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La Terza Crociata

La Terza Crociata (1189-1192), venne bandita dal papa Gregorio VIII, che salito al soglio pontificio alla morte di Urbano III, rimase papa per soli 2 mesi. Alla sua morte gli succedette Clemente III. La motivazione di questa nuova spedizione, fu la caduta di Gerusalemme avvenuta per opera del condottiero turco Saladino, che con una serie di grandi vittorie aveva esteso il proprio dominio sull’Egitto e su una parte dell’Arabia. A differenza dei suoi avversari crociati, Saladino non massacrava le popolazioni delle città vinte, anzi, concedeva ai superstiti, dietro pagamento di un modesto riscatto di poter tornare in patria; solo chi non era in grado di pagare quanto richiesto veniva trattenuto come schiavo. Ma in seguito egli abolì anche questa richiesta, permettendo a chiunque aveva determinate capacità o disponeva di una propria attività di sostentamento, di rimanere come uomo libero ad esercitare la sua professione. Sebbene a questa crociata parteciparono in prima persona il re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone, il re di Francia Filippo II e l’Imperatore di Germania Federico I Barbarossa, non vi furono risultati rilevanti. Troppi erano infatti i motivi di attrito tra le varie componenti nazionali, che giunsero a combattersi tra loro per il possesso di alcuni dei territori conquistati. Il rapporto più ambiguo fu quello che intercorse tra Riccardo Cuor di Leone e Filippo II, che ebbe come conseguenza finale l’abbandono della crociata da parte del re di Francia. Alla luce di questi eventi, Gerusalemme rimase in mano turca, anche se ai cristiani residenti veniva concesso libero accesso alla Città Santa. Per la prepotenza e la violenza dimostrata dalle truppe cristiane L’imperatore Bizantino Isacco Angelosi vide costretto ad allearsi in più occasioni con i Turchi, poichè si era reso conto che la presenza degli occidentali comportava più danni che vantaggi, convicendosi inoltre che anzichè aiutarli, i crociati era meglio combatterli. Dopo il ritiro dalla scena di Filippo II di Francia, Riccardo Cuor di Leone raggiunse un accordo di pace con Saladino. Ma sulla via del ritorno, la sua flotta venne dispersa da una burrasca ed egli, scampato al naufragio, venne catturato e consegnato a Enrico VI che lo imprigionò. Più tragica fu la fine dell’Imperatore Federico I, che annegò durante l’attraversamento di un fiume, e lasciò quindi il proprio esercito allo sbando. Egli era partito da Ratisbona nel maggio del 1190 e alla testa di un numeroso esercito iniziò una marcia di trasferimento in territorio balcanico tra mille difficoltà. Le voci allarmistiche artatamente messe in giro dagli agenti dell’Imperatore bizantino Isacco Angelo, fecero si che l’esercito tedesco trovasse sul suo cammino solo città e vilaggi abbandonati e privi di ogni genere di sussistenza, riducendo così l’armata imperiale di Federico I ad un branco di iene affamate. Ma Isacco non aveva tenuto conto delle conseguenze che questa sua iniziativa avrebbe potuto causare. L’imperatore germanico inviò alcuni ambasciatori presso l’imperatore bizantino affinchè egli provvedesse a far pervenire gli aiuti necessari al sostentamento delle proprie forze e a fargliene trovare altri lungo il percorso che ancora rimaneva da fare. Isacco Angelo, anzichè ascoltare la missione diplomatica, la fece imprigionare. Federico I, intuito il doppio gioco che l’imperatore bizantino stava esercitando nei confronti degli eserciti occidentali, scrisse al figlio in Italia di procurarsi una flotta e raggiungere la Grecia. La notizia che l’esercito tedesco stava dirigendo via mare su Costantinopoli, allarmò Isacco, che preso dal panico inviò propri ambasciatori presso il Barbarossa con gli aiuti richiesti, e acconsentendo a fargli trovare altri approvvigionamenti lungo il percorso. Si disse anche disponibile a trasportare via mare l’armata in Asia Minore. Qui sbarcato, Federico I si trovò a dover affrontare nuovamente dei problemi di approvvigionamento, causati dal mancato mantenimento dei patti da parte dei governatori locali, che si rifiutavano di consegnare