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Illuminismo puritano: la storia del New England dalle esplorazioni europee alla Rivoluzione americana

di Davide Arecco


Quando si parla di Nuova Inghilterra, ci si riferisce alle regioni della prima America puritana, alle antiche villette mansardate con porticati ed abbaini, di architettura coloniale, prima georgiana e poi neo-gotica, a terre di arcane leggende ed oscure superstizioni, con un passato che affonda le sue radici nell’epoca buia e misteriosa di culti ancestrali e pratiche di stregoneria. Il New England fu la prima America inglese, formata, sulla costa nord-orientale del continente, sull’Oceano Atlantico, da Maine, New Hampshire, Massachusetts, Vermont, Connecticut e Rhode Island: le prime regioni del Nord America a definire storicamente la propria identità (geografico-territoriale, politica, religiosa e culturale), abitate, in principio, dai nativi e poi dalle minoranze religiose inglesi. Prima della Guerra di Indipendenza (1776-1783), del conflitto del 1812 e della industrializzazione ottocentesca, il New England ebbe una storia tutta sua, assai peculiare e dai precisi tratti distintivi, popolato tra il XV e il XVI secolo da nazioni indigene, di lingua algonchina (Abenaki, Penobscot, e Wampanoag), in terre esplorate da navigatori e geografi europei, come Giovanni da Verrazzano, Jacques Cartier (anche in Canada) e Giovanni Caboto. Furono loro a mappare, per primi, quei territori e a disegnarne le coste, denominando la regione Norumbega in riferimento a una leggendaria città indigena.
I primi insediamenti europei nella Nuova Inghilterra furono stabiliti tra il 1615 ed il 1620, con le concessioni fatte, da Re Giacomo I Stuart, alla Virginia Company di Londra e Plymouth, riguardo al Maine settentrionale, alla Baia di Hudson, e ad Albany. Il nome England fu dato alla regione, nel 1614, dal capitano di vascelli John Smith. Una seconda fase di colonizzazione si ebbe tra il 1621 e il 1643, con una nuova Royal Charter. Ad inizio marzo 1643 sorse la colonia del Connecticut, che finì per assorbire, poi, New Haven, mentre il Massachusetts governava gli spazi del New Hampshire. La Confederazione della Nuova Inghilterra vide la luce nel 1643, tra Massachusetts Bay e Plymouth, in contrapposizione con gli olandesi e i coloni della Nuova Francia, stanziati a settentrione. Una guerra importante fu quindi quella tra inglesi e indiani, passata alla storia come la Guerra di Re Filippo, dal 1675 al 1676. Intanto, tra 1661 e 1663, Re Carlo II Stuart aveva concesso a suo fratello Giacomo II, il Duca di York, le vaste aree nord-americane, fino al fiume Delaware (Long Island, Nantucket, la Martha’s Vineyard, la zona tra il Kennebec River e il Saint-Croix, sino al San Lorenzo). New York, fondata dall’esploratore e pirata olandese Peter Stuyvesant, nel 1653, era ancora Nuova Amsterdam, mentre nel 1686 Giacomo II costituì un Dominion of New England esteso fino al Québec. Nel 1688, si aggiunse la provincia del New Jersey, affidata come tutta la Nuova Inghilterra a governatori leali verso la corona britannica.
Situato a sud della Nuova Scozia canadese, il New England era pertanto la regione, affacciata sul Medio Atlantico, a nord-est dei futuri Stati Uniti, con la maggiore densità di popolazione, nella seconda metà del Seicento, nella Boston puritana. Le United Colonies of New England si opposero, in quel periodo, ai coloni di Nuova Francia, Paesi Bassi e Nuova Spagna, in Nord America. Durante quegli anni cruciali, il legame di continuità – politica, istituzionale, culturale e scientifica – con la madrepatria rimase molto saldo, più di quanto solitamente di voglia dire, evidente nell’architettura, ad esempio, del Boston College, chiamato in origine Oxford in America, la culla di studi antiquari e storico-religiosi, accademici ed eruditi, etno-antropologici e geo-paleontologici.
