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Negli archivi della Procura gli ultimi istanti dei gerarchi [ di Pierangelo Pavesi ]

Articolo tratto dalla Provincia, il quotidiano di Como online, pubblicato il 30 gennaio 2013 ed inviato a Tuttostoria.net dal Dott. Pierangelo Pavesi.

Dongo - Dagli archivi del Tribunale di Como è rispuntato un vecchio fascicolo di indagine relativo al bagno di sangue che segnò, sul lago di Como, l'epilogo del Ventennio fascista. Era il 28 aprile del 1945 e, poco ore dopo la morte a Giulino di Mezzegra di Benito Mussolini e di Claretta Petacci, un gruppo di quindici gerarchi fascisti veniva allineato sul lungolago di Dongo per essere giustiziato in una terribile baraonda di spari, grida, fumo.
Il fascicolo riguarda una voluminosa indagine che la procura di Como avviò in base alla denuncia sporta dai familiari di tre vittime di quei giorni, e cioé la stessa Claretta, suo fratello Marcello e un certo Pietro Calistri, capitano pilota dell'Areonatica militare, questi ultimi fucilati proprio a Dongo senza che, a quanto pare, vi fossero ragioni o responsabilità direttamente o indirettamente ascrivibili alle loro figure.
Diciamo subito che l'indagine finì, come noto, per essere archiviata, al pari di migliaia di inchieste analoghe avviate per fare ordine nel calderone dei tanti episodi criminali - ruberie, rappresaglie personali, omicidi e rapine - che un po' in tutta Italia si confusero tra gli atti di eroismo dei partigiani che contribuirono alla liberazione del Paese.
Nel 1967, l'allora procuratore della Repubblica di Como Salvatore De Simone chiese e ottenne l'archiviazione - poi disposta dal giudice istruttore Franco Vincifori - rubricando la fucilazione dei fratelli Petacci e di Calistri come "atto di guerra", e lo fece depositando una amplissima memoria, tuttora contenuta nel fascicolo.
Un fascicolo che in realtà raccoglie molti altri documenti interessanti, alcuni arcinoti ma in qualche caso forse anche inediti. Su tutti tre fotografie, che mostrano i gerarchi uscire in fila indiana dal Municipio di Dongo attorno alle 17 del 28 aprile, disporsi di fronte alla ringhiera con il volto rivolto al plotone di esecuzione, infine voltarsi, su ordine dei partigiani, verso il lago, per essere fucilati alle spalle nonostante le vibrate proteste di uno di loro, il sottosegretario Francesco Maria Barracu, ben riconoscibile in una delle immagini, secondo da sinistra, sull'attenti, il petto in fuori e l'inseparabile monocolo («sono una medaglia d'oro - disse inutilmente ai suoi carnefici - dovete spararmi al petto»). Nelle immagini, di cui in passato erano circolate soltanto alcune versioni ritoccate (una è invece probabilmente inedita) compare anche il capitano Calistri, così come, per esempio, Alessandro Pavolini, riconoscibile per il braccio fasciato, esito dello scambio di fucilate con i partigiani al momento dell'arresto.
Fu Walter Audisio, il colonnello Valerio, a recapitare le foto al procuratore della Repubblica, che lo aveva iscritto sul registro degli indagati insieme a Pier Luigi Bellini delle Stelle, il nobiluomo fiorentino che sul lago comandava la 52esima brigata Garibaldi. Audisio fece avere quelle foto per dimostrare che il capitano era allineato con gli altri gerarchi e che fu non lui a sparargli ma, semmai, lo stesso plotone di esecuzione che giustiziò tutti quanti. Di fatto il capitano non c'entrava un bel niente, così come poco, se non per il suo cognome, doveva c'entrare Petacci, che era a Dongo addirittura con la compagna e i figli, ancora in tenera età. I gerarchi non lo vollero con loro, considerandolo un «ruffiano», o comunque un poco di buono, non meritevole di condividere la stessa loro sorte. Così, tra le proteste di molti - per esempio quelle del sindaco di Dongo Giuseppe Rubini che si era opposto alla sua fucilazione - il medico fratello di Claretta venne giustiziato separatamente.
Era un uomo robusto, si divincolò e tentò una fuga disperata gettandosi nel lago: i mitra dei partigiani lo trafissero a morte a pochi metri dalla riva, sotto gli occhi della compagna Zita Ritossa e dei due figli, affacciati alla finestra dell'albergo di fronte, l'hotel Dongo. Ma il fascicolo è interessante anche per altre ragioni: oltre agli interrogatori dell'ufficiale dell'aviazione e di Petacci, e alle testimonianze di chi li ascoltò poco prima di mandarli a morte, esso contiene anche una serie di verbali concernenti le audizioni di alcuni politici di primo piano, tra i quali Palmiro Togliatti, Sandro Pertini, Ferruccio Parri, Enrico Mattei, i comaschi Virginio Bertinelli e Lorenzo Spallino.
Riemerso dalle polveri degli archivi grazie all'interessamento del presidente del Tribunale Nicola Laudisio e del procuratore della Repubblica Giacomo Bodero Maccabeo, il fascicolo relativo agli «omicidi Petacci e Calistri» sarà probabilmente affidato all'Archivio di Stato, anche se, come spiega il dirigente Marcello Soriano, cui si deve il suo "ritrovamento", le condizioni della carta sono piuttosto precarie. Bisognerebbe riuscire a digitalizzarlo, operazione per la quale, in questo momento, mancano le risorse, sia all'archivio sia, ovviamente, al ministero della Giustizia.
Documento inserito il: 29/12/2014

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