Carlo V, fondatore di istituti scolastici e dell’Università di Koenigsberg, originario della Franconia brandeburghese, Alberto I fece all’inizio studi giuridici a Colonia presso la corte del principe-arcivescovo Ermanno IV d’Assia, che lo nominò canonico della Cattedrale. Alberto – figura per più aspetti assai moderna e laica, amante delle scienze matematiche e della nuova fisica, sovente da lui preferita alla religione e alla filosofia peripatetica – fu tra coloro che accompagnarono nel 1508 l’Imperatore Massimiliano d’Asburgo durante il suo viaggio italiano, attraversando al ritorno anche il Regno d’Ungheria. Un viaggio, intrapreso per ragioni diplomatiche e politico-religiose, oltre che belliche, che toccò Trento e Verona, Vicenza e Pordenone, Gorizia e Trieste.
Successore dal 1511 del Duca Federico di Sassonia alla guida dell’Ordine teutonico, incalzato da Impero da una parte e Papato dall’altra, Alberto di Prussia fu un Gran Maestro intenzionato a far valere i diritti suoi e della sua terra da ingerenze straniere. Assicuratosi, per via negoziale, l’aiuto di Massimiliano I, appoggiato e ispirato altresì dai Cavalieri Teutonici, entrò in guerra con la Polonia, dal 1519 e il 1521. In occasione della Dieta di Norimberga (1522) si avvicinò al cardinale Osiander, colui che avrebbe scritto, vent’anni, dopo la famosa prefazione al De revolutionibus di Copernico, e si convertì alla fede protestante. Portatosi a Wittenberg, Alberto vi conobbe lo stesso Lutero, da cui ricevette consigli politici, rivolti a fargli lasciare il governo dell’Ordine teutonico, ed a convertire la Prussia in un Ducato ereditario. Una prospettiva comprensibile e vantaggiosa, per lo stesso Alberto, il quale però preferiva agire cautamente per non inimicarsi in maniera ulteriore il pontefice, Adriano VI. Da parte sua, Lutero tentò allora di far leva contro i polacchi sul fratello di Alberto, il margravio Giorgio di Brandeburgo-Ansbach. Tre anni dopo, appianatisi i dissidi, Alberto divenne infine Duca di Prussia: investitura sancita anche dal Trattato di Cracovia. Egli convocò, a Koenigsberg, gli Stati generali della regione, dai quali ottenne solenne giuramento di fedeltà. Da quel momento, Alberto I impiegò i suoi pieni poteri per istituzionalizzare e diffondere le dottrine luterane. Una transizione – non certo facile – che ebbe luogo tra non poche voci di protesta. Perse i Cavalieri Teutonici, i quali elessero, al suo posto, al vertice dell’Ordine il nuovo Gran Maestro Walter Von Cronberg (che ebbe la Prussia come feudo, dalla Dieta di Augusta). L’impegno di Alberto nel sedare le rivolte contadine interne e quello ai confini orientali contro il Turco, in difesa della cristianità, tornarono a renderlo in ogni caso ben accetto nella Vienna del Sacro Romano Impero.
I primi anni del Regno di Alberto in Brandeburgo e Prussia furono decisamente prosperi. Fece grandi sforzi, per incrementare l’istruzione, stabilendo la presenza di una scuola, in ogni villaggio, e liberando dalla servitù quanti di consacravano alla vita scolastica. Amico di Osiander ed affascinato dall’ipotesi astronomica eliocentrica, Alberto I incoraggiò la stampa delle tavole astronomiche che erano state compilate dal matematico copernicano Erasmus Reinhold (1511-1553) e le prime mappe della Prussia, disegnate dal geografo e cosmografo Kaspar Hennenberger. In un’epoca caratterizzata da profonde ed accese dispute teologiche (ad esempio fra lo stesso Osiander e Melantone), guardate non senza preoccupazione da moltissimi ambienti continentali, gli echi si fecero sentire anche nelle terre brandeburghesi e prussiane. Alberto, che era stato il primo nobile tedesco a sostenere Lutero e le sue idee, creando nel 1544 l’Università di Koenigsberg, per contrapporla all’Accademia cattolica della vicina Cracovia – fra l’altro, il secondo ateneo luterano in area tedesca, dopo Marburgo – fu il protagonista di piani di riforma indirizzati a ristrutturare sacerdozio e insegnamento. La sua eredità, ottenuta, paradossalmente, dissolvendo l’Ordine dei Cavalieri teutonici, fu la fondazione del Ducato di Prussia, che si sarebbe rivelato, nel Seicento, il più potente Stato tedesco, con un ruolo guida, nel mondo germanico. Padre della nazione prussiana, Alberto I fu un leader e un amministratore molto abile, in campo politico, militare e culturale, trasformando le terre dell’Ordine Teutonico nel Ducato prussiano a partire dalla base dinastica brandeburghese.