Il Maine fu abitato originalmente da Passamaquoddy, Maliseet e Androscoggin in contatto coi Mohicani di Nuova York, prima di stabilirsi nel secondo Settecento in insediamenti irochesi. Verso il 1200, ma probabilmente anche assai prima, Vichinghi islandesi e norvegesi giunsero nella odierna contea di Hancock, provenienti dalla Groenlandia. Furono loro i primi europei arrivati in America, a Terranova, al principio del secolo IX. Una prima esplorazione del Maine fu effettuata, nel 1604, dai navigatori e cartografi francesi Pierre de Mons e Samuel de Champlain, che chiamarono la regione Acadia. Gli inglesi vi si insediarono, tre anni dopo, a Popham. Nel 1607, nacque anche la colonia di Jamestown in Virginia. I francesi, da parte loro, crearono una missione gesuitica sull’Isola di Mount Desert, sei anni più tardi. Sempre nel 1613, Claude de La Tour fondò Castine e, quindi, nel 1625, il forte Pentagouet. La provincia del Maine venne creata nel 1622 e l’anno seguente vi arrivò l’inglese Christopher Levett, navigatore ed esploratore, che chiamò il luogo York, in omaggio a Re Carlo I. Il Maine confinava a sud con il New Hampshire e a nord con il Somersetshire, come attestano le regie patenti del 1630. Ventotto anni dopo, la zona passò, insieme a Lygonia, alla Baia del Massachusetts, sino alla contea di Cornwall. Tutto il Maine fu quindi, per volere di Carlo II e quindi di Giacomo II, unificato come Contea di York nella provincia del Massachusetts, come confermano vari documenti inglesi risalenti ancora al 1691.
In origine, il Maine centrale era abitato dagli Arosaguntacook, cacciati dalla regione nel 1690, nel corso della Guerra di Re Guglielmo III d’Orange. Essi ripararono in Canada, a Saint-François du Lac (oggi Odanak) e vi rimasero sino all’arrivo dei Rogers Rangers nel 1759, in piena Guerra dei Sette Anni. Gli indiani furono sconfitti nella Guerra di Padre Rale (che conquistò Norridgewock nel 1724) e, nuovamente, l’anno successivo, spostandosi così in terra canadese a Bécancour e Sillery. Il Maine, pertanto, fu terra contesa fra XVII e XVIII secolo, da inglesi, francesi e nativi. Presto, questi ultimi incuriosirono gli europei. Non mancarono gli scontri: a York nel 1692, e in seguito durante la Guerra della Regina Anna (1702-1713), nel Massachusetts (a inizio 1700 presso Kahnawake, vicino ai villaggi canadesi Mohawk di Montréal). Gli inglesi sconfissero i francesi in Acadia nel 1740: crebbe l’autorità della Nuova Scozia che, con il Nuovo Brunswick, andò a formare la Contea di Sunbury. Nel corso poi della Guerra del 1812, i britannici occuparono il Maine orientale e crearono la colonia di Nuova Irlanda. Dopo la nascita, a fine Settecento, degli Stati Uniti, i confini, definitivi, fra il territorio del Maine ed il Nord-America britannico non furono siglati che nel 1842, tramite l’accordo Webster-Ashburton. Il Maine divenne, nel 1820, uno Stato americano, a seguito del Compromesso del Missouri, con la capitale dapprima a Portland e quindi (dal 1832) ad Augusta.
