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L'incrociatore lanciamissili Giuseppe Garibaldi

L'incrociatore GIUSEPPE GARIBALDI rappresentava in origine, insieme al LUIGI DI SAVOIA DUCA DEGLI ABRUZZI, radiato nel 1961, l'ultima evoluzione dei famosi incrociatori della serie CONDOTTIERI.
Impostato nei cantieri C.R.D.A San Marco di Trieste nel dicembre 1933, varato il 21 aprile 1936, e consegnato alla Regia Marina il 20 dicembre 1937, si poteva forse considerare, col suo gemello, il nostro più riuscito tipo di incrociatore leggero.
Infatti, contrariamente alle costruzioni precedenti, nella classe cui apparteneva il GARIBALDI si giunse ad un felice compromesso tra protezione, armamento e velocità in modo da ottenere un tipo di nave ben equilibrata e perfettamente paragonabile alle migliori e similari costruzioni straniere dell'epoca.
All'atto della sua entrata in servizio il suo armamento consisteva in X-152/55, VIII-100/47 AA, VIII-37/54 AA, VIII-13.2, due impianti trinati di lanciasiluri da 533 mm, due catapulte Gagnotto ai lati del secondo fumaiolo con 2 idrovolanti ricognitori IMAM Ro 43.
Subito dopo la sua entrata in squadra, il GARIBALDI partecipò a molte crociere che lo portarono anche in Spagna e Portogallo. Nell'aprile 1939 prese parte alle operazioni di sbarco in Albania. Durante il secondo conflitto mondiale, assegnato all'VIII Divisione, fu presente alla battaglia di Punta Stilo (9 luglio 1940) ed a quella di Capo Matapan 27/28 marzo 1941). Numerosi gli attacchi aerei subiti e le scorte ai convogli. Il 28 luglio 1941, proprio di ritorno da una di queste missioni (ritenuta non necessaria, almeno secondo l'ammiraglio Iachino, dato che in quel periodo gli inglesi non disponevano a Malta di incrociatori per attaccare il traffico italiano), fu colpito da un siluro lanciato da un sommergibile ma, nonostante i danni, si mantenne a galla dimostrando notevoli doti di robustezza.
Dal giugno 1940 al settembre 1943 la sua attività si può così riassumere: 51 missioni di guerra compiute, 24.047 miglia percorse. Dopo l'armistizio il GARIBALDI fu impiegato in Atlantico dagli Alleati ed al suo rientro, avvenuto nel 1944, venne utilizzato per trasportare truppe nazionali in Sardegna, ed Anglo-Americane in Egitto, Marocco e Malta.
Alla fine del conflitto le miglia percorse erano salite a quasi 50.000.
Nel 1946 risultavano rimossi lanciasiluri, catapulte ed era presente un radiotelemetro di tipo inglese (l'NSA 1); inoltre le mitragliere installate erano precisamente VIII-37/54 mm, X-20/65 mm, II-8 mm.
Nell'immediato dopoguerra (1947-1948) fu sottoposto ad un primo rimodernamento che comportò tra l'altro l'installazione di due ulteriori pezzi (singoli) da 100/47 mm nella posizione originariamente occupata dai lanciasiluri da 533 mm. In seguito vennero eseguiti ulteriori lavori al torrione ed all'apparecchiatura elettronica di scoperta con l'adozione di un radar nautico di modello americano (tipo S.O. 13) poi sostituito con 1 S.M.A., e di un radar di ricerca aerea, pure americano, la cui grossa antenna parabolica venne montata sull'albero poppiero. Dopo un breve periodo di vita operativa , durante la quale ebbe modo di partecipare all'importante manovra interalleata GRAND SLAM, nel dicembre 1954 venne inviato nell'Arsenale di La Spezia per essere trasformato in unità lanciamissili.
I lavori veri e propri iniziarono nel 1957 e al termine (ottobre 1961) il GARIBALDI (C 551) era una nave quasi completamente nuova.
Della vecchia, gloriosa unità non rimaneva che lo scafo e nemmeno tutto, perché la parte poppiera venne rifatta completamente (la nuova poppa é quadrata, del tipo a specchio); inoltre buona parte degli oblò venne abolita.
Anche l'apparato motore é stato rimodernato e modificato.
Gli imponenti lavori, che hanno implicato la totale ricostruzione delle sovrastrutture, rendendo la sagoma totalmente diversa dall'originale, hanno fatto del GARIBALDI la prima unità operativa europea armata di missili AA. Ciò grazie anche al fatto che nel 1959 si rese disponibile negli Stati Uniti un completo impianto per il lancio di tali armi, che l'US Navy aveva fatto montare a terra a scopo sperimentale. Terminato il ciclo di studi, collegato con la trasformazione degli incrociatori del tipo BOSTON (CAG 1)tale impianto completo di ogni sua parte venne ceduto alla Marina Militare. Tuttavia, oltre a tale apparecchiatura, venne pure installato a bordo un impianto sperimentale per il lancio di missili balistici a media gittata tipo POLARIS, impianto di progettazione e costruzione italiana che rappresenta la prima realizzazione del genere su unità di superficie (almeno per quanto riguarda le marine occidentali).
Naturalmente moltissimi furono i problemi di natura completamente nuova che dovettero essere affrontati (e che furono brillantemente risolti) dai tecnici della Marina Militare. Ciò spiega il lungo periodo occorso per il completamento dei lavori. Ai primi di settembre del 1962, dopo una prima serie di collaudi e prove eseguite in Italia, il GARIBALDI venne inviato negli Stati Uniti per la messa a punto definitiva delle sistemazioni missilistiche ed il completamento della fase addestrativa. Nei primi giorni di novembre si trasferì a San Juan di Portorico per eseguire lanci effettivi di armi avvenuti nelle acque del Mar dei Caraibi, dove esiste un'importante balipedio dell'US Navy.
Dal suo ritorno in Italia, avvenuto il 23 dicembre 1962, l'unità, finalmente operativa, é entrata a far parte integrante della Squadra Navale.


