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L'epoca napoleonica. Il Consolato

di Magnus Magister


Costituzione politica

La nuova costituzione, sollecitamente promulgata ancor prima di essere sottoposta ad approvazione popolare, conferiva i diritti elettorali ai Francesi maggiorenni di sesso maschile con l'esclusione dei salariati e dei non abbienti privi di diritti. In ogni municipio gli elettori compilavano un elenco , comprendente un decimo di loro: in quest'elenco il prefetto sceglieva e nominava gli amministratori comunali. Gli iscritti nell'elenco, a loro volta, compilavano l'elenco dipartimentale, in ragione di un decimo del loro numero, dal quale il prefetto estraeva i funzionari del dipartimento. Infine, costoro compilavano l'elenco nazionale, scegliendo poche migliaia di cittadini, tra i quali il Governo sceglieva i deputati delle diverse Assemblee. Queste furono quattro, delle quali una preparava le leggi, l'altra ne esaminava la costituzionalità, la terza le discuteva, ma senza approvarle, la quarta le approvava, ma senza discuterle. Era un giro vizioso per rendere impossibile la rappresentanza del popolo, conservandone tuttavia le apparenze. Fu invece istituita una solida organizzazione poliziesco-amministrativa, la quale richiamava in vita le forme dell'antico regime: la polizia fu dotata di poteri discrezionali, potendo arrestare e tener in carcere un uomo anche per mesi, senza sottoporlo a giudizio; a capo di essa fu posto Fouche, uno dei responsabili della caduta di Robespierre, che aveva collaborato efficacemente per innalzare Napoleone al Consolato e che lo tradirà 15 anni dopo. In ogni dipartimento il governo delegava un prefetto, fornito di poteri dispotici. In questa maniera furono cancellate le ultime conquiste democratiche della Rivoluzione.


La ripresa della guerra

In Italia era rimasto un solo esercito francese, comandato dal Massena: questi si chiuse in Genova e non capitolò che dopo due mesi di assedio. La sua resistenza dette al Bonaparte il tempo di discendere inaspettato in Italia e di piombare sulle truppe austriache a Marengo, presso Alessandria: egli fu battuto, ma l'intervento del generale Desaix, il quale accorse per aver sentito il tuono del cannone, valse a raddrizzare le sorti della giornata e a tramutarla in vittoria. Di gran lunga più importante fu la vittoria riportata in Germania dal generale Moreau a Hohenlinden, che indusse gli Austriaci a firmare la pace di Lunéville, a conferma del precedente trattato di Campoformio. Successivamente anche il re di Napoli firmava la pace, e poiché anche la Russia si era ritirata dalla guerra, l'Inghilterra rimase sola a combattere: le convenne quindi accettare la pace di Amiens, il 25 marzo 1802, con la quale essa si impegnava a restituire Malta ai Cavalieri di San Giovanni e tutte le colonie francesi, olandesi e spagnole di cui si era impadronita durante la guerra agli antichi possessori.


Conciliazione con la Chiesa

Poco dopo la pace di Amiens, il Bonaparte promulgò la legge sui culti, che l'anno prima era stata preceduta dal concordato stipulato con Papa Pio VII. Il governo francese acconsentì a togliere ogni ostacolo al culto cattolico in Francia, e s'impegnò a provvedere alle spese di culto, ma in cambio ricevette il diritto di nominare i vescovi (che sarebbero poi stati confermati in carica dal papa) e di dare il proprio assenso alla nomina dei curati. La pace religiosa fu dunque raggiunta sulla base di un compromesso, che avrebbe permesso in seguito reciproche ingerenze dello Stato negli affari religiosi e della Chiesa in quelli politici.


Il Consolato a vita

Profittando della popolarità derivatagli dalla pace di Amiens, il Bonaparte mosse un altro passo verso il potere assoluto, facendosi proclamare, nel corso del 1802, Console a vita, con poteri ancora più ampi dei precedenti e con il diritto di nominare il suo successore. Nello stesso anno, egli promulgò un'amnistia, grazie alla quale si concedeva agli emigrati di rientrare in Francia. L'amnistia si prefiggeva lo scopo di separare dai Borboni le vecchia nobiltà e di portarla al fianco di Napoleone, e tale scopo venne raggiunto. La maggior parte degli emigrati, infatti, tornarono in Francia e non pochi acconsentirono a prender servizio agli ordini del nuovo Governo. Ciò nonostante nuclei consistenti di di nobili, specialmente della vecchia aristocrazia di corte, si mantennero fermi nell'opposizione. Per domarli Napoleone non esitò a prendere misure crudeli, come quella adottata nei confronti del duca di Enghien. Questi, giovane discendente della casa di Condé, viveva nel Baden, in Germania. Rapito dai gendarmi Francesi, con gravissima violazione del diretto internazionale, fu portato in Francia, condannato a morte da un tribunale militare e fucilato.


La politica economica del Bonaparte

La politica economica del Bonaparte fu rivolta a promuovere lo sviluppo della borghesia industriale, commerciale e soprattutto finanziaria della Francia. A questo scopo, il Governo concesse generosi sussidi a singole imprese manifatturiere, e sancì numerosi privilegi doganali che ponevano le industrie francesi in condizioni vantaggiose rispetto a quelle dei paesi assoggettati o vassalli. Per promuovere l'accumulazione del capitale, Bonaparte abolì gradualmente le residue imposte dirette che sostituì con quelle indirette, che gravavano sulla popolazione povera. Infine, gli operai furono sottoposti a severe restrizioni: ciascuno di essi doveva avere un libretto di lavoro obbligatorio, pena l'arresto e la condanna ai lavori forzati. Il libretto era detenuto dall'imprenditore, il quale non lo restituiva all'operaio nel caso che questi si fosse licenziato senza il suo consenso. Ciò obbligava gli operai a prestare la propria opera alle condizioni imposte dal padrone. Le guerre ed il saccheggio dei paesi invasi o assoggettati erano parte integrante della politica economica di Napoleone: nel solo anno 1804, su 770 milioni di franchi di entrate dello Stato, 123 milioni furono costituiti dalle contribuzioni e confische di guerra. Inoltre, la guerra era un importante cespite di arricchimento per i fornitori militari, i banchieri e i grandi industriali, nonché della cricca militare bonapartista. Basti ricordare che i generali ricevevano principesche donazioni, a carico delle popolazioni assoggettate. Tra i primi ad arricchirsi, occorre ricordarlo, vi furono tutti i membri della famiglia Bonaparte, che erano vissuti nella più squallida miseria fino al consolato di Napoleone.


Il Codice Napoleone

Fu chiamato Codice Napoleone il codice civile redatto sotto di lui e promulgato nel 1804. Esso ebbe il merito di liberare da tutte le remore del diritto feudale, ormai superato, rendendo possibile lo sviluppo della libera iniziativa dell'imprenditore. Ad esso seguirono il Codice di commercio del 1807 ed il Codice penale del 1811. Quest'ultimo rappresentò un notevole regresso rispetto all'umanitarismo illuministico, giungendo al punto di ristabilire la bastonatura e il marchio a fuoco per i detenuti.


Nell'immagine, Napoleone Primo Console.

Documento inserito il: 20/04/2026
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