La Marca di Brandeburgo nella Guerra nordica di Scania (1675-1679)

Sul piano della politica estera, il Brandeburgo venne coinvolto anche nelle guerre del Nord di fine Seicento, in un teatro di conflitti riguardante l’Unione di Danimarca e Norvegia e la Svezia. La guerra scoppiò e si concluse quando era in corso la Guerra d’Olanda (1672-1678). Il Re Sole infatti dichiarò guerra, sui mari, con l’Inghilterra degli Stuart, ai Paesi Bassi. Alla Francia di Luigi XIV si contrappose una coalizione europea, costituita da Sacro Romano Impero asburgico, Brandeburgo-Prussia, Regno di Danimarca e Norvegia.
Nella primissima fase del conflitto, tra il 1674 e il 1675, il Brandeburgo combatté una guerra difensiva, per respingere il tentativo di invasione da parte della Svezia. Nella seconda fase, ossia dal 1676 al 1678, Federico Guglielmo I di Brandeburgo e gli eserciti danesi a lui alleati respinsero, con successo, quelli svedesi dai confini tedeschi settentrionali, dopo dure battaglie in Pomerania, presso Brema e sull’Isola di Rugen. Infine, con il Trattato di Nimega del 1678 – che sancì la pace e la fine della Guerra d’Olanda – e con quello di Saint-Germain-en-Laye, del 1679, l’Imperatore Leopoldo I, alleato del Brandeburgo, firmò una pace autonoma con la Francia luigiana.
Gli antefatti della Guerra di Scania vanno cercati in quella del Nord combattuta fra il 1655 e il 1660, e nella Guerra di Devoluzione (1667-1668) tra monarchia francese e spagnola, per il possesso di Fiandre e Franca Contea. Il Re Sole mirava ad isolare le Province Unite, sul fronte, sia marittimo, sia commerciale, nonché nel quadro della politica estera europea. Rientrava in questa manovra, nel 1669, l’avvicinamento francese al Brandeburgo di Federico Guglielmo I e all’Elettorato di Baviera, in funzione anti-viennese. Tre anni dopo, nel marzo del 1672, Re Carlo II d’Inghilterra e Luigi XIV di Francia dichiararono guerra all’Olanda. Per i francesi, era importantissimo e cruciale ottenere, se non l’alleanza, quanto meno la neutralità e del Brandeburgo protestante e della Prussia. Nondimeno, gli sforzi inesausti dei diplomatici mandati da Parigi a Berlino non conseguirono risultati e Federico Guglielmo I firmò anzi un accordo di alleanza con il principe Guglielmo d’Orange, governatore dei Paesi Bassi, a Potsdam il 16 maggio 1672. Il Duca brandeburghese si impegnava a fornire ventimila soldati alle Province Unite in cambio di sostegno finanziario. L’arrivo delle truppe del Brandeburgo permise al Re Sole di reindirizzare quarantamila unità dal fronte olandese alla Westfalia, guidate da Henry de La Tour d’Auvergne, visconte di Turenne. La Francia restituì intanto il Ducato di Kleve ai cisalpini. L’anno seguente, il Brandeburgo si ritirò poi temporaneamente dal conflitto e siglò con gli svedesi una trattato di difesa della durata di dieci anni.