Caratteristiche generali all'entrata in servizio

Dislocamento: 9.387 ton. standard, (nave scarica ed asciutta 8134 ton.); 11.262 ton. a pieno carico.
Dimensioni: lunghezza 187,05 m., larghezza 18,84 m., immersione 5,20 m.
Apparato motore: 2 turboriduttori tipo Parsons formati da 1 turbina A.P., 1 M.P. e 2 B.P., mosse dal vapore prodotto da 8 caldaie Yarrow (5 grandi e 3 piccole) con surriscaldatori.
Potenza: (totale di progetto) 100.000 HP (consumo orario di nafta a velocità massima 46 ton.).
Combustibile: 1.704 ton..
Dotazione di acqua di riserva per le caldaie 170,9 ton..
Velocità: massima alle prove 33,618 nodi con 104.030HP (10.281 ton), economica 14,5 nodi (autonomia in miglia 5.000).
Autonomia: 4.560 miglia (a 20 nodi) con 12.037 ton.
Armamento: X-152/55 (progetto Terni 1933) sistemati in due torri trinate e due binate (sopraelevate). (Si tratta dello stesso tipo di cannone che costituiva l'armamento antisilurante delle corazzate da 35.000 ton. classe VITTORIO VENETO e ROMA) ; peso del complesso binato 95 ton.; peso del proiettile perforante 50 Kg; massima elevazione 45°; massima depressione 5°; gittata massima 25.000 m..
VIII-100/47 mm AA, sistemati in 4 impianti binati; peso del proiettile 16 Kg. gittata massima 15.000 m (questo cannone, derivato da un modello Skoda dell'inizio secolo, costituiva l'armamento secondario di tutti i nostri incrociatori dell'epoca.
VIII-37/54 AA in complessi binati.
VIII-13,2 mm.
II impianti trinati laterali di lanciasiluri da 533 mm.
II catapulte Gagnotto ai lati del secondo fumaiolo con 2 idrovolanti da ricognizione IMAM Ro 43.
Protezione: al galleggiamento 130 mm (30+100), orizzontale (ponte) 55 mm (15+40), torrione 100 mm, barbette 100 mm.