In New Hampshire, diverse tribù algonchine abitavano la regione prima degli europei. Furono gli esploratori inglesi e francesi – navigatori, geografi, viaggiatori, avventurieri, e missionari – tra i primi a visitare la zona, tra 1600 e 1605, col primo insediamento permanente fondato a Hilton Point presso Dover. Nell’anno 1631, l’Upper Plantation comprendeva quest’ultimo centro rurale, Durham e Stratham. L’area fu dichiarata, dalla Corona inglese, provincia reale nel 1679. L’economia era, nel New Hampshire, basata inizialmente sulla vita sociale di segherie, cantieri, magazzini commerciali, villaggi e prime città fortificate. Le attività mercantili vi prosperarono già nel Seicento, e vennero in oltre costruite case dalla magnifica architettura coloniale. Nei porti stavano i capitani e i marinai. Le tecniche agricole, vista la fertilità del suolo (con pascoli adibiti all’allevamento di bestiame), presto fecero prosperare la zona, dove presero piede in un breve arco di tempo la cultura puritana inglese e le nuove tradizioni scientifiche europee. Entusiasmo e libertà, per riprendere qui le celebri categorie storiografiche del grande John Pocock, si fusero, forgiando una sensibilità intellettuale e religiosa di tipo illuministico, già durante la seconda metà del secolo XVII, trionfante poi nel Settecento, anche in Nord America specie in ambito universitario e accademico, stante il collante massonico.
Legatissimo all’area di Boston – sul piano delle alleanze politiche, diplomatiche e militari – il New Hampshire vide solo una battaglia combattuta sul proprio territorio, quella di Fort Williams, a dicembre del 1774, nel porto di Portsmouth, con il generale Sullivan che si procurò polvere da sparo e armi, baionette e cartucciere, insieme a vari cannoni ed altri armamenti leggeri. La polvere fu, poi, impiegata nella Battaglia di Bunker Hill, dal maggiore Demerit. Fu il preludio agli scontri avvenuti, di lì a breve, a Lexington e a Concord. Nel XIX secolo il New Hampshire fu quindi industrializzato, con vari stabilimenti tessili meccanizzati ed operai provenienti da Québec e Irlanda. Giunsero così, in Nord America, le prime macchine a vapore anglo-scozzesi.
Il vicino Vermont, abitato, in principio, soprattutto da tribù di Irochesi, fu esplorato, nel 1609, da Champlain. Il Regno di Francia lo occupò, facendovi costruire Fort Sainte-Anne (1665). Diventò una colonia inglese solo dopo la sconfitta dei francesi, nelle guerre franco-indiane del 1724. Area di carattere montuoso, ma con splendidi fiumi e laghi (come il Maine), il Vermont fu, nella Guerra dei Sette Anni (1756-1763) uno dei maggiori fronti d’oltre oceano del conflitto. Nel 1758, gli inglesi vi fecero edificare Fort William Henry, per controllarne l’area. Dopo la vittoria anglo-prussiana, nella Guerra dei Sette Anni, il Trattato di Parigi del 1763 assegnò alla monarchia britannica il Vermont, a sua volta posto da Re Giorgio III di Hannover sotto il controllo delle province del New Hampshire e di Nuova York. Assieme al Massachusetts, il Vermont si proclamò nel 1777 Stato indipendente: col nome di Repubblica del Vermont, ratificò una sua carta costituzionale, primo esempio di redazione di una convenzione nazionale, in terra nord-americana, per entrare, poi, nell’Unione ad inizio marzo del 1791, assieme al Kentucky. A guida del Vermont, durante il periodo di repubblica indipendente, fu Thomas Chittenden (1730-1797), capo di stato e primo governatore della regione nel nuovo Stato federato.