A inizio estate del 1674, Federico Guglielmo I decise di tornare in guerra ribadendo la propria adesione all’alleanza anti-francese. Verso la fine di agosto, un contingente del Brandeburgo di oltre ventimila uomini al comando del Principe elettore si mise in marcia verso Strasburgo, raggiunto poi in ottobre dalle truppe austriache, al seguito del feldmaresciallo imperiale Raimondo Montecuccoli (1609-1680), grande generale, statista e scrittore di cose militari italiano, Duca di Menfi e Principe del Sacro Romano Impero. Quando le armate del Brandeburgo arrivarono, l’Impero ed i suoi alleati disposti lungo il Reno erano in condizioni di inferiorità numerica, ma, tuttavia, le truppe francesi, su tale fronte, ebbero difficoltà ad affrontarle. Alla fine, il 26 dicembre del 1674, il visconte Turenne prevalse nella Battaglia di Turckheim, combattuta a ridosso dell’omonima città alsaziana. Vittoria, quella dei francesi sugli eserciti combinati del Sacro Romano Impero e del Brandeburgo, comunque pagata a caro prezzo, e con perdite talmente gravi che le forze imperiali ed i loro alleati si poterono ritirare in buon ordine e senza trovare ostacoli. Brandeburghesi e austriaci passarono l’inverno nella zona di Schweinfurt, riorganizzandosi capillarmente e preparandosi ai futuri scontri.
A quel punto, venne stipulata una alleanza militare franco-svedese, con Stoccolma che mandò sedicimila soldati in Pomerania per tentare di contenere le milizie di Brandeburgo e Prussia. Viste le condizioni di guerra, la stessa Francia stanziò per il conflitto oltre seicentomila talleri. Con il fronte bellico che la vedeva destinata a scontrarsi presto con il Brandeburgo-Prussia, la Svezia dovette, da parte sua, fare i conti anche con l’esercito asburgico e la Repubblica olandese. Il feldmaresciallo di Stoccolma, Carl Gustav Wrangel, il comandante in capo delle forze svedesi nel Brandeburgo, lanciò una nuova operazione militare pianificata, con le forze svedesi destinate ad attaccare il Brandeburgo che si radunarono in Pomerania, ossia l’area a ovest del Ducato infeudato dalla Svezia, dopo la Pace di Westfalia del 1648. Lo svolgimento successivo del conflitto e le varie operazioni belliche portate avanti dai rispettivi fronti tra il 1674 e il 1674 videro acuirsi il contrasto tra danesi e svedesi. Questi ultimi provarono anche ad invadere il Brandeburgo. Incoraggiato dall’inviato reale francese, quindi, il contingente svedese occupò la Pomerania, a tradimento, in assenza dell’esercito brandeburghese, forte di oltre quindicimila soldati e trenta cannoni a disposizione. Wrangel marciò, senza aver prima fatto pervenire una corretta dichiarazione di guerra al Brandeburgo, in direzione nord-orientale, da Pasewalk, sul confine tra Stati tedeschi e Polonia. Fu l’inizio della guerra svedese-brandeburghese, che durò due anni, ma ebbe strascichi ancora sino al 1678. Le truppe del Brandeburgo attive in zona si ritirarono sulla linea della fortezza lungo il fiume Havel. Seguirono complesse operazioni militari da ambo le parti, difficili specie per le truppe del Brandeburgo imperiale, stanziate sul Reno. Non di meno, l’equipaggiamento e la tenacia in combattimento, la disciplina e la qualità del comando delle truppe gialloblù che entrarono nel Brandeburgo settentrionale si dimostrarono assai inferiori rispetto agli eserciti svedesi protagonisti delle guerre precedenti.
Federico Guglielmo I di Brandeburgo, che combatteva allora nella coalizione dell’Imperatore, domandò immediatamente aiuto agli alleati. Attaccando, di continuo, da vari punti, i brandeburghesi riuscirono a fare uscire le truppe svedesi dalle loro posizioni, infliggendo a loro pesanti perdite e, inseguendoli in maniera costante, li sconfissero e scacciarono dall’intero Brandeburgo confinandole in Pomerania e relegandole di fatto a dove si trovavano prima della campagna. La sconfitta svedese nel Brandeburgo (1675) suscitò clamore in tutta Europa. L’esercito del Brandeburgo, che non aveva mai marciato in battaglia da solo, era riuscito a scacciare il più famoso esercito svedese, dal campo degli scontri. Terminata l’aspra battaglia campale, le galvanizzate forze brandeburghesi marciarono nel neutrale Meclemburgo, per insediarvisi stabilmente e usalo come testa di ponte di vista di nuove manovre volte a rafforzare le posizioni acquisite.
