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Le difese antiaeree della Repubblica Sociale Italiana 1943-1945 [ di Alberto Rosselli ]

Nell’ottobre del 1943, Il Comando Supremo della neonata Repubblica di Salò iniziò a riorganizzare, in accordo con il Comando tedesco, un sistema di difesa antiaereo per proteggere l’Italia centro-settentrionale dai sempre più frequenti e devastanti attacchi anglo-americani. E data la nuova situazione politica e militare che si era venuta a creare all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre, tale sistema venne ripensato in maniera abbastanza radicale, tenendo conto della nuova dimensione del territorio della Repubblica e delle altrettanto nuove esigenze tattico-strategiche del conflitto. Abbandonato il vecchio e appesantito apparato del DICAT (Difesa Contro Attacchi Aerei Territoriali) - l’organizzazione che tra il 1940 e il 1943 ebbe in gestione tutte le risorse e i mezzi impiegati per respingere l’offensiva aerea nemica sul territorio italiano - gli esperti della RSI approntarono un unico e più snello sistema al quale venne affidato il coordinamento del Servizio Segnalazione e Scoperta degli aerei nemici, del comparto Artiglieria contraerea e del un Reparto Caccia (formato dagli Stormi dell’Aviazione Repubblicana). Eliminando le troppe e frammentate competenze che avevano nuociuto all’efficienza del DICAT, si raggiunse quindi un più elevato standard di efficienza, compensando nel contempo la povertà di armamenti di cui poteva disporre la RSI. Paradossalmente, proprio tra il 1943 e il 1945, il sistema difensivo antiaereo della Repubblica Sociale Italiana riuscì a raggiungere, seppur fra mille difficoltà, livelli di efficienza mai toccati in precedenza dall’apparato di cui si è detto, contribuendo validamente alla protezione del territorio. Anche se si trattò, ovviamente, di un successo relativo visto lo strapotere della forza aerea nemica. In ogni caso, si può affermare che il sistema difensivo antiaereo della RSI seppe comunque reggere dignitosamente il durissimo confronto, gareggiando su un piano di quasi parità con le ottime batterie tedesche della Flak presenti in Italia nel periodo 1943-1945. Tanto è vero che, a partire dall’inizio dell’estate del 1944 - quando la Luftwaffe iniziò a ritirare i suoi reparti caccia per impiegarli nella difesa del territorio tedesco - l’apparato italiano, pur dovendo affrontare il maggior peso dell’offensiva nemica sulle grandi città del Nord, riuscì a mantenere praticamente integra la sua organizzazione e il suo rendimento complessivo (1).

Attrezzature, armamenti e personale del sistema difensivo antiaereo della RSI.
Per il rilevamento radioelettrico e l’individuazione a distanza delle formazioni aeree nemiche operanti sull’Italia settentrionale, il sistema antiaereo repubblicano poté fare conto su un certo numero di moderne apparecchiature fornite o gestite dai tedeschi. Nella fattispecie, nel 1944, il JagdFuhrer O.I. disponeva di quattro stazioni radar munite di speciali apparecchi radiolocalizzatori modello Freya, coadiuvate per il rilevamento ravvicinato da radar di attacco Wurzburg. L’Artiglieria Contraerea dell’Aeronautica Repubblicana venne equipaggiata con pezzi di vario calibro. Dall’ottimo 90/53 di costruzione italiana (Ansaldo) all’efficiente 88 modello 36 e 37 germanico e al meno potente 76/42 di costruzione nazionale. Tutte le batterie, posizionate a protezione dei più importanti centri industriali e snodi ferroviari e stradali del Nord, vennero affiancate e servite da centrali di tiro piuttosto moderne. Per quanto riguarda invece i pezzi leggeri destinati alla difesa ravvicinata (diversi dei quali posizionati a protezione degli aeroporti del Nord Italia), l’armamento delle batterie o delle postazioni singole comprendeva mitragliere pesanti da 40/50, 37/54 e 20/65, più mitragliatrici da 12,7 e 7,7 (di provenienza aeronautica), e in aggiunta un certo numero di mitragliatrici leggere di vario tipo talvolta montate su affusti artigianali. Complessivamente, il parco artiglieria antiaerea della RSI disponeva di circa 300 cannoni e poco più di 400 mitragliere pesanti, affiancate da un numero imprecisato di armi automatiche. Per quanto concerneva invece il personale, l’organizzazione antiaerea repubblicana poté impiegare 30.000 uomini suddivisi, a seconda delle specialità e degli incarichi, su 6 Gruppi di 7 Batterie ciascuno; oltre a reparti mobili minori che venivano spostati sul territorio a seconda delle necessità contingenti. Il Comando della difesa antiaerea della RSI ebbe come base Verona (che, data la sua posizione strategica, risultò essere, tra il ’44 e il ’45, anche uno degli obiettivi più bersagliati dai bombardieri medio-pesanti angloamericani) (2) e la direzione dell’organizzazione tecnica venne affidata al Generale Pietro Fiaschi che ebbe come capo di Stato Maggiore il Colonnello Mario Franzosini. Tra la fine del 1943 e l’aprile del 1945, l’Artiglieria contraerea della RSI riuscì ad abbattere 128 tra caccia, ricognitori e bombardieri, medi e pesanti, angloamericani, danneggiandone almeno altri 100. Un risultato non irrilevante se si considera che per tutto il periodo in questione, gli artiglieri repubblicani dovettero fronteggiare, quasi quotidianamente, formazioni nemiche composte da centinaia di aerei, disponendo di un quantitativo di munizioni assolutamente inadeguato. Senza contare che gli italiani dovettero anche rinunciare ad un cospicuo quantitativo di eccellenti cannoni da 90/53 Ansaldo (arma che si rivelò senz’altro superiore all’88 germanico modello 36 e 37) sequestrati dai tedeschi e dati in dotazione alla Flak.

Note:
(1)
Alla fine del gennaio 1944, le forze tedesche disponevano in Italia di 811 cannoncini antiaerei da 20 millimetri, 220 complessi quadrinati da 20 millimetri, 142 cannoni leggeri automatici da 37 millimetri, 625 pezzi da 88 millimetri (modelli 36, 37 e pochi 41) e 29 da 105 millimetri. Nel novembre 1944, i reparti della Flak in Italia del Nord potevano ancora contare su 901 pezzi pesanti (il 27% dei quali 90/53 preda bellica italiana) e 1.373 leggeri. Tra il 1944 e il 1945, almeno 10.000 soldati italiani (e perfino 677 donne) andarono a dare man forte alla Flak tedesca dislocata in Italia agli ordini del Generale von Hippel, fornendo un contributo prezioso e guadagnandosi numerose citazioni e decorazioni al merito.
(2)
Bombardieri angloamericani (pesanti, medi e leggeri) più usati contro gli obiettivi del Nord Italia, periodo 1944-1945: bimotori Wellington e quadrimotori Halifax (GB); quadrimotori Liberator B24, Boeing B17 e bimotori Marauder, Boston, Mosquito e Baltimore (USA).

Bibliografia essenziale
Nino Arena, Battaglie nei Cieli d’Italia, Storia dell’aviazione della R.S.I., Intyrama Editore, marzo 1971.
Ferdinando Pedriali, La Flak in Italia, Storia Militare, N.89, febbraio 2001.
Ian V. Hogg, I cannoni 1939-45, Parma, E.Albertelli, 1971.
Documento inserito il: 07/01/2015
  • TAG: seconda guerra mondiale, repubblica sociale italiana, difesa antiaerea, bombardamenti alleati, servizio segnalazione scoperta, reparto caccia, flak, attrezzature, armamenti
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