Ancora oggi, il Vermont è famoso per i suoi misteriosi megaliti, camere di pietra sotterranee, tumuli funerari e monoliti, sparsi per l’intera regione. Sulla loro origine si dividono tuttora storici ed archeologi. Al centro di vive discussioni da anni, con teorie che passano da antichi costruttori giunti dall’Europa in tempi remoti a navigatori precolombiani e a popoli indigeni locali, tali strutture sono in vari siti del Vermont. Presenti a decine, furono costruite incassando massi e lastre megalitiche (di notevole peso, oltretutto) nei fianchi delle colline, ricoperte di terra e spesso sormontate da massicce architravi. I due siti archeologici principali sono il Calendar I e l’Eagle Chamber di South Royalton (due camere presenti nelle foreste del Vermont, studiate da ricercatori tra i quali Byron Dix e James Maver, che hanno ipotizzato il loro uso come osservatori astronomici, da parte dei nativi americani, per tracciare i cicli di Sole e Luna ed i moti planetari di stelle e corpi celesti) ed il Calendar II, sito a South Woodstock (per molti storici e geologi la camera megalitica più importante, certamente la più imponente, per dimensioni complessive, con massicce architravi presso la standing stone collinare e al centro di un complesso cerchio di pietre, simili a quelle inglesi di Stonehenge). Per spiegare tali strutture, sono state avanzate tre ipotesi. Secondo quella storico-coloniale – sostenuta da archeologi e storici, come Giovanna Neudorfer, autrice di molti studi approfonditi sui siti del Vermont – la più parte delle camere sarebbe stata edificata da parte dei primi colonizzatori, provenienti dall’Europa e dall’Inghilterra, in particolare, progettate a fini in prevalenza agricoli. Per i sostenitori dell’ipotesi, invece, legata ai nativi americani, queste strutture – i tumuli di pietra, specialmente – sarebbero da attribuire alle popolazioni indigene locali, da loro edificate con scopi cerimoniali, cultuali, religiosi e congiuntamente astronomici. Stando infine all’ipotesi dei visitatori precolombiani, tali strutture in pietra sarebbero di gran lunga molto più antiche di quanto sinora ritenuto ed andrebbero attribuite ai navigatori e viaggiatori arrivati in America settentrionale assai prima di Colombo (secondo taluni, si tratterebbe di resti di monumenti costruiti, in tempi remotissimi, dai sopravvissuti all’inabissamento della mitica Atlantide). Resta il fatto che – come quasi sempre altrove, nel globo – queste camere di pietra del New England presentano indiscutibili allineamenti archeoastronomici, il che fa pensare ad edifici sacri o comunque dalla valenza insieme scientifico-religiosa e calendariale.
Terra di leggende e misteri è anche il Massachusetts, che ebbe un ruolo storico, commerciale e soprattutto culturale primario nella storia della prima America inglese. A New Plymouth giunsero, nel 1620, i Padri Pellegrini della Mayflower, portatori della cultura puritana britannica. L’Harvard University, fondata nel 1636, rimane la più antica istituzione accademica americana. Vi furono, sia importati, sia insegnati, libri scientifici, del galileismo italiano e del newtonianesimo britannico, già da metà Seicento. Il rovescio mistico della nuova scienza di età moderna trovò il suo contraltare nei famigerati processi alle streghe di Salem (1692), quanto le vecchia demonologia tardo-medievale si riaffacciò nella mente di tanti religiosi puritani, a Boston e non solo. Tutti tratti caratteristici, in ogni caso, dei Lumi protestanti, in Nord America. Un secolo dopo, nel 1777, arrivarono, a Boston, anche gli echi della Rivoluzione industriale anglo-scozzese, con il generale Henry Knox fondatore della Springfield Armory, la quale catalizzò nel tramonto del secolo XVIII numerosi sviluppi tecnologici, tra i quali quelli relativi alla fabbricazione di parti intercambiabili nei nascenti complessi industriali e siderurgici.
Il primo esploratore del Massachusetts fu il nostro Giovanni da Verrazzano, a capo, nel 1524, della flotta voluta dal sovrano francese Francesco I, per mappare l’America del Nord. Dopo l’arrivo dei Pilgrim Fathers, nel 1629 un gruppo di quasi mille puritani ne seguì le orme, fondando nell’area la Massachusetts Bay Colony. Presto divenuta la colonia inglese di maggiore peso, il Massachusetts costituì nel 1643 la Confederazione del New England con Plymouth, Connecticut e New Haven.