Caratteristiche attuali d'impiego

Dimensioni: dislocamento: 9.802 ton. standard, 11.100 ton a pieno carico; lunghezza f.t. 186,95 m., larghezza 18,80 m., immersione massima 7,00 m..
Apparato motore: 2 gruppi turboriduttori mossi dal vapore prodotto da sei caldaie principali tipo Yarrow con surriscaldatori. Potenza massima 85.000 HP; velocità massima 29 nodi; autonomia 4.500 miglia a 20 nodi; combustibile circa 1.700 ton..
Armamento: 1 rampa binata per missili superficie-aria a propellente solido General Dynamics SAM-N-7 TERRIER Mk 2 (gittata massima 32 Km circa, velocità Mach 3,0, peso massimo 1.500 Kg, tangenza 20.000 m.). L'organizzazione del deposito ed il caricamento (completamente automatici) é analogo a quello degli incrociatori BOSTON (CAG 1) e CAMBERRA (CAG 2): deposito con armi disposte verticalmente su giostra rettangolare, caricamento sulla rampa in posizione verticale, impianto telecomandato (consente di lanciare una coppiola ogni 20"), guida su fascio hertziano (beam rider).
Il puntamento della rampa e la guida dei missili, é affidata a due speciali radar direttori indipendenti uno dall'altro, del tipo Sperry SPG 55.
IV pezzi automatici SMP da 135/45 mm (25-30 colpi al minuto per canna), impiegabili per tiro AA fino a circa 15 Km nel caso la barriera di missili venga superata (il raggio letale intorno al punto di scoppio del proiettile si estende, per un aereo, oltre i 4 m.). Il GARIBALDI é, e probabilmente resterà, l'unica unità della Marina Militare ad essere armata con questo cannone derivato dall'omonimo 134/45 mm che durante la guerra armava gli incrociatori leggeri della classe CAPITANI ROMANI.
VIII pezzi automatici a tiro rapido OTO Melara da 76/62 mm (50-70 colpi al minuto) per la difesa ravvicinata (4 per lato).
Tutta l'artiglieria é asservita a 5 centrali di tiro radar stabilizzate (S.D.T.) che, come i cannoni, sono di progettazione e costruzione italiana (Selenia). In particolare quelle situate sul torrione, lateralmente al traliccio, si differenziano dalle restanti 3 per avere due antenne paraboliche anziché una, in quanto sfruttano l'effetto Doppler. Le torri singole da 76/62 mm sono raggruppate in unità di fuoco costituite ognuna da una S.D.T. e da due cannoni. Ogni "unità di fuoco" ha un suo settore di sorveglianza e di azione e può intervenire anche senza ordini dalla centrale operativa qualora il proprio radar avvertisse per primo la presenza del nemico. Le torri binate da 135/45 mm e relativa S.D.T. se non sono impegnate per tiro AA a media distanza, vengono utilizzate per incrementare il fuoco nel settore più pericoloso. La presenza a bordo di una Centrale Assegnazione Designazione Tiro (C.A.D.T.) che elabora automaticamente i dati forniti dagli apparati di scoperta distribuendo ed assegnando le armi nel modo migliore, assicura un corretto impegnamento dei bersagli.
Armamento strategico: possibilità di imbarcare 4 IRBM tipo POLARIS in una sistemazione composta di 4 tubi di lancio riuniti due a due e posti in posizione poppiera. La caratteristiche principali di questa sistemazione , in cui l'espulsione del missile avviene mediante carica di lancio (a differenza degli impianti americani in cui viene utilizzato un sistema pneumatico), risiedono nella sua economicità e semplicità, nonché nell'ingombro minimo, che non toglie nulla alla funzionalità della nave. L'impianto é stato sperimentato anche in occasione della recente permanenza negli Stati Uniti in condizioni nautiche avverse, rivelandosi perfettamente efficiente.
Apparecchiature elettroniche di scoperta: un radar nautico di concezione nazionale con portata fino a 50 Km, 1 radar di tipo americano per ricerche in superficie e su bassi siti fino a 90 Km, 1 radar americano SPS/NS 6 per scoperta aeronavale (fino a circa 250 Km), 1 radar tridimensionale (americano) a variazione di frequenza per la scoperta a distanza intermedia (fino a circa 300 Km) del tipo AN/SPS 39 FRESCAN. Questo modernissimo radar é l'unica apparecchiatura navale a tre dimensioni se si esclude l'inglese Type 984 (peraltro molto più pesante) imbarcato sulle portaerei (H.M.S. VICTORIOUS (R 38) ed H.M.S. HERMES (R 12) che adoperi una sola antenna per ottenere i dati relativi a quota, distanza e rilevamento dei velivoli. Contrariamente agli analoghi apparati apparati di tipo convenzionale, per comandare la piattaforma dell'antenna radar, il FRESCAN dispone di leggeri stabilizzatori elettronici che garantiscono un funzionamento continuo ed accurato indipendentemente dal rollio e dal beccheggio della nave.
L'apparecchiatura esterna, posta sulla sommità del traliccio prodiero (chiaramente ispirato a quello degli incrociatori tipo BOSTON) pesa soltanto 1.270 Kg ossia circa 1/20 di quelle sinora utilizzate sulle navi. 1 radar italiano tipo Selenia per ricerca aerea a grande distanza (fino a circa 500 Km) la cui grossa antenna é installata sul traliccio poppiero. Tutti i segnali ricevuti dal radar sono inviati alla Centrale Operativa di Combattimento (C.O.C.) dove vien determinato il moto dei bersagli. Recentemente é stato installato un sistema automatico di tracciamento e di rappresentazione della situazione aerea generale.
A bordo esiste pure un locale per le contromisure elettroniche.
Generatori elettrici: 4 turbo-alternatori Tosi-Brown Boveri e 2 diesel alternatori FIAT-Brown Boveri. Corrente alternata a 440 V per una potenza complessiva superiore a 4.000 Kw (quanti ne occorrono per illuminare una città di 200.000 abitanti). Com'é noto, tale grande quantità di energia elettrica é necessaria per le apparecchiature radar, armi ed automatismi associati. Equipaggio: 60 ufficiali, 130 sottufficiali e 500 marinai.
Per la difesa dalle mine esiste a bordo un impianto di smagnetizzazione.