La situazione portò ad una crisi politica interna in Svezia. La vittoria riportata a Fehrbellin dal Brandeburgo incoraggiò, inoltre, il Sacro Romano Impero a partecipare, ancora più attivamente, al conflitto. Il 25 luglio 1675, i delegati del Brandeburgo si incontrarono con l’inviato del Re danese, il tenente generale Gustav Adolf Von Baudissin, e decisero di pianificare le operazioni, in maniera congiunta. Pochi giorni dopo, i brandeburghesi, trincerati nel Meclemburgo, furono raggiunti da un contingente imperiale di oltre cinquemila uomini al comando del Conte e tenente generale Coop. La Danimarca intraprese, frattanto, la propria campagna nella Pomerania svedese, verso fine estate del 1675, passando per Rostock. Il Re danese Cristiano V si incontrò, il 25 di settembre, a Doberan, con Federico Guglielmo I di Brandeburgo. I due firmarono un’alleanza militare e concordarono pure sui loro obiettivi bellici. La Danimarca voleva infatti riconquistare le province perse in virtù dei trattati di pace del 1645 e del 1660, rivendicando inoltre la città di Wismar e l’Isola di Rugen.
I Brandeburghesi avanzarono molto rapidamente verso nord-est, raggiungendo il fiume Peene, nella zona di Gutkow, a metà di ottobre. Il feldmaresciallo Mardefelt scelse di non volere attendere passivamente l’attacco e – in dato che voleva disporre di quanti più uomini possibili – abbandonò le postazioni presidiate a Wolgast per evitare vittime, e si ritirò in direzione nord. Intanto, le truppe del Brandeburgo occuparono l’Isola di Wollin ed a fine mese, con quattromila uomini ed otto bocche da fuoco, posero sotto assedio il centro portuale di Wolgast, che si arrese, il 10 di novembre, dopo un feroce combattimento. L’alleanza brandeburgo-danese decise di occupare entrambi i Ducati. Anche i due Stati imperiali vicini, vale a dire il Principato vescovile di Munster e il Ducato di Luneburg, si unirono all’azione militare. La congiunta campagna anti-svedese del 1675-1676 prese quindi il via a metà settembre. Il Munster invase i due Ducati ed, a fine mese, le truppe di danesi e brandeburghesi poterono sbarcare nelle zone di Lehe e Carlsburg (una fortezza dalla grande importanza sul versante strategico-militare).
La Guerra di Scania proseguì da allora soprattutto nel teatro baltico. I principali eventi bellici del 1676 videro un piano di attacco svedese ed un’offensiva danese, questa volta sia via terra sia via mare, secondo metodi militari poi replicati durante la Seconda Guerra del Nord. Con grandi sacrifici e fatiche immani, la Svezia riuscì a respingere i danesi dalle proprie province meridionali tra il 1677 ed il 1678. Nel corso dell’anno cruciale 1677, si ebbero nell’ordine una vera e propria guerra navale nel Mar Baltico tra gli opposti schieramenti, una nuova campagna della Danimarca in Scania e, poi, un attacco congiunto danese e norvegese alla penisola dello Jamtland, presto conquistato. Le aspre e dure battaglie, sul fronte danese-svedese, continuarono ancora per tutto il 1678, e ne furono teatro la Pomerania e la Prussia soprattutto.
Una nuova campagnia anti-svedese in Pomerania era stata intanto varata, tra il 1676 e il 1677: l’11 giugno del 1676 (secondo il calendario gregoriano, allora in uso nei soli paesi di fede cattolica), la flotta danese e olandese alleata del Brandeburgo inflisse una cocente sconfitta agli svedesi, presso l’estremità a sud dell’Isola di Oland, conseguendo il sopravvento in area baltica e tagliando anche le linee di rifornimento delle truppe svedesi, in Pomerania. Il 13 luglio, i brandeburghesi riuscirono ad impossessarsi della rete di fortezze di Peenemünder-Schanze sulla estremità settentrionale dell’Isola di Usedom, assicurandosi, così, e attraversamento e controllo dei fiumi locali. Sul finire di agosto, i brandeburghesi conquistarono infine la città di Anklam, in Pomerania, consolidando nuovamente le proprie posizioni.