Proveniente dal Massachusetts e vittima dell’intransigentismo puritano dei predicatori attivi a Boston e dintorni, nel 1636 Roger Williams si ritirò nella Baia di Narragansett, e fondò la colonia di Rhode Island, su un terreno concessogli dalle tribù Pequot. Vide così la luce la città di Providence, aperta, dalla tolleranza di Williams, a tutte le confessioni religiose (puritani, quaccheri, separatisti e settari, non esclusi i cattolici e i deisti). Nel 1647 Providence si unì ad altre colonie indipendenti, tra cui Portsmouth, Newport e Warwick. A partire da allora, e per oltre un secolo, il Rhode Island fece, più che mai, una vita tranquilla ed appartata, rispetto alle altre colonie: quasi una terra a sé, con una precisa ed orgogliosa identità religiosa, sociale e culturale, legata al mondo agreste, alle tradizioni e al passato, tra ruscelli, boschi e fattorie. Un mondo placido, campestre e conservatore.
Nel 1764, vi venne fondata a Providence la Brown University, presto divenuta tanto rinomata, quanto selettiva ed elitaria. L’istituzione fu creata a inizio marzo di quell’anno, dal ministro, di fede battista, James Manning (1738-1791), col nome originario di Rhode Island College. Il fine indicato dalle norme statutarie era quello di fornire un’adeguata e ricca preparazione nelle lingue, scienze ed arti liberali. Lo stesso Manning fu il primo Rettore del college, che nel 1770 trovò la collocazione, a Providence, in via definitiva. L’aiuto materiale della famiglia Brown — Nicholas, John, Joseph, e Moses — fu fondamentale nel trasferimento della Brown, e nella successiva opera di finanziamento ed organizzazione. I collegamenti della famiglia Brown erano molto stretti, in quanto Joseph Brown insegnò fisica sperimentale (su basi newtoniane) nell’Università, e John Brown occupò la carica di tesoriere (dal 1775 sino al 1796). Per tali ragioni, nel 1804, un anno dopo la morte di John Brown, l’Ateneo fu ribattezzato Brown University, anche in onore del nipote di John, Nicholas Brown, che vi si addottorò nel 1786, donando un prezioso lascito, per l’acquisto di strumenti e libri scientifici: questi ultimi, utilizzati come libri di testo, per i corsi, includevano opere (per lo più anglo-europee) di letteratura, teologia, diritto, architettura, astronomia matematica (di carattere ormai copernicano), di meccanica applicata, ingegneria navale e militare, medicina, botanica, zoologia, geologia, storia naturale (divenuta adulta nel corso del Settecento, grazie alla tassonomia linneana svedese), scienze agrarie, archeologia, storia antica e paleontologia. Di fatto, l’intero spettro del sapere umano di quel tempo, coltivato, a Providence e nel Rhode Island, in termini enciclopedici e illuministici, sulla scia della teologia latitudinaria di Boyle e della Royal Society londinese di allora (compresi interessi e militanza di marca massonica, grazie ai tanti contatti con i Liberi Muratori giacobiti, di Filadelfia e di Boston).
Nel 1774, il Rhode Island fu la prima colonia inglese d’America ad abolire la schiavitù. Vi fu, inoltre, istituito il I Reggimento del neonato esercito americano. Una volta diventato indipendente, nel 1776, il Rhode Island aderì peraltro all’Unione solo a seguito delle fortissime pressioni da parte del governo statunitense. Avrebbe probabilmente preferito la propria autonomia, geloso custode del passato insulare e di antiche tradizioni. A conferma della propria libertà di giudizio, il Rhode Island si oppose nel 1812 alla nuova guerra anglo-americana. A partire da allora i suoi traffici marittimi ne risentirono fra l’altro non certo poco.
