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L'incredibile avventura del ribelle Lope de Aguirre [ di Yuri Leveratto ]

La Storia è disseminata di personaggi che vengono definiti “minori”, nel senso che non hanno raggiunto la gloria o il potere. Altri invece sono addirittura dipinti come sanguinari e terribili, mentre i veri tiranni sono spesso ricordati come degli uomini giusti.
Tutto ciò perché chi detiene i mezzi di comunicazione, distorce a suo piacimento la verità, per perpetuare il suo nome come quello di un giusto.
Spesso chi ha lottato per l’indipendenza di un popolo, ma non è riuscito nel suo intento viene descritto come un assassino, un tiranno.
Il basco Lope de Aguirre, nato ad Onate nel 1518 da una famiglia di hidalgo caduta in disgrazia, fu uno dei personaggi più controversi dell’intera storia americana. Alcuni lo ricordano solo come un folle e sanguinario invasato, avido di potere. Altri invece lo dipingono addirittura come uno dei precursori dell’indipendenza degli stati sudamericani, che, 250 anni prima di Simon Bolivar, aveva sviluppato un sentimento d’orgoglio nei confronti della dominazione spagnola.
Giovanissimo, decise di arruolarsi come soldato nelle spedizioni destinate alla conquista del Nuovo Mondo.
Ancora adolescente partecipò alla colonizzazione del Perú. Fu presto coinvolto in un fatto di sangue: l’omicidio del potente Pedro de Hinojosa.
Lope de Aguirre fu condannato a morte ma l’intervento presso la corte spagnola di alcuni suoi fedeli capitani di ventura gli permise di ottenere nuovamente la libertà. Dopo anni passati in carcere, Aguirre si definì:

Traditore, ira di Dio e principe della libertà.
Ma la sua indole d’avventuriero indomito e senza paura ancora non si era vista pienamente.
Nel 1551 visse a Potosí, il villaggio recentemente fondato, sede di ricchissime miniere d’argento. Venne accusato di commercio illegale con gli indigeni e fu condannato al carcere dal giudice Francisco de Esquivel. Aguirre riuscì a fuggire e, assetato di vendetta, non diede tregua ad Esquivel finché, dopo tre anni di ricerche, lo trovò e lo uccise.
Negli anni successivi fece parte di una spedizione capitanata da Pedro de Ursua, tenente governatore del Nuovo Regno di Granada. Aguirre si portò con se sua figlia, una bambina di circa dieci anni.
Scopo del viaggio, che partì dal Perú nel settembre del 1560, era esplorare la terra degli Omagua, trovare il leggendario terzo impero d’America, o El Dorado, ed appropriarsi delle sue favolose ricchezze.
All’impresa parteciparono circa 300 spagnoli, tutti uomini di provata esperienza, in maggioranza delinquenti senza scrupoli, abituati a privazioni e ristrettezze. A molti di loro era stata offerta l’amnistia per i crimini commessi in cambio dei servizi che avrebbero prestato durante la marcia nell’Amazzonia.
Si sa che la truppa, alla quale si aggiunsero circa 300 portatori indigeni Incas abituati alle fredde terre della Sierra, s’inoltrò nella selva alta degli attuali dipartimenti di Huanuco, La Libertad e Amazonas, dove vivevano i temibili autoctoni Bracamoros.
Il comandante Ursua però, commise un errore madornale: portò con se la sua bellissima amante Ines de Atienza, una carnosa meticcia la cui presenza non aiutò certo a rasserenare gli animi delle truppe. Già dopo le prime settimane di cammino nella giungla iniziarono i problemi. I viveri iniziavano ad imputridirsi e alcuni uomini s’ammalarono. Per ovviare al problema del cibo s’iniziò a cacciare, ma gli animali catturati, iguana, pipistrelli e serpenti, non rappresentavano certo la dieta ideale. Inoltre il caldo soffocante, le zanzare portatrici di malaria fulminante, i ragni e gli scorpioni velenosi rendevano difficile il cammino. In un ambiente così ostile, solo pochi si sentivano a loro agio, e uno di questi era Lope de Aguirre. Molti indigeni, abituati al freddo delle montagne andine, ma non al clima soffocante e piovoso della selva amazzonica disertarono, e altri morirono, colpiti dalla malaria cerebrale.
Il piano di Ursua era seguire il corso del Rio Marañón fino alla terra degli Omagua. Era stato affascinato dai racconti delle precedenti spedizioni, in special modo quelle di Jorge Espira e di Francisco de Orellana.
Si costruirono delle imbarcazioni di fortuna e si discese il corso del Marañón, che è uno dei principali affluenti del Rio delle Amazzoni.
Il comandante però si rivelò presto incapace di gestire quell’accozzaglia di pericolosi avanzi di galera. Siccome passava ore di lussuria con la sua amante, generando le invidie della truppa, il malcontento iniziò a diffondersi, anche perché la città d’oro non sembrava essere così vicina.
A questo punto ci fu una rivolta e Lope de Aguirre prese prigioniero Pedro de Ursua, che fu ferito, e i suoi uomini più fedeli.
La situazione era la seguente: la maggioranza degli uomini si erano schierati con Aguirre, che aveva il controllo della truppa.
Il basco decise di scrivere una lettera al re di Spagna Filippo II nella quale si svincolava dal dominio spagnolo, e nel contempo nominava un nuovo re, l’hidalgo Hernando de Guzman, una specie di burattino nelle sue mani.
Nella lettera, che fu recapitata al re Filippo in seguito, Aguirre dimostrò il suo totale disaccordo con il viceré del Perú e con gli altri governatori del Nuovo Mondo, sostenendo che le terre più fertili venivano distribuite ai figli e agli amici dei potenti. Dichiarò la ribellione verso il dominio di Filippo e affermò di aver eletto come nuovo re Hernando de Guzman.
Guzman stabilì di tornare verso le Ande in quanto non vi erano sufficienti indizi di essere nelle vicinanze dell’El Dorado o della terra degli Omagua e le condizioni delle truppe erano disperate.
Nel contempo Lope de Aguirre decise di uccidere Ursua, visto come un debole non degno di conquistare un regno. Consumato il crimine, il feroce basco propose alle milizie di tornare verso il Perú, combattere contro le autorità e proclamarlo come dominio indipendente dalla Spagna.
Ci fu un’accesa discussione e si crearono due schieramenti. Alcuni si dichiararono fedeli ad Aguirre, mentre altri, ascoltando le parole delle guide indigene che dicevano di non essere lontani dalla terra degli Omagua, decisero di tentare la fortuna e proseguire.
Il suo folle piano era fallito, solo in pochi l’avrebbero seguito nel progetto di rovesciare il vicereame del Perú.
Siccome non riuscì ad affermare le sue idee con l’eloquenza, s’impose con la forza, e in una lotta furibonda uccise tutti i suoi contendenti, incluso Guzman. Le acque dei fiumi diventarono rosse di sangue e lui, in un delirio d’onnipotenza, si autoproclamò “Re dell’Amazzonia”.
Avanzò dunque con i suoi uomini attraverso il Rio delle Amazzoni, che era ormai il suo mondo, il suo ambiente naturale. La misteriosa città degli Omagua non fu trovata e così si proseguì navigando su improvvisate imbarcazioni lungo il corso dei fiumi, fino a raggiungere l’Oceano Atlantico.
E’ difficile stabilire il vero itinerario che fu seguito dalle truppe di Aguirre, in quanto secondo alcuni scrittori i ribelli risalirono il Rio Negro e il Casiquiare, per poi navigare lungo l’Orinoco, giungendo alla sua foce presso l’attuale isola di Trinidad.
A mio parere questa rotta non è credibile, perché nel 1560 nessuno aveva risalito il Rio Negro e nessuno poteva sapere che il Casiquiare connette effettivamente le due conche del Rio delle Amazzoni e dell’Orinoco (caso unico al mondo).
E’ più logico, che i rivoltosi abbiano navigato lungo la corrente del Rio delle Amazzoni, giungendo all’Oceano presso l’isola di Marajó, e quindi navigando verso nord costeggiando la costa dell’attuale Guayana, fino all’isola Margarita. Se la mia tesi fosse confermata (magari se si ritrovasse un antico documento in qualche archivio), la navigazione di Aguirre lungo il Rio delle Amazzoni sarebbe stata la seconda della Storia, dopo quella del 1542 di Francisco de Orellana.
Quando Aguirre arrivò nell’isola Margarita, di fronte alle coste venezuelane, uccise il governatore e altri membri dell’amministrazione locale, oltre ad alcuni religiosi. Quindi rientrò nel continente, con la folle idea di viaggiare verso il Perú, per assumerne il dominio.
La sua corsa si fermò nel villaggio di Barquisimeto, nell’ottobre del 1561, dove i suoi luogotenenti si ammutinarono e lo condannarono a morte. La leggenda narra che, prima di morire, Aguirre uccise sua figlia, per evitare che cadesse nelle mani dei suoi contendenti. Non sappiamo se ciò corrisponde a verità. La storia di Aguirre finì dunque in Venezuela, dove il suo corpo fu squartato e sottoposto al pubblico ludibrio.
L’epopea di Lope de Aguirre fu immortalata nel bel film di Werner Herzog “Aguirre, furore di Dio”, (1972), il cui personaggio principale fu interpretato dal grande attore tedesco Klaus Kinski.
Il film, anche se non è fedele ai fatti storici (si mischia, infatti, l’avventura di Aguirre con quella di Orellana, avvenuta 18 anni prima, nel 1542), ha avuto un gran successo soprattutto perché immerge lo spettatore in un atmosfera particolare, impregnata di mistero, terrore e fascino per l’ignoto.
Documento inserito il: 23/12/2014

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