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Umana fragilità. Storia di un sentimento in Occidente [ di ]

Recensione di Aurelio Musi, Umana fragilità. Storia di un sentimento in Occidente, Colonnese, Napoli, 2026, pp. 168.

L’essere umano è transitorio, più piccolo di quanto creda (basti confrontarlo ai mari spazio-temporali del cosmo come diceva Lovecraft). L’essere umano è intimamente fragile. Alla storia di tale fragilità, di tale sentimento (e della sua necessaria consapevolezza) è legato il nuovo splendido libro pubblicato per Colonnese Editore di Napoli, da Aurelio Musi. Il grande studioso italiano – mente acutissima, di grande erudizione, penna ammirevole, per stile e scrittura – intraprende, in questo prezioso e denso volume, un itinerario (davvero, pare un viaggio: dell’anima e nell’anima) che prende le mosse dall’antichità classica, per attraversare quella che è stata una autentica ‘rivoluzione’, ad opera del cristianesimo (religiosa, morale ed intellettuale), sino a giungere alle grandi e problematiche crisi spirituali dell’evo moderno. Il libro riprende in esame i ‘sentimenti della catastrofe’ di epoca antica e medievale, l’umanesimo erasmiano, la frattura protestante innescata da Lutero negli spazi politico-sociali dell’attuale Germania, le vive tensioni culturali presenti tra il Rinascimento del XVI secolo ed il Barocco del XVII, per approdare alle riletture illuministiche e romantiche tra Settecento ed Ottocento europeo, sempre cercando, ritrovando e indagando il tema della ‘umana fragilità’, che dà il titolo a questo bellissimo libro. Un tema investigato, da Musi, in tutta la sua proteiforme e poliedrica ricchezza. Emergono da queste eccellenti pagine ritratti e storie di uomini e di donne, colte come ‘creature di vetro’, studiando e riprendendo memorie autobiografiche e scritti: fonti nelle quali Musi ravvisa la presenza di stati melanconici e patologie, sensibilità ferite, affidate alla trama del racconto. Sia il materiale documentario di partenza e di riferimento, sia la metodica impiegata dall’Autore attengono ad una sfera d’analisi di tipo non solo inter ma multidisciplinare: quasi – ma le definizioni paiono forzature al recensore – un percorso di letteratura comparata e di storia delle idee, o meglio di storia di una (umanissima) idea. Fonti e linguaggi sono pertanto differenti, ma, in ogni caso, ricompresi nell’ordito della narrazione, fra semantica e mitologia, iconologia e scienza iatrica, arti visive e tradizione filologico-letteraria, sociologia e psicoanalisi. L’intenzione non è stata, si avvisa il lettore, quella di costruire una sorta di storia culturale delle emozioni (il libro è peraltro anche questo), ma un’indagine storico-intellettuale e filosofico-letteraria attraverso i sentimenti e le emozioni dell’uomo, nel contesto plurale di della storia occidentale (fra linee di continuità e momenti di frattura), attraverso il vissuto di individui e comunità. Una maniera, seducente e pregna, per fornire un contributo alla alla comprensione del nostro tempo, fragile come lo siamo noi.

Recensione a cura del Dott. Davide Arecco

Documento inserito il: 01/09/2026
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