Quanto, infine, al Connecticut, era stato in principio una colonia olandese, comprendente tutte le terre sino al Delaware. Il primo grande insediamento fu stabilito intorno al 1630, dagli inglesi, nel momento in cui Thomas Hooker pervenne nella neonata colonia del Connecticut, provenendo dalla Baia del Massachusetts. Altri lo raggiunsero, da Saybrook e da New Haven. Presto, il Connecticut e la colonia di New Haven promulgarono documenti legali, che sono, non a torto, considerati le prime carte costituzionali nord-americane dalla storiografia. Nel 1662, comunque, un decreto reale firmato da Re Carlo II Stuart in Inghilterra ratificò il territorio coloniale del Connecticut come parte di quei possedimenti britannici oltre mare.
I primi abitatori della regione risalgono ad oltre diecimila anni fa, probabilmente a prima. Ne sono stati rinvenuti dagli archeologi strumenti ed attrezzi per cacciare, pescare e lavorare il legno; si trattava di popolazioni semi-nomadi, che si spostavano, stagionalmente, in cerca di risorse. La loro lingua era algonchina. In seguito, nel Connecticut, furono presenti varie tribù indiane, lungo i fiumi della regione (Nipmuc, Tunxis, Schagtticoke, Podunk, Wangunk, Hammonasset, Mattabesec, oltre a Quinnipiac, Mohegan e Paugusetts). Nel periodo coloniale susseguente all’arrivo degli europei, nel Connecticut attuale giunsero dapprima gli olandesi di Adriaen Block (esploratore e commerciante), nel 1614. I naviganti dei Paesi Bassi chiamavano allora il fiume Versche Rivier, risalendolo carichi di pellicce sino a Dutch Point (oggi Hartford). Quando arrivarono gli inglesi, costituirono, all’inizio, gli insediamenti di Windsor e Wethersfield. Era il 1633. John Winthrop, dal Massachusetts, ebbe la concessione regia per creare una nuova colonia, presso Old Saybrook, alla foce del fiume dal quale il Connecticut avrebbe preso il nome, nel 1635. Si trattava di un aperto guanto di sfida, lanciato nei confronti degli olandesi, contro i quali i primi coloni inglesi costruirono un avamposto fortificato. Il 1636 vide quindi l’arrivo dei puritani provenienti dal Massachusetts, guidati da Hooker, già stimato docente di materie teologiche all’Università di Cambridge, e valente costituzionalista. Come Roger Williams nel Rhode Island, anche Hooker interruppe poi i rapporti con la Baia del Massachusetts ed inaugurò una nuova stagione di iniziative politiche e religiose nel Connecticut, ad Hartford: l’opera fu portata avanti dai suoi successori dopo la sua morte.
La colonia di New Haven sorse nel 1638, chiamata in principio Quinnipiack dal nome di tribù indiane del luogo. Ne furono fondatori John Davenport e Theophilus Eaton, questo secondo grande collezionista di libri scientifici e uomo dalla cultura sotto molti aspetti già pre-illuminista. Nel 1639, nuovi accordi, interni ed esterni, fecero prosperare la regione di New Haven e, tre lustri più tardi, gli olandesi se ne andarono, oramai numericamente inferiori ed impossibilitati a competere. Gli uomini del Connecticut erano gelosissimi della loro indipendenza, pure da Londra. Inglesi, i loro avamposti erano stati creati dai secessionisti della Baia del Massachusetts. Nel 1662 ebbero, dall’Inghilterra, le ambite concessioni territoriali e patenti regie. Il monarca inglese – quel Carlo II tornato da solo due anni sul trono, a seguito della Restaurazione Stuart – fu estremamente tollerante e liberale, riguardo alle proposte e richieste di Winthrop. Nuovi insediamenti inglesi furono stabiliti a Fairfield (1639), Guilford (1639), Millford (1639), Farmington (1640), Stamford (1641), e New London (1646). Gli Ordini Fondamentali del Connecticut furono il documento costituzionale adottato, da metà gennaio del 1639.