i viveri pattuiti all’esercito tedesco. Difronte all’ennesimo tradimento egli diede l’ordine di saccheggiare il paese, rifocillando in tal modo le sue truppe e proseguendo quindi la marcia fino a raggiungere le rive del fiume Salef, in Cilicia. Il 10 giugno del 1190 volle rinfrescarsi nelle acque di un piccolo corso d’acqua, ma mentre si trovava in acqua, colpito forse da una crisi cardiaca, Federico I Barbarossa scomparve nelle acque del torrente, ricomparendo ormai privo di vita qualche decina di metri più a valle. Il suo esercito, privo di altri condottieri in grado di proseguire la spedizione, fece a più riprese ritorno in patria, decimato dalle diserzioni. La morte di Federico I diede un pò di respiro a Saladino, che si ritrovava con un forte avversario in meno da affrontare. La sua posizione rimaneva comunque molto critica: in aprile il re di Francia Filippo II era sbarcato con il suo esercito nei pressi di Acri, mentre agli inizi di giugno, ad aumentare le sue proccupazioni ci pensò il re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone che giunse via mare con la sua armata. In Terra Santa, Guido di Lusignano riuscì ad organizzare l’assedio di Acri, senza tuttavia ottenere risultati apprezzabili, conseguenza dell’ottima organizzazione dei difensori. Anche con l’arrivo dei crociati francesi di Filippo II, le cose non cambiarono e la città continuava a resistere con fierezza. A risolvere la situazione, il 10 giugno del 1191, giunse il grosso dell’esercito crociato costituito dalle truppe inglesi guidate dal loro re Riccardo Cuor di Leone. Volendo risolvere in fretta la questione di Acri, egli cercò di trovare un accordo per una soluzione pacifica con Saladino, che però, a causa di vari motivi non fu raggiunto. Il 12 luglio, il re inglese diede inizio all’attacco, riuscendo a superare le difese musulmane e riconquistando la città. I 2.700 difensori di Acri presi prigionieri con circa 300 loro familiari, vennero trucidati senza pietà dai cavalieri cristiani. Ciò era in aperto contrasto con il trattamento più umano riservato da Saladino ai cristiani di Gerusalemme, nessuno dei quali venne assassinato dopo la caduta della città. In agosto Riccardo Cuor di Leone iniziò la sua marcia verso Gerusalemme e il 7 settembre sconfisse le forze di Saladino presso Arsuf; occupò quindi la città di Jaffa e verso novembre si trovava con il proprio esercito a pochi chilometri da Gerusalemme. La città era molto ben difesa dai saraceni e quindi molto meno facile di Acri da conquistare. Anche in questo caso il re tentò di intavolare delle trattative per una soluzione pacifica del conflitto, ma senza risultato. Ma i veri problemi erano all’interno della coalizione cristiana: nello schieramento crociato erano infatti riesplosi gli antichi odi tra genovesi, pisani, e veneziani, tra francesi ed inglesi, tra le forze di Guido di Lusignano e Corrado di Monferrato. Il primo ad abbandonare la crociata fu il re di Francia Filippo II, che con una scusa, lasciò il campo tornando in patria. Altri gruppi componenti l’esercito cristiano fecero ritorno ad Acri dove diedero il via ad una serie di scontri per il possesso della città, che quando ricadde in mani musulmane risultava dominata da 16 diverse famiglie feudali. Rimasto solo davanti a Gerusalemme, Riccardo Cuor di Leone, continuò le sue trattative con Saladino, addivenendo ad un accordo che faceva di Gerusalemme una città aperta ad ogni popolo e ad ogni religione. Quindi intraprese il viaggio del ritorno in patria, nel corso del quale, fece naufragio sulle coste dell’Istria. Catturato ed accusato di aver fatto accordi con gli infedeli, anzichè riconquistare Gerusalemme, venne imprigionato in Austria dall’Imperatore Enrico VI. Con questo atto ebbe termine la Terza Crociata.


Nell'immagine, Riccardo I Cuor di Leone, re d'Inghilterra, prese parte personalmente alla Terza Crociata.

Documento inserito il: 23/12/2014
  • TAG: terza crociata, papa gregorio VIII, saladino, riccardo cuor di leone, re filippo II, federico barbarossa, impero bizantino, gerusalemme, terra santa, guido di lusignano

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