Conclusione

Molto si é detto e discusso sulla trasformazione del GARIBALDI, unità senza dubbio interessante per le diverse soluzioni adottate, che testimonia uno sforzo ed una volontà di rinnovamento della Marina Militare veramente encomiabili. Naturalmente, trattandosi di una nave così complessa é difficile poter dare giudizi precisi.
Alcuni vorrebbero considerarla come un'unità esclusivamente sperimentale, negando ad essa la qualifica di prima nave lanciamissili operativa europea. Sotto certi aspetti si tratta senz'altro di una nave sperimentale (soprattutto per quanto riguarda i POLARIS), ma nell'insieme il GARIBALDI é ben altro, essendo perfettamente in grado di assolvere compiti di scorta a convogli, di protezione a forze navali impegnate in operazioni AS o controcosta, di integrazione della difesa foranea a porti ed ancoraggi di dispersione e raccolta.
Un'altra critica che ricorre spesso, riguarda l'opportunità della trasformazione. Molti infatti fanno osservare che, date le ingenti spese, era forse meglio costruire un'unità completamente nuova. Effettivamente anche in questa obiezione c'é qualcosa di giusto: uno scafo concepito nel 1933 non può esser certo l'ideale per una nave lanciamissili. Non bisogna dimenticare però, che quasi tutti gli incrociatori lanciamissili esistenti sono stati ottenuti per conversioni di unità che sono forse più giovani del nostro GARIBALDI ma che comunque sono nati con altri scopi ed altri compiti (vedi US Navy, Marina Sovietica, Marina Olandese). Ciò evidentemente, dimostra che la convenienza, dopo tutto c'era.
Si deve anche tener presente che il GARIBALDI, che ha ridato prestigio alla Marina Militare, é servito ad un altro scopo fondamentale: quello di formare gli specialisti per le nuove unità missilistiche (classi DORIA e IMPAVIDO). Molte infatti delle apparecchiature imbarcate su di esso (vedi per esempio i radar tipo AN/SPS 39 FRESCAN, Sperry SPG 55 ecc.) sono divenute standard sulle unità di nuova costruzione.
Concludendo possiamo quindi affermare che nel complesso, il GARIBALDI é una nave valida che, oltre ad aver dato utili ammaestramenti di cui si é tenuto conto nelle nuove costruzioni, possiede potenzialmente una capacità ed una potenza che non ha riscontro in alcuna unità di superficie presso le marine occidentali.
Articolo tratto dal N° 17 del bimestre Gennaio-Febbraio 1964 della rivista Interconair Aviazione e Marina

Documento inserito il: 25/11/2017
  • TAG: regia marina, seconda guerra mondiale, marina militare, incrociatore lanciamissili, nave garibaldi

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