Intanto, la Guerra Pequot fu il primo e maggiore scontro tra coloni inglesi e nativi americani, nel New England. Molte scaramucce si svolsero su Block Island nel 1637, nonché sul Mystic River, sino alla stipula della pace fra i contendenti. I confini, a differenza di altre zone del New England, non erano ancora stati segnati nel Connecticut con la dovuta precisione da geografi e topografi. Nel 1650 circa, il confine settentrionale era fissato dalla Baia di Greenwich: un tratto di venti miglia, a dieci dal fiume Hudson. I contorni territoriali incerti non favorivano la stabilità della regione, sino a che il Duca di York – il futuro Giacomo II Stuart, amico fra l’altro del puritano William Penn – non li ristabilì, una volta per tutte, nel 1664. Di fatto, i possedimenti inglesi in Connecticut arrivavano a lambire l’Oceano Pacifico, ad ovest, sin dal 1662. Le terre furono assegnate dalla monarchia inglese nell’area tra il fiume Delaware e la Contea di Westmoreland, il che portò ad attriti e scontri militari con la Pennsylvania, popolata, all’epoca, soprattutto da tedeschi ed olandesi, in fuga dalle terre della Nuova Inghilterra.
Sul fronte intellettuale e scientifico, fu molto importante la creazione dell’Università di Yale, nel 1701, centro cardinale per l’educazione e la formazione ecclesiastiche nel Connecticut. Di fatto, era controllata abbastanza severamente dai congregazionalisti, leader della vita religiosa e civile ad inizio Settecento, in quell’area. Quest’ultima comprendeva quasi mille chilometri di coste, e diversi fiumi navigabili: le basi storiche e le fondamenta geografiche della potenza coloniale, e della stessa tradizione marittima nel Connecticut. Su quei presupposti crebbero nel corso del XVIII secolo tanto l’industria navale, quanto i trasporti marittimi, costieri e non solo. Una situazione di prosperità, che, cominciata nel 1649, aveva portato nel 1776 la cantieristica della regione all’avanguardia, in ambito tecnologico e scientifico. Il tonnellaggio di navi ed imbarcazioni era, spesso, imponente. La Patient Mary, di quasi duecento tonnellate in tutto, venne inaugurata a New Haven nel 1763, autentico fiore all’occhiello di una flotta nord-americana allora tra le migliori al mondo, forse la migliore nel teatro delle operazioni atlantiche. Uno sviluppo destinato poi a culminare nella nuova e esaltante stagione dei piroscafi a vapore, durante la prima metà del XIX secolo. New London ebbe anche il suo Faro – l’Harbor Lighthouse, a imitazione di quelli fabbricati a Leeds e Eddystone da John Smeaton (1724-1792), ingegnere e fisico, il ‘Leonardo inglese’ del XVIII secolo – sin dal 1762. Frattanto crebbero i centri urbani di Danbury, Westport e Ridgefield, quest’ultimo collegato a Valley Forge, nella vicina Pennsylvania, ove vivacissima era la vita politica e accademica, alla vigilia ormai della Rivoluzione americana. Il solo pericolo, lungo le tratte costiere nord-orientali, poteva essere rappresentato dagli ultimi corsari e bucanieri presenti nelle acque atlantiche e caraibiche, fra il Triangolo delle Bermude e il Mar dei Sargassi.


In memoria di August Derleth


Nell'immagine, Mappa seicentesca del New England da Cape Cod alla Nuova Francia


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Sitografia

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Parole chiave:

Nuova Inghilterra, storia americana, esplorazioni geografiche, storia moderna, puritanesimo, Seicento, Illuminismo settecentesco, storia della cartografia, storia atlantica

Documento inserito il: 11/09/2026
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