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Prima Crociata: La Crociata dei Nobili

La Crociata dei Nobili riuscì a stabilire gli Stati Crociati di Edessa, Antiochia, Gerusalemme e Tripoli in Palestina e Siria. A quest’impresa, che venne affidata dal papa alla guida spirituale di Ademaro di Monteil, il vescovo di Le Puy, aderirono i più famosi nomi dell’aristocrazia feudale europea: Ugo di Vermandois, figlio minore di Enrico I di Francia e fratello di Filippo I re di Francia; il conte Roberto di Fiandra; il duca di Normandia Roberto II, figlio di Guglielmo il Conquistatore; Stefano di Blois, cognato di Roberto II di Normandia; il conte di Tolosa Raimondo di Saint Gilles; Goffredo di Buglione duca della Bassa Lorena e vassallo dell’imperatore germanico Enrico IV; i due fratelli di Goffredo Baldovino di Boulogne e Eustachio III duca di Boulogne; infine Boemondo di Taranto, figlio di Roberto il Guiscardo. Ugo di Vermandois partì verso la metà di agosto del 1096. Si imbarcò dal porto di Bari alla volta di Durazzo, in Albania, con lo scopo di raggiungere Costantinopoli utilizzando l’antica via Egnatia; per sua sfortuna, le navi che componevano la sua flotta incapparono in una forte burrasca che le disperse. Raccolto dai saldati dell’Imperatore Alessio I Comneno, venne condotto nella capitale dell’Impero Bizantinodove venne considerato come ospite, ma allo stesso tempo posto sotto una discreta sorveglianza. Goffredo di Buglione seguì la strada percorsa da Pietro l’Eremita e fu il secondo del Gruppo di illustri uomini di potere a giungere a Costantinopoli, dove si accampò sotto le mura della città. Qui si segnalarono alcune tensioni tra i suoi uomini e i soldati dell’Imperatore, che veniva accusato di tenere in prigionia Ugo di Vermandois. Boemondo di Taranto arrivò ad aprile. Acerrimo nemico dell’imperatore bizantino, non si era fatto crociato solo per devozione: egli era infatti un uomo forte, ambizioso e soprattutto frustrato. Il padre, Roberto il Giuscardo, le aveva preferito nella successione al trono il fratellastro Ruggero Borsa. Boemondo ambiva quindi ad ottenere vantaggi territoriali a scapito dell’Imperatore, sul quale aveva già ottenuto in precedenza una vittoria. Conscio di essere indispensabile allo sforzo comune, per rassicurare Alessio I evitò che le sue truppe si lasciassero andare al saccheggio di città o villaggi bizantini. Raimondo di Saint-Gilles era uno dei signori più potenti che presero parte alla spedizione. Possedeva infatti una dozzina di contee; partecipò anche alla guerra di Reconquista spagnola, tanto che il papa Urbano II, già prima del Concilio di Clermont, vide in lui la persona più adatta a guidare la crociata. In autunno, lasciato il governo delle proprie terre al figlio, egli partì e attraversando l’Italia settentrionale e la costa dalmata, raggiunse la frontiera con l’Impero Bizantino, dove venne preso in consegna dalle truppe bizantine che lo scortarono a Costantinopoli. Roberto di Normandia, Roberto di Fiandra e Stefano di Blois lasciarono le proprie terre nell’autunno del 1096 e percorrendo la via Egnatia, raggiunsero Costantinopoli tra l’aprile ed il maggio del 1097. Quando tutti furono giunti nella capitale bizantina, Alessio I chiese ad ognuno di loro un giuramento di vassallaggio che impegnava ognuno ciascuno di essi a restituire i territori riconquistati all’Impero bizantino. Tutti, a modo loro e con diverse modalità sottoscrissero il giuramento di fedeltà all’Imperatore. Il 21 maggio 1097 i Crociati sconfissero Kilij Arslan I, conquistando Nicea, la sua capitale. A Dorylaeum e ad Heraclea, essi ottennero altre due importanti vittorie penetrando quindi in Siria, dove diressero verso Tarso e le Porte Cilicie. Nel frattempo un distaccamento guidato da Baldovino e Tancredi d’Altavilla, si diresse verso Edessa, governata a quel tempo dall’armeno Theodorus. Questi