Fu l’inizio della campagna del Brandeburgo in Pomerania, iniziata a fine estate 1678. Le forze navali tedesche sbarcarono sull’Isola di Rugen, mentre altre truppe brandeburghesi giunsero da sud, con l’appoggio di un contingente danese, da nord. A inizio ottobre, l’esercito del Brandeburgo diede anche avvio all’assedio di Stralsund. Dopo averla espugnata marciò verso Greisfwald, l’ultima delle roccaforti svedesi, in Pomerania. Relativamente in breve – prima del sopraggiungere dell’inverno – l’intera Pomerania svedese persa durante la Guerra dei Trent’anni ritornò in possesso dell’Elettorato del Brandeburgo. La successiva campagna militare interessò, nonostante i rigori invernali, i territori orientali del Ducato di Prussia, tra il 1678 e il 1679, che dal 1618 facevano parte del Brandeburgo e che erano allora occupati da esigui gruppi di unità, insufficienti a respingere un’eventuale invasione svedese, dalla Livonia. Le truppe del Principe di Brandeburgo passarono pertanto il fiume Vistola, e raggiunsero da lì Marienwerder, ove la fanteria brandeburghese poté infine riunirsi e ricompattarsi, in vista delle successive manovre belliche concertate con il trono viennese.
Gli eventi successivi videro una subdola e crudele campagna punitiva francese, contro le terre del Brandeburgo: chiaramente, un modo per colpire anche la Prussia, in funzione anti-olandese. Nel maggio del 1679, dopo che Federico I di Brandeburgo aveva rifiutato, con fermezza, di cedere alla Svezia i territori ripresi con legittimi successi militari, la Francia del Re Sole e del ministro Louvois ruppe la fragile tregua con il Brandeburgo, ed inviò un contingente di trentamila soldati, al comando del maresciallo François de Créquy, che si spinse nella contea di Mark, tra il Reno e il Lippe. Nelle province occidentali brandeburghesi, Federico Guglielmo riuscì a radunare solo una forza composta da circa ottomila uomini, agli ordini del tenente generale Alexander Von Spaen. I brandeburghesi si scontrarono con la – numericamente superiore – controparte francese, in una feroce battaglia, con i cisalpini che respinsero, infine, i propri avversari verso Minden, il 21 di giugno, conquistando, nove giorni dopo, la Porta Westfalica.
In seguito, la Svezia venne costretta ad applicare finalmente il trattato di confine, stipulato nel 1673, che cedeva al Brandeburgo le strisce di terra sulla riva destra dell’Oder (Damm) e Gollnow. Il Regno di Francia promise da parte sua di versare trecentomila talleri imperiali come risarcimento di guerra all’Elettore di Brandeburgo. A fine febbraio del 1680, l’esercito francese aveva già evacuato le province occidentali del Brandeburgo, occupate, meno di un anno prima, tra Kleve e le altre zone della Marca. Perso, quindi, il prezioso alleato danese, sconfitto militarmente dai francesi e svedesi, il Brandeburgo concluse nel 1681 un trattato di difesa militare con Parigi. Il suo destino – destino di guerra al fianco della Grande Alleanza (con l’Inghilterra orangista, l’Olanda, l’Austria, la Svezia, la Danimarca e il Ducato di Savoia) e cuore della grande storia prussiana e tedesca futura – era stato in ogni caso ormai tracciato a grandi e chiare lettere come un destino di gloria.


Nell'immagine, Federico Guglielmo I di Brandeburgo.


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Documento inserito il: 05/05/2026
  • TAG: dominio del Mar Baltico, storia tedesca di età moderna, Hohenzollern, Regno di Brandeburgo-Prussia, Cavalieri teutonici, Olanda, guerre del Nord, Guerra di Devoluzione

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