accolse benevolmente Baldovino, e non avendo eredi maschi lo adottò. Nel marzo del 1098, Theodorus morì nel corso di una congiura tramata ai suoi danni, pare dallo stesso Baldovino. Tradendo il giuramento di vassallaggio fatto all’Imperatore bizantino, egli rifiuterà di riconsegnare la città ad Alessio I tenendola per sè come come personale contea. Il grosso dell’esercito cristiano era intanto impegnato ad assediare Antiochia, che venne conquistata dopo sette mesi da Boemondo, grazie al tradimento di un Armeno musulmano. In seguito lo stesso Boemondo annientò le forze inviate dall’atabeg di Mossul e fece massacrare tutti i Turchi che si trovavano nella città conquistata, salvo un esiguo gruppo che trovò rifugio nella cittadella. Anche Boemondo, come in precedenza Baldovino, venne meno al giuramento vassallatico, ed eresse Antiochia ed il suo contado in proprio principato. Pochi mesi dopo la morte di Ademaro di Le Puy (1 agosto 1098), l’uomo che il papa aveva indicato come tramite tra i nobili cristiani e l’Imperatore di Costantinopoli, a Ma’arrat al-Nu’man, l’11-12 dicembre, dopo l’occupazione della città da parte dei crociati, avvenne uno spaventoso eccidio che interessò tutta la popolazione musulmana della città. Il 13 gennaio 1099, Raimondo di Tolosa si diresse verso Gerusalemme e lungo la strada che lo separava dalla città Santa, attaccò Bostrys, Biblos, Beirut, Sidone, Tiro, Acri, Haifa, il Monte Carmelo, Cesarea e Ramla, dalla quale venne sgomberata tutta la popolazione musulmana, ed infine Betlemme. Il 7 di giugno egli diede inizio all’assedio di Gerusalemme, che cadde nelle mani dei crociati il 15 giugno, grazie all’ausilio di una torre d’assedio che permise a Goffredo di Buglione di entrare fra i primi nella città alla testa dei suoi Lotaringi. Il reggente musulmano della città, il fatimide Iftikhar al-Dawla ed i suoi dignitari, riuscirono a rifugiarsi nella cittadella, dalla quale uscirono poco più tardi sani e salvi dopo aver versato ai principi cristiani un forte riscatto. Per il resto della popolazione musulmana ed ebraica non ci fu scampo; vennero massacrati senza pietà, donne vecchi e bambini. La corona venne offerta a Raimondo di Saint-Gilles, che rifiutò, preferendo tornare in patria. Si pensò quindi a Goffredo di Buglione, che rifiutò la corona, accettando però il titolo di Difensore del Santo Sepolcro, dando origine al terzo Stato crociato di Terra Santa. L’ultimo Stato crociato ad essere costituito in Terra Santa, fu quello della Contea di Tripoli. Qui il governo era affidato al qadi Faqr al-Mulk, che si dimostrò favorevole ad un accordo con i crociati, con l’intenzione di salvaguardare l’integrità della città. Grazie all’aiuto della flotta genovese, Raimondo di Saint-Gilles, tolse la città di Tortosa alla tribù dei Banu Ammar, ponendo successivamente sotto assedio Tripoli, riuscendo a sconfiggere con soli 300 cavalieri un esercito musulmano composto da oltre 3.000 uomini della guarnigione locale, più altri 4.000 accorsi in aiuto da Homs e Damasco. Questo episodio rafforzo nei musulmani dell’area l’idea di invincibilità dei guerrieri giunti dall’Europa. Ma fu proprio l’esiguo numero di truppe impegnate da Raimondo, che le impedì di superare le mura di Tripoli. Alla fine del 1103, con l’aiuto delle truppe bizantine, venne completata la costruzione del castello sul Monte Pellegrino, che contribuì a stringere d’assedio la città, regolarmente rifornita per mare dalla flotta fatimide. Raimondo di Saint-Gilles morì nel 1105 a causa di una ferita riportata verso la fine dell’anno precedente, creando un problema di successione, che venne risolto con l’assunzione del potere da parte del suo figlio naturale Bertrando.


Nell'immagine, Goffredo di Buglione, il conquistatore di Gerusalemme nella Prima Crociata.

Documento inserito il: 23